Un teatro per la grande Milano

Un riflessione sul futuro del Teatro degli Arcimboldi

Pubblicato il 25/10/2006 / di / ateatro n. 102

Parlare del presente e del futuro del Teatro degli Arcimboldi mi riporta alla mente, una dopo l’altra, le tappe dell’ambizioso progetto che intrapresi subito dopo la mia nomina a Sovrintendente del Piermarini: il “Sistema Scala”.

L’interno del Teatro degli Arcimboldi.

Durante i quindici anni trascorsi al servizio di questa istituzione ho sempre pensato che la Scala dovesse rappresentare il cuore di un Sistema musicale, teatrale, culturale e sociale cui aggregare componenti diverse– l’’Accademia di Arti e Mestieri, i laboratori dell’’Ansaldo, il Teatro degli Arcimboldi, Il Museo teatrale – che potessero concorrere al processo di valorizzazione dell’’attività del ‘grande palcoscenico’ dei milanesi.
Ho ragionato con l’’intento di affermare che la Scala avrebbe testimoniato la sua centralità divenendo, rispetto al resto del Paese, una fonte di conoscenza, di ricerca e di supporto a cui tutti avrebbero potuto rivolgersi a prezzi resi competitivi e con un servizio di eccellenza.
Quando nel 1997 Marco Tronchetti Provera e Carlo Puri ci offrirono la disponibilità della Pirelli a costruire ex novo un teatro periferico che avrebbe potuto ospitare la Scala durante il suo restauro, pensai che il nuovo teatro avrebbe contribuito a realizzare un importante disegno di valenza sociale e la mia idea di cultura diffusa.
Nel Teatro degli Arcimboldi, infatti, non ho mai visto solo la sede temporanea del Piermarini, ma soprattutto il materializzarsi di quella politica di decentramento culturale nella quale ho creduto sin dagli anni Settanta quando il Piccolo Teatro aveva promosso l’esperienza del Teatro Quartiere.
Pensavo e penso con entusiasmo e interesse all’idea della costruzione di una vera e propria struttura stabile per la cultura e lo spettacolo all’interno di un modo nuovo di ripensare la città, che supera la Milano stretta nella cerchia dei Navigli e diventa una città metropolitana, anzi, una città-regione, che comprende non solo i Comuni dell’hinterland.
A mio avviso il Teatro degli Arcimboldi e tutta l’area della Bicocca, potrebbero e dovrebbero diventare il segno preciso di una volontà culturale e, anzitutto, politica.
Credo sarebbe opportuno l’idea di una vera e propria integrazione tra le diverse amministrazioni comunali e mi piace pensare ad un insediamento culturale in una parte della città ‘nuova’, al servizio di quel pubblico solitamente svantaggiato e penalizzato.
Ho sempre pensato al Teatro degli Arcimboldi futuro come ad un teatro di ospitalità, un luogo di commistione di generi diversi – dall’’opera lirica al musical, dalla danza ai concerti pop e rock – una struttura con cui ‘anche’ la Scala potesse interagire.
Nelle prime due stagioni ‘scaligere’ agli Arcimboldi, delle quali ho le risultanze delle indagini promosse dalla Makno, emerge che il nuovo teatro ha visto la presenza di oltre 600.000 spettatori dei quali il 20% non aveva mai assistito ad uno spettacolo d’’opera, ciò è significativo della funzione importantissima svolta da questa giovane realtà nella creazione di nuovo pubblico e nella diffusione della cultura.
Progettare il futuro della “Grande Milano” è anche questo.

Carlo_Fontana

2006-10-25T00:00:00




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