Festivaletteratura a Mantova
Un tempo altro abita la città di Mantova nei giorni del Festivaletteratura, nel quale ciò che è quotidianamente separato torna a incontrarsi: il passato e il presente, l’individuo e la comunità, i corpi e gli spazi che ogni giorno si attraversano senza quasi più accorgersene. La comunità torna finalmente a riconoscersi nei propri gesti, nei propri luoghi, nella propria capacità di stare insieme. Una sospensione dal tempo ordinario che non significa vuoto, ma intensificazione: le piazze diventano fori, le strade percorsi comuni, gli spazi della città scenari di una presenza collettiva. Ci si ritrova, si riconosco i volti, si torna negli stessi luoghi e, insieme, se ne scoprono di nuovi. Ecco che nasce quella che non abbiamo paura a definire aria di festa, una sensazione che non si può programmare ma che prende forma a Mantova da trent’anni e trova il suo essere nella presenza simultanea di una comunità.
È una sensazione strana
Che non conosco
Come una luce che mi attira dentro il bosco[…] È una voce nuova
Mai sentita prima
Eppure sembra mi conosca da una vita
Festa (per chi parte e per chi resta) di C+C=MAXIGROSS

Festivaletteratura 2026
Festivaletteratura non è solo un insieme di eventi che dal 9 al 13 settembre 2026 ha occupato il calendario culturale di Mantova, ma è un appuntamento che si rinnova, una promessa, quella di ritrovarsi, ancora una volta mantenuta. Ogni settembre, dal 1997, la città torna ad aprirsi ai libri, alle parole e agli incontri. Ciò a cui si assiste non è soltanto il rinnovarsi di un festival letterario, ma il riaffiorare di un bisogno profondamente umano: quello di interrogare il mondo e, nel confronto con l’altro, mettere alla prova il proprio modo di guardarlo. Nelle parole e nelle presentazioni dei libri, al Festivaletteratura di Mantova, non si è mai cercato soltanto risposte definite, ma strumenti per comprendere il tempo in cui si abita.
È quindi nelle domande che il festival trova una delle sue forme più autentiche, come dimostra l’incontro La gestazione per altri: una prospettiva bioetica condotto da Luca Savarino, professore di Filosofia Morale e Bioetica presso l’Università del Piemonte Orientale e membro del Comitato Nazionale per la Bioetica. Non un classico incontro ma una lezione orizzontale, in cui il pubblico è chiamato a prendere parte a una discussione in cui nessuna posizione è data per scontata. A partire dal tema divisivo della gestazione per altri, il dibattito ha finito per interrogare questioni più ampie: dove si colloca il confine tra autodeterminazione e tutela della dignità? E ancora, cosa definisce davvero la genitorialità? Ci si è inoltre interrogati rispetto alle parole con cui si sceglie di nominare la pratica: le espressioni, altamente utilizzate nella società attuale, quali utero in affitto e maternità surrogata non sono infatti neutre, ma racchiudono in sé già un giudizio nel modo di interpretare la pratica di cui si sta parlando. Ancora una volta, ciò che più colpisce di questo incontro non sono le risposte emerse, quanto il modo in cui si è scelto di ascoltarle: ogni voce ha trovato il proprio spazio e ogni posizione è stata accolta con rispetto. Il confronto non ha annullato differenze, ma le ha accolte, nel tentativo di avvicinare uno alla prospettiva dell’altro.

Festivaletteratura 2026
Se il festival nasce dall’incontro tra persone, idee e sguardi diversi, è anche attraverso questi ultimi che ci permette di abitare il presente con maggiore consapevolezza. Nell’incontro Molte Americhe, molte Cine, Francesco Costa e Simone Pieranni, in dialogo con la giornalista Veronica Fernandes, hanno ripercorso gli ultimi venticinque anni di storia americana e cinese partendo da una domanda solo in apparenza semplice: dove nasce il caos geopolitico del nostro presente?
A far da spartiacque è una data, l’11 settembre 2001, quando venne messo in atto il più grande attentato terroristico della storia, segnando il trauma che ha portato una cesura nella storia degli Stati Uniti. Da allora, secondo Costa, ha iniziato a crescere un progressivo senso di instabilità e di perdita di centralità: questo processo ha contribuito al successo di Donald Trump. Parallelamente, la Cina ha smesso di guardare all’America come a un modello da imitare, iniziando a considerarla una potenza alla pari. Ma parlare di Stati Uniti e Cina come di blocchi distinti e compatti rischia di semplificare realtà molto più complesse. Esistono molte Americhe e molte Cine, attraversate da differenze territoriali, culturali ed etniche. E così, ancora una volta, il Festival ci porta oltre ciò che crediamo di conoscere: accosta prospettive distinte e ci ricorda che per comprendere il presente bisogna prima imparare a guardarlo in ogni sua sfaccettatura.
Cambiare il punto di osservazione significa anche cambiare, per un momento, le regole attraverso cui siamo abituati a guardare la realtà. È una possibilità che appartiene alla festa stessa, da sempre luogo di sospensione e di rovesciamento, dove l’ordine quotidiano lascia spazio a forme diverse dello stare insieme:
infrangere l’ordine sociale […] dimettere ogni senso della misura e del limite, abdicare alla propria personalità per smarrirsi in una sorta di subcosciente collettivo
J. C. Baroja in Il Carnevale

Festivaletteratura 2026
È proprio da questo rapporto tra festa e sovvertimento che si può comprendere anche la comicità raccontata da Luciana Littizzetto nell’incontro Un po’ Queen, un po’ Teenager, in dialogo con Chiara Valerio nella gremitissima piazza Castello. A partire dal suo nuovo romanzo Il tempo del la la la, Littizzetto porta sul palco le piccole situazioni della vita di ogni giorno: le frustrazioni, gli imprevisti, gli errori. Racconta così le vicende di tre amiche prossime ai sessant’anni, alle prese con una nuova fase della vita, tra relazioni, solitudine, genitorialità e cura dei genitori che invecchiano. Esperienze ordinarie che, attraverso il comico, perdono per un momento la loro misura abituale e diventano qualcosa di collettivo, da condividere e in cui riconoscersi. Ecco che, allora, come afferma Littizzetto,
le cose leggere raccontano il quotidiano togliendone le scorie e rendendolo più digeribile,
ne incrinano l’ordine e permettono di ritrovarvi qualcosa che ci accomuna.
Festivaletteratura di Mantova ritorna quindi ogni anno in questo tempo altro, che non sospende e non allontana dalla realtà, ma permette di tornarci dentro con una consapevolezza diversa, portando con sé le domande, le voci, gli sguardi incontrati lungo il percorso. E forse è proprio qui che quella promessa di ritrovarsi, che da anni accompagna il festival, trova il suo senso più concreto: nel tempo condiviso di una festa che, per alcuni giorni di settembre, permette di perdere le nostre coordinate abituali per poi ritrovarle un poco cambiate dal confronto con la diversità dell’altro.
Alice Squitieri è studentessa del corso di Organizzazione dello Spettacolo presso la Scuola Civica di Teatro Paolo Grassi di Milano. Laureata in Lettere e in Italianistica all’Università di Bologna, si avvicina al teatro con una tesi magistrale sul rapporto tra mondo onirico e scena contemporanea. Ha svolto attività formative presso Piccolo Teatro di Milano, ERT – Teatro Nazionale, Festival di Spoleto, Primavera dei Teatri e Santarcangelo Festival, approfondendo in particolare l’ambito di promozione culturale.
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