Un'inchiesta di Ateatro su un nuovo genere teatrale di straordinario successo

Categorie: 209_2026/1, copertinaPubblicato il: 04/04/2026Aggiornato il: 07/04/2026

Non se ne sono accorti i critici, che in molti teatri non ci mettono piede. Se n’è accorto invece Maurizio Crozza, ex allievo della scuola di recitazione del Teatro di Genova, che l’8 novembre 2025, nella sua trasmissione Fratelli di Crozza, ha denunciato: “Il teatro in trent’anni è passato da Molière a Fabrizio Corona. Dall’Avaro al Gossiparo”. Secondo Crozza le scene italiane si sono riempite di non-attori che di fatto portano in scena sé stessi, senza alcuna preparazione specifica. Come accade in economia, la moneta cattiva (ovvero i monologhi degli influencer) scaccia quella buona (ovvero le messinscene di Shakespeare firmate da grandi registi con un cast di professionisti).

Anche Selvaggia Lucarelli se n’è accorta e si è lamentata perché “Ormai fanno tutti teatro”, come recita il suo post del febbraio 2026. Secondo Lucarelli, per molti creator il teatro non nasce da una vocazione artistica, ma è solo la ricerca di un nuovo canale di contatto, dove incontrare i fan e monetizzare il proprio seguito, in serate senza nessuna qualità drammaturgica. Oltre al danno c’è la beffa: perché i nuovi mattatori si vantano di “rinfrescare” un medium che senza di loro sarebbe solo una polverosa usanza del passato. Per non parlare di un pubblico affamato di gossip, come quello che si accalca per ascoltare i racconti di Fabrizio Corona.
Anche se poi la stessa Lucarelli non si limita a fare la giurata dei talent show televisivi e si esibisce anche “in presenza”. Ha scritto e interpretato insieme a Lorenzo Biagiarelli Carne, uno show che esplora i nostri consumi alimentari e il nostro rapporto con gli animali. E spesso le sue presentazioni-evento approdano in teatro: Proprio a me, il suo racconto sulle relazioni tossiche, è stato ospitato nel 2022 in una rassegna curata da Nicola Lagioia per il Teatro Kismet di Bari.
I cartelloni di molti teatri italiani sono ormai colonizzati da spettacoli che hanno per protagonisti giornalisti, scienziati, influencer, atleti, che spesso registrano il tutto esaurito. Nono sono attori, forse potremmo chiamarli contr-attori o anti-attori. Fino a qualche tempo fa erano apparizioni sporadiche, oggi sono presenze ricorrenti e distribuite, soprattutto nei teatri di maggiore capienza. Basta dare un’occhiata alla stagione del Teatro Duse di Bologna (999 posti), dove in cartellone si alternano Marco Travaglio, Pino Rinaldi, Cathy La Torre, Piergiorgio Odifreddi, Sigfrido Ranucci e Aldo Cazzullo. Per non parlare, poi, del Teatro Arcimboldi di Milano (2346 posti), la cui programmazione vede alternarsi Barbascura X, Stefano Nazzi, Marco Travaglio (di nuovo), Gianluca Gotto, Esperienze D.M., Massimo Gramellini e Massimo Recalcati.
Non sappiamo se questa ondata di nuovi mattatori possa già essere definita un genere teatrale o un format, ma di sicuro ha vari sottogeneri facilmente identificabili e genera introiti molto significativi.

Il trucco che riempie i teatri (e a che prezzo!)

In alcuni casi l’ingresso è gratuito (se siamo in un festival, se c’è lo sponsor, se bisogna lanciare il nuovo libro…), ma spesso il biglietto per questi show supera i 60 euro.
Nel febbraio 2019 Chiara Ferragni, insieme a Manuele Mameli, il suo make-up artist di fiducia, ha organizzato al Teatro Vetra di Milano la Beauty bites Masterclass, il suo primo grande evento di make-up, una lezione intensiva per condividere i segreti del “makeup perfetto” e della sua routine di bellezza, con il sostegno di brand leader del settore come Sephora Italia, Lancôme e Viktor & Rolf Parfums.

Malgrado l’ingresso costasse tra i 350 e i 650 euro (per i pacchetti VIP), all’apertura delle prenotazioni si è registrata una coda virtuale di oltre 37.000 persone, spingendo l’organizzazione a raddoppiare l’appuntamento con una seconda giornata, per un totale di circa 1.400 spettatori e un seguito sui social di circa 6 milioni di follower. Se qualcuno vi dice che non viene a teatro perché il biglietto è caro, raccontategli dei 37.000 seguaci disposti a pagare centinaia di euro per vedere Chiara Ferragni…

I giornalisti e i podcaster

La pattuglia è assai nutrita, dai veterani Corrado Augias (negli anni Ottanta autore di una rivisitazione di Otello), Massimo Gramellini e Beppe Severgnini all’affermatissima Cecilia Sala. C’è chi lavora negli antichi “giornali di carta” e chi ha avuto successo conducendo programmi televisivi, mentre le ultime leve devono la loro popolarità ai podcast. Le modalità con cui si può fare giornalismo sono assai diversificate, così come è varia l’offerta delle star del giornalismo, che spaziano dall’attualità politica alla storia, dalla cronaca nera alla geopolitica, allo sport…
Il pioniere è stato senz’altro Marco Travaglio, che da decenni riempie teatri e palazzetti dello sport con i suoi monologhi, che uniscono puntigliosa controinformazione, dosi massicce di indignazione e una notevole verve comica. Ha iniziato con Promemoria (2009), “efficacissimo esempio, insieme, di giornalismo d’inchiesta, satira politica e teatro civile” (vedi Oliviero Ponte di Pino, Un teatro civile per un paese incivile). Per Travaglio, il teatro è un buon posto per fare giornalismo ma soprattutto

per poter raccontare le cose, perché hai sia il tempo necessario, sia il pubblico predisposto. È una sfida interessante ogni volta. Però sai, quando tu hai il tempo, le persone disposte ad ascoltarti, l’interazione che fa sì che reagiscano immediatamente, con la risata o con l’applauso, col fischio o con lo sbadiglio… tutto questo è comunque una sfida utile, soprattutto per chi fa il giornalista che, in teoria, dovrebbe cercare il contatto con i lettori. Uno dei difetti peggiori del giornalismo italiano è che è fatto da giornalisti che se ne stanno chiusi in redazione tutto il giorno, parlano solo con i giornalisti, frequentano solo giornalisti e quindi fanno dei prodotti che sono fatti apposta per i giornalisti ma non per i cittadini, perché non li incontrano mai. Ecco, l’incontro che ti dà il teatro è molto utile perché ti fa capire dove va il Paese e che cosa pensa la gente, che cosa vuole sentire, quali sono gli umori, quali sono i temi che interessano alle persone oggi rispetto a qualche anno fa.
(Marco Travaglio, in Ilaria Di Lascia, Marco Travaglio con Slurp smaschera lecchini e cortigiani, teatro.it, 3 aprile 2016)

Travaglio affianca ormai da tempo giornalismo e attività teatrale. Sostiene la carriera di performer con le continue ospitate nei talk show televisivi e viceversa. Quest’anno porta in tournée Cornuti e contenti. Ma sarà anche colpa nostra?, che da gennaio a maggio 2026 inanella 25 repliche, la maggior parte delle quali registra il tutto esaurito.

Dopo aver denunciato tante volte la mala-politica e la mala-informazione, penso che sia venuto il momento di guardarci allo specchio e cercare le nostre magagne. Perché milioni di italiani votano sempre per chi poi li tradisce, o addirittura li ha già traditi e si propone di rifarlo? Perché milioni di persone premiano, dalla carta stampata ai social, dalla televisione alla radio, quei media e quei programmi che sfornano sistematicamente bufale e bugie?

Sulla sua scia del direttore si è mossa un’altra firma del “Fatto Quotidiano”, il belloccio Andrea Scanzi, protagonista sui palcoscenici italiani dal 2011: ormai si considera, oltre che giornalista, “uomo di teatro”. Nel 2026 è in tour per la terza stagione con La Sciagura. Cronaca di un governo di scappati di casa, tratto dal suo bestseller. Ma Scanzi non si ferma alla satira politica: porta in scena anche monologhi dedicati a grandi artisti della musica italiana, come Giorgio Gaber (che considera il suo maestro), Fabrizio De André, Ivan Graziani e Franco Battiato, a cui ha dedicato E ti vengo a cercare, omaggio a Franco Battiato. Come ha scritto su Facebook,

Adoro fare teatro e adoro fare spettacoli teatrali. Possono essere monologhi satirici, come La sciagura, o spettacoli musicali monografici, come quelli su Gaber e Battiato. Io mi diverto sempre: basta che il teatro sia pieno (e toccando ferro lo è sempre). Give peace a song è il mio spettacolo musicale con la band [i Borderlobo, n.d.r.]. Io racconto (e ogni tanto canto), loro suonano da Dio e cantano magistralmente. Non è un vero e proprio tour, perché ognuno di noi ha mille impegni, ma 4/5 date l’anno cerchiamo di farle.

Ezio Mauro, ex direttore della “Stampa” (1992-1996) e della “Repubblica” (1996-2016), si è specializzato in anniversari e ricorrenze varie. Nelle sue “cronache sceniche” (spesso a partire dai suoi libri o dalle serie di articoli sulla “Repubblica”), abbina storia e giornalismo d’inchiesta alla narrazione teatrale, portando sul palco i grandi snodi della storia contemporanea attraverso letture, immagini e musiche. Quando ha presentato il suo Thyssen. Opera Sonora (2015), dedicato all’incendio della fabbrica di Torino, ha spiegato:

La vicenda della Thyssekrupp non è solo un fatto di cronaca tragica. È qualcosa di più. È una fotografia del nostro paese in questo momento. Ho voluto farlo perché dopo i funerali stava scendendo il silenzio su questa storia. (…) Che di questa vicenda se ne faccia una lettura a teatro la ritengo una cosa importante. Perché il teatro restituisce la parola ai testimoni e ai protagonisti di questa tragedia. La memoria non ha solo la funzione di ricordare, ma soprattutto quella di cercare di capire come si possa morire di lavoro nell’Italia del 2008 e in un modo così tremendo.
Ezio Mauro, in Stefano Corradino, Thyssenkrupp, uno scandalo della democrazia, 29 marzo 2008)

Nel corso degli anni Ezio Mauro ha trovato una nuova identità come performer, raccontando nei teatri I due treni. Lenin e lo Zar (2017), per i cent’anni dalla Rivoluzione d’Ottobre, Il condannato. Cronache di un sequestro (2018), sul rapimento di Aldo Moro a quarant’anni dalla sua uccisione, Berlino, cronache del muro (2019) a trent’anni dallo storico evento, La dannazione della sinistra. Cronache di una scissione (2021), dove rievoca il Congresso di Livorno e la nascita del Partito Comunista d’Italia cent’anni dopo, La caduta. Cronache della fine del fascismo (2023-2025) a cent’anni dalla Marcia su Roma, Il segreto di Lenin (2025). Il suo ultimo monologo, La sfida di Navalny, è centrato sulla vicenda umana e politica di Aleksej Navalny, l’oppositore russo morto in carcere nel 2024.

