(Castellammare di Stabia, 1967)
Io ho iniziato a fare questo mestiere pensando di diventare regista cinematografico passando prima attraverso la recitazione. Mentre ho cominciato a fare teatro, poi, mi sono completamente innamorato del teatro. Un regista, un attore, uno spettatore di fronte allo stessa scena, alle memorie che l’hanno generata e che la conservano
Attore e regista italiano. Studia recitazione presso la Scuola del Teatro Stabile di Torino e la Bottega Teatrale di Firenze e lavora con registi di rilievo come Luca Ronconi, Giuseppe Patroni Griffi, Massimo Castri ed Elio De Capitani. Nel 1998 debutta come regista con Otello di William Shakespeare e nel 2001 vince il Premio Ubu per il progetto Shakespeare e oltre, che include Otello, Romeo e Giulietta e Amleto. Dal 2017 al 2020 è direttore della Biennale di Venezia settore Teatro.
Ciò che rende il teatro di Antonio Latella riconoscibile è l’uso metaforico del palcoscenico, unito alla continua volontà di sfidare le aspettative e le sicurezze del pubblico.
Latella è un regista che padroneggia il suo mezzo: essendo nato attore, costruisce ogni spettacolo con una cura meticolosa per ogni singolo dettaglio. Approfondisce ogni opera, smontandola e ricostruendola, analizzando a fondo il testo, la trama, i personaggi e gli attori, per dare nuova vita a ciascun elemento.
Per ereditare qualcosa bisogna accettare il fatto di non essere più figli ma “orfani” solo quando accetti di essere orfano hai la capacità di ereditare e di capire cosa stai ricevendo. Succede quando smetti di parlare di te stesso e parli dell’altro, provi a esprimerti attraverso l’altro, attraverso colui che ti lascia un’eredità. Se penso al rapporto di Eduardo con la tradizione e allo spostamento dalla tradizione che ha provocato con il suo lavoro, comprendo che noi ereditiamo proprio questo spostamento. Il presepe della vita e della morte (del teatro) di Fernando Marchiori
Ateatro su Antonio Latella:
Quando i supereroi pisciano sul piccolo teatro di Oliviero Ponte di Pino
Natale in casa Latella, ovvero 110.000 euro per un under 30 sono troppi? di Mimma Gallina
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ph. Masiar Pasquali




