Da Festivalia a FUStivale

Tra il 2021 e il 2022 il Fondo Unico per lo Spettacolo riconosce e finanzia decine di nuovi festival di teatro, musica, danza e circo in tutta Italia

Pubblicato il 19/07/2022 / di e / ateatro n. 184

Si terrà tra il 20 e il 22 luglio 2022, a Cortona, nell’ambito di Kilowatt Festival, il seminario internazionale Fuoco cammina con me. I festival del futuro, a cura di Rodolfo Sacchettini, ospitato alla Sala Pietro Pancrazi del Complesso di Sant’Agostino.

“Cosa sono diventati i festival culturali? Che tipo di prospettiva immaginare per i prossimi dieci, venti anni? I festival hanno assunto sempre maggiori funzioni: dall’essere motore di rinnovamento, al costruire un vero e proprio circuito alternativo, dall’accogliere realtà internazionali, a intercettare ciò che di nuovo sta nascendo nella scena culturale. Ma la crisi generale non risparmia i festival che, nel disorientamento collettivo, devono fare i conti con le proprie strutture assai fragili, a fronte di un ricchissimo patrimonio relazionale e culturale. Le giornate di studio sono un’occasione per approfondire le tendenze che si stanno sviluppando nel contesto dei festival, in Italia e all’estero, per comprendere e attivare pratiche di collaborazione più efficaci, per creare confronti ed eventuali ponti tra festival attinenti a differenti discipline, per stimolare un dialogo franco con gli amministratori locali e regionali.”

All’incontro partecipano circa quaranta direttori, curatori e studiosi da tutta Europa.

Pubblichiamo in anteprima l’intervento di Giulia Alonzo e Oliviero Ponte di Pino al seminario di Certaldo.

Il boom dei Festival nel FUS: i numeri

Per raccontare il Belpaese, Ennio Flaiano parlava di “Festivalia”. Non poteva immaginare quello che è successo in questi due anni: forse una rivoluzione culturale, forse un aggiornamento dell’antico panem et circenses.
Sono diverse decine i festival e le rassegne che tra l’anno pandemico 2021 e nuovo il triennio 2022-2024 sono entrati nel FUS, il Fondo Unico per lo Spettacolo, lo strumento con cui il Ministero della Cultura sostiene Teatro, Danza, Musica e Circo, e che verranno finanziati con denaro pubblico nel prossimo triennio.
La tendenza è assai evidente per quanto riguarda il teatro. Nel triennio 2019-2020 erano stati sostenuti dal FUS 20 (venti) Festival di Teatro. Nel 2021 sono state accettate 50 Prime istanze, portando il numero totale dei Festival di Teatro a 70. Nel 2022 il numero totale del Festival di Teatro è di 58: 17 festival “storici” più 41 Prime istanze, di cui 23 entrate nel 2021 e 18 entrate nel 2022.

Una tendenza analoga si è verificata negli altri settori del FUS (tenendo presente che per la Direzione Generale dello Spettacolo dal vivo vengono considerate “Prime istanze” del triennio in corso sia i nuovi ingressi 2022-2024 sia i soggetti già finanziati a partire dall’anno pandemico 2021).
Per il Teatro di strada, nel 2021 sono stati ammessi 6 festival “storici” più 11 Prime istanze (non sono stati ancora resi noti i dati 2022).
Per la Musica (art. 24), oltre ai 5 “Festival di assoluto prestigio” (Verdi a Parma, Rossini a Pesaro, Puccini a Torre del Lago, Umbria Jazz e Ravenna Festival), per la “Musica classica” ai 38 festival già finanziati nel 2022 si sono aggiunte 57 Prime istanze triennali, più 38 Prime istanze per la “Musica contemporanea d’autore” e 17 Prime istanze per la “Musica jazz”.
Per la Danza (art. 29), il DM 2022 prevede 9 festival e 36 Prime istanze (e altre 3 Prime istanze tra le rassegne, a cura di Emilia Romagna Teatro Fondazione, Laagam a Milano e Menhir a Ruvo di Puglia).
Per il Circo, oltre ai 7 festival “storici” sono presenti nel Decreto 2022 16 Prime istanze.
Anche i Festival multidisciplinari si sono gonfiati nel 2021 con diverse Prime istanze (non sono stati ancora resi noti i dati 2022).
Queste informazioni si ricavano dal sito del Ministero della Cultura, dove nelle ultime settimane sono stati pubblicati i Decreti Direttoriali che sanciscono i punteggi di Qualità Artistica assegnati dalle Commissioni Consultive del Ministero.
Ci sono state diverse Prime istanze anche in altri articoli del FUS, ma in misura più contenuta.
Tra le imprese di produzione (Art. 13), l’altro articolo assai movimentato, l’equilibrio è:
# comma 1 (Imprese di produzione) 37 “storici” e 21 Prime istanze,
# comma 2 (“under 34”) una sola compagnia “storica” e nessuna Prima istanza,
# comma 3 per l’ambito “infanzia e la gioventù” 27 “storici” e 20 Prime istanze,
# comma 3 per l’ambito “innovazione” 56 “storici” e 34 Prime istanze,
# comma 4 (“figura e immagine”) 13 “storici” e 10 Prime istanze,
# comma 6 (“teatro di strada”) 5 “storici” e 1 Prima istanza.
Gli altri Articoli hanno cambiamenti marginali, privilegiando la storicità dei soggetti.
Solo i festival hanno avuto questo boom. La scelta di puntare in maniera così decisa su questo settore indirizza l’intera prospettiva culturale del Paese.