Anche Stefano Nazzi, autore dell’arcinoto e seguitissimo podcast Indagini, ha una serrata programmazione teatrale. Con Indagini Live costruisce nel 2026 una tournée strutturata che lo porta a Milano al Teatro Arcimboldi con più repliche tra febbraio, aprile e maggio, a Bologna al Teatro EuropAuditorium con tre date consecutive a marzo, e poi a Trieste (Teatro Politeama Rossetti), a Brescia, Genova, Bari, Firenze e in altre città. In merito ai mezzi di comunicazione, Nazzi ha recentemente dichiarato che quello che preferisce, in questo momento, è quello dello spettacolo dal vivo perchè “È veramente emozionante parlare davanti a un pubblico, riesci a percepire quella condivisione che si può creare solo con chi ti ascolta.”
Pablo Trincia, il re dei podcast, si è dichiarato “proiettato in un’altra fase che è quella del teatro” e occupa la programmazione dei più capienti teatri italiani con L’uomo sbagliato, fermandosi a Milano (Teatro Arcimboldi), a Roma (Auditorium Parco della Musica) e a Bologna (Teatro EuropAuditorium) e tante altre città, per un totale di circa 60 repliche in tutta Italia tra il 30 marzo e il 14 dicembre 2026.

Ogni volta lo devi rifare quindi vai sul momento – dice in relazione all’allestimento del suo spettacolo -. Ci sono delle giornate in cui sei particolarmente carico, delle giornate in cui sei più cupo, delle giornate in cui arrivi meglio. E poi soprattutto usi anche il corpo. Poi noi in questo spettacolo usiamo anche il video per cui è un po’ un crossover di discipline, di podcast, di teatro, di tutto. è un esperimento nuovo ed è davvero tanto esaltante.

Tra i giornalisti televisivi ha debuttato quest’anno in teatro anche Sigfrido Ranucci, con Diario di un trapezista, in tour per i teatri italiani con 20 date da marzo 2026 a marzo 2027.

La cosa più importante è portare avanti il proprio messaggio ovunque sia possibile farlo: in televisione, a teatro con Il diario di un trapezista, nelle presentazioni. L’obiettivo è contribuire ad accendere luci nelle zone d’ombra. Questa è la cosa che conta di più per me. Cerco di farlo con tutti i mezzi possibili. Poi c’è anche l’affetto della gente. In uno spettacolo recente c’erano 1.700 persone e l’abbraccio finale è stato molto emozionante.
(Sigfrido Ranucci, in Chiara Roverotto, Sigfrido Ranucci: «Le insidie del digitale. A teatro e con i libri parlo ai ragazzi», “Il Giornale di Vicenza”, 11 marzo 2026)

I professori

Accanto ai giornalisti, nei teatri italiani sono tracimanti anche i professori universitari e gli studiosi che teatralizzano contenuti legati ai propri ambiti di ricerca, spesso organizzati come lezioni pubbliche o conferenze. Anzi, meglio definirle lectures o lectio magistralis. Un sapere specialistico, spesso somministrato con un linguaggio oscuro, viene diffuso ad ampie platee con leggerezza, ironia, simpatia. Il palcoscenico diventa una cattedra da cui impartire saggezza e bonomia.
Indiscusso campione della categoria è Alessandro Barbero, che nel 2019 si era definito “influencer a sua insaputa“: da anni è una garanzia di tutto esaurito. L’istigatore è stato il suo editore, Giuseppe Laterza, che lo aveva convinto a portare in festival e auditorium le sue Lezioni di storia. Autore e protagonista di trasmissioni televisive di successo, professore ordinario di Storia medievale all’Università del Piemonte Orientale, nel 2024 ha lasciato la cattedra: troppa burocrazia e la necessità di razionalizzare gli impegni, ha spiegato, ma certamente sulla sua decisione ha influito il suo successo come performer e personaggio televisivo. Negli ultimi anni, ha ispirato diversi imitatori, da Fiorello (“The Lombards killed children with Spatulas”) a Renato Minutolo, autore e protagonista di lunghi video in cui racconta la storia come farebbe Barbero:

Va in pensione? Posso sostituirlo io! L’ho sempre considerato uno spirito affine al mio, i modi piemontesi, la professionalità e la concretezza unita alla creatività. Barbero per me è una fonte di ispirazione per i miei lavori, stimola la mia curiosità e la mia voglia di sapere.
(Renato Minutolo, in Alessandro Chetta e Floriana Rullo, Alessandro Barbero va in pensione. L’applauso degli studenti all’ultima lezione, “Corriere della Sera”, 20 gennaio 2024)

Il razionalista radicale Piergiorgio Odifreddi tra aprile e giugno 2026 è a Mantova (Teatro Bibiena) con due incontri dedicati al rapporto tra scienza e musica (Il discorso delle comete e Musica e scienza, da Pitagora a Galileo a Keplero), a Misano Adriatico (Cinema Teatro Astra) con un incontro su Einstein, al Teatro Duse di Bologna con La scintilla dell’intelligenza artificiale, uno spettacolo sull’IA tra aspetti matematici e implicazioni filosofiche.

Umberto Galimberti riempie da anni le platee con spettacoli costruiti come lectio su temi specifici della riflessione filosofica contemporanea.

Il contatto con l’Altro, nel caso il pubblico d’un teatro o d’una conferenza, resta fondamentale proprio nella chiave della risposta alla solitudine in cui ci sta imprigionando la ragione fatta tecnocrazia: da strumento per vivere a ordinatrice (in francese computer si traduce in ordinateur non per caso) della nostra vita. Ovvio richiamare il nichilismo di Nietzsche, cioè la scomparsa di Dio dalle nostre vite, che altro non è che resa all’appiattimento dell’unica via di salvezza: la follia dell’emozione.
(Umberto Galimberti, in Marco Visco, Emozione e sentimento: l’antidoto al nichilismo, “La Prealpina”, 21 febbraio 2025)

Un repertorio variegato gli permette di invadere i teatri con una proposta mirata su diversi target. Con Il bene e il male. Educare le nuove generazioni (dedicato alla formazione etica e alla difficoltà, nelle nuove generazioni, di riconoscere la distinzione tra bene e male) è in scena il 13 aprile 2026 a Milano (Teatro Arcimboldi), il 14 aprile a Bergamo (ChorusLife Arena) e il 17 aprile a Pesaro (Auditorium Scavolini), proseguendo poi a Piacenza, Gallarate, Napoli, Latina, Roma e Pescara tra il 2026 e il 2027. L’Io e il Noi. Il primato della relazione (sul rapporto tra individuo e comunità) è in scena ad Alessandria (28 marzo 2026, Teatro Alessandrino), a Cuneo (15 maggio, Teatro Toselli) e a Carrara (22 maggio, Teatro Garibaldi), per poi proseguire a Quattro Castella. Con Il mondo delle emozioni è a Mantova (Teatro Sociale, 10 aprile), Parma (Auditorium Paganini, 11 aprile) e Grosseto (Teatro Moderno, 15 aprile), per poi attraversare Arezzo, Perugia, Ferrara, Bassano del Grappa e Salerno tra il 2026 e il 2027, con uno spettacolo dedicato al rapporto tra emozioni, linguaggio e tecnologia.

Ma Galimberti ha altri titoli in repertorio, tra cui Alla ricerca della felicità e Le emozioni e i sentimenti nell’età della tecnica, anch’essi distribuiti nel corso della stagione in diverse città italiane, ampliando ulteriormente la sua presenza nei teatri.

Paolo Crepet compare da tempo con continuità nei cartelloni con spettacoli che ruotano attorno a nuclei tematici ricorrenti – educazione, desiderio, relazioni, crescita individuale – declinati in titoli diversi. Nel 2026 porta Mordere il cielo in grandi sale come il Teatro Colosseo di Torino, il Teatro Arcimboldi di Milano, il Teatro EuropAuditorium di Bologna e l’Auditorium Parco della Musica di Roma, con un intervento incentrato sul rapporto tra giovani e futuro, tra aspettative e possibilità. Prendetevi la luna attraversa Firenze (Teatro Verdi), Padova (Gran Teatro Geox) e Genova (Teatro Politeama), mantenendo lo stesso impianto ma spostando il focus su autonomia, responsabilità e immaginazione.
Per lo psicoanalista Massimo Recalcati, che tra l’altro ha fondato e dirige Kum! Festival,

il teatro non è affatto il luogo della finzione. È semmai il luogo dove la finzione della vita quotidiana cade.

Lo ha scritto nella prefazione al suo testo teatrale Amen (Einaudi, 2021), portato in scena con la regia di Walter Malosti, produzione Teatro Franco Parenti, TPE e ERT.

Amen non è una parola religiosa nel senso dogmatico, ma è la parola che acconsente alla vita. È l’ultima parola che non vuole essere l’ultima.

Nell’occasione l’autore non è in scena (protagonisti sono Federica Fracassi, Marco Foschi e Danilo Nigrelli), anche se da diverso tempo il nome di Recalcati riempie i teatri. Quando è sul palcoscenico, per usare una battuta del suo testo,

C’è un soffio che attraversa le parole. Senza quel soffio le parole sono solo gusci vuoti.
(p. 5)

Anche se un collega (psicanalista, non performer) si allinea a Lucarelli ed eccepisce:

So che mi attirerò molte antipatie, ma Recalcati ha una S terribile e sulla Z non ci giurerei. Ecco! Mi son detto. Ma come fa un conferenziere a parlare con una “esse” così! Meschinetto! Penso agli sforzi logopedisti fatti dal popolare filosofo teoretico sartrian-freudiano, convertitosi presto al lacanismo. Esercizi forzati, senz’altro ostinati per correggere la “esse” ferita, con risultati, a mio avviso, modesti. Vi lascio immaginare la mia sofferenza per lui, quando l’ho sentito arrampicarsi sui concetti di sesso, inconscio, ossessività, cercando di padroneggiare il verbo che pur fluiva lucido.
(La dizione di Massimo Recalcati. Il lato debole del conferenziere in TV, psychiatryonline.it, 8 settembre 2019)

Ma forse c’è qualcosa che lo psicocritico non sa. La fascinazioni di Recalcati per il teatro ha motivazioni profonde. C’è naturalmente il magistero di Freud, come ha dichiarato più volte:

La lingua della psicoanalisi è primariamente la lingua greca antica e mitologica. I personaggi fondamentali del teatro della psicoanalisi derivano dalla grande tragedia greca.

Ma ci sono anche un tirocinio e una vocazione teatrale presto interrotta:

Una cosa che pochi sanno, è che non è il mio primo testo teatrale. Io ho scritto un altro testo dal titolo improbabile, Il Baltico nell’occhio del sorvegliante, alla fine degli anni Settanta quando non avevo neanche vent’anni, ed è stato messo in scena in alcuni teatrini sociali dell’epoca, insomma nella periferia della periferia di Milano. In quegli anni io mangiavo, si può dire, pane e teatro cioè appena avevo quattro soldi andavo. Anzi, no: se mangiavo teatro non mangiavo pane, si potrebbe anche dire così, perché io vengo da una famiglia umile, quindi il teatro assorbiva proprio le mie energie e le mie risorse.
Poi c’è stato l’incontro prima con la filosofia e poi con la psicanalisi che mi hanno distratto da questa prima vocazione; e che mi richiedevano, la filosofia prima e la psicanalisi dopo, una dedizione assoluta. Per cui come avviene nei grandi amori non mi sono separato dal teatro gradualmente, lentamente, ma ho dovuto proprio compiere uno strappo, strapparmi via. Non sono più andato a teatro per almeno trent’anni. Poi, una decina di anni fa, ho ricominciato a frequentare le sale e negli ultimi anni anche a prendere appunti per un testo che appunto è Amen.
(Massimo Recalcati, in “La psicoanalisi mi ha strappato al teatro per 30 anni”, tv2000.it, 22 novembre 2021)

Poi ci sono gli storici dell’arte. Costantino D’Orazio, dal gennaio 2024 direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia, è da tempo presenza fissa su Rai 3 (soprattutto come ospite di Geo & Geo). Tra le sue pubblicazioni Le chiavi per aprire 99 luoghi segreti di Roma (Palombi, 2010), Le chiavi per aprire 99 luoghi segreti d’Italia (Palombi, 2011), Caravaggio segreto (Sperling & Kupfer, 2013), Leonardo segreto (Sperling & Kupfer, 2013), Raffaello segreto (Sperling & Kupfer, 2015), Michelangelo. Io sono fuoco (Sperling & Kupfer, 2016), Leonardo svelato. I segreti nascosti nei suoi capolavori (Sperling & Kupfer, 2019), Il mistero van Gogh (Sperling & Kupfer, 2019). Nei suoi one-man-show racconta questi grandi artisti del passato, ma il saggio che ha ispirato il suo spettacolo di maggior successo è L’Arte in sei emozioni (Editori Laterza, 2018), dove collega ciascuna delle sei emozioni fondamentali attraverso le quali rileggere la storia della creatività umana a un’opera d’arte del passato.

