Far teatro oggi vuol dire riferire sull’attimo, irripetibile. E’ l’arte di escludere ogni senso logico. Affermare che l’arte è profondamente inutile: lasciamo allora che questa sua inutilità, questo suo lusso, questa sua aristocrazia siano vissute attraverso la cultura dei singoli Trasgredire la trasgressione
Rivoluzionario del teatro e figura provocatoria nel panorama culturale italiano del Novecento, porta con la sua arte l’attore a una dimensione critica e visionaria. Si autodefinisce “genio” per sottolineare la libertà e la necessità dell’azione artistica, negando in questo modo la definizione e il riconoscimento tradizionale di talento ed evidenziando la volontà di liberare l’attore dalla sua stessa scena e il teatro dai suoi stessi modi. Diviene rapidamente una figura centrale nel dibattito culturale, sia in Italia che in Europa, trovando grande ammirazione ma anche numerose critiche, soprattutto a causa delle sue audaci rivisitazioni dei classici. Nel 1988 viene nominato Direttore del Settore Teatro della Biennale di Venezia, suscitando clamore e polemiche pubbliche. Bene considera l’attore il reale artefice del teatro e distrugge completamente il dominio del testo, considerato da lui come “spazzatura” dal momento che lo spettacolo, nella sua visione di teatro, andrebbe visto nella sua totalità. Il suo teatro, incomprensibile per definizione, va accolto su un piano d’ascolto diverso, essendo affidato ai significanti e non al significato in sé.
Tra le sue opere Caligola ispirato al testo di A. Camus (1959), Pinocchio (1966), Nostra Signora dei Turchi (1973), Riccardo III (1977), Manfred (1981), Lectura Dantis (1981).
Ateatro su Carmelo Bene:
Le voci di Bene: la puntata del Caffè di Bolzano29 dedicata a Carmelo Bene, raccontato da chi ha lavorato con lui. Con noi Stefania De Santis, Tiziano Fario, Nicola Lagioia, Jean-Paul Manganaro, Silvia Pasello e Luisa Viglietti
La voce recitante di Nevio Gambula
Carmelo dopo Carmelo di Andrea Balzola
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ph. Claudio Abate