Una scelta politica

L’esplsione dei festival nel FUS è frutto di una politica pianificata con attenzione. Lo “spacchettamento” (ovvero la spartizione della torta del FUS tra i diversi articoli del Decreto, che poi viene vistata dalle Regioni) è stato deciso all’inizio del 2022 e già prevedeva per i “Festival di Teatro – Prime istanze” uno stanziamento di ben 1.601.903,55 euro, rispetto ai 586.205,37 euro destinati ai 17 soggetti già sostenuti nel precedente triennio: una conseguenza dell’esplosione del settore nel 2021.
Ma non è tutto. All’euforia festivaliera contribuiscono e contribuiranno in questi mesi i fondi del bando PNRR periferie, che trasformeranno le aree meno centrali delle nostre città in un gigantesco festival, con centinaia di spettacoli e concerti. La spesa totale è di 25 milioni di euro per le 14 città metropolitane.

I LINK
#PNRR 22,2 milioni di euro “per un nuovo riscatto culturale delle periferie italiane”
#PNRR Assegnati i 2.505.000 euro del bando Milano è viva

Una formula di successo

L’interesse per i festival in questa fase ha diverse motivazioni.

«I festival rappresentano ormai un elemento centrale del panorama culturale italiano, sia a livello quantitativo sia per quanto riguarda la loro funzione. Quando nel 2016, seduti a un tavolo di osteria abbiamo iniziato la mappatura di TrovaFestival, non ci aspettavamo un fermento così importante. Tutto nasce disegnando sulle tovagliette di carta il tragitto delle tappe cultural-vacanziere in giro per l’Italia. Nasce così una prima mappa, fatta a mano, con alcuni tra i festival più importanti di teatro e danza ai quali gli addetti ai lavori non possono mancare. Quando quelle indicazioni vengono inserite in una Google Map e condivisa sui social, migliaia sono le condivisioni e i like. Inizia così il progetto di TrovaFestival, con un centinaio di festival tra teatro, danza, letteratura approfondimento culturale, musica, cinema, tv e video, arti visive, architettura e design…
A oggi, aprile 2022, abbiamo censito e catalogato oltre 1100 festival sparsi su tutto il territorio italiano, isole comprese, facilmente consultabili grazie al nuovo sito realizzato in collaborazione con l’Associazione Culturale Ateatro. Per la precisione, 217 festival di cinema e audiovisivo, 274 di musica, 315 di teatro, danza e circo, 70 di arti visive e 311 di libri e approfondimento culturale.
È un’offerta impressionante in un paese come il nostro, che ha consumi culturali molto inferiori rispetto alla media europea e a colpire è anche la varietà dei temi affrontati da questa galassia, per attrarre pubblici di interesse non ancora sollecitati alla partecipazione a eventi culturali. Dal fumetto alla scienza, dalla morte alla disperazione, dal cinema asiatico a quello latinoamericano, tutto può diventare festival.»
(Giulia Alonzo e Oliviero Ponte di Pino, In giro per festival. Guida nomade ai festival culturali italiani, Altreconomia, 2022, p. 10).

I LINK
Giulia Alonzo e Oliviero Ponte di Pino, In giro per festival. Guida nomade ai festival culturali italiani, Altreconomia, 2022
Alessandro Barbero sui festival (dal suo blog su Facebook).

