Pubblicato il: 15/04/2025Aggiornato il: 16/05/2025

(Kiel, 1926 – Englewood, 2015)

Perché «l’uso delle parole – diceva Judith – può diventare un esercizio non solo logico, ma esperienziale: possiamo fare esperienza delle parole» e «il teatro deve arrivare a questo, e trasformare i contenuti ideali e quelli poetici in momenti di esperienza per noi stessi e per il pubblico partecipante». Judith Malina, la più radicale e profonda rivoluzionaria del teatro di Cristina Valenti

Attrice, regista e scrittrice tedesco-statunitense. Nata a Kiel, si trasferisce con la famiglia a New York nel 1929 per sfuggire all’antisemitismo crescente in Europa. Studia recitazione al Dramatic Workshop di New York, dove incontra Julian Beck con cui fonda nel 1947 il Living Theatre. La compagnia si caratterizza per il suo forte impegno politico e sociale. Tra le opere più significative di Malina si annoverano The Brig (1963) e Paradise Now (1968), performance che mescola elementi teatrali e politici, invitando il pubblico a riflettere sulla propria condizione sociale e politica. Il suo teatro si distingue per l’approccio sperimentale e l’impegno politico accompagnato dal tentativo di abbattere la quarta parete, coinvolgendo attivamente il pubblico e sfidando le convenzioni teatrali tradizionali. La libertà individuale, l’ingiustizia sociale e la critica alle istituzioni sono tematiche care a Malina e suscitano una riflessione critica e una presa di coscienza sociale tra gli spettatori.

Il suo corpo minuto, apparentemente fragile, che ricordiamo esplodere di forza sulla scena, ha attraversato con determinazione inflessibile e con scomoda indomabile coerenza quasi settant’anni di vita teatrale, nel corso dei quali Judith ha creato oltre un centinaio di spettacoli, rappresentati in otto lingue, in ventotto Paesi dei cinque continenti, la maggior parte dei quali raggiunti negli anni di “esilio europeo” caratterizzati dalla pratica più coerente dell’utopia anarchica (nel teatro e nella vita comunitaria del gruppo) e, contemporaneamente, dalla sperimentazione di modalità organizzative del tutto inedite, che permisero a una compagnia di venti persone di spostarsi su pullmini wolkswagen per toccare centinaia di piazze, raggiungendo centinaia di migliaia di spettatori, facendo repliche quotidiane da un capo all’altro d’Europa: senza sovvenzioni, senza una sede… senza computer. Judith Malina, la più radicale e profonda rivoluzionaria del teatro di Cristina Valenti

Ateatro su Judith Malina:
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Il mio Living ha quindici anni di Anna Maria Monteverdi
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ph. Chris Felver

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