Con un quiz per solutori esperti
Adoro i surrealisti!
Il cadavere squisito (in francese cadavre exquis) è un gioco che hanno inventato a Parigi nel 1925. Ogni partecipante deve aggiungere un verso a un poema, senza leggere quello che ha scritto chi lo ha preceduto.

Questo processo di creazione collettiva ha preso il nome dal poema composto durante la prima partita, a cui presero parte tra gli altri Jacques Prévert, Yves Tanguy, Marcel Duhamel e André Breton:
Le cadavre
exquis
boira
le vin
nouveauIl cadavere
squisito
berrà
il vino
nuovo
Un cadavere squisito alla milanese
Ho provato a fare questo gioco con un gruppo di amici milanesi. Ecco il risultato. Toccante, intenso, spettacolare!
Molto più di uno spettacolo,
Una lunga storia d’amore
Controtempo.
Voto di vastità,
Nuovi sguardi
Tra parole e cose:
Caos e stelle danzanti,
La polvere e il giaguaro.
Il gioco del tempo,
Lo sguardo sul mondo.
Il nemico (ha molte facce).
Di che vivono gli uomini?
Biennio rosso!
Ecco gli autori di questi versi immortali:
FOG
MTM
Pacta
Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa
Teatro Carcano
Teatro della Cooperativa
Teatro Elfo Puccini
Teatro Filodrammatici
Teatro Franco Parenti
Teatro Fontana
Teatro Martinitt
Teatro Menotti
Teatro Oscar e Teatro degli Angeli
Il quiz per solutori esperti
Adesso – senza consultare ChatGPT – provate ad associare ogni verso al suo autore. Se ci riuscite, vuol dire che c’è una forte corrispondenza tra il teatro e l’immagine che vuole dare di sé.
Una volta le stagioni teatrali presentavano una serie di spettacoli da ottobre a maggio. A garantire la coerenza della programmazione erano l’identità e la tipologia della sala, grazie alle cure della direzione artistica. Da alcuni anni, di fronte all’abbassamento della qualità media degli spettacoli (quanti sono i teatranti italiani che hanno un mercato all’estero?) e del loro interesse (che peso ha il teatro italiano nel dibattito culturale?), questo non è più sufficiente, visti anche l’omologazione e il conformismo delle produzioni e delle co-produzioni, esteticamente e politicamente inoffensive.
Per vendere una stagione teatrale agli abbonati non bastano più i buoni titoli, adatti al pubblico di quella sala. Serve un claim, anche per motivi di comunicazione e marketing. Tuttavia è impossibile trovare un unico ombrello tematico per dieci-quindici spettacoli diversi (che per le multisale possono diventare il triplo). Allora spuntano spesso frasi generiche, evocative, rassicuranti. Come le stagioni che riassumono. Non spiegano nulla, aggiungono solo uno strato – un filtro – alla comunicazione, senza alcun valore conoscitivo. Ma con un tocco così poetico e struggente.




