TourFest2024 | Lo slancio della direzione artistica partecipata under 30 per il Quartiere Adriano

Back to the Future Festival a Milano

Pubblicato il 02/07/2024 / di / ateatro n. 197 | TourFest 2024

In un mondo che ci chiama a dover eccellere in tutto ciò che facciamo, giustificando qualsiasi mezzo che valorizza la singolarità, noi siamo ripartite da zero. Abbiamo riflettuto sulle nostre esigenze, quelle di una generazione consapevole che fa i conti con un presente irrefrenabile e un futuro incerto.
A tutto ciò, rispondiamo con un progetto collettivo: un Festival a misura di esseri umani.
Un Festival che si definisce in alcune parole chiave che vi doniamo nella speranza che siano accolte e soprattutto reinterpretate.
Attraverso queste parole abbiamo costruito un metodo.

Noi, in continuo mutamento, mai uguali a noi stesse.
Noi, che ci siamo chieste dove vogliamo andare.
Noi, il nostro entusiasmo, il tempo e l’energia che abbiamo dedicato.

Vi chiediamo di lanciare lo sguardo oltre e di rivendicare la possibilità di immaginare un presente diverso. Un presente che – in fondo – è già futuro.

Questa premessa si legge sul sito e sul libretto di Back To The Future Festival 2024 – Sono parole che riecheggiano nella mia mente mentre mi dirigo verso l’aperitivo di inaugurazione della terza edizione. La grigia giornata non ha fermato nessuno e il festival inizia tra la gioia e i sorrisi dei ragazzi della direzione artistica partecipata, ovvero la DAP. Un progetto di partecipazione a cura di Ecate Cultura, che ogni anno apre le sue porte a un gruppo di giovani ragazze e ragazzi che, grazie ad un percorso di formazione e accompagnamento curato dall’ente, ovvero Josephine Magliozzi, Sara Carmagnola, Federica Palladini, porta alla realizzazione di un festival.
La direzione artistica partecipata non è l’unica in Italia. BTTF fa parte della rete nazionale Risonanze Network, che mette in collegamento più realtà culturali con l’obiettivo comune di tutela e promozione di giovani artisti e giovani pubblici.
Quest’anno l’edizione di BTTF ha una particolarità: il festival si divide in due momenti, il primo si è tenuto il 15 e il 16 giugno 2024 e il secondo si terrà dal 27 al 29 settembre.

Una direzione artistica partecipata e un giornale

Il festival è ospitato dallo spazio Magnete nel quartiere Adriano a Milano. Un quartiere ancora poco conosciuto dai milanesi stessi, ma che ha subito grossi cambiamenti negli ultimi anni ed è diventato parte integrante del lavoro di Ecate e dei ragazzi e delle ragazze della DAP.
Il percorso della direzione artistica partecipata è formato da due processi distinti: l’organizzazione del festival e una co-creazione partecipata, entrambi ogni anno differenti. La co-creazione dell’edizione di quest’anno ha prodotto il giornale “Note a margine. Appunti su Quartiere Adriano”, grazie alla collaborazione con Giulia Alonzo per la consulenza editoriale, Dario Carta per la consulenza grafica e Isabella Balena per la consulenza fotografica.
Ne sono state stampate 1000 copie, un’edizione limitata molto apprezzata dal pubblico. Tra informazioni generali sul quartiere, compresa una mappa, le storie di alcuni residenti, il racconto delle realtà operative sul territorio e persino puzzle e cruciverba, i ragazzi e le ragazze della DAP provenienti da tutta Italia hanno creato un legame con il territorio.

