(Firenze, 1927 – Roma, 2003)
Artista che costruisce e affina progressivamente la propria arte, con una serie di scelte professionali consapevoli, sapendo bene che in teatro – e in genere quando si tratta di arte e conoscenza – non si smette mai di imparare. La parabola di una artista di successo che, al vertice della carriera, sceglie di mettersi in gioco e rischiare, affidandosi a registi e drammaturghi più giovani. riconosciuta per la sua tecnica moderna e la sensibilità nervosa. La vocazione teatrale e le occasioni mancate di una attrice-Dramaturg di Oliviero Ponte di Pino
Considerata una delle più grandi attrici del Novecento, si distingue per la sua recitazione intensa, intellettuale e tecnicamente raffinata, caratterizzata da una profonda consapevolezza del testo e una sensibilità nervosa. La sua particolarità risiede nella capacità di incarnare personaggi complessi senza ricorrere al mimetismo, ma attraverso un uso espressivo della voce e un approccio analitico alla parola scenica. Nel corso della sua carriera collabora con Giorgio Strehler, con il quale interpreta I giganti della montagna di L. Pirandello e La cantata del mostro lusitano di P. Weiss. Con Luca Ronconi instaura un vero e proprio sodalizio, partecipando a numerose produzioni tra cui Orestea (1972), Baccanti (1978), Ignorabimus di A. Holz (1986).
Io da attore-messaggero devo compenetrare dentro l’autore ma lo spettatore deve sapere anche il mio presente, il mio senso comune, mio inteso come individuo di una collettività, il senso comune e non il luogo comune. L’attore riflettente dello spettatore e dell’autore. Prima cittadino poi attore di Anna Maria Monteverdi
Ateatro su Marisa Fabbri:
Il teatro come arte del cambiamento di Andrea Balzola
Dedicato a Marisa Fabbri
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ph. Giorgio Sottile




