Perché la straordinaria esperienza di Archivio Zeta al Passo della Futa rischia di finire
Al Cimitero Militare Germanico della Futa, il luogo bellissimo e terribile dove sono sepolti oltre 30.000 militari tedeschi, ci abbagliano le rovine della storia. Sono quelle che vede l’Angelus Novus dipinto da Paul Klee e interpretato da Walter Benjamin: le ali dispiegate, sospinto verso il futuro da un vento impetuoso, ma con lo sguardo rivolto all’indietro, vede un orizzonte cosparso di macerie. Sono le città devastate dai bombardamenti delle guerre mondiali, le macerie che vediamo oggi a Gaza, le rovine che non vediamo nelle altre decine di guerre dimenticate.
Su quella collina dell’Appennino, appena sopra il valico che collega Firenze e Bologna, le rovine della storia appaiono bene ordinate. Migliaia di lapidi allineate a perdita d’occhio lungo una gigantesca e morbida spirale che porta verso la vetta, sormontata da un aguzzo memoriale di pietra scura: è il gigantesco sacrario progettato dall’architetto Dieter Oesterlen, inaugurato il 28 giugno 1969 (non senza qualche immancabile polemica).

Archivio Zeta, I persiani (2003) al Cimitero Militare Germanico della Futa
Da ventitré anni, tra luglio e agosto, quel luogo impervio e isolato è la meta di un ostinato pellegrinaggio teatrale. Tra quelle tombe nel 2003 Archivio Zeta, la compagnia fondata e diretta da Gianluca Guidottti ed Enrica Sangiovanni, ha allestito I Persiani. Il cimitero è la scena dove da allora sono stati esplorati e reinventati diversi grandi testi della tradizione occidentale, in camminate teatrali che dialogano con quel luogo sovraccarico di dolore e di memoria.
La scelta dei testi non è mai stata casuale. Nei Persiani di Eschilo, i greci vincitori narrano la guerra dal punto di vista degli sconfitti. Sette contro Tebe (2005) e Antigone (2007) raccontano la guerra civile a Tebe e le sue conseguenze. L’Iliade (2009) è una storia di guerra, ma soprattutto è il prequel dell’Orestea (2010-2013), la trilogia che narra del ritorno del vincitore Agamennone dalle rovine di Troia alla natia Argo: il reduce porta una scia di sangue dai campi di battaglia nella sua stessa dimore.

Archivio Zeta, Agamennone (2010) al Cimitero Militare Germanico della Futa
Anche il Pilade di Pier Paolo Pasolini (2015) torna ai personaggi dell’Orestea e ci ricorda che accanto alla tragedia antica ci sono anche i massacri del Novecento, il secolo breve e catastrofico. Gli ultimi giorni dell’umanità (2014) esplorava le ragioni profonde (e tutte mediatiche, radicate nella propaganda) che hanno portato alla catastrofe della Prima Guerra Mondiale: al torrenziale testo di Karl Kraus Luca Ronconi dedicò un memorabile spettacolo. Forse è il caso di ricordare che Gianluca ed Enrica sono stati suoi allievi. Lo si vede nel modo in cui interrogano, dissezionano e restituiscono i testi e come animano lo spazio.

Gli ultimi giorni dell’umanità (2014) al Cimitero Militare Germanico della Futa
Nel 2019, in pro e contra, era toccato al racconto del Grande Inquisitore dai Fratelli Karamazov: la parabola sull’impossibilità dell’utopia e sul cinismo della politica veniva rivissuta in una emozionante sequenza all’interno della cripta in cui culmina ogni anno il percorso.
Negli ultimi anni, a ossessionare Guidotti e Sangiovanni è stata La montagna incantata di Thomas Mann: nell’ultima immagine del romanzo e dello spettacolo, dopo gli anni passati nel sanatorio, vediamo il giovane Hans Castorp gettato all’improvviso nel fango e nel caos del campi di battaglia della Prima Guerra Mondiale. La raffinata cultura di Settembrini e Naphta, i loro dialoghi sottili, la bellezza enigmatica di Madame Chauchat, s’inabissano nelle trincee.