TrovaFestival, in circa cinque anni di lavoro ha costantemente mappato le mutazioni dell’ambito festivaliero italiano, travalicando la settorialità o la geolocalizzazione con cui solitamente ci si approccia al tema. Per noi era ed è fondamentale pensare ai festival come elementi non residuali dei specifici settori disciplinari di riferimento, ma come strumenti autonomi con funzioni autonome rispetto al tradizionale approccio alla fruizione culturale. Quindi nella mappatura ci sono festival di settori disciplinari differenti, misure e grandezze – intese sia economicamente sia di capacità di risposta del pubblico – diverse; festival indipendenti e festival finanziati dal FUS; festival nati e poi morti e festival invece che resistono, magari trasformandosi e innovandosi.
È proprio dall’analisi di queste dinamiche che si riscontra il fermento del mondo festival: forse grazie alla sua “libertà di espressione”, al poter essere “fuori dai contesti burocratici” è oggi lo strumento che meglio risponde alle incertezze del mondo contemporaneo e alle richieste di un pubblico in evoluzione, e si conferma palco di sperimentazione organizzativo, culturale e artistico.

IL LINK
TrovaFestival

2020-2022: gli anni della resilienza. La ricerca di TrovaFestival

Appena iniziata la pandemia, uno degli obiettivi di TrovaFestival è stato monitorare l’andamento dei festival culturali italiani di fronte alla sfida del Covid. I festival monitorati sono stati tutti quelli mappati su TrovaFestival (dunque non solo i festival di spettacolo dal vivo).
Da fine febbraio 2020, dopo l’iniziale cancellazione totale degli eventi dovuta alle misure di contenimento della pandemia, si è riscontrata da un lato la massiccia riprogrammazione tra fine estate e inizio autunno, dall’altro uno spostamento di molte manifestazioni online, sperimentando per la prima volta streaming, dirette social, formule blended… Il 2021, iniziato con un lockdown di cui non si vedeva la fine, ha aumentato l’incertezza, incrementando le manifestazioni online nella prima metà dell’anno. Con l’estate i festival hanno rilanciato la formula in presenza, in alcuni casi tenendo aperta la possibilità di partecipazione da remoto. Per Il 2022 la situazione sembra essere tornata al pre-Covid: dall’inizio dell’anno solo tre manifestazioni hanno adottato la formula interamente online.

Festival cancellati nel 2020
26 si sono svolti regolarmente tra gennaio e febbraio
205 sono stati cancellati
16 sono stati interrotti
139 non hanno dato nessuna comunicazione

Festival cancellati nel 2021
37 sono stati cancellati
19 sono stati ridotti a un solo giorno di festival
152 non hanno dato nessuna comunicazione

Festival confermati nel 2020
541 festival si sono svolti regolarmente (con le restrizioni imposte) utilizzando la ‘finestra’ tra il 15 giugno (giorno di riapertura dopo il primo lockdown) e il 25 ottobre (ultimo giorno in cui si sono svolte le attività culturali in presenza). In questi 132 giorni si sono svolti in media 4,1 festival al giorno.
Dei 541 festival confermati, 365 si sono svolti nel periodo in cui si svolge abitualmente il festival, 157 sono stati riprogrammati in un periodo diverso da quello abituale; 19 hanno concentrato l’attività in un solo giorno.

Festival confermati nel 2021
Nel 2021 si sono svolti 912 festival in presenza, di cui 514 hanno confermato il loro periodo di svolgimento preCovid (2019), 250 hanno spostato le date sia rispetto al 2019 sia rispetto al 2020, 95 hanno confermato il cambio di data a causa del pandemia. 34 festival hanno ampliato il loro evento (diffondendo le attività su diversi mesi) e 19 hanno concentrato l’attività in un giorno.

I nuovi festival
Nonostante il periodo difficile, sono nati diversi nuovi festival: 32 nel 2020 e 26 nel 2021.

Festival che hanno spostato le date nel 2020
Una delle conseguenze dell’incertezza dovuta alla pandemia è stato il rinvio dei festival. Nel 2020, infatti, 157 festival si sono svolti in un periodo diverso dal solito, creando sovraffollamento in un arco di tempo limitato.
Nei mesi estivi la contingente riapertura ha riportato alla normalità la programmazione: ad agosto si sono registrati 233 festival contro i 199 del 2019. Tra settembre e ottobre l’attività si è intensificata: a settembre (da 172 festival del 2019 a 242 del 2020) e ottobre (da 131 nel 2019 a 154 nel 2020), ma anche a dicembre, solitamente insieme a gennaio uno dei mesi meno attivi (da 39 festival nel 2019 a 65 nel 2020). A determinare questa tendenza, la decisione di posticipare diversi eventi che solitamente si svolgono in primavera.
Inoltre, 7 festival hanno proposto una doppia edizione per il 2020: in primavera, quando l’evento avrebbe dovuto svolgersi, hanno lanciato il live streaming, e poi tra la fine dell’estate e l’autunno hanno riprogrammato un festival dal vivo.

