I Circuiti Regionali , secondo l’art. 14 del DM che regola il FNSV ex FUS, svolgono
in idonee sale teatrali di cui l’organismo ha la disponibilità nel territorio della regione di appartenenza, attività di organizzazione dello spettacolo dal vivo, attività di promozione e formazione del pubblico, in collaborazione con un adeguato numero di istituzioni scolastiche e universitarie, e con altri centri di incontro giovanile, e che non producano, coproducano o allestiscano spettacoli, direttamente o indirettamente. Può essere svolta attività, in aggiunta a quella effettuata nel territorio della regione in cui il circuito ha la sede, anche in una regione confinante che sia priva di un analogo organismo.
Oltre ai Circuiti Regionali monodisciplinari, sono attivi anche i Circuiti Regionali Multidisciplinari (art. 40).
La A.R.T.I. (Associazione delle Reti Teatrali Italiane) rappresenta i circuiti teatrali regionali mono e multidisciplinari che coordinano e distribuiscono in Italia gli spettacoli di prosa, danza, musica e circo.
Nelle difficoltà del mercato teatrale italiano, i circuiti – associazioni di enti locali e teatri nate a partire dalla metà degli anni Settanta – hanno un ruolo cruciale a livello culturale, organizzativo, tecnico, economico, di comunicazione, escludendo rigorosamente la produzione. Sono un elemento di mediazione tra domanda e offerta orientato al servizio pubblico, svolgono funzioni di “promozione” (nella doppia accezione di formazione del pubblico – audience development e engagement – e sostegno alle aree innovative e/o più fragili del sistema produttivo: ricerca, giovani, teatro ragazzi). A partire dal Decreto 1° luglio 2014, hanno la facoltà di una programmazione multidisciplinare.
Sono funzioni fondamentali e articolate, ma nel tempo sono emerse numerose criticità. Soffermandoci sulle più recenti, va rilevato come la funzione multidisciplinare non sia stata supportata da contributi adeguati e come le prescrizioni del MiBACT siano risultate particolarmente condizionanti, soprattutto considerando che i Circuiti Regionali operano con particolare riferimento alle aree non metropolitane. Sono molto chiare in questo senso le considerazioni di Patrizia Coletta, direttore di Fondazione Toscana Spettacolo, nel suo intervento alle #BP di Firenze, Distribuzione | I Circuiti tra rischio culturale, rischio d’impresa e rischio di fruibilità.
Ci rivolgiamo a comunità diversificate, che nella maggior parte dei casi dispongono di un solo teatro (…). Significa concentrare in un unico cartellone – che in una media complessiva non supera i 10 titoli – un mix di tradizione, innovazione e rischio culturale, creando un efficace equilibrio tra questi elementi: dal punto di vista culturale, di giusta fruibilità, e non ultimo, dal punto di vista economico.
Mi spiego: il circuito, a differenza delle agenzie, opera per sviluppare pensiero e progettualità interpretando le istanze del territorio, cercando una sintesi tra la necessità di avere la giusta affluenza (altrimenti – all’interno dei consigli comunali – le opposizioni ritengono il teatro superfluo e dispendioso, in relazione ad altre “urgenze”) e la necessità di stimolare curiosità nello spettatore. (…) Per raggiungere quindi la più ampia affluenza e fruibilità, per i Circuiti è ancora importante avvalersi anche del “nome (o titolo) in ditta”.
Va inoltre tenuta in considerazione la grande differenza di politiche e finanziamenti fra le Regioni, fondamentali per tutti i circuiti, e che in alcuni territori ne hanno impedito la nascita o bloccato lo sviluppo. Si pensi agli alti e bassi nel tempo di Calabria e Basilicata, all’assenza di circuiti in Sicilia, ai problemi di un circuito storico come quello di Abruzzo e Molise. Una diffusione efficace e capillare avrebbe potuto favorire il riequilibrio tra i diversi territori, funzione originariamente affidata all’ETI (l’ente è stato sciolto nel 2010)
Sono stati frequenti nel tempo alle Buone Pratiche gli interventi dei direttori dei Circuiti, da un lato entusiasti e appassionati rispetto alla loro missione, ai progetti e all’attività di rete che in questi anni sono comunque nati, dall’altro frustrati per le limitazioni, i mancati o inadeguati riconoscimenti della funzione multidisciplinare, gli appesantimenti procedurali.
Un ripensamento e una valorizzazione delle funzione dei Circuiti, anche in un’ottica di più precise competenze di Stato e Regioni, sarà fondamentale per uno sviluppo più equilibrato del sistema. (Mimma Gallina)