Archivio Zeta, La montagna incantata (2024) al Cimitero Militare Germanico della Futa
Quest’anno al centro del progetto di Archivio Zeta, in scena fino al 23 agosto 2026, c’è Il processo di Franz Kafka, lo scrittore che profeticamente annunciò la Shoah: sovrapporre l’infinita e allucinata vicenda giudiziaria che inghiotte Josef K. al tribunale della storia è di per sé un gesto di feroce potenza drammaturgica. A gestire lo sterminio fu una spietata macchina burocratica, gestita da decine di impiegati che “ubbidivano agli ordini”: la banalità del male riduce un individuo a numero e lo schiaccia con le sue regole apparentemente razionali, oggettive, necessarie.
Le lapidi del Soldatenfriedenhof Futa Pass sono state il setaccio che Archivio Zeta ha usato per illuminare le vette della cultura occidentale, mettendole in cortocircuito con la storia del Novecento. Quegli spettacoli-percorso hanno arricchito quelle opere e quel luogo di nuovi significati. Procedono per scene esemplari, che punteggiano ogni volta le tappe di una via crucis, utilizzando rari oggetti evocativi e simbolici, con pochi performer (nel corso degli anni la “coppia d’arte” ha coinvolto i figli e un gruppo fidato d’attori e attrici). A dare profondità all’esperienza è il coro che accompagna ogni gesto, ogni parola, ogni passo: le decine di migliaia di ragazzi sacrificati dalla follia della guerra, testimoni muti che interrogano e inquietano lo spettatore. Sono le loro domande inespresse il motore dell’indagine, e le risposte risultano sempre insufficienti.
L’attrito tra il testo e il luogo può creare effetti magici. Nel 2016 Archivio Zeta ha portato alla Futa Macbeth essere (e) tempo, la parabola shakespeariana sull’ossessione per il potere e sulle sue conseguenze. In una delle prime scene, le streghe avevano profetizzato a Macbeth che non sarebbe stato sconfitto finché il Bosco di Birnam non si fosse mosso verso la collina di Dunsinane, là dove sorgeva il suo castello. Nell’ultima immagine di questo Macbeth, ai margini del bosco, nella luce del sole calante, le ombre degli alberi avanzavano lentamente verso gli spettatori, seduti tra le tombe, fino a inghiottirli. La bellezza abbagliante del tramonto e della natura, l’ossessione e l’orrore, il lato oscuro della natura umana, le tenebre che inghiottono cose e persone.
Per ventitré anni centinaia di spettatori sono saliti da Bologna, da Firenze e da altre città per partecipare a questo rito laico. Ogni volta sono arrivati alla fine del percorso, dopo due ore di emozioni, commossi e pensosi. Hanno attraversato le rovine della storia e grazie alle parole che risuonavano su quella collina stanno facendo un sogno: l’eterna macelleria può e deve finire.
La traduzione letterale di Soldatenfriedenhof suona più o meno come “il luogo della pace dei soldati”. Frieden in tedesco significa pace: è la quiete che si invoca per le vittime del conflitto, ma è anche la pace tra i popoli, la pace che quei soldati non hanno avuto e che forse sognano. È questo il significato profondo del Teatro di Marte.

Archivio Zeta, Il processo (2026) al Cimitero Militare Germanico della Futa
L’ultima replica del Processo, il 23 agosto, rischia però di segnare la fine di questa straordinaria esperienza. Il Cimitero Militare Germanico della Futa è gestito dal Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge, un’organizzazione umanitaria tedesca senza scopo di lucro fondata nel 1919, incaricata dal governo federale di curare le tombe delle vittime di guerra tedesche all’estero. Qualche giorno fa la VDK ha decretato che il 2026 sarà l’ultimo anno di rappresentazioni teatrali al Cimitero Militare Germanico del Passo della Futa. Benché “l’idea di utilizzare i cimiteri di guerra come luoghi per spettacoli” sia “moderna e innovativa, dipendenti, membri, sostenitori e familiari dei caduti esprimono critiche aspre al riguardo. In Germania, per molte persone gli spettacoli teatrali sulle tombe o nei cimiteri sono del tutto inconcepibili”, hanno comunicato ad Archivio Zeta.
Per Jean Genet, “nelle città d’oggi, il solo luogo – ahimè ancora periferico – in cui si potrebbe costruire un teatro, è il cimitero. La scelta sarà utile tanto al cimitero che al teatro” (La strana parola di…, in il Patalogo uno, Ubulibri, Milano, 1978, p. 340). Qualcun altro, oltre ad Archivio Zeta, ha ascoltato il consiglio di Genet. Remote X, il percorso urbano del collettivo tedesco Rimini Protokoll, inizia in ogni città proprio dal cimitero, con una meditazione sulla vita e sulla morte, prima di esplorare la città e i suoi riti.
Finora i rapporti di Archivio Zeta con la VDK erano stati cordiali. Di più: Archivio Zeta provvedeva ogni anno a una donazione all’organizzazione, che dunque concedeva l’uso dello spazio. Anche l’ambasciata tedesca in Italia aveva concesso il suo patrocinio al Teatro di Marte. Inoltre Archivio Zeta ha valorizzato con grande rispetto e passione quello spazio sacro, sia con gli spettacoli sia dedicando un ricco volume per raccontare, prima ancora che il suo progetto teatrale, la storia del Cimitero Militare Germanico della Futa in una prospettiva storica e architettonica (Teatro di Marte. Il Cimitero Militare Germanico del Passo della Futa, a cura di Elena Pirazzoli, archiviozeta, 2019).
Con il Teatro di Marte, Archivio Zeta ha provato a intonare un inno di pace tra i popoli. Ma forse qualcuno preferisce il silenzio e l’oblio, e vuole che il dolore resti privato, personale, muto. È comprensibile, quando in Italia e in Germania riprendono spazio e voce le forze politiche che si ispirano ai regimi che hanno sprofondato l’Europa nella barbarie. È logico, in una fase storica in cui si parla di guerra e di riarmo, dimenticare quei 30.000 morti, richiuderli nella sfera privata. Forse anche per questo qualcuno vuole che tra quelle tombe torni a sentirsi solo il rumore del vento. Anche se dovremmo capire che quello che accade da ventitré anni alla Futa non è uno spettacolo: è molto più di uno spettacolo, è un’esperienza che ha valorizzato quel luogo nella sua sacralità, che ha costruito memoria collettiva, che ci ha dato una nuova consapevolezza e forse un raggio di speranza. E magari, per chi ci crede, ha aperto un dialogo con i morti che su quella collina cercano ancora la pace.

Archivio Zeta, Macbeth (2016) al Cimitero Militare Germanico della Futa
Aggiornamento
Diversi esponenti di Fratelli d’Italia hanno espresso pieno rispetto per la decisione del Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge, a cominciare dal sindaco di Firenzuola Giampaolo Buti, che il 13 agosto con il suo gruppo consiliare hanno pubblicato una nota:
Il Sindaco e il Gruppo Consiliare di Maggioranza, in merito alla decisione del Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge e.V. di concludere nel 2026 le rappresentazioni teatrali e di non consentire, dal 2027, ulteriori iniziative culturali all’interno del Cimitero Militare Germanico della Futa, ritengono che tale scelta debba essere rispettata.
Il Cimitero della Futa è innanzitutto un luogo di sepoltura e memoria, dove riposano oltre 30.000 militari tedeschi caduti durante la Seconda guerra mondiale. Chi ne ha la responsabilità deve poter stabilire quali attività siano compatibili con la sua natura. Il fatto che per molti anni abbia ospitato iniziative culturali non costituisce un diritto acquisito.
Riteniamo doveroso ringraziare il Volksbund per aver consentito per tanti anni lo svolgimento di queste iniziative teatrali private, rispettando una consuetudine che ha caratterizzato il luogo nel corso degli anni.
La cultura e il ricordo possono continuare a trovare spazio in altri luoghi del territorio, senza esercitare pressioni per modificare una decisione che rientra nelle prerogative di chi custodisce il cimitero.
La memoria non ha sempre bisogno di un palcoscenico: a volte ha bisogno soltanto del silenzio, dei nomi sulle lapidi e del rispetto per chi non c’è più.
Il silenzio e il rispetto non fanno peraltro parte del galateo della destra, come dimostrano le gazzarre inscenate ogni anno in vari cimiteri milanesi, e in particolare al Campo X (Campo Dieci) del Cimitero Maggiore di Milano, l’area in cui sono sepolti i caduti e i militanti della Repubblica Sociale Italiana (RSI): spesso in concomitanza con il 25 aprile e il 1° novembre i militanti dell’estrema destra, con i loro costumi di scena, si esibiscono tra le tombe con saluti romani e il rituale del “Presente” per i caduti della repubblica di Salò.

Il silenzio e il rispetto: la performance neofascista al Cimitero Maggiore di Milano
Il consigliere regionale toscano Matteo Zoppini (Fratelli d’Italia) ha appoggiato la linea del sindaco Buti:
Il Cimitero Militare Germanico della Futa è e deve rimanere uno spazio riservato alla memoria (…) la cultura, in primis, dovrebbe essere sinonimo di rispetto.
Rispettiamo la decisione presa dal Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge di porre fine agli spettacoli teatrali all’interno del Cimitero Militare Germanico della Futa a partire dal 2027, condividendo al contempo la posizione assunta dal sindaco di Firenzuola Giampaolo Buti. Il cimitero rappresenta, per i familiari dei soldati tedeschi, un luogo comprensibilmente non compatibile con eventi privati, seppur di natura culturale. In alcune occasioni, sulle tombe, sono stati abbandonati residui di cibo e lattine. Il Cimitero Militare Germanico della Futa è e deve rimanere uno spazio riservato alla memoria e l’organismo tedesco che ne ha la responsabilità ha pieno diritto di scegliere la modalità con il quale tutelarlo. Perché la cultura, in primis, dovrebbe essere sinonimo di rispetto
Chi ha partecipato agli spettacoli di Archivio Zeta può testimoniare che non si trattava di “eventi privati” ma di un rito civile centrato sulla memoria, vissuto con grande rispetto e pietas dal pubblico. Per quanto riguarda “i residui di cibo e lattine”, l’insinuazione è che Archivio Zeta portasse il pubblico a fare una specie di picnic tra le tombe: chi è andato alla Futa con Archivio Zeta sa che quell’esperienza non era una scampagnata ma un momento di condivisione e riflessione sulla storia del Novecento.
A stretto giro, il 18 agosto 2026 sono arrivate le dimissioni dell’assessore alla Cultura del Comune di Firenzola, Elena Sozzi.
Egregio Signor Sindaco,
con la presente rassegno le mie dimissioni dalla carica di Assessore del Comune di Firenzuola.
Il triste episodio delle dichiarazioni presentate a nome della Maggioranza del Consiglio, ma senza il minimo coinvolgimento della sottoscritta, a fronte della delega che mi è stata assegnata come Assessore alla Cultura, in merito alla sospensione delle rappresentazioni teatrali presso il Cimitero della Futa, è soltanto l’ultimo episodio che mi ha portato a maturare questa scelta.
E la risposta che è stata data alla mie rimostranze – “E’ un problema tuo” (il non riconoscermi nelle scelte della maggioranza)… “purtroppo devo rilevare che su alcune cose tu non sei in sintonia con la maggioranza. Noi la pensiamo così” – lascia poco spazio a decisioni diverse da questa.
Non mi sono trovata d’accordo anche in altre occasioni, come la scelta nel cambio del servizio del trasporto scolastico che però ho sostenuto e portato avanti per “onore di maggioranza”, adempiendo comunque ai doveri che il mio ruolo richiedeva.
Mi dispiace lasciare un percorso che avrei voluto proseguire, portando a compimento le iniziative già avviate e dando seguito alle tante idee e progettualità per le quali avevo già preso contatto e che avevo immaginato per la nostra comunità.
E proprio per questo motivo che le mie dimissioni non rappresentano una scelta semplice né dettata dalla volontà di sottrarmi alle responsabilità assunte; al contrario, sono una decisione sofferta, determinata dalla convinzione che non vi siano più le condizioni politiche, di fiducia e condivisione necessarie per poter svolgere il mio ruolo con la serenità, la coerenza e l’autonomia che ritengo indispensabili per poter proseguire nell’incarico assegnato.
Ringrazio per la possibilità che mi è stata data e per l’esperienza istituzionale maturata nel corso del mandato, assicurando il mio rispetto per le istituzioni e i nostri cittadini.
Vedi https://www.toscanatv.it/notizie/attualita/stop-spettacoli-alla-futa-polemica-e-crepe-in-giunta/
Va peraltro ricordato che il cimitero della Futa è territorio tedesco, concesso dallo Stato italiano al governo di Germania a tempo indefinito, e gestito dalla Repubblica Federale tedesca in base a un accordo con l’Italia.
Nel frattempo numerosi esponenti del centrosinistra, dall’assessore alla cultura di Barberino al presidente dell’Unione dei Comuni del Mugello Tommaso Triberti, al consigliere metropolitano Enrico Marchi, hanno auspicato un ripensamento.
Il console onorario di Germania in Toscana, Federico Di Salvo, è intervenuto sulla vicenda:
si tratta di una vicenda in fieri (…) l’ambasciata di Germania a Roma, il consolato generale a Milano e il suo ufficio a Firenze, sono attivi sul tema e stanno svolgendo con tatto e riserbo, consultazioni e interlocuzioni con tutti i soggetti coinvolti per mediare tra gli interessi contrapposti.
Vedi https://www.lanazione.it/firenze/cronaca/cimitero-della-futa-parla-il-5d34a313
Tra gli spettatori dell’ultima replica del Processo, il 23 agosto, c’era anche – insieme al sindaco di Barberino Di Maio e al consigliere comunale di Firenzuola Allkurti – l’assessora alla Cultura della Regione Toscana Cristina Manetti:
70.000 spettatori in 23 anni di attività. Archivio Zeta ha cresciuto un pubblico consapevole, grazie alle competenze di persone come Gianluca Guidotti e Enrica Sangiovanni, autori e produttori di lavoro culturale.
Un’esperienza di teatro civile in un luogo di memoria: il cimitero germanico della Futa con 30.000 sepolture, il più grande d’Italia. Inutile dire che questo lavoro ha aperto questo spazio alla cittadinanza facendo sì che non si richiudesse su se stesso. Va da sé anche che questa attività ha valorizzato tutta questa zona senza mai confliggere con il valore e la sacralità della cornice. La partecipazione di questi anni lo testimonia. Ecco che mi auguro che oggi non sia stata l’ultima rappresentazione del Processo di Kafka e che l’Ambasciata tedesca accetti un confronto su un percorso teatrale di valore riconosciuto anche dall’attuale ministero della cultura, prima di porre fine a tutto. Lo si deve al valore della memoria e alla collaborazione fino a qui dimostrata tra chi gestisce il cimitero e la comunità che lo accoglie. Su chi si è dimostrato a favore dello stop senza mai aver assistito in tutti questi anni a una sola rappresentazione non perdo tempo. Conoscere è condizione essenziale, diversamente è solo ideologia.
Chiudo con la mia esperienza. Amo e frequento la montagna e in particolare le Dolomiti da quando sono bambina e questo amore mi ha portata a capire la storia non sui libri di scuola ma sulle rocce delle montagne dove la Grande Guerra ha mietuto migliaia di morti, senza pietà. Tra le trincee recuperate e in parte ricostruite ho imparato molto più che in anni di studio.
Ecco il cimitero germanico della Futa sta lì, sulla Linea Gotica, a ricordarci che la memoria è un esercizio costante e quotidiano.
Vedi https://www.ilfilo.net/spettacoli-al-cimitero-della-futa-presente-lassessore-regionale-manetti/
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