Polis Teatro Festival a Ravenna
La bussola di Polis Teatro Festival continua a girare e, quest’anno, punta l’ago verso il nord più glaciale. Con il tema Nordic Focus, ErosAntEros – Agata Tomšič e Davide Sacco – mette al centro della nona edizione del festival la drammaturgia nordica, caratterizzata da uno stile essenziale ma folgorante.
La programmazione si è aperta martedì 5 maggio con i due spettacoli vincitori della selezione del progetto Visionari, iniziativa che Polis Teatro Festival porta avanti sin dalla prima edizione. Ismene per sempre di Adexo Arti Creative e Capelli. M. si desta un mattino da sogni inquieti del Collettivo Sante di Lana hanno inaugurato gli spazi del Teatro Rasi, uno dei luoghi attraversati dalle compagnie ospiti provenienti da Lituania, Lettonia, Estonia, Finlandia, Svezia, Norvegia e Danimarca.

Collettivo Sante di Lana, Capelli. M. si desta un mattino da sogni inquieti, Polis Teatro Festival, ph. Dario Bonazza
Il vento gelido dei paesi baltici non si è fermato al Teatro Rasi: ha attraversato la loggia del MAR, corso tra i tavolini del Teatro Socjale di Piangipane, per poi tornare vicino all’acqua dietro le porte dell’Almagià, da dove, giovedì 7 maggio, ha iniziato a provenire uno strano suono elettronico mescolato all’antica lingua di Sofocle.
Tracking satyrs into morse è un viaggio psichedelico alla ricerca della mandria perduta di Apollo, tra suoni oscuri e linguaggi da decifrare. Demetrio Castellucci recupera il dramma satiresco incompleto di Sofocle, I cacciatori di tracce, e lo traduce in codice Morse: due forme di linguaggio sospese tra antico e moderno, ponte tra ciò che è noto e ciò che sfugge. Sul fondo scorrono i frammenti del testo; al centro Castellucci governa beat e percussioni in un rituale che vuole risvegliare i satiri negli spettatori. Il Morse diventa poesia, il deejay satiro.
Demetrio Castellucci, Tracking Satyrs, Polis Teatro Festival, ph. Dario Bonazza
“Flusso” è forse la parola che meglio descrive questa edizione di