Le Buone Pratiche del Teatro
L’iniziativa, lanciata nel 2004 dalla webzine ateatro.it e curata da Mimma Gallina e Oliviero Ponte di Pino, è centrata su un incontro a scadenza annuale con diversi obiettivi:
– analizzare e discutere l’evoluzione del sistema teatrale italiano, nella prospettiva dell’organizzazione e della politica e dell’economa della cultura; le Buone Pratiche sono state definite dalla stampa “Gli stati generali del teatro italiano”, uno spazio libero e indipendente di discussione e approfondimento;
– presentare le Buone Pratiche del Teatro;
– raccogliere e pubblicare sul sito materiali e documenti relativi alle Buone Pratiche, ma anche all’evoluzione del sistema teatrale italiano.

Il peperone
Per dare democraticamente a tutti la possibilità di intervenire, i tempi degli interventi sono prefissati (in genere 8 minuti a intervento). Il rispetto dei tempi è assicutato da un peperone segnatempo, implacabilmente azionato.
La consapevolezza di questa limitazione spinge in genere a evitare inutili premaboli, premesse, divagazioni, per cercare di arrivare subito al nucleo dell’argomentazione.
I primi a rispettare la regola sono stati senatori e deputati, sindaci e assessori, direttori di teatri e di festival…
Che cosa intendiamo per Buona Pratica?
Per noi una Buona Pratica è una iniziativa o un metodo di lavoro efficace e utile (o che ha avuto successo in passato) e che può (e deve) essere riprodotta da altri; oppure un progetto utile ad altre realtà che operano nel campo del teatro (per esempio società di servizi o reti). Insomma, non si tratta di dire: «Guarda come sono stato bravo a fare questa cosa» (siete tutti bravissimi, lo sappiamo), ma: «Adesso ti spiego come ho fatto questa cosa bella & utile che ho imparato a fare io, così lo potrai fare anche tu, a casa tua (e magari potremo farla insieme)».
Non si tratta di illustrare progetti magari interessantissimi, ma di dire: «Ho fatto» (o anche «Ho in mente di fare») «questa cosa con te e per te/per noi. Ti spiego qual è l’obiettivo del progetto, come funziona e perché deve interessare anche te».
Gli incontri collaterali
Nel corso degli anni, a questo incontro si sono affiancati diversi appuntamenti collaterali. La ricchezza dei contenuti delle prime edizioni (che ha portato a un obiettivo sovraffollamento!) ci ha spinto a organizzare incontri più ristretti e su temi specifici. I materiali raccolti in questi incontri vengono pubblicati sul sito e possono confluire nell’appuntamento principale.
Il “metodo Ateatro”
Gli incontri collaterali sono diventati parte integrante delle ricerche di ateatro, su temi come il lavoro, i nuovi spazi ibridi, il rapporto tra teatro e cinema, il rapporto Stato-Regioni, teatro e adolescenza…
Nel corso degli anni è stato messo a punto un metodo di lavoro che caratterizza i progetti di Ateatro:
- individuazione di un tema o problema, o più spesso di un fenomeno emergente e non ancora approfondito;
- una prima fase di studio e approfondimento interna al gruppo;
- individuazione di una serie di partner di progetto;
- mappatura attraverso interviste, incontri pubblici, focus groups, sondaggi…
- lancio dell’incontro pubblico e call per buone pratiche sul tema;
- giornata delle Buone Pratuche;
- pubblicazione dei materiali sul sito;
- eventuale pubblicazione in volume.
Sono percorsi pluriennali, che richiedono un notevole sforzo dal punto di vista della ricerca e dell’organizzazione.
Chi partecipa alle Buone Pratiche?
Alle Buone Pratiche partecipano ogni anno diverse centinaia di persone: teatranti, dalle grandi istituzioni e alle piccole compagnie indipendenti, politici, amministratori e funzionari pubblici, studiosi e studenti di teatro…
La partecipazione alle Buone Pratiche è gratuita e libera, fino a esaurimento posti.
Per sostenere l’iniziativa delle Buone Pratiche del Teatro e gli altri progetti di www.ateatro.it, ti invitiamo a iscriverti alla Associazione Culturale Ateatro.
Come illustrare con chiarezza una Buona Pratica?
L’incontro è aperto a tutti, e come per il passato integra relazioni o testimonianze introduttive sui temi indicati con la presentazione delle Buone Pratiche.
Chi vuole raccontare la sua Buona Pratica deve inviare all’indirizzo mail info@ateatro.it entro il 10 gennaio prossimo una breve scheda (circa 4000 battute) che illustri – appunto – la vostra Buona Pratica: in che cosa consiste, perché è utile, quali sono gli elementi «riproducibili» – e magari quelli da non riprodurre. Ci interessa sapere in cosa consiste, ma soprattutto il metodo, le forme di finanziamento: insomma vi chiediamo di essere molto concreti, magari facendo anche qualche cifra.
Le Buone Pratiche verranno selezionate (in base ai criteri appena esposti) e dove possibile accorpate in gruppi di lavoro intorno a tematiche comuni. Verranno in ogni caso pubblicate su www.ateatro.it.
La documentazione delle Buone Pratiche del Teatro
La documentazione di tutte le edizioni e degli incontri collaterali è disponibile su sito ateatro.it. A partire dal 2011 molte edizioni sono state trasmesse in diretta streaming: le registazioni sono disponibili sul canale YouTube di Ateatro.
Nel 2014, in occasione del decennale, è stato realizzato un volume che documenta lo sviluppo del progetto e le 140 buone pratiche presentate.
Successivamente altri percorsi di ricerca realizzati nel corso delle Buone Pratiche sono confluiti in diversi volumi della collana Lo Spettacolo dal Vivo edita da FrancoAngeli.