Il primo giorno

Il primo giorno di festival si sono susseguiti due spettacoli teatrali e un dj set.
All’entrata, oltre alla biglietteria, erano stati allestiti una zona di decompressione con cuscini e musica classica dove potersi riposare, una libreria con libri concessi in prestito da Biblioteca di Condominio Punto e a Capo e “Birdmen”, una rivista indipendente no profit che pubblica ogni giorno articoli e contenuti online e cura un’edizione cartacea annuale su film, serie e teatro.
Il primo spettacolo, Tre liriche di Jacopo Neri e con Dario Caccuri, Chiara Ferrara e Jacopo Neri, parla di una relazione ormai giunta al termine, di amore e paura, emozioni differenti che qui si legano inevitabilmente tra di loro, in un racconto dove pensieri intrusivi cercano di modificare la realtà.
I tre personaggi alternano l’esposizione dei loro pensieri per poi sovrapporsi e scontrarsi tra loro. Se inizialmente le tre parti sembrano coesistere, più passano i minuti e più si scontrano fino a sovrapporsi. Per tutto lo spettacolo si alternano musiche dolci a rumori più fastidiosi, in linea con ciò che sta succedendo in scena. Allo scontro sono associati rumori o suoni più elettronici, mentre per la situazione iniziale, più calma, viene utilizzata una melodia più dolce.
Corpo sessualizzato in questa nuova società pervasa dai media è il tema di Wannabe, performance nata da un’idea di Fabritia D’Intino e Federico Scettri, protagonisti dello spettacolo. E’ un mix di danza, luci stroboscopiche e musica dal vivo di cultura pop intervallata da frasi discriminatorie sulla figura femminile. In scena una danzatrice con un body attillato raffigurante una tigre che veicola lo sguardo dello spettatore sul lato b della performer che si muove a ritmo di musica. L’intensità dello spettacolo cresce sempre più e l’apice si tocca nel momento in cui la protagonista si gira improvvisamente verso il pubblico. In quel momento lo spettatore si risveglia dalla trance in cui era entrato all’inizio dello spettacolo e si accorge che fino a quel momento il suo sguardo, veicolato verso una precisa parte del corpo della performer, ha portato a una vera e propria inconscia sessualizzazione della figura femminile.
La musica ci ha accompagnato anche nell’ultimo evento della serata, il dj set BTTM – Back To The Music a cura di Gianella Chumpitaz aka Wiqha, artista multidisciplinare che cerca sonorità differenti che mettano in connessione culture diverse, in particolare quella peruviana e colombiana.
Dopo aver ballato insieme ai ragazzi e alle ragazze, torno a casa stanca ma piena di entusiasmo.

Il secondo giorno

Una buona colazione offerta dall’organizzazione è necessaria per affrontare il laboratorio Dance Well a cura di Emanuele Onria e Alessandra Onnis. Dopo averci spiegato come il movimento corporeo apporti benefici per il nostro sistema psichico, ci propongono due ore di esercizi di immaginazione collettiva e di contatto e scoperta tra corpi di generazioni differenti. Un momento di condivisione che si è svolto sia all’interno dello spazio Magnete che nella piazza adiacente.
Nel pranzo condiviso si respira l’atmosfera del festival, un’aria giovanile, rilassata, divertente e speciale. I ragazzi della direzione artistica partecipata ci intrattengono raccontando con entusiasmo la loro esperienza, le loro emozioni, in un momento di pura festa.
Breve pausa nella zona di decompressione per poi partecipare a un talk esperienziale dedicato a tre argomenti molto vicini ai giovani: eco-ansia, fallimento e abitare.
Perchè esperienziale? I momenti di confronto hanno portato a risultati differenti. Con i ragazzi che insieme a me hanno partecipato al talk sull’eco-ansia, abbiamo portato come esito un cartellone che illustrava un percorso di consapevolezza per gestire le emozioni che ci suscita il cambiamento climatico: rabbia, tristezza, rassegnazione o positività e speranza nel poter effettivamente cambiare il mondo. Il talk sul fallimento ha portato a una vera e propria performance di qualche minuto a partire dalle riflessioni che questa parola suscita nei giovani.
Il talk sul tema dell’abitare ha generato un manifesto sui problemi e sulle possibili soluzioni. I problemi sono vari, dai prezzi troppo elevati a strutture non adatte a vivere in sicurezza, ma anche legati al “sentirsi a casa”, ovvero al sentirsi in un luogo sicuro, in tranquillità e pace. Le soluzioni trovate sono differenti ma non sempre praticabili e la maggior parte sono legate a richieste e aiuti che le istituzioni che non sempre riescono a soddisfare.
La giornata e il festival terminano con la performance Concerto fetido su quattro zampe di e con Alice e Davide Sinigaglia, che recitano, cantano e suonano canzoni proprie. I due fratelli portano in scena l’anima di cani e quella di ragazzi. Questo intreccio lo ritroviamo non solo nel testo dello spettacolo, ma anche nei costumi. Le maschere di un carlino e un bull terrier vengono indossate dai fratelli Sinigaglia, che si avvicinano lentamente al pubblico per ricevere carezze, impersonificando appieno gli animali.
Riempie di gioia vedere così tanta cura ed entusiasmo da parte di un gruppo di giovani under 30 che credono nella cultura e si impegnano ad avvicinarla a diverse generazioni.
Ci vediamo per l’edizione di settembre!