Periodicamente il teatro, solitamente negletto dai media generalisti, finisce in prima pagina, a causa di qualche vero o presunto scandalo.
La trama di questi scandali in provetta è sempre la stessa.
1. Ingrediente indispensabile è uno spettacolo o un’opera considerati di “avanguardia” (e dunque portatori di un gesto provocatorio, intellettualistico ed élitario per definizione).
2. Un gesto viene isolato dal contesto: questo significa isolarlo dal contesto dello spettacolo in cui è inserito; ma anche dal contesto artistico in cui si inserisce e opera il suo creatore (insomma, è come accusare un chirurgo di tentato omicidio perché affetta il paziente con un bisturi e l’ospedale di associazione a delinquere).
3. L’artista colpevole viene considerato (o descritto) come un giovane irresponsabile: in questo contesto “venerati maestri” pluripremiati in tutto il mondo, vengono ridotti a “esordienti in cerca di facile pubblicità”.
4. Il “fatto” (o fattoide) viene spesso falsificato nei resoconti (che in genere vengono redatti da organi di stampa o pagine “locali”, non dagli esperti “nazionali”), per aumentare la “notiziabilità”: in genere i pedali su cui si opera sono il sesso e la religione; un capitolo a parte merita la difesa dei diritti degli animali (spesso collegata a un altro tabù quello della morte) e in generale la difesa del politicamente corretto.
5. Il “fattoide” scatena una ondata di “panico morale”; commentatori che non hanno assistito all’evento, ma ne hanno solo letto i resoconti sui media, attaccano gli “apprendisti stregoni” (l’artista e chi lo programma).
6. La politica (e la politica culturale) si impossessano del fattoide e lo rilanciano, con obiettivi di breve termine (attaccare l’avversario politico, costringere direttori e amministratori a dimettersi, occupare lo spazio) e di lungo periodo (difendere i valori della civiltà, in nome del buonsenso e del “Non bisogna esagerare”). Si chiede la revoca del sostegno pubblico all’iniziativa.
7. Scatta la inevitabile, necessaria controinformazione di chi difende la libertà d’espressione e l’autonomia dell’arte. La riflessione sull’opera in questione e sul contesto in cui è stata inserita diventa irrilevante di fronte all’obiettivo prioritario di difendere spazi di libertà ed espressione.
8. Gli artisti, i programmatori e gli amministratori che sono finiti nel mirino attraversano un periodi di difficoltà personali e professionali; chi li ha difesi se sente per un quarto d’ora un’anima bella.
9. La polemica si spegne, dopo qualche mese si riparte dal punto 1.
Pisciare fuori dal vaso. Piccolo promemoria sugli scandali teatrali. In margine alla replica di (untitled) di Tino Sehgal al Festival di Santarcangelo
Vedi anche censura
Nella foto (untitled) (2000) di Tino Sehgal al Festival di Santarcangelo nel 2015: notare il bollo grigio




