Il desiderio (il bisogno) di farsi stupire è una delle molle che ci spinge a frequentare i teatri e in genere la cultura.
Per un professionista che va a teatro tre o quattro volte alla settimana, da decenni, è difficile che uno spettacolo stupisca davvero. Deve accadere qualcosa di davvero nuovo e profondo (o davvero bruttissimo!).
Per chi invece non è mai stato a teatro e si siede in platea per la prima volta, c’è in primo luogo la scoperta del dispositivo teatrale: la magia della sala, le luci, le scene e i costumi, il pubblico a lungo silenzioso, fino all’esplosione dell’applauso finale… E poi gli attori e le attrici che fanno azioni e gesti imprevedibili… Ma anche le bizzarre convenzioni del “paese di teatro”.
Lo stupore (o meraviglia, thauma in greco) è anche considerato il motore e il fondamento della filosofia. Secondo Platone e Aristotele, la filosofia nasce dalla capacità umana di meravigliarsi di fronte al mondo, che spinge a interrogarsi sul “perché” delle cose, superando l’abitudine e la routine quotidiana.
Lo stupore filosofico spinge alla riflessione razionale. Lo stupore teatrale risveglia le emozioni condivise e induce alla discussione, al dibattito.




