Il 27 marzo 2026 la prima edizione dell'Accademia del Teatro in Carcere si chiude con il primo appuntamento dell'Atlante della Critica Contemporanea
Venerdì 27 marzo 2026 si è conclusa la prima edizione dell’Accademia delle Arti e dei Mestieri del Teatro in Carcere, progetto sviluppato dal Teatro dei Venti all’interno della Casa Circondariale di Modena con il sostegno del Ministero della Giustizia. 30 i partecipanti che hanno portato a termine il percorso di 704 ore di formazione e di avvicinamento professionale, con sei 6 corsi tecnici e artistici: scrittura scenica e drammaturgia, illuminotecnica e fonica, creazione di costumi, allestimento scenico, storia del teatro e lezioni di teatro.
La giornata di venerdì 27 marzo
La giornata si è aperta con Aspettando Godot, lo spettacolo del Teatro dei Venti con gli attori del Gruppo l’Albatro ed è proseguita al pomeriggio con la lezione straordinaria di Storia del teatro intitolata Il critico come testimone a cura di Oliviero Ponte di Pino in dialogo con Azzurra D’Agostino e Stefano Tè. Il dialogo si inserisce all’interno dell’Atlante della Critica contemporanea, il progetto di Ateatro che propone una riflessione sulle trasformazioni della critica a fronte delle mutazioni del teatro, dei media e della società. Nell’incontro di venerdì 27 marzo si è posta l’attenzione sulle modalità di osservazione e narrazione di percorsi artistici complessi e delicati come quelli nelle carceri mettendo in luce l’importanza della dimensione del linguaggio, dell’attenzione sull’opera e sul processo di creazione cercando di slegarsi dalle etichette come “teatro carcere” o “teatro sociale”.

Azzurra D’Agostino, Oliviero Ponte di Pino e Stefano Tè
A seguire, la restituzione dei dati dell’Accademia e delle testimonianze degli allievi ha evidenziato l’impatto positivo del percorso: dall’acquisizione di competenze tecniche e organizzative alla costruzione di un tempo della detenzione orientato alla formazione. Tra le prospettive emerse, la possibilità di sviluppare collaborazioni con realtà teatrali esterne e attivare percorsi di tirocinio per i detenuti.
L’Accademia come polo produttivo culturale della città

Salvatore Sofia del Teatro dei Venti presenta i dati della prima edizione dell’Accademia dei Mestieri del Teatro in Carcere
L’Accademia dei Mestieri del Teatro in Carcere nasce dall’attività ventennale del Teatro dei Venti all’interno delle carceri e si sviluppa come un percorso strutturato per fornire competenze tecniche e artistiche. Il progetto si articola lungo tre direttrici principali, tra loro strettamente intrecciate. Sul versante della formazione della persona, l’Accademia offre strumenti concreti per la crescita personale e professionale dei partecipanti lavorando sullo sviluppo di competenze tecniche, creative e relazionali. Parallelamente, il progetto agisce come dispositivo di innovazione dell’istituzione penitenziaria promuovendo pratiche collaborative e occasioni di confronto tra detenuti e personale. Poi, l’Accademia si pone in dialogo con il territorio lavorando sull’impatto nella comunità, con l’obiettivo di trasformare la percezione del carcere e restituirlo come luogo attivo di produzione culturale. In questa prospettiva, il progetto si configura come un dispositivo capace di generare valore pubblico, mostrando come l’investimento nei percorsi individuali si traduca in un beneficio più ampio per la collettività.

Le dichiarazioni dei partecipanti
Come ha detto Stefano Tè, direttore artistico del Teatro dei Venti, l’Accademia è
la cornice giusta per far crescere competenze e dignità, ma per un progetto del genere non serve solo il ‘finanziamento’, serve il presidio, la continuità. Non possiamo permetterci di accendere una luce per sei mesi e poi tornare nel buio per i restanti sei. La fine del progetto non deve coincidere con un senso di smarrimento per chi vi ha partecipato. La nostra intenzione è quella di creare la continuità che permetta di costruire un luogo di apprendimento e produzione, e di conseguenza la prospettiva di un mestiere reale attraverso il teatro. Se vogliamo fare teatro, servono docenti professionisti, tecnici, costumisti, persone che portino il rigore del mestiere. Serve che il carcere non sia un luogo di isolamento, ma un polo produttivo culturale della città.
L’Accademia sarà raccontata in un Docufilm realizzato dagli studenti della IV Q dell’Istituto “Adolfo Venturi” di Modena coordinati dai docenti e dallo staff del Teatro dei Venti.
Nell’ambito dell’Accademia, inoltre, il Teatro dei Venti ha avviato la creazione dello spettacolo Macbeth, co-prodotto da ERT – Emilia Romagna Teatro, con debutto previsto a dicembre 2026.
38