Festival che hanno spostato le date nel 2021
Nonostante alcuni eventi abbiano mantenuto lo stesso periodo temporale del 2020, la situazione 2021 è risultata in linea con lo scenario pre-pandemia, con relativamente poche modifiche. Da notare come alcuni festival abbiano tenuto per il 2021 il festival nel periodo 2020 (Suq, Colline Torinesi).

Festival online nel 2020
Degli oltre 1000 festival in programma per il 2019, nessuno si era svolto interamente online.
Nel 2020 si sono svolti 167 festival interamente in streaming.
Il settore che sono passati al digitale più facilmente sono quelli di libri e di approfondimento culturale (60) e di cinema (50), meno teatro (28), musica (21) e arte (8).

Festival online nel 2021
Nel 2021 sono solo 24 i festival interamente in streaming, di cui 8 per libri e approfondimento culturale, 10 per il cinema, 4 per il teatro e 2 per l’arte.
Nel 2021 però molti eventi hanno adottato una formula blended o streaming, unendo il live al digitale, cercando di raggiungere un pubblico più ampio e geograficamente più lontano.

Primo semestre 2022: alcune anticipazioni
288 festival svoltisi tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2022 di cui:
# solo 3 interamente in streaming
# 8 alla prima edizione
# 41 hanno tenuto gli spostamenti effettuati negli anni pandemici
# 156 sono tornati o hanno confermato il periodo preCovid
# 83 hanno spostato le date sia rispetto al preCovid sia rispetto al Covid

Dopo due anni di pandemia i festival continuano a dimostrarsi uno strumento vivace e capace di porsi come intermediario tra il territorio, le istituzioni e il pubblico, grazie alla adattabilità a spazi non convenzionali e alla formula di “festa a tempo limitato”. Questo si riscontra nell’aumento costante del numero di festival, soprattutto in quelle zone interne e marginali che adottano la formula per ripartire dopo il lockdown, combinando cultura e turismo esperienziale.
Nonostante questo, di festival si parla sempre solo come corollario del settore di riferimento: il teatro e i festival di teatro; il cinema e i festival di cinema; la danza e i festival di danza… limitando da un lato la naturale struttura sperimentale e ibrida dei festival, spesso basata sulla interdisciplinarietà e sulla contaminazione delle arti; dall’altro assoggettando i problemi le funzioni dei festival a quella delle ordinarie strutture culturali e dimenticando le loro funzioni.

IL LINK
Oliviero Ponte di Pino e Giulia Alonzo, Italian cultural festivals: The post-pandemic stake, “Economia della Cultura”, pp. 113-122, DOI: 10.1446/101673

Piccolo è bello?

I festival nascono e muoiono, ed entrano ed escono anche dal FUS.
Dei 20 Festival di Teatro “storici”, tre non compaiono più nelle liste 2022-2024 (Primavera dei teatri a Castrovillari, Wonderland a Brescia e Controluce a Torino).
Un dato salta agli occhi raffrontando le Prime istanze 2021 e 2022. Delle 45 Prime istanze accolte nel 2021, ben 22 figurano nell’elenco dei “non ammessi” nel 2022 e 5 sono scomparse (domande non presentata o non accolte): al netto dell’emergenza pandemica, una percentuale altissima, in un FUS da sempre dominato dalle rendite di posizione, dove i cambiamenti da un anno all’altro sono minimi.
Forse questo dovrebbe suggerirci qualcosa sulla capacità del Ministero di investire sul medio e sul lungo periodo, senza inseguire le novità e il giovanilismo a tutti i costi, e puntando invece (almeno a livello nazionale) su progetti di più ampio respiro (e storicità).
In base allo “spacchettamento”, in media le Prime istanze tra i Festival di teatro dovrebbero ricevere circa 39.000 euro ciascuno.
Per fare un raffronto, i 17 Festival di Teatro “storici” dovrebbero essere finanziati in media con circa 36.000 euro ciascuno (nel 2021 erano poco più di 30.000 auro a festival). Nel 2021 gli otto Festival Multidisciplinari di pertinenza teatrale, ovvero Napoli Teatro Festival (Fondazione Campania dei Festival), Artisti in Piazza (Ass. Cult. Ultimo Punto), Festival di Santarcangelo (Ass. Cult. Santarcangelo dei Teatri), Short Theatre (Ass. Cult. AREA06), Fog (Fondazione CRT Centro Ricerche Teatrali / Teatro dell’Arte), Kilowatt (Ass. Cult. CapoTrave), Dro (Il Gaviale Società Cooperativa), Estate Teatrale Veronese (Comune di Verona Settore Spettacolo) hanno ricevuto dal FUS complessivamente 1.575.219,32 euro, in media quasi 200.000 euro ciascuno.
Il rischio è che i Festival di Teatro diventino una galassia di piccoli progetti, con un sostegno ai singoli piuttosto limitato.