Desiderio, delirio, tormento, stupore, dubbio, allegria: che forma, colore, disegno hanno? E come è cambiato il modo di rivelarle? Dai reperti dell’antica Grecia ai capolavori del Rinascimento, dalle invenzioni del Barocco alle rivoluzioni del Romanticismo fino alle provocazioni del Novecento, l’arte ha attinto alle emozioni creando simboli e personaggi per raccontarle. In questo appuntamento si indagheranno, con l’ausilio di immagini, il desiderio (Eros), il delirio (Medusa), l’allegria (i putti).

Nel 2018 D’Orazio ha ricevuto il Premio Fregene Pianeta Azzurro per la divulgazione culturale, ma su Rai 3 da qualche tempo deve fronteggiare la concorrenza del più giovane Jacopo Veneziani, che dopo il dottorato all’Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne ha iniziato a farsi conoscere sui social con l’hashtag #divulgo, che lo ha portato a pubblicare libri di successo come #Divulgo (2020), Simmetrie (2021) e La Grande Parigi (2023), a insegnare Comunicare l’arte all’Università IULM di Milano, a creare il podcast Meraviglia per Chora Media. Il suo programma Vita da artista (Ruvido Produzioni, dal 2025 su Rai3) è “un viaggio in Italia nei luoghi in cui la meraviglia si manifesta: tra i vicoli di un borgo, le stanze nascoste di un castello, le piazze delle province italiane e gli affreschi dimenticati dei grandi maestri dell’arte”.

Più che un erede di Roberto Longhi, Veneziani sembra un influencer prestato al servizio pubblico: non spiega l’arte al pubblico, ci fa le stories insieme. Guardandolo, si ha la costante impressione di essere stati aggiunti senza consenso a un gruppo di Whatsapp sulla pittura fiamminga. Il tutto mentre agita le braccia con tale foga che, se lo mettessero a un incrocio nell’ora di punta, snellirebbe il traffico di Milano in dieci minuti.
(Aldo Grasso, “Vita da artista”, il “titokese” applicato ai beni culturali, “Corriere della Sera”, 2 aprile 2026)

Con questo curriculum, salire sul palcoscenico non è stato difficile: nel 2024 ha debuttato con lo spettacolo Parigi (il titolo completo sarebbe La meraviglia della grande Parigi 1900-1920), scritto con Nicoletta Lazzari per la regia di Pietro Grandi, accompagnato dalle “scenografie live painting” del vignettista Giuseppe Pino.

Sei giovanissimo, hai bruciato tutte le tappe!
In realtà non ho quest’impressione, nel senso che il mio primo tentativo di raccontare l’arte a persone che andassero oltre la cerchia di amici, familiari o vicini di biblioteca all’università, risale a quando aprii il mio primo profilo social nell’ormai preistorico e lontanissimo 2015, quando non avevo nessun tipo di visibilità. Sono dieci anni che provo a raccontare qualcosa a qualcuno, ho una visione più lenta. E comunque sono prudente, cauto, nel proiettarmi nel futuro. Mi ritengo fortunato, ma non mi sento s’un’auto lanciata in corsa, quanto – piuttosto – un escursionista di montagna che segue il suo sentiero e cerca di non cadere nel precipizio, approfittando ove possibile di godere del panorama. (…)
Tremonti disse “Con la cultura non si mangia”. Sei d’accordo?
Dipende. C’è il rischio – ahimè – di non mangiare con la cultura fine a sé stessa. Lo dico anche ai miei studenti all’università: quando si studia qualcosa è necessario sempre chiedersi come possa essere utile nel presente. Ok studiare le orecchie degli angeli nel Quattrocento della pittura marchigiana, ma come posso mettere in pratica questo patrimonio di conoscenze, oggi? Con la cultura non si mangia se la si tratta come una sorta di teca ermetica isolata dal resto del mondo. Alcuni dimenticano di vivere in un determinato tempo, finendo assorbiti dai propri studi storico-artistici. Quando ti lasci assorbire e trasportare in un altro mondo, dimentichi quello in cui vivi e le sue logiche, rischiando di rimanerne fuori. Con la cultura si riesce a mangiare se la si rende parte integrante del nostro presente: per vivere meglio nel mondo in cui si vive e sottolineare i legami fra la cultura e il tempo in cui viviamo.
(Jacopo Veneziani, in Rossana D’Ambrosio, L’arte è lo specchio del nostro tempo: Parigi raccontata da Jacopo Veneziani a Cormons, “Il Goriziano”, 28 gennaio 2025)

Gabriele Pino e Jacopo Veneziani, <en>Parigi</em>

Gabriele Pino e Jacopo Veneziani, Parigi

Il 1° marzo 2026, nell’ambito del festival “Pontedera delle Donne”, organizzato dal Comune di Pontedera e dedicato ai diritti delle donne, alla parità di genere e al contrasto a ogni forma di violenza, Jacopo Veneziani ha portato al Teatro Era la sua “conferenza scenica” Non chiamatele muse.

Per secoli la storia dell’arte è stata raccontata da una prospettiva maschile, riducendo o escludendo il contributo delle artiste, spesso relegate al ruolo di “muse”. Veneziani ribalta questa narrazione attraverso storie, sfide e contributi di straordinario valore che dimostrano come l’arte femminile non sia una nota a margine, ma una delle colonne portanti della cultura visiva.

Naturalmente Jacopo Veneziani è un maschio. Perché questo è un universo quasi tutto maschile. E quando in scena sale una donna, la reazione può essere devastante, soprattutto se parla di scienza.
Gabriella Greison è stata definita “la rockstar della fisica”. Da anni ha successo come performer, perché “da ogni libro ha tratto uno spettacolo teatrale, che porta in tour nei teatri di tutta Italia, e oltre i confini”. Sulla carta e sulla scena racconta figure o episodi cruciali della storia della scienza. Nel luglio del 2025 è partita da Linate diretta in Sicilia, per esibirsi sul palco del Teatro Greco di Taormina per parlare di fisica. Indossava un abito verde scollato, che ha subito scatenato sui social la solita valanga di commenti sessisti sulle “poppe quantistiche”, del livello “Occhio che senza impalcatura ti cadono le tette”.

Ho avuto l’impressione di essere scissa, come avviene nella fisica con il dualismo onda e particella. Nel mondo reale ero una particella e mi sono sentita benissimo, in quello dei social mi sono trasformata in un’onda e sono stata travolta dagli insulti.
(Gabriella Greison, in Elena Dusi, Greison: “Offesa sui social per aver spiegato la fisica col vestito scollato”, “la Repubblica”, 23 luglio 2025)

Per esibirsi, ha indossato un abito rosso ancora più scollato.

Gabriella Greison, la "rockstar della fisica", al Teatro Greco di Taormina, luglio 2025

Gabriella Greison, la “rockstar della fisica”, al Teatro Greco di Taormina, luglio 2025

Il suo ricordo della serata su Instagram:

Eccomi. Finalmente sul palco.
Dopo i lunghi post, le risposte indignate, le analisi sartoriali, gli esami di bon ton, i processi alla scollatura… ecco la realtà vera.
Quella che ho vissuto io.
A Taormina.
Davanti a cinquemila ragazzi e ragazze.
Con la rettrice, i professori, i prorettori, i rettori, i dottorandi, le famiglie, tutti felici per la bellissima serata e il discorso che ho costruito per loro.
E il mio discorso – che ha fatto ridere, piangere, e pensare, così mi hanno scritto in centinaia che c’erano, erano lì presenti e hanno ascoltato e visto tutto – era il centro di tutta questa mia fatica che dura da giorni.
Tutto un altro mondo, tutto un altro momento.
Un momento vero.
E intanto, sui social, succedeva l’assurdo.
Le mie risposte sono ironiche… perché io sono ironica… cosa dovevo fare, mettermi a spiegare la termodinamica dei tessuti estivi?
L’ironia è l’unica risposta possibile quando il livello della discussione precipita sotto il livello del mare… in piena estate.
L’ironia disinnesca l’assurdo.
Perché se ti attaccano per lo scollo e ignorano i contenuti, non puoi rispondere con la lista delle pubblicazioni scientifiche: puoi solo ridere e far ridere.
L’ironia è un modo per dire: vedo tutto, capisco tutto, ma non sono qui con te, sono da un’altra parte.
Perché se la realtà era la mia voce che parlava davanti a cinquemila giovani e la loro era una polemica sulle spalline, l’unico modo elegante per ricordargli che sono fuori tema è l’ironia.

Creator, YouTuber e divulgatori digitali

Un’altra categoria di successo comprende creator e divulgatori digitali. Per loro il teatro rappresenta l’estensione diretta di un pubblico già formato online. Grazie al teatro, il digitale torna a immergersi nel reale, lo schermo si annulla nel “qui e ora” della compresenza di attore e performer cara a Grotowski. Non serve essere professori ordinari in qualche prastigiosa università, meglio insegnare o studiare in un liceo di provincia, a contatto diretto con il target principale, ovvero gli studenti delle scuole medie (inferiori e superiori) e del triennio dell’università, con un approccio didattico irriverente e ammiccante.
Per chi divulga filosofia, la barba è antifrasticamente un segno distintivo, una garanzia: quello che ascolteremo non sarà noioso, ma alla portata del nostro limitato bagaglio neuronale e culturale.
Barbascura X, il divulgatore scientifico italiano più seguito di YouTube (il suo canale conta più di un milione di iscritti), nel 2026 porta Sono qui per caos in numerosi teatri italiani, toccando città come Roma (Teatro Brancaccio), Milano (Teatro Arcimboldi), Firenze (Teatro Cantiere Carrara), Napoli (Teatro Augusteo), Parma (Teatro Regio), oltre a Taranto, Assisi, Cesena e Legnano. Il format è un ibrido tra divulgazione e intrattenimento, in cui il racconto scientifico si trasforma in performance. Colpisce, oltre alla diffusione territoriale della tournée, la frequenza dei sold out segnalati in molte date, che confermano la presenza di un pubblico consolidato e disposto a seguire il format anche nello spazio teatrale.
Laureato in chimica organica e con un dottorato in chimica verde e produzione di materiali da fonti rinnovabili, Barbascura X (che ha deciso di non rivelare la propria identità) ha lavorato in importanti laboratori di tutta Europa ed è divenuto celebre sul web per la rubrica Scienza Brutta, una serie di pseudo-documentari parodistici e irriverenti in cui vengono raccontati gli aspetti meno noti e sconvolgenti delle scienze naturali.

Ricordo ancora il battesimo del fuoco, è stato nel 2018, con un primo spettacolo che era un esperimento, una conferenza sulla storia della scienza, con una doppia data a Milano: fu un bell’impatto perché il mio pubblico veniva dal web, dall’altra parte dello schermo, e mi sembrava di essere a una festa con amici. Nel corso degli anni tutto è andato avanti in maniera progressiva, non ho ansia da prestazione ma vivo ancora tutto come quella festa: spero di lasciarli andare a casa soddisfatti o sorpresi, portare una performance più memorabile possibile. (…) Lo show si presta molto alla riflessione, la parte finale è incentrata sulla filosofia, ci si chiede chi siamo, dove siamo, cosa sono le nostre cellule, e la gente adora questo punto di vista, ho messaggi di persone che mi scrivono giorni e giorni dopo dicendomi che stanno ancora pensando a cosa ho detto sul palco, hanno innescato discussioni con i loro conoscenti. È un punto di partenza anche per l’esplorazione di sé stessi.
(Barbascura X, in Bianca Chiriatti, Con Sono qui per Caos a Bari e Gallipoli la scienza fa sorridere, parola di Barbascura X, “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 25 ottobre 2024)

Per il regista Filippo Renda, che ha curato il progetto Amore bestiale, ovvero un viaggio irriverente sui metodi di accoppiamento più bizzarri e scomodi del regno animale, Barbascura

è in questo momento il Mick Jagger della divulgazione scientifica. È probabilmente una delle persone che ha saputo meglio condensare e sintetizzare la divulgazione e renderla da un lato fruibile a tutti e dall’altro molto precisa e curiosa, andando a pescare anche un tipo di divulgazione meno scontata. (…) Chi conosce il canale Youtube di Barbascura sa che ha un approccio bestiale e che prende molto di petto la scienza e la tratta con poca reverenza. Io credo che lo faccia perché soltanto una persona come lui che ama in maniera viscerale la scienza si può permettere anche di dialogare con essa in modo ironico e a volte anche satirico.
(Filippo Renda, in Andrea Simonesu, Filippo Renda, Amore bestiale, in teatro.online, 9 maggio 2022)

Matteo Saudino insegna storia e filosofia nei licei di Torino ed è un altro “filo-influencer” assai seguito. Il suo canale YouTube BarbaSophia conta oltre 60 milioni di visualizzazioni.

Un paio di anni fa ho iniziato a ragionare sul fatto che avevo voglia di sperimentarmi in nuovi linguaggi e modalità per divulgare la filosofia.
Questa è una prima volta per lei oppure ha alle spalle qualche esperienza da palcoscenico?
È una prima volta, anche se quando frequentavo il liceo ho fatto un po’ di teatro. Diciamo che dalla mia ho una certa predisposizione a rendere teatrale la filosofia. Però in scena c’è molta improvvisazione e genuinità. Sul palco mi sento bene, mi sento a casa.
Cosa significa sentirsi a casa?
Significa che mi sento libero. Di dare vita ai pensieri e ai corpi dei filosofi. E mi piace veramente tanto.
È una pièce costruita sulla traccia dei suoi precedenti lavori?
Siamo certamente partiti dai filosofi raccontati nei miei libri, La filosofia non è una barba e Ribellarsi con filosofia, e anche nel podcast Pensiero stupendo. Di conseguenza poi abbiamo elaborato un copione che di volta in volta viene ritoccato a partire dalla laboratorialità. Intorno alle vite ribelli che portiamo in scena abbiamo costruito una scenografia veramente molto suggestiva che ci ha aiutato ad arricchire ancora di più alcuni personaggi. È uno spettacolo di luci e suoni, ma è anche fisico. E di parola, ovviamente. (…)
Qual è il suo obiettivo principale, quello che la spinge a reinventare continuamente questa sua passione?
Io voglio insegnare a pensare con la propria testa. Perché oggi abbiamo bisogno di ribellione intellettuale, c’è troppo conformismo, troppo grigiore. Non si vuole più faticare sul pensiero, sul ragionamento. È un elogio alla fatica, perché la ribellione è faticosa.
(Matteo Saudino, in Francesca Angeleri, Matteo Saudino (Barbasophia) in teatro: «C‘è troppo conformismo: serve una ribellione intellettuale», “Corriere della Sera”, 24 aprile 2025)

Rick DuFer (Riccardo Dal Ferro), filosofo, autore e performer teatrale, è il creatore del podcast Daily Cogito (originariamente su Twitch, ora su YouTube), che raggiunge milioni di ascoltatori mensili. Il suo approccio unisce la filosofia pop alla riflessione quotidiana e alla cultura contemporanea. Da diversi anni porta in tournée un format che

consiste in una conferenza, strutturata come una delle famose lectures che si tengono negli USA. I temi sono squisitamente filosofici e scientifici e gli argomenti trattati di certo interesse per il pubblico presente. (…) Le otto performance saranno legate da un tema comune, quello della Verità. Ogni show sarà diverso, dal momento che il giorno dopo la performance sarà pubblicata anche su tutte le piattaforme di Daily Cogito (Spotify, Apple podcast, Google podcast, YouTube)”. Il titolo del primo tour sarà Quasi tutto vero e toccherà temi di attualità, filosofia, cultura, letteratura, psicologia e molto altro.
Rick DuFer, in David Allegranti, “Penso quindi recito” Youtuber e filosofo a teatro, “Quotidiano Nazionale”, 19 dicembre 2022)

Per il ripasso di letteratura italiana basta seguire Edoardo Prati, riminese che studia Lettere a Bologna: non sfoggia la barba dei filosofi ma un elegante look adolescenziale. Nel 2020 aveva iniziato a creare video per vedere come ripeteva la lezione prima di andare a scuola. Ora il “Barbero di Tik Tok”, come è stato definito, conta oltre 300.000 follower e compare spesso a Che tempo che fa. Il suo spettacolo Cantami d’amore

parte da una storia personale, quella di un ragazzo, che sono io, che si innamora, e cerca nei libri le soluzioni alle domande che lo attanagliano. Vuole sapere cosa lo aspetta, come gestire le emozioni, così chiede a Dante, a Cavalcanti, a Frida Kahlo, ad altri grandi della letteratura e dell’arte. Lo fa perché tutti gli hanno sempre detto che nei libri ci sono tutte le risposte, ma la verità è che non è così. Nei libri si trova una rappresentazione della realtà, dicono tutto e il contrario di tutto. (…)
Tra gli autori che porterai sul palco, chi sono quelli che ti “risuonano” di più?
Dante e Cavalcanti li ho già citati, ma ho una grandissima passione per Tasso. Penso che il combattimento tra Tancredi e Clorinda siano tra i versi più belli e solenni di sempre. Essendo cresciuto in una famiglia laica ho una spinta verso la spiritualità diversa, la solennità che la gente trova nella religione io lo trovo in quei versi.
Ti vedi ancora in teatro, tra qualche anno?
Vorrei continuare a fare teatro, a lavorare con le mie parole e quelle degli altri. Non voglio pormi come un insegnante o un divulgatore: sono una persona che ama i libri e le storie e che vuole trasmettere agli altri le emozioni che ha provato leggendo».
(Edoardo Prati, in Giulia Zennaro, Edoardo Prati al Goldoni: «La bellezza (forse) ci salverà ancora», “Il Gazzettino”, 15 marzo 2026)

A volte anche gli influencer possono inciampare, come ha dimostrato la disavventura morale e finanziaria di Chiara Ferragni, l’avida benefattrice.
Qualche problema l’ha avuto anche Vincenzo Schettini, il professore di fisica più amato del web (3,4 milioni di followers solo su Instagram) grazie al suo format La fisica che ci piace. Nel podcast The BSMT di Gianluca Gazzoli ha sostenuto la necessità di rendere “a pagamento” un buon prodotto culturale:

Lanciamo un altro messaggio importante agli insegnanti del futuro. L’insegnamento cambierà. (…) Tanti degli insegnanti che sono a scuola adesso, come me, andranno in part-time un giorno perché cominceranno a produrre i loro contenuti online, magari anche a pagamento. Perché un buon prodotto deve essere in vendita in un supermercato e la buona cultura non deve essere in vendita?

Finora a essere gratuiti non sono soltanto i contenuti social del prof. Schettini, ma anche il lavoro dei suoi allievi. Secondo alcuni ex studenti del docente-influencer, parte integrante della lezione di fisica consisteva nella registrazione di video, a cui si aggiungeva un sistema di votazione strettamente connesso a reaction social (0,25 punti in più per un mi piace, mezzo voto per un cuoricino). Forse i suoi spettatori-studenti non studiano la fisica, ma imparano a realizzare video di successo e a fare i social media manager…
Nonostante la polemica, Schettini nel 2026 continua a riempire le sale di grandi città come Roma (Teatro Brancaccio), Milano (Teatro Lirico Giorgio Gaber), Napoli (Teatro Diana), Firenze (Teatro Verdi), Bologna (Teatro delle Celebrazioni), oltre che Livorno, Cascina, Bolzano, Mestre e Salerno. Come si legge nella sezione “Info evento” alla pagina TicketOne per la vendita dei biglietti, in teatro gli spettatori

diventano allievi e saranno immersi in una lezione talmente affascinante da diventare uno show travolgente. Tra esperimenti di fisica e suggestioni che questa magnifica materia può avere nel nostro quotidiano, il pubblico verrà coinvolto in un’esperienza teatrale unica e immersa. Perché la fisica, raccontata col talento del Prof. Schettini, è davvero uno spettacolo!

Nato dal web e giunto alla sua terza edizione Esperienze D.M. è uno degli spettacoli teatrali di maggiore successo degli ultimi anni. Lo spettacolo, definito una sorta di “stand-up comedy corale” ricalca la struttura della rubrica YouTube da cui nasce: al centro ci sono le “Esperienze D.M.” (acronimo di Esperienze Di Merda), racconti inviati dal pubblico che riguardano figuracce, appuntamenti disastrosi, situazioni imbarazzanti o disavventure ai limiti dell’assurdo. A portarlo in scena sono tre famosi YouTuber e creator: Simone Paciello (in arte Awed, 2 milioni di followers su Instagram), diventato noto su YouTube per contenuti comici e format partecipativi e poi approdato anche alla televisione (ha vinto la 15esima edizione del reality show L’isola dei famosi), Riccardo Dose (1,8 milioni di followers) e Daniel D’Addetta (in arte Dadda, 750 mila followers). Lo spettacolo è diventato un vero e proprio “fenomeno live”. Come spiega Awed:

All’inizio pensavamo fosse un esperimento: facciamo due o tre teatri e vediamo come va. Poi i biglietti finivano in poche ore e la gente ci scriveva chiedendo nuove date. Lì abbiamo capito che non era solo uno show, ma un modo per ritrovarsi dal vivo e condividere un’energia che sul web non puoi trasmettere fino in fondo.
Dopo più di cento date sold out, cosa ti sorprende ancora del pubblico che viene a vedervi?
Il fatto che siano sempre diversi. Ogni città, ogni serata, cambia tutto. Ma la cosa che mi colpisce di più è che il pubblico si fida. Ci raccontano cose vere, anche intime, con una naturalezza disarmante. In quel momento capisci che Esperienze D.M. non è più solo “nostro”, ma anche loro. (…)
Il pubblico è parte attiva dello show: quanto contano improvvisazione e spontaneità per voi tre sul palco?
Sono tutto. Lo spettacolo cambia ogni sera perché cambia il pubblico. Noi partiamo da una struttura, ma poi succede di tutto: gente che urla, che ci interrompe, che ci fa ridere. Ed è proprio quella la parte più bella. È come se facessimo tre spettacoli diversi in una sola tournée. L’improvvisazione, in un certo senso, è il nostro modo di restare vivi sul palco.

La famiglia di influencer e creator più famosa in Italia ad aver portato con successo la propria privacy a teatro è The Pozzolis Family. È composta da Alice Mangione e Gianmarco Pozzoli e dai loro figli. Maglio ne e Pozzoli sono una coppia nella vita e sul lavoro, diventata famosa perché racconta con ironia la vita di genitori e le dinamiche familiari sui social network. Hanno portato in scena spettacoli comici come A-Live! Perché Sopravvivere ai figli è una cosa da ridere! e La grande fuga, ottenendo un grande successo. Il loro teatro, come i loro contenuti social, si basa sull’ironia e sulla satira della “famiglia imperfetta”, riuscendo a passare dai social al palco.

