Appuntamento a Lucca il 14 e 15 ottobre 2026
Il 14 e 15 ottobre 2026 torna a Lucca LuBeC – Lucca Beni Culturali. Tra i temi al centro della XXI edizione, “Ponti di cultura”, un ampio cantiere dedicato al welfare culturale: dalle politiche nazionali e regionali alle pratiche che intrecciano cultura, salute, inclusione e benessere delle comunità.
La cultura come fattore di benessere individuale e collettivo, ma soprattutto come componente di un sistema di welfare capace di mettere in relazione politiche culturali, sociali e sanitarie. È uno dei terreni sui quali si concentra LuBeC 2026, in programma il 14 e 15 ottobre al Real Collegio di Lucca. Ateatro segue da tempo questo tema, nelle sue diverse articolazioni con diverse iniziative, tra cui:
- il confronto sulle condizioni e sulle tutele dei lavoratori dello spettacolo #BP2018 Le Buone Pratiche del Teatro | Il welfare per il settore dello spettacolo e successivamente BP2019 | Il welfare per lo spettacolo;
- Welfare culturale: il protocollo d’intesa tra Ministero della Cultura e Ministero della Salute;
- Up To Us: una direzione artistica under 30 per interrogare il presente, un progetto che affida a una nuova generazione di artiste e artisti la possibilità di confrontarsi con la direzione e la progettazione culturale fino a comprendere il ruolo della cultura nei processi di cura e benessere;
- la giornata di studi Teatro, welfare, comunità | Il fotoromanzo della giornata sulle pratiche di cultura attiva in Lombardia;
- Sciroppo di teatro, una delle prime esperienze italiane di art on prescription;
- Dal pubblico alla comunità: i festival come spazi di welfare culturale sul ruolo dei festival nella costruzione di nuove forme di relazione tra cultura e comunità.
Il Cantiere Welfare culturale di LuBeC prova quest’anno a compiere un passaggio ulteriore: dalle esperienze e dalle sperimentazioni alla costruzione di vere e proprie politiche. Al centro c’è la necessità di riconoscere e mettere a sistema le pratiche che già integrano cultura, salute e sociale, individuando standard di intervento, procedure condivise e competenze capaci di far dialogare soggetti pubblici e privati.
Mercoledì 14 ottobre il convegno “Policies per una strategia nazionale sul welfare culturale tra empowerment di comunità e prescrizione sociale” metterà a confronto esperienze territoriali e possibili strategie nazionali e regionali. Due gli assi principali: il community building, ovvero la capacità della cultura di attivare relazioni e rafforzare le comunità, e la prescrizione sociale, che apre a una relazione più strutturata tra partecipazione culturale, salute e benessere. Relazione esplorata in esperienze come Alice in Wandering, al centro dell’articolo Quando il Paese delle Meraviglie diventa smarrimento, un’intervista a Chiara Callegari sul lavoro di KNK Teatro tra fragilità, demenza e responsabilità collettiva e Quando l’Alzheimer scende in piazza (e cambia lo sguardo). Il confronto coinvolgerà Regioni, ANCI, Istituto Superiore di Sanità, università, musei e Cultural Welfare Center.
Il 15 ottobre il lavoro proseguirà con “Pratiche di welfare culturale tra ben-essere di comunità, accessibilità e multidisciplinarietà”, una giornata laboratoriale che coinvolgerà operatori culturali, sociali, educativi e sanitari. L’obiettivo è partire dalle pratiche per individuare condizioni, competenze e strumenti necessari a trasformare singole esperienze in un ecosistema stabile di welfare culturale.
È un passaggio non secondario ed estremamente delicato. Negli ultimi anni si sono moltiplicati progetti che riconoscono alla partecipazione culturale una funzione sociale e di benessere. La questione diventa ora capire come queste esperienze possano entrare nelle politiche pubbliche, superando la dimensione episodica e costruendo alleanze strutturali tra cultura, sociale, educazione e salute.
Questi processi per essere efficaci richiedono competenze specifiche, cura, attenzione, tempi lunghi, flessibilità… In questi anni i percorsi di welfare culturale sono stati attivati soprattutto da realtà piccole e medie (in genere sottofinanziate), in rapporto con agenzie che non fatto parte del comparto culturale ma che interessano i diversi settori della società. Le nuove prospettive aperte dai recenti provvedimenti legislativi da un lato riconoscono questo lavoro pionieristico, dall’altro rischiano di coinvolgere soggetti che non hanno questa vocazione. Da un lato una quantità di realtà assetate di finanziamenti ma non necessariamente competenti e motivate. Dall’altro possono attrarre istituzioni di grandi dimensioni, che mettono in moto rigidi e costosi meccanismi burocratici e organizzativi, in quelle che rischiano di essere operazioni di colonialismo culturale (vedi alcune distorsioni del Bando periferie).
Nel programma di LuBeC trova spazio anche la sostenibilità degli eventi culturali. Durante la manifestazione saranno infatti presentati i risultati della seconda indagine OESC – Osservatorio Eventi Sostenibili nella Cultura, promossa da Promo PA Fondazione e Fondazione Ecosistemi. La rilevazione, rivolta a festival, teatri, musei, spazi espositivi e altre organizzazioni culturali, è ancora aperta: i dati raccolti confluiranno nel secondo Rapporto annuale OESC.
Per partecipare all’indagine è sufficiente compilare il questionario a questo link.
Il Dossier di Ateatro sul welfare culturale
213 | Teatro Welfare Comnunità sulla giornata di studi di Bergamo (21 maggio 2026)
La voce dell’ AteatroPedia
Il Progetto
Articoli
Teatro Welfare Comunità: il programma della giornata
Welfare culturale: la prima mappatura nazionale
Risorse culturali e politiche di welfare
Un percorso di alfabetizzazione attraverso il teatro
Il Libro
Attore… Ma di lavoro cosa fai? Occupazione, diritti, welfare nello spettacolo dal vivo
Il Video
Teatro, welfare, comunità | Annalisa Cicerchia in dialogo con Oliviero Ponte di Pino
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