Una serata a Tutta la vita davanti alla Spezia: Dad or Alive di BumBumFritz e Kamikaze - spero che vada meglio dell’ultima volta di Giulio Santolin
Dall’8 al 10 maggio 2026 alla Spezia si è tenuto Tutta la vita davanti, festival di teatro per vecchi del futuro, giunto alla sua quarta edizione e curato da Alice Sinigaglia e Francesca Lombardi, in chiusura del progetto FuoriLuogo organizzato da Scarti Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione, con il sostegno di SIAE e MiC.
Il palinsesto prevede due spettacoli al giorno e una tavola rotonda il pomeriggio di sabato per dialogare con i ragazzi e le ragazze del progetto Sottobanco. Sono anni che gli Scarti, in collaborazione con Stratagemmi Prospettive Teatrali, organizza durante tutto l’anno un laboratorio di visione e critica teatrale per gli under19 del territorio che culmina con questo momento di confronto all’interno del festival e con la scrittura della rivista “Play the critic!” Come dicono le due curatrici:
Tutta la vita davanti vuole essere anche uno spazio di incontro aperto ai giovani spezzini che abbiano voglia di attraversarlo, fermarsi, riconoscersi negli altri. Non solo un programma di spettacoli, ma un luogo in cui chi ha tra i 16 e i 35 anni possa specchiarsi in chi fa della scena il proprio mestiere, e viceversa; nella convinzione che il festival funzioni davvero solo quando il confine tra palco e platea diventa permeabile, e stare insieme diventa parte dell’esperienza.

Dad or alive, BumBumFritz, ph. Francesco Capitani
Sabato 9 maggio si sono esibiti i BumBumFritz (Michele Tonicello e Giovanni Frison) con Dad or Alive: tra musica elettronica, video mapping, dati e storie si riflette sulla perplessità e sulla difficoltà di diventare genitori in questa epoca storica. Un argomento ostico, perché riguarda non solo il desiderio di genitorialità, ma anche questioni economiche ed etiche, per esempio il fatto che un bambino porti consumo, inquinamento e si alimenti un mondo sempre più in crisi. E il futuro che questo neonato potrebbe avere? Ha senso mettere al mondo un figlio se dovrà solo subire le scelte compiute da chi l’ha preceduto senza la possibilità di cambiarle perché ormai sarà troppo tardi? I BumBumFritz raccontano la loro visione lasciando che voce, elettronica live e proiezione compongano un unico dispositivo scenico: una partitura condivisa che tiene insieme contenuto e percezione.

Kamikaze, Giulio Santolini, ph. Francesco Capitani
Il secondo spettacolo, Kamikaze – spero che vada meglio dell’ultima volta vede l’autore Giulio Santolini in scena insieme a Daniele Boccardi. Il pubblico torna a essere un compagno-rivale degli artisti, come nei tempi passati in cui chi guardava lo spettacolo in platea poteva urlare, applaudire, lanciare la famosa frutta e fare di tutto per esprimere la propria opinione mentre lo spettacolo scorreva. Non siamo più abituati a questa modalità di fruizione: oggi le critiche avvengono dietro, fuori dal teatro, su un magazine online, al bar o via messaggio, ma a teatro si sta zitti e alla fine si applaude, qualunque cosa succeda. Invece Santolini crea un dispositivo ludico molto facile: al termine di ogni performance il pubblico, con tanto di “notaio”, deve esprimere la propria soddisfazione o la propria delusione e a questo implica un premio o una punizione per l’attore, a seconda del giudizio.
Parallelamente alle performance, il parcheggio del D!alma, centro culturale spezzino nonché sede del festival, è stato allestito con tavolini, ombrelloni, un tavolo da ping pong, uno spillatore di birra e un’apecar che vende fritti di tutti i tipi. Già dalle sei del pomeriggio, il dehors si riempie di gente che, in attesa dell’inizio degli spettacoli, si siede a bere e mangiare, chiacchierare e giocare a carte. Il festival diventa così quello spazio di “incontro aperto” tra pubblico e artisti di cui parlavano le due direttrici artistiche. Allora, tra una birra e delle patatine fritte, capita di assistere alla lettura dei tarocchi ad Alice Sinigaglia o ad una discussione sul perché i giovani non vadano a teatro con la nuova presidente di Scarti Giulia Moretti.

Tutta la vita davanti, ph. Francesco Capitani
In maniera abbastanza prevedibile, la riflessione sul rapporto tra teatro e giovani è stato un po’ il centro di tutto il festival, e soprattutto sul perché questi ultimi non frequentino abitualmente gli spettacoli serali. La domanda “perché i giovani non vanno a teatro?” è emersa in modo abbastanza naturale durante il talk di Sottobanco e se n’è continuato a parlare per tutta la giornata. Da anni ci si interroga e si sperimentano politiche culturali che possano abbassare l’età media del pubblico, ma purtroppo, a parte alcune eccezioni, ancora con scarsi risultati. C’è chi dice che manchi un motivo di appartenenza, durante il talk Davide Pascarella ha raccontato che nell’Inghilterra degli anni Novanta i giovani andavo a vedere Sarah Kane perché si riconoscevano in una comunità; c’è chi dice che sia una questione di pricing, che troppi teatri istituzioni hanno un costo dei biglietti così elevato da disincentivare la partecipazione; molti sostengono sia comunque una mancanza nel sistema scolastico che persegue una narrazione del teatro come di un’arte polverosa legata ad autori classici e che non riguardi le questioni di oggi.

Sottobanco, ph. Francesco Capitani
Sicuramente è un insieme di tutti questi spunti: in sintesi, in questo tempo il teatro non entra minimamente nel discorso pubblico. In nessun bar (un “bar” metaforico che rappresenta le chiacchiere quotidiane delle persone) si parla di teatro, neanche degli spettacoli più commerciali e di intrattenimento. Non esistono titoli o artisti che riescano a intercettare il non-pubblico, ma tutti richiamano solo i già fidelizzati. Quando si va a teatro, si va a vedere qualcosa che già si conosce, sia il performer, il titolo o il regista; al contrario, per la musica, il cinema e l’editoria è molto più comune buttarsi nella fruizione di un album, un film o un libro sconosciuto solo per il gusto di scoprire qualcosa di nuovo. In questo modo, il pubblico teatrale rischia di restare circoscritto a coloro che già i teatri li frequentano: coloro che provano ad approcciarsi al teatro, vengono disorientati da una valanga di titoli, artisti e situazioni di cui non hanno mai sentito nominare. La mancata presenza del teatro nel dibattito pubblico comporta anche la difficoltà da parte di chi il teatro lo frequenta di esportarlo e raccontarlo a chi non lo frequenta, poiché ci si rende conto che non si hanno coordinate comuni.
E allora, come fare? Rassegnarsi all’idea che il teatro rimanga un’arte di nicchia o provare a renderla davvero mainstream? Un buon compromesso è svolgere un lavoro attivo sul territorio, senza pretese di intercettare un pubblico numeroso, ma formando spettatori di qualità. Ed è su questo che Scarti sviluppa la propria attività principale: un progetto che ogni anno si articola in laboratori, approfondimenti e spettacoli di qualità, all’interno di una provincia che non propone altre possibilità oltre al Teatro Civico. Chiha partecipato a Tutta la vita davanti ha potuto vivere la dimensione locale del festival, che non ha la pretesa di diventare un’attrazione per migliaia di persone, ma è stato pensato per intercettare i ragazzi e le ragazze di una sola città, La Spezia.
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