Dicono (o meglio dicevano) di essere

sempre felici. Non ci preoccupiamo molto della forma, non abbiamo aspettative da rispettare. (Alice)
E non abbiamo i suoceri vicino casa – che è un po’ fortuna ma a volte anche sfortuna. Niente invasioni, niente pressioni, niente giudizi continui come spesso accade. (Gianmarco)

Ma tutto questo successo e tutta questa felicità (e la distanza dai suoceri) non sono bastati. Il “vissero tutti felici e contenti” si è sgretolato il 4 luglio 2025 quando, attraverso un video sui loro canali social, la coppia ha annunciato di essere scoppiata. Nonostante la fine del matrimonio, hanno deciso di non chiudere il progetto digitale. Si sono reinventati come una “famiglia non tradizionale”, continuando a collaborare professionalmente e a raccontare la genitorialità da separati. A novembre 2025 Alice Mangione ha debuttato con un nuovo spettacolo teatrale da solista intitolato Cruda e nuda. Lato B, in cui racconta la felicità della vita da single (almeno per ora). Gran finale del tour a Modena l’8 aprile 2026, dopo 16 date in tutta Italia.

Gli sportivi

Anche le leggende dello sport, a fine carriera, possono salire in scena. Un’agenzia come spettacoli.pro si è concentrata sullo sport. Oltre al professor Vincenzo Schettini, propone infatti come formatori e speaker ex campioni e allenatori come Ferdinando De Giorgi, Julio Velasco, Lorenzo Bernardi, Andrea Zorzi, Maurizia Cacciatori (pallavolo), Massimiliano Rosolino (nuoto), Mike Maric (apnea), Marco Bortolami (rugby), Paolo Simoncelli (motociclismo), Sandro Campagna (pallanuoto). A quel punto il passaggio dallo spogliatoio al palcoscenico è davvero breve.
Julio Velasco, leggendario CT dell’Italvolley maschile e femminile, porta la sua esperienza e filosofia in teatro con incontri ispirazionali sulla leadership, lo sport e la vita. Appuntamenti recenti includono il Teatro Valli di Reggio Emilia (ottobre 2025) e il Teatro Ebe Stignani di Imola (1° aprile 2026) per beneficenza.

Sul profilo della sua agenzia, spettacoli.pro,si legge:

È cresciuto in una famiglia umile con pochi mezzi ed è grazie alla pallavolo che è diventato quello che è. Filosofo e motivatore, i suoi interventi in pubblico sono sempre fonte di suggerimenti, consigli e spunti di riflessioni per manager, dirigenti, sportivi, persone che amano apprendere e mettersi in gioco.

Nel corso della sua esibizione al Festival dello Sport di Trento 2025, ha spiegato che

L’obbligo di vincere è la cosa più difficile per una squadra o per un’atleta. Noi cercheremo di restare ad alti livelli, ma dobbiamo ricordare che a ogni campionato tutti partiamo da zero punti. E non basta essere un gruppo unito per vincere. Il gruppo aiuta a rendere tutto più facile, ma ciò che consente di superare gli interessi individuali è il grande obiettivo, superando anche eventuali antipatie interne. Non bisogna per forza fare sempre gruppo, i caratteri sono diversi e bisogna dare il giusto spazio a ogni cosa. A volte conviene avere una giocatrice meno brava ma che è contentissima di stare in panchina.
(Julio Velasco, in Luca Baccolini, Julio Velasco al teatro Valli per raccontare lo sport ai giovani, “la Repubblica”, 15 ottobre 2025)

Quello che accade – dovrebbe accadere – anche in una compagnia teatrale.
Anche il “Signore degli Anelli” Yuri Chechi è impegnato come motivatore in numerosi eventi pubblici. Il teatro, collabora da anni con la compagnia di danza acrobatica Kataklò ma è anche tra i protagonisti del monologo di Andrea Scanzi Eroi.
Storie di sport le racconta anche Federico Buffa e i monologhi sullo sport, il giornalista sportivo Federico Buffa. Da ragazzo, come ha spesso raccontato, frequentava regolarmente i teatri milanesi (a cominciare dal Piccolo Teatro) insieme ai genitori. Andare a teatro non era solo intrattenimento, ma un rito civile e culturale che gli ha permesso di sviluppare quella capacità di “connettere i punti” tra storie diverse che oggi è il marchio di fabbrica del suo storytelling. Ha ammirato le regie di Giorgio Strehler, che considera uno dei suoi punti di riferimento estetici e narrativi: da lui, spiega, ha appreso l’importanza delle luci, delle pause e della gestione dello spazio scenico.

Nei suoi monologhi, Buffa racconta episodi chiave della storia dello sport: l’epopea di alcuni campioni, ma anche affreschi storici come quello che ha dedicato alle Olimpiadi del 1936 nella Berlino di Adolf Hitler. Il suo ultimo monologo, In tournée nel 2026 e in onda su Sky, Otto Infinito . Vita e morte di un Mamba racconta la vita, l’ossessione per il successo e l’eredità di Kobe Bryant, campione NBA.

L’attore e il professore: un nuovo format?

Alla lunga lo one-man-show stanca i protagonisti e il pubblico, servono nuove idee. La più banale è affiancare al performer un musicista, per spezzare il suo sproloquio e far respirare i neuroni degli spettatori. L’altra ideona delle agenzie di spettacolo è affiancare al prof una star di successo. Il format si sta diffondendo con grande rapidità. L’esperto si emancipa dal rigido e ripetitivo format della lezione, condividendo il palco con un animale da palcoscenico, in grado di tenere alto il ritmo e di alleggerire l’atmosfera con inserti narrativi e qualche gag. Dal canto suo, l’attore impegnato si nobilita affrontando tematiche complesse e urgenti, con forti implicazioni politiche, appoggiandosi alla competenza di chi ha studiato la materia per anni. Anche se di fronte a questi accoppiamenti giudiziosi, viene sempre un dubbio: è l’attore che fa da spalla allo scienziato, o viceversa? L’archetipo è quello del Dialogo sui massimi sistemi di Galileo Galilei, il modello è la coppia Marco Paolini-Telmo Pievani (che di recente con Il delitto di Darwin. Storia di un segreto spaventoso si è messo in proprio per raccontare “un segreto, nella vita del più grande naturalista inglese”). I due sono stati protagonisti di La fabbrica del mondo, serie di divulgazione scientifica e narrazione teatrale in onda su Rai3 nel 2022, incentrata su crisi climatica, evoluzione della specie e sostenibilità, per discutere l’impatto umano sul pianeta. Anche se quell’incontro aveva avuto un fortunato precedente grazie ad Ateatro il 20 gennaio 2020 al Teatro Verdi di Padova, per la serie A cosa serve il teatro?

Nelle ultime stagioni, il matrimonio teatro-scienza ha ispirato diverse coppie più o meno celebri, tra accoppiano l’impegno politico-culturale alrichiamo del box office. Giovanni Storti e il botanico Stefano Mancuso (diretti da Arturo Brachetti) sono in scena insieme con Lunga vita agli alberi, “un viaggio comico ed emozionante sul mondo vegetale” che tocca numerose città italiane, inclusi teatri a Torino, Genova, Firenze, Bologna e Milano. Anche Andrea Pennacchi, la star di Propaganda Live, collabora con lo zoologo Nicola Bressi, conservatore del Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, per esplorare i mutamenti del pianeta a teatro. Nel 2025, Stefano Accorsi ha collaborato con Giulio Boccaletti (direttore scientifico del CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici) per lo spettacolo Terre d’Acqua, dedicato ai rischi ambientali e alle soluzioni tecnologiche.
Il geologo Mario Tozzi, altra star della divulgazione scientifica in televisione, ha scelto come partner Lorenzo Baglioni, ex insegnante di matematica che aveva raggiunto la notorietà sul web grazie al format di canzoni didattiche Bella, Prof!, in cui sintetizza in una canzonetta argomenti complessi (matematica, grammatica, scienza) in musica: nel 2018 aveva partecipato al Festival di Sanremo 2018 tra le nuove proposte con il brano Il congiuntivo. Nel 2023, Tozzi e Baglioni avevano portato in scena Io al clima non ci credo, con “il preciso intento di potenziare la forza divulgativa di entrambi mettendola al servizio dell’emergenza che ormai non possiamo più tacere: il cambiamento climatico”. Sull’onda del successo, hanno rilanciato con Chi ha ucciso il pianeta?: il tema è analogo, dato che si “mette sotto processo l’uomo occidentale benestante, smontando a una a una le sue difese sul tema della sostenibilità”. Ma il format è quello del true crime e perciò a guidare l’indagine è “la voce inconfondibile di Carlo Lucarelli”, che trasforma l’emergenza ambientale “in una storia da seguire come un giallo”.
Il carismatico Vittorio Lingiardi (psicanalista, saggista, critico cinematografico) è in grado di affascinare le platee anche da solo. Ma alcuni libri richiedono soluzioni ad hoc. È accaduto per Corpo, umano (Einaudi, 2025):

Il mio libro, e lo spettacolo a cui ha dato vita, è dedicato “a chi cura”. In particolare lo dedico ai medici e agli infermieri della sanità pubblica spesso costretti a lavorare in condizioni difficili, esasperanti. E dunque inevitabilmente lo dedico ai pazienti, che devono fare i conti una medicina che li “vede” sempre meno. La prima cura è l’ascolto: non rimpiango certo la medicina pre-tecnologica, ma le confesso che mi mancano i medici di famiglia. Quei medici che sanno ascoltare, che seguono nel tempo la persona, non episodicamente un suo organo. Il medico non deve mai dimenticare che il suo compito non è solo curare la malattia, è anche curare il malato. Oggi la medicina ha un compito importantissimo: accogliere il dono della tecnologia senza dimenticare l’umanità della cura, la fiducia nella relazione. La sfida del nostro tempo è ritrovare il corpo vivo, senziente, non consegnato al profitto.
(Vittorio Lingiardi, in Pablo Calzeroni, Vittorio Lingiardi: “Abbiamo dimenticato la sacralità del corpo”, “Il Secolo XIX”, 3 novembre 2025)

Così Lingiardi si è cercato una partner d’eccezione come Federica Fracassi, che su Facebook ha definito il suo compagno di scena “autore performer”, oltre che “essere umano meraviglioso!” Corpo, umano, regia di Gianni Forte da un’idea di Giulia Cogoli, sostenuto da uno sponsor di peso come Intesa San Paolo), ha circuitato alcuni dei più prestigiosi festival culturali italiani.

Vittorio Lingiardi e Federica Fracassi, <em>Corpo, umano</em>

Vittorio Lingiardi e Federica Fracassi, Corpo, umano

Per raccontare il corpo non basta una voce sola. Ho dovuto chiamare a raccolta molte passioni, dalla politica alla poesia, dalla scienza all’arte e al cinema. E ci sono tante immagini perché, come dimostrano i sogni, la vita psichica è abitata da frequenti visioni. Inoltre, anche la storia dell’arte, dai corpi compatti di Masaccio a quelli sfigurati di Bacon, abbia (sic) influenzato il mio modo di guardare i corpi. (…)
C’è un momento nello spettacolo che per lei rappresenta meglio il rapporto contemporaneo con il nostro corpo?
Sì, ed è un momento di nostalgia. Quando Federica Fracassi, voce recitante, racconta una seduta di psicoterapia con le parole di Peter Cameron (dal romanzo Un giorno questo dolore ti sarà utile) e io attraverso il palco per sfiorare, con la mia mano, la sua schiena.
(Vittorio Lingiardi, in Elisabetta Berti, Lingiardi: “Il corpo umano. Concreto e non virtuale da toccare e raccontare”, “la Repubblica”, 11 maggio 2025)

In un universo quasi tutto maschile, si trovano anche (rare) presenze femminili. L’economista Azzurra Rinaldi e l’attrice Antonella Questa hanno messo a punto lo spettacolo-laboratorio Piacere, Denaro!, ovvero “il primo spettacolo che ti insegna a parlare di soldi, senza annoiarti!”: sul palco si alternano quattro personaggi (una bambina, sua madre, la donna di servizio e la nonna) che raccontano con ironia le difficoltà quotidiane delle donne in relazione al denaro, a seguire, un workshop sull’educazione finanziaria per fornire strumenti pratici e concreti.

Roberto Saviano, in un’intervista al “Corriere della Sera”, ha dichiarato di amare il teatro, ma di avere grandi difficoltà a frequentarlo come spettatore, a causa dei vincoli imposti da una vista “sotto scorta”. In compenso ha iniziato a frequentarlo spesso da protagonista, portando in scena spettacoli, spesso diretti da Enrico Zaccheo e prodotti da Sava Produzioni Creative, che uniscono giornalismo d’inchiesta e narrazione teatrale, come L’amore mio non muore, basato sull’omonimo libro che narra la tragica storia di Rossella Casini, studentessa fiorentina innamorata di un giovane legato alla ‘ndrangheta, Appartenere – Vita intima del potere criminale, sulle relazioni familiari e amorose nei contesti malavitosi, Cuore puro, una “Favola nera per camorra e pallone”, o ancora narrazioni sulla “paranza dei bambini”.

Mi piace la complicità che si incontra nei teatri. Mi piace pensare che sarà ogni volta un’esperienza unica, irripetibile. Con le sue pause, ogni volta diverse; con le reazioni del pubblico, mai uguali, mai scontate. Ci sono storie che, nel raccontarle, richiedono vicinanza. Esserci di persona è una assunzione di responsabilità: non affido le mie parole a un video, ma voglio esserci mentre le ascoltate.”
È anche questo un modo per sensibilizzare il pubblico su temi altrimenti complessi e di difficile digestione come quello della criminalità organizzata?
Sì, assolutamente. Per raccontare dinamiche complesse a chi racconta serve tempo e per chi ascolta prestare attenzione è fondamentale. Il teatro è rimasto uno dei pochissimi luoghi in cui oggi è possibile trovare sia il tempo che l’attenzione. Siamo abituati a una fruizione frammentata sia nelle modalità con cui guardiamo un video, perché se squilla il telefono possiamo mettere in pausa, sia perché non godiamo di una visione collettiva. Sono rimaste pochissime le occasioni in cui si guarda un programma televisivo che coinvolge davvero la collettività. Nei teatri, invece, avviene qualcosa di collettivo – c’è chi lo definisce un rito – che ti fa sentire comunità. E questa sensazione non ti abbandona perché è come se, in quella “appartenenza”, avessi ritrovato te stesso.
(Roberto Saviano, in Anna Dazzan, Saviano in scena al castello: “Il tema mafie è scomparso dal dibattito pubblico”, “Udine Today”, 12 luglio 2024)

Quando si è trattato di trovare un partner scenico, Roberto Saviano ha scelto un grande artista del teatro come Mimmo Borrelli: il monologo Napucalisse, con cui culmina Sanghenapule, lo aveva già interpretato Toni Servillo.

Roberto e Mimmo, com’è nata l’idea di uno spettacolo dedicato a San Gennaro?
RS Nasce da due innamoramenti: per la storia del santo e per l’arte di Mimmo Borrelli.
Mi era sembrato che il racconto di San Gennaro fosse in qualche modo smarrito: il rito dello scioglimento del sangue è un avvenimento noto a tutti, ma pochissimi conoscono la secolare storia di San Gennaro nella sua interezza. La circostanza che esistesse a Napoli un attore in grado di esprimere un tale portato mi ha fatto avanzare la folle richiesta di lavorarci insieme per trarne uno spettacolo.
MB Tutto nasce da un incontro, in questo caso un triangolo, formato da Roberto, da me e da Napoli. Il primo contatto fu una bellissima lettera che Roberto mi inviò. Ci incontrammo al Piccolo Teatro, che è l’altro elemento alla base di questa produzione, con Sergio Escobar. In quella circostanza, fui molto colpito dall’idea di dedicare uno spettacolo a San Gennaro. Io sono tra quelli che conoscono il rito, ma non la storia: attraverso Roberto e la sua enciclopedica cultura, mi sono addentrato nei meandri di una vicenda che ha attraversato i secoli e insieme abbiamo intrapreso questo viaggio. (…)
RS Essere comprensibile a chi mi legge è l’obiettivo che mi pongo continuamente. Ma in questo sta anche la potenza di Mimmo: la sua poesia, la sua lingua, arrivano sia ai napoletani, ai quali suonano totalmente familiari, sia ai non napoletani, che si abbandonano al ritmo, alla musicalità del suo parlato. Io non faccio nulla per “spiegare” Mimmo: non è necessario e sarebbe riduttivo. (…)
MB Dall’immane materiale di lavoro fornito da Roberto, ho estratto quattordici personaggi da interpretare; con i musicisti abbiamo immaginato una drammaturgia musicale che accompagnasse non solo la mia recitazione, ma anche la narrazione di Roberto, conferendole un risvolto emotivo, ogni volta diverso ed aderente all’oggetto del discorso. Più l’ingranaggio teatrale è strutturato, più esso alla fine appare fluido allo spettatore.
RS Da queste parole si comprende come Mimmo sia “teatrante puro”: fatica, impegno, fisicità, disciplina, ma soprattutto controllo delle singole componenti del mezzo artistico, da vero regista.
MB …e da regista la mia difficoltà è stata attribuirci le parti. Roberto Saviano è personaggio di per sé. Come renderlo personaggio di Sanghenapule? Lasciandogli il suo ruolo, il narratore. Così com’è, senza costumi, senza forzature: a parte una felpa, un libro di appunti e un cappello di lana, che indossa quando raccontiamo il tema dell’emigrazione, è Roberto, “il narratore”; a me, che sono “l’attore”, spetta il compito di interpretare i personaggi.
(dal programma di sala dello spettacolo)

I fuoriclasse

Pioniere e mattatore indiscusso di questa schiera è stato – fino alle sue recenti disavventure psicofisiche e familiari – il critico e storico dell’arte, onorevole Vittorio Sgarbi, lanciato negli anni Ottanta dal Maurizio Costanzo Show, noto per le sue intemperanze, per lo stile di vista sopra le righe, per i ricorrenti impicci giudiziari, per l’accumuno di cariche politiche e curatoriali. Alla fine del 2022 era sottosegretario alla Cultura, pro-sindaco di Urbino (“Un ruolo non operativo”), assessore a Bellezza e Monumenti di Viterbo, neo-consigliere comunale di Latina (un incarico a cui ha dovuto rinunciare per incompatibilità tra cariche, come al posto di consigliere regionale in Lombardia), presidente del MART (Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Rovereto), della Fondazione Canova, della Fondazione Ferrara Arte, del MAG (Museo dell’Alto Garda), oltre commissario delle Belle Arti per Codogno. Si è vantato di costituire

un fulgido caso di spending review perché prendo una sola retribuzione, quella da sottosegretario. Tutto il resto lo faccio a titolo gratuito. Anzi, dovrei essere un esempio: se ogni parlamentare, invece di presentarsi in Aula due giorni a settimana, facesse anche il sindaco, come succede in Francia, si risparmierebbe almeno uno stipendio. (…) Non ne traggo alcun beneficio economico per me, in compenso porto la mia celebrità. Le mie precedenti sindacature sono state epocali.
(Vittorio Sgarbi, in Giovanna Cavalli, Le mille e una carica del sindaco Sgarbi: porto la mia celebrità, “Corriere della Sera”, 17 maggio 2023)

Accanto a questo profluvio di cariche, si è sviluppata una fulgida carriera di performer. Sgarbi calca le scene dal 2015, quando debuttò con Caravaggio, perché è “così vicino alle nostre emozioni e paure”, immolandosi come medium tra un genio del passato e il pubblico moderno. Estetico e politico si intrecciano da sempre, nella sua parabola:

Avevo pensato a un racconto più ampio dedicato al Rinascimento. Mi avrebbe permesso di cambiare tema quasi ogni sera. Ma l’ipotesi della nascita di un movimento politico che si sarebbe dovuto chiamare proprio Rinascimento faceva pensare ai teatri a un conflitto di interesse.
(Vittorio Sgarbi, Sgarbi, racconto Michelangelo a teatro, Ansa, 5 marzo 2018)

Così per raccontare il Rinascimento dopo Caravaggio, sono arrivati Michelangelo, Leonardo e Raffaello, e ancora Caravaggio ma accoppiato a un altro “maledetto” come Pasolini. E poi anche Canova, prima di approdare a Arte e fascismo. Questa intensa attività, che si avvale della collaborazione del mago dei videomapping Tommaso Arosio per le videoscenografie e del supporto di musicisti come Valentino Corvino e Nazzareno Carusi, lo ha trasfigurato:

Questa volta mi sono guardato, da fuori, e non mi sono limitato a vivere. Così come vivo, spericolatamente, trovandomi in situazioni difficili o conflittuali. (…)
Nella mia trasformazione, cominciavo a vedermi in modo diverso, quasi un performer che si misurava con ruoli nuovi, e più spettacolari di quelli assunti negli interventi teatrali su Caravaggio, Michelangelo, Leonardo, Raffaello, come se stessi seguendo un copione con alcuni «quadri» obbligatori. (…)
Insopportabile è la presunzione da parte di chi non mi ha sentito parlare, davanti a migliaia di persone, di Michelangelo, Leonardo, Caravaggio, Raffaello, di affermare, mortificandole: «così un ragazzo intelligente e colto è diventato un fenomeno da baraccone e addirittura un leader politico, perché la nostra epoca, della cultura e della intelligenza, non sa che farsene».
(Vittorio Sgarbi, Sono diventato un’opera d’arte tra Raffaello e Caravaggio, “il Giornale”, 28 giugno 2020)

Presenzialista richiestissimo (anche perché è uno dei pochi intellettuali di destra con un certo seguito), Sgarbi aveva un notevole giro d’affari: 10.000 euro per presiedere la giuria di Miss Italia (ma ha dovuto rinunciare), ai Comuni dai 5 ai 7.000 mila euro più Iva per una o due ore di presenza, per la lectio magistralis su Caravaggio 200 euro al minuto (pagata dalla Kronospan di San Vito al Tagliamento che fa pannelli in legno), per la mostra su Andy Warhol a Polesella ce ne vogliono 3.500 euro (paga Marea Srl di Rovigo) e 35.000 euro per La vergine delle rocce ad Agrigento.
I cachet li ha pubblicati Thomas Mackinson (Sgarbi, cachet d’oro in barba alla legge: 300mila € in 9 mesi, “Il Fatto Quotidiano”, 24 ottobre 2023): erano emersi nell’inchiesta dell’autorita antritrust: da vent’anni una legge impone ai titolari di incarichi politici di dedicarsi esclusivamente alla “cura degli interessi pubblici”, vietando “attività professionali in materie connesse alla carica di governo”. Sgarbi si era difeso con vigore:

Io sono diventato sottosegretario alla Cultura perché sono scrittore, conferenziere, critico d’arte. Ma questa non si può considerare una professione come fare il medico. Invece queste attività che faccio io per loro sono un’interferenza con l’attività di sottosegretario.
E invece secondo lei non lo sono?
Non si capisce con che metro si misura questa incompatibilità. Ieri sera il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha presentato un suo libro. Il governatore del Veneto Luca Zaia ha parlato di un altro suo libro.
L’Antitrust però ha contestato la sua incompatibilità per via dei compensi che lei riceve per queste attività…
Non è così. (…) La questione non è se le attività sono a pagamento o sono gratuite. L’incompatibilità vale in tutti e due i casi, com’è scritto nel documento dell’Antitrust, una sessantina di pagine.
Lei quanti compensi ha ricevuto per fare queste sua attività?
Cira 150.000, 200.000 mila euro. Ma sono tutti fatturati e regolarmente denunciati.
(Vittorio Sgarbi, ex sottosegretario alla Cultura, in Alessandra Arachi, “Chi ha scritto quelle lettere mi odia. Rubato un mio account, farò una denuncia”, “Corriere della Sera”, 3 febbraio 2023)

Dimettendosi alla fine 2022 il sottosegretario Sgarbi ha rinunciato alla carriera politica per seguire la sua redditizia vocazione teatrale.

Gianluca Gotto dal 2015 ha abbandonato Torino, dove abitava da vent’anni, perché “il viaggio è la mia comfort zone“, come ama ripetere. Dopo il Canada, ha vissuto da “nomade digitale” tra Thailandia, Bali, Cambogia, Vietnam, Malesia, Hong Kong, Sri Lanka… Nel 2016 ha lanciato il blog Mangia Vivi Viaggi, che ha oltre 400 mila follower, Nel 2018 ha (auto)pubblicato il primo libro, Le coordinate della felicità. Da allora è una presenza fissa nelle classifiche dei best seller: il suo Verrà l’alba, starai bene (Mondadori, 2025) è al numero 4 nella classifica dei libri più venduti del 2025 (dopo Dan Brown, Aldo Cazzullo e Joël Dicker) ma tra i 100 c’è anche un vecchio titolo, Succede sempre qualcosa di meraviglioso (Mondadori, 2021).

Diffonde la sua filosofia di vita e i temi dei suoi libri anche in teatro attraverso talk dal vivo: non spettacoli tradizionali, ma incontri, workshop itineranti, talk show. Nel 2025, da fine giugno a fine settembre, ha portato in tour Le tre vie del benessere, incentrato sull’Ayurveda, il benessere mentale e la crescita personale, toccando città come Palermo (Teatro di Verdura), Bologna (Teatro Celebrazioni), Torino (Teatro Alfieri) e Roma (Teatro Olimpico). A One More Time Podcast ha raccontato che la sua evoluzione da nomade digitale ad autore teatrale rientra in un percorso di “sincerità estrema”, dove il palco lo aiuta a rimanere trasparente e autentico con la sua community:

Il nomadismo digitale mi ha insegnato la libertà, ma il teatro mi sta insegnando la connessione. Scrivere un libro è un atto solitario; portarlo a teatro è un atto d’amore collettivo.

La criminologa Roberta Bruzzone ha girato i teatri (oltre 65 tappe) con Favole da incubo, dedicata alla violenza di genere e agli stereotipi che ancora circondano molti casi di cronaca.

Amami da morire. Anatomia di una relazione tossica non è solo uno spettacolo, ma un lavoro di divulgazione che esamina accuratamente i meccanismi della manipolazione.
Perché la scelta di portare gli amori tossici a teatro?
Il teatro è una delle mie forme di comunicazione preferite, il più diretto. Ho iniziato nel 2024, scrivo io i testi e mi affido a me. Amami da morire è l’autopsia di una relazione tossica attraverso esempi pratici, la sintesi di tutte le caratteristiche tipiche che si riscontrano fase per fase. Non viene presentato un singolo caso di cronaca, ma è un viaggio nell’amore malevolo.
Si è data un obbiettivo con questo spettacolo?
Uno solo: raccontare per prevenire; fornire gli strumenti per una maggiore consapevolezza, una sorta di manuale di sopravvivenza affettiva. La forma apparentemente più intrigante dello spettacolo serve a veicolare contenuti ad alto impatto tecnico, per risparmiarsi il rischio di cadere in una relazione sbagliata. L’unico modo è riconoscere rapidamente i manipolatori.
(Roberta Bruzzone, in Marina Marzulli, Roberta Bruzzone porta gli amori tossici al Lazzaretto, “L’Eco di Bergammo”, 11 luglio 2025)

Sull’onda del successo, Bruzzone ha rilanciato portando in tour nel 2025-2026 Amami da morire, sottotitolo Anatomia di una manipolazione affettiva mortale, dove analizza le dinamiche tossiche dei legami di coppia e la figura del narcisista patologico.

Esibirsi in teatro, oltre a sviluppare preziose soft skills, fa curriculum. Lo dimostra Pietrangelo Buttafuoco, intellettuale e narratore, dal 2007 al 2012 presidente del Teatro Stabile di Catania, attuale presidente della Biennale di Venezia, è ormai un affermato showman. Figura nei cartelloni dei teatri non solo come autore dei testi ma anche come protagonista in scena, fondendo narrazione letteraria e performance dal vivo, per esempio con Il lupo e la luna, tratto dal suo omonimo romanzo e spesso supportato dall’accompagnamento di musicisti, visto tra l’altro al Teatro Mercadante di Napoli al Teatro Olimpico di Vicenza, con Da naso a naso, monologo sui temi dell’identità e della bugia attraverso figure di Pinocchio e Cyrano de Bergerac, o con Buttanissima Sicilia, spettacolo di narrazione ispirato al suo saggio dove Buttafuoco racconta storie dell’isola intervallate da ballate e momenti di poesia. Come ha dichiarato il 23 marzo 2026, in occasione della presentazione delle Biennali Danza, Musica e Teatro,

i linguaggi del tempo e della presenza si inverano in quella che è la disciplina della danza, della musica e del teatro e sappiamo tutti quanto è importante il rapporto stretto del qui e ora, dell’istante. Fermati attimo, sei bello. Che è quello che si stabilisce tra l’artista e il suo pubblico e sappiamo perfettamente come l’esperienza dal vivo diventi l’esperienza per eccellenza di un qualcosa che è vivificante e non certamente diventare recipiente di qualcosa, ma fruttifica e vivifica.

“Non sono un attore. E il mio non è uno spettacolo”. Verrebbe quasi voglia di credergli. Diego Dalla Palma (truccatore, imprenditore, consulente d’immagine e volto televisivo che ha costruito un brand nel settore beauty) approda a teatro con Perchè no?, in scena il 14 e 15 marzo 2026 al Teatro Gerolamo di Milano. La “drammaturgia” attinge dalla sua autobiografia Alfabeto emotivo (Baldini & Castoldi) per creare

un’elemosina di conferme, carezze, consenso nei confronti del sottoscritto. è un viaggio tra la gente, perchè sto pochissimo sul palco. Sto soprattutto in platea, dialogo con le persone, le faccio parlare, le intervisto. In fondo è un viaggio itinerante di sentimenti, miserie e cadute mie personali, che metto a confronto con gli altri. Alla fine, non vado. in camerino, resto in mezzo a loro, saluto, ringrazio, facciamo foto. (…)
Dal libro volevo prendere anche il sottotitolo, In viaggio con la vita, e usarlo per questa avventura teatrale. Perchè, come dicevo, è un viaggio. Cosa mi ha spinto a intraprenderlo lo ha definito bene una spettatrice a Torino. Mi ha detto: “Si rende conto che è una ricerca per farsi perdonare qualcosa di cui non deve essere assolutamente perdonato?”. Ed è vero. è tutta la vita che impiego sforzi disumani perché il mio passato è fatto di gente che mi ha fatto credere che non valessi niente.
(Simona Spaventa, Diego Dalla Palma e la bellezza a teatro: “Porto in scena il viaggio umano della mia vita”, “laRepubblica”, 14 marzo 2026)

In scena, prova a esorcizzare il dolore e la sofferenza:

Da bambino una meningite fulminante mi ha fatto entrare in coma, ed è stato il primo colpo. Da adolescente, l’avere una nota effeminata nei movimenti mi ha fatto subire l’emarginazione, e il bullismo mi ha spinto a pensare di non valere niente. Ho sofferto per il disagio economico, vengo da una famiglia modesta, e per la mia mancanza di cultura, che ho cercato di colmare mordendo la vita giorno dopo giorno. Il dolore è stato mio grande compagno, finché la consapevolezza è arrivata come un regalo meraviglioso, Anche se tardi, purtroppo, dopo i settant’anni.
(Simona Spaventa, Diego Dalla Palma e la bellezza a teatro: “Porto in scena il viaggio umano della mia vita”, “la Repubblica”, 14 marzo 2026)

Lo “studioso di bellezza”, come ama definirsi, ha portato la sua “lezione d’amore” in giro per l’Italia collezionando tappe a Roma, Torino, Gorizia, Milano. L’ultima data, quella di Bologna, prevista per il 23 aprile 2026, è stata annullata. Che qualcuno al punto interrogativo del titolo abbia sostituito un punto esclamativo?
Grazie a Roberto Vannacci anche la Remigrazione diventa spettacolo. Per lanciare la sua carriera di showman, lo scatenato generale (nonché europarlamentare leghista) sceglie una nota località termale.

Il 15 marzo al Teatro Verdi di Montecatini (Pistoia) va in scena la Remigrazione!
Dopo la convention di Livorno e le numerose occasioni in cui abbiamo parlato di remigrazione, ora lo facciamo a teatro.
Una prima originale e fuori dagli schemi, pensata per animare un pomeriggio domenicale di quasi primavera, con riflessioni e considerazioni sul nostro presente e sul futuro che vogliamo.
Potrebbe essere il primo di altri spettacoli in giro per l’Italia…
Rimanete collegati

Questo il lancio su Instagram di Il mondo al contrario. Atto secondo, il debutto del generale Vannacci il 15 marzo 2026 al Teatro Verdi di Montecatini Terme. Tutto esaurito: in sala circa 1500 spettatori arrivati da tutta Italia. Sul palco un allestimento essenziale, immagini proiettate su maxischermo una lunga invettiva costruita attorno al tema della “remigrazione”, parola chiave del programma politico del leader di Futuro Nazionale. Le cronache lo definiscono un “comizio-spettacolo”: un monologo di circa un’ora e quarantacinque che alterna racconto, propaganda e costruzione del consenso, con tanto di annuncio finale dell’assemblea costituente del suo nuovo partito, Futuro Nazionale, il 13 e 14 giugno a Roma.

Il teatro, ultima oasi di libertà di pensiero, espressione, insulto

Dal 2024, Giuseppe Cruciani affolla teatri e palazzetti dello sport con il suo Via Crux. Contro il politicamente corretto:

Uno spettacolo diverso e orgogliosamente oltre i limiti, affidato al linguaggio tagliente del più liberale, libertario, individualista, anarchico e provocatore degli opinionisti italiani. Forte della sua indipendenza di pensiero ed estraneo a qualsiasi forma di condizionamento ideologico, influenza culturale o orientamento politico, Giuseppe Cruciani regala con Via Crux un divertito mashup di spunti sull’attualità più becera e mistificatoria, fatto di incessanti alti e bassi, con l’intento di scavare nelle viscere (e nel pensiero!) dell’uomo medio. Cadono così sotto la verve e l’accanimento verbale del nostro tutte le contraddizioni del tempo presente e le iperboli perbeniste. Zero concessioni: non si fanno sconti e nessuno è risparmiato. Buonisti, perbenisti, ecologisti, vegani, comunità LGBTQI+ e prostitute di tutta Italia, unitevi! Giuseppe Cruciani vi aspetta al varco del politicamente (s)corretto!

La strategia di Cruciani è semplice ma efficace: attaccare e provocare, se il bersaglio non risponde alzare il tiro, e quando finalmente reagisce fare la vittima. Di questi tempi funziona, come suggerisce l’autoritratto da Ecce Homo che campeggia sui manifesti dello spettacolo.
Nell’estate del 2025 Cruciani ha lanciato, in una apparizione al Festival dell’Economia di Trento, La Zanzara a Teatro, naturalmente in coppia con il suo partner David Parenzo.

«Sarà una sorta di Maurizio Costanzo show 4.0 – ha spiegato proprio Parenzo – come quando tra le fila del Teatro Parioli di Roma prendeva vita la commedia umana e si rappresentava un pezzo d’Italia che nessuno aveva ancora raccontato».
«Stiamo finendo di scriverlo – ha spiegato Cruciani – anche se molte parti saranno lasciate all’improvvisazione. L’improvvisazione per riuscire ha bisogno di essere preparata con gli ospiti e i tempi giusti. Ribalteremo il senso del teatro che in massima parte è finzione». Gli ospiti non saranno gli stessi per tutte le serate ma cambieranno anche a seconda dei luoghi.
«Con un’ attenzione quasi spasmodica – ha detto ancora Cruciani – alla spontaneità e alla contrapposizione, quello che portiamo è sempre tutto vero. Non ci inventiamo i personaggi ma li cerchiamo. Odio la finzione, se capisco che qualcuno recita allora per me è un capitolo chiuso».
Una cosa talmente vera che, ha chiuso Parenzo in modo ironico, molte delle persone che «abbiamo avuto in trasmissione sono poi stati arrestati o hanno tuttora problemi con giustizia, con la conseguenza che è impossibile sapere chi ci sarà e chi sarà disponibile per il nostro spettacolo».
(Luca Benecchi, La Zanzara sbarca nei teatri: «Sarà un Costanzo show 4.0», “Il Sole-24 Ore”, 24 maggio 2025)

Il gran finale di questo super-festival teatrale lo regala Fabrizio Corona, che del gossip nazionale è pirotecnico protagonista, creatore, sfruttatore, moralizzatore… Abituale frequentatore dei teatri, negli ultimi anni aveva concentrato la sua attenzione sui social, con il fortunato format Falsissimo, che all’inizio del 2026 è riuscito persino ad abbattere il potentissimo Signorini. La reazione di Mediaset e del conduttore è stata violentissima, limitando moltissimo la presenza sulla rete di Corona. Che però ha reagito: sui siti di ticketing si annuncia con grande clamore che, nell’ambito del suo “piano pronto contro il potere”, Falsissimo, arriva uno show imperdibile.

Nel 2026 Falsissimo sale sul palco.
Fabrizio Corona porterà in scena un racconto senza filtri.
Potere mediatico, informazione, gossip, intoccabili.
Nomi. Dinamiche. Silenzi.
Sul palco non cʼè finzione.
Errori, cadute, retroscena mai raccontati.
Verità che solo Fabrizio sa mettere in scena una visione che rompe gli schemi della narrazione ufficiale.
Falsissimo espone ciò che resta nascosto.

Così su Instagram i fan di Corona riscoprono il fascino antico del teatro:

Il messaggio è chiaro: se il racconto non può più passare dai social, allora passa dal vivo, davanti a un pubblico reale, senza filtri, senza algoritmi e senza moderazioni esterne.
Il teatro diventa così un nuovo spazio di libertà narrativa, dove Falsissimo cambia forma ma non sostanza: storie, provocazioni, confessioni e quel linguaggio diretto che ha reso il format così seguito (e discusso).
In un’epoca in cui i social possono essere spenti da un giorno all’altro, Corona sceglie un mezzo antico ma potentissimo: la presenza fisica, l’incontro, la voce che non può essere silenziata con un click.

Dietro le quinte di un fenomeno culturale ed economico

I nuovi mattatori riempiono ormai le sale teatrali della penisola, anche quelle più capienti. I biglietti spesso superano i 50 euro (per un monologo). I cachet possono essere elevati: per le superstar si parla anche di 20.000 euro a serata (per un monologo…).
Sempre più determinante è il ruolo delle agenzie, spesso assai giovani e dinamiche.

  • spettacoli.pro, come abbiamo visto, si è specializzata nel settore dello sport.
  • La società editrice del “Fatto Quotidiano” (SEIF spa), attraverso Loft Produzioni, il ramo di produzione televisiva del gruppo, si occupa della produzione e distribuzione di spettacoli e organizzazione di eventi con i giornalisti di punta: oltre a Marco Travaglio e Andrea Scanzi, Alessandro Di Battista, Riccardo Bocca, Tomaso Montanari… Possono trovare uno sbocco digitale attraverso TvLoft, la Tv on demand del giornale:

    La nostra mission? Intrattenere, facendo informazione.

    Chora Media, fondata nel 2020 da Guido Maria Brera, Mario Calabresi, Mario Gianani e Roberto Zanco, è la principale podcast company italiana: oltre a Calabresi, ha prodotto tra gli altri Cecilia Sala, Pablo Trincia, Selvaggia Lucarelli, Alessandro Barbero )il format Chiedilo a Barbero, dove risponde a curiosità storiche degli ascoltatori) e talenti della nuova generazione digitale come Sicilia Cantarano e Valeria Vedovatti.

  • Mismaonda fa parte del gruppo Sosia&Pistoia che cura il management di numerosi attori, autori, registi, personaggi televisivi, scrittori e produce format per il web e la televisione oltre a curare la comunicazione per le attività di Ruvido Produzioni. Come società di produzione e gestione di progetti live (ma anche progettazione e gestione di rassegne e festival), ha tra i suoi clienti diverse superstar come Roberto Saviano, Carlo Lucarelli, Alessandro Barbero e Umberto Galimberti, oltre che la “rockstar della fisica” Gabriella Greison. Poi, tra gli attori, ci sono gli storici dell’arte Costantino D’Orazio e Jacopo Veneziani, i giornalisti Beppe Severgnini, Federico Rampini, Marianna Aprile (nel 2016 si è persino cimentata in un mini-show, L’Edicola del ridicolo, sui “tic” del linguaggio giornalistico in Italia, ideato e scritto con Alessio Viola), Concita de Gregorio (anche autrice di testi teatrali), Sigfrido Ranucci, Giulia Innocenzi, Marco Damilano e Silvia Sciorilli Borrelli, Gianni Riotta, Giuseppe Di Piazza, la storica della Resistenza Michela Ponzani, scienziati come Mario Tozzi, Telmo Pievani e Piergiorgio Odifreddi, podcaster come Matteo Caccia e Chiara Tagliaferri, il duo Tlon (ovvero Maura Gancitano e Andrea Colamedici), il teologo Vito Mancuso, lo scrittore (ex magistrato) Gianrico Carofiglio, l’Athletic Dance Theatre Kataklò, Florencia Di Stefano Abichain (voce di RadioDeejay e content creator), Chiara Valerio (matematica e scrittrice), l’egittologo Christian Greco, Claudia de Lillo (alias Elasti), il meteorologo televisivo Andrea Giuliacci, chef come Antonino Cannavacciuolo, Chiara Pavan (la chef di Venissa, ristorante stellato Michelin e Stella Verde), e Carlo Cracco.
  • Elastica

    è comunicazione. È eventi live, management, media relations e agenzia letteraria: questi i nostri mondi, che tra contaminazioni e circoli virtuosi danno vita a quella che a noi piace chiamare comunicazione circolare.

    Elenca tra i clienti Roberto Saviano (ancora), Dario Fabbri, Francesca Mannocchi, Federico Rampini e Concita De Gregorio, Walter Veltroni, Michela Murgia (“storicamente legata all’agenzia”, si precisa), Azzurra Rinaldi, Aminata Gabriella Fall (meglio nota come @pecuniami, “l’amica che parla di soldi in parole povere”).

  • MNComm si occupa di “talenti per la comunicazione”. Oltre a Giuseppe Cruciani, ha tra suoi clienti Diletta Leotta, Pierluigi Pardo, Gaetano Pecoraro e Joe Bastianich (in scena come protagonista di Money. Il bilancio di una vita, dove si racconta esplorando temi come il successo, la famiglia e l’ambizione, ma anche musicista con la band napoletana La Terza Classe, con cui ha pubblicato l’album Good Morning Italia).
  • Itc200 gestisce nella categoria “giornalisti” Pierluigi Diaco, Luca Telese, Mia Ceran, Massimo Gramellini, Salvo Sottile, Daria Bignardi, Antonino Monteleone, Giovanni Floris, Alessandro Politi, Corrado Formigli, Veronica Gentili, Lili Gruber, Roberta Rei, Enrico Lucci.

Per i più fortunati ci sono i talk show e i talent show, e magari un programma dedicato, prima o poi. Per gli altri, a giudicare dalla quantità e dalla varietà dell’offerta, un palco su cui esibirsi, in teatro o a un festival, si può sempre trovare, con un cachet decoroso. Se c’è un libro da promuovere, ci si può anche gratis: perché arriva anche un’iniezione di autostima.

L’economia della notorietà

Se l’obiettivo è riempire i teatri e fare utili, questa è una strada facile e sicura. I nomi spendibili sono veri e propri brand, frutto di un mix (a dosi variabili) di seguito social, presenzialismo televisivo e radiofonico, best seller editoriali, podcast molto ascoltati. I festival culturali sono stati un incubatore: hanno consentito di misurare la popolarità dei diversi personaggi e la loro capacità di tenere la scena. Fermo restando che non è richiesta alcuna preparazione o una competenza teatrale specifica, in caso di necessità una buona agenzia può mettere a disposizione un ghost writer e/o un regista di supporto.
I costi di produzione sono bassi, la scheda tecnica ridotta all’osso, in molti casi non servono nemmeno le diapositive da far scorrere sullo sfondo. Alessandro Barbero ha addirittura teorizzato il tabù delle slide: l’uso delle diapositive, tipico delle presentazioni aziendali, rischia di limitare la libertà del relatore e la fluidità della narrazione; la storia è un racconto fatto di persone, decisioni e atmosfere che devono essere evocate dalla voce dello storico e il pubblico le deve visualizzare con l’immaginazione; un semplice divulgatore usa le grafiche per semplificare la sua esposizione, mentre uno “storico-divulgatore”, grazie alla padronanza delle fonti, si appoggia a una solida struttura logica e può fare a meno di schemi visivi; soprattutto, l’obiettivo non è mostrare elenchi di date o mappe statiche, ma far capire “come pensa lo storico”.
La cultura diventa democratica, il trash si nobilita.
Per gli amanti del teatro e della rappresentazione, queste esibizioni “non sono teatro”, ma forse saranno proprio questi contr-attori (o anti-attori) a salvare il teatro italiano dal fallimento, a furia di sold out. Almeno finché dura la moda.

+ posts

Cecilia Salerno è laureata in Lettere e Italianistica all’Università di Bologna. È tutor didattico presso lo stesso ateneo negli ambiti della Filologia Italiana d'Autore e delle Digital Humanities. Nel 2025 entra a far parte del gruppo di Ateatro curando, insieme ad Alice Squitieri, l’Ateatropedia.

Titolo lavorativo | Website |  + posts

Oliviero Ponte di Pino ha lavorato per oltre trent'anni nell'editoria, insegna in vari corsi universitari e master, conduce su Radio3 il programma Piazza Verdi. Ha fondato il portale ateatro.it e dal 2004 cura con Mimma Gallina il progetto Le Buone Pratiche del Teatro. Tra i suoi ultimi libri Un teatro per il XXI secolo. Lo spettacolo dal vivo ai tempi del digitale (2021), Cultura. Un patrimonio per la democrazia (2023).

89

Il progetto di Ateatro per il 2026

La AteatroPedia, l’Atlante della critica contemporanea, le Buone Pratiche, la partecipazione, il welfare culturale, gli archivi, le Comunità di Ateatro: i progetti per festeggiare i 25 anni del sito ateatro.it guardando al futuro.

Ateatro su Facebook
La community di Ateatro