Il rapporto tra Stato, Regioni e Comuni

Le Prime istanze paiono del resto in molti casi iniziative di ambito locale, che difficilmente possono sostenere una proposta artistica e organizzativa di alto livello, mentre le aperture internazionali sono pressoché impossibili. Queste iniziative dovrebbero essere sostenute a livello locale, là dove (almeno in teoria) c’è una maggiore consapevolezza della realtà e delle esigenze dei territori.
Il Ministero della Cultura dovrebbe piuttosto sostenere e valorizzare le eccellenze a livello nazionale e internazionale (vedi anche la politica europea sulla mobilità degli artisti).
Ma, come sappiamo, il rapporto tra lo Stato e gli enti locali e territoriali è un nodo irrisolto della nostra politica, non solo in campo culturale, con continui rattoppi alla Costituzione. Il risultato è che tutti possono fare di tutto, anche se non necessariamente fanno le cose che dovrebbero fare, in una continua sovrapposizione/scaricabarile di ruoli, competenze, velleità. A prescindere dal diritto dei cittadini all’accesso alla cultura.

IL LINK
181 | Dossier | Stato e Regioni nella promozione dello spettacolo dal vivo. Norme e politiche a confronto

I giovani operatori

Per partecipare al “bando FUS” è necessario presentare una domanda, corredata da una complessa documentazione (e anche i susseguenti obblighi burocratici sono impegnativi). Oltre alle domande “ammesse”, ci sono decine di manifestazioni che non sono state ammesse al FUS 2022.
Sono dunque moltissime le organizzazioni (associazioni, fondazioni, amministrazioni, teatri, compagnie e persino alcune aziende private) che in tutta Italia hanno scelto di impegnarsi nella progettazione di un festival e di candidarsi al FUS.
È una riprova della vitalità dei territori e del tessuto di realtà che innervano il nostro spazio pubblico, anche nei piccoli borghi (anche se in realtà sono molti le Prime istanze festivaliere nelle grandi città, e non sempre in zone “periferiche”).
Presumibilmente, sono tanti i giovani operatori che privilegiano questa strada rispetto ad altre opzioni per accedere al FUS, per esempio con una compagnia. Oppure hanno ritenuto che questa fosse la strada migliore per far sostenere dal Ministero il loro progetto artistico e culturale.
Per approfondire questi aspetti sarà necessaria una attenta analisi. È possibile però avanzare alcune ipotesi.
I festival consentono di muoversi in autonomia fuori dalle grandi istituzioni culturali, difficilmente accessibili a realtà giovani e indipendenti. Consentono di aprire spazi di incontro e bellezza fuori dai luoghi deputati della cultura. Un festival si può fare ovunque: non c’è bisogno di portare la gente nei templi dello spettacolo e della cultura, ma si porta lo spettacolo là dove c’è la gente, con modalità più aperte e informali (ma va ricordato che il FUS privilegia le iniziative che fanno pagare un biglietto rispetto a quelle gratuite).
I festival, se sono sorretti da un’idea originale, sono facilmente spendibili sul piano comunicativo, anche se contribuiscono alla “eventizzazione della cultura”.
Infine festival e rassegne sono sorretti da una formula organizzativa leggera, che nei piccoli festival impegna per un periodo limitato. La struttura organizzativa è dunque strutturalmente precaria, come se la precarietà organizzativa e lavorativa del settore dello spettacolo fosse stata interiorizzata e resa programmatica.

La speranza

Probabilmente molti dei Festival sostenuti dal FUS sono rassegne più o meno interessanti, più o meno fotocopia: anche quest’anno la stessa compagnia sostenuta dalla critica, gli stessi autori alla moda, gli stessi musicisti di tendenza girano diverse manifestazioni culturali.
Ma, come abbiamo visto, i festival in Italia rappresentano un importante spazio di sperimentazione, sia dal punto di vista artistico sia per il rapporto con il pubblico e con i territori. Nella massa delle proposte, dentro e fuori dal FUS, forse emergeranno formule innovative di audience development ed engagement, di lavoro sui territori, di creazione condivisa.
Con questa leva di nuove manifestazioni, molti giovani operatori si mettono alla prova e sfidano l’establishment di un mondo, come quello dei festival, troppo spesso autoreferenziale.




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