L'incredibile vicenda dell'Anfiteatro Marittimo Berico "Porto degli Angeli"
Se Salvini chiede la grazia per il gioielliere di Grinzane Cavour Mario Roggero, io chiedo che Franco Molosso (noto come “Von Rosenfranz”), il creatore dell’Anfiteatro Berico, il Colosseo tarocco del vicentino, possa beneficiare dello stesso beneficio per meriti teatrali, e inoltre chiedo gli vengano assegnati il Premio Ubu, il Premio della Critica, le Maschere del Teatro e il Premio Hystrio.
I fatti
Nei primi anni Duemila, ad Arcugnano, nei pressi di Vicenza, in una cava dismessa, l’imprenditore edile Franco Molosso e alcuni soci iniziano a costruire abusivamente un teatro romano antico, che battezzano “Teatro di Verzino”, una struttura con gradinate, colonne e scenografie. Parlano di un sito di epoca romana e presentano al Comune un progetto di “recupero di un’area di cava” con “valorizzazione archeologica”. Chiedono e ottengono fondi pubblici regionali ed europei per la cultura e il turismo, e usano lo spazio per organizzare eventi, matrimoni, concerti a pagamento. Per la stampa, è “un’autentica perla archeologica millenaria del territorio paleoveneto”. Le visite guidate all’Anfiteatro Marittimo Berico “Porto degli Angeli” (segnalato sulle piattaforme turistiche) costano 40 euro.
Nel 2016 la Soprintendenza e i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale effettuano un sopralluogo. Non c’è nessun teatro romano ad Arcugnano e per la costruzione sono stati utilizzati cemento e polistirolo, e tecniche raffinate per rendere il sito “archeologico”. Le gradinate dell’anfiteatro, realizzate sovrapponendo e incastrando blocchi di pietra recente, sono stare lavorate appositamente sui bordi con scalpelli per imitare l’usura da calpestio dell’epoca romana. Le colonne del sito sono strutture moderne realizzate in cemento: per evocare il marmo antico, la superficie veniva grezzamente picchiettata o trattata con patine scure per simulare il degrado millenario e l’attacco degli agenti atmosferici. I vari “reperti storici” e le sculture decorative posizionate intorno all’arena e vicino al laghetto artificiale erano semplici riproduzioni in gesso, invecchiate con vernici, terre colorate e pigmenti. Per accelerare la comparsa di patine biologiche (come muschi e licheni) e dare alle rocce una colorazione grigiastra e antica, le pietre venivano bagnate con sostanze organiche e acidi, combinati con la forte umidità naturale generata dal laghetto artificiale. Il risultato finale? Una scenografia in “stile Gardaland”.

Il Teatro Marittimo Berico
L’intervento della Sovrintendenza
Dopo il sopralluogo con i Carabinieri TPC di Padova, la Soprintendenza emette un comunicato:
Nel corso di un controllo è emerso che la struttura in località Alte a Montecchio Maggiore non corrisponde ad alcun sito archeologico noto. Si tratta di una costruzione moderna realizzata con tecniche e materiali non antichi, presentata in modo ingannevole come restauro di teatro romano per ottenere contributi pubblici. La Soprintendenza si è costituita parte civile nel procedimento penale.
La Sovrintendenza si è costituita parte civile, anche per un danno all’immagine, per l’uso fraudolento del termine “archeologico” per fini di lucro.
Si va al processo. I principali capi d’imputazione sono truffa aggravata ai danni dello Stato per aver ottenuto fondi regionali/europei dichiarando il falso, falso ideologico e materiale, abuso edilizio e lottizzazione abusiva
I vari gradi di processo si sono conclusi con una serie di condanne a diversi anni di reclusione e la confisca e sequestro dell’area. Molosso viene condannato in via definitiva a due anni e quattro mesi e risulta attualmente detenuto.
L’appello di Perfida De Perfidis
Uno dei tipici eroi italiani vende il Colosseo agli americani: un esempio di fantasia abbinata a spirito imprenditoriale, promozione turistica e incremento dell’export. Il “Colosseo di cartapesta”, un exploit degno degli sceneggiatori di Totòtruffa, si inserisce in una nobile tradizione identitaria, che non è conveniente reprimere.
Nell’ottica di Baudrillard,
Il simulacro non è mai ciò che nasconde la verità; ma è la verità che nasconde il fatto che non c’è alcuna verità. Il simulacro è vero.
Jean Baudrillard, La precessione dei simulacri, 1978)
Il simulacro non imita la realtà e non la nasconde; diventa invece un’immagine autonoma che prende il posto del reale.
Dal punto di vista architettonico, il “Teatro di Verzino” è un significativo esempio di postmoderno. Per dirla con Alessandro Mendini,
Il senso va creato nella progressiva ipotesi utopica di raggiungere una sintesi impossibile.
L’Anfiteatro Marittimo Berico “Porto degli Angeli” ricorda uno dei capolavori dell’architettura del Novecento, il Caesar’s Palace di La Vegas, il luttuoso hotel dove i clienti vengono accolti da centurioni con gladio e corazza e schiavette con pepli ridotti ai minimi termini (vedi Robert Venturi, Denise Scott Brown, Steven Izenour, Learning from Las Vegas. The Forgotten Symbolism of Architectural Form, MIT Press, 1977). Oltretutto qui non si tratta di ingannare un ingenuo turista, ma l’intera pubblica amministrazione.

Il Caesar’s Palace a Las Vegas
Inutile sottolineare il valore simbolico ed esperienziale dei parchi giochi nella società contemporanea, da Disneyland (e Gardaland) in poi (vedi Domitilla Dardi, Playgrounding | Il playground come forma simbolica della società e della cultura progettuale, Corraini, 2022).
Per quanto riguarda l’accusa di truffa, appare pretestuosa: quante sono le realtà culturali che non compiono irregolarità quando compilano application ai bandi e rendicontano i progetti?
Il “Teatro di Verdino” è stato ispirato a un autentico amore per la cultura e l’antichità, con il desiderio di condividere questa passione e inserirla nella vita quotidiana dei nostri contemporanei, sulla scia dei capolavori di Jan Kott: dunque si tratta di motivazioni assolutamente nobili, con grande attenzione ai benefici per l’intera comunità.
Soprattutto l’intera operazione è in sé un progetto teatrale di ricerca, sia sul piano della drammaturgia (un progetto partecipativo che intreccia finzione e realtà), un’ambizioso kolossal scenografico che ricorda alcuni esperimenti di land art (sbancamento di un’intera collina, abbattimento di un bosco, teatro nel paesaggio).
Senza dimenticare l’apertura al turismo esperienziale, con tutte le possibili ricadute economiche sul territorio.
Per queste ragioni chiediamo:
- che Matteo Salvini si rechi in vista dal detenuto reclamando la sua immediata liberazione;
- la doverosa misura di clemenza “per meriti teatrali” ai creatori di questo ambizioso progetto;
- l’assegnazione al team di tutti i premi dello spettacolo dal vivo (Premio Ubu, Premio della Critica, Maschere del Teatro, Premio Hystrio eccetera) per “miglior progetto speciale”, “migliore scenografia”, “nuova drammaturgia”.
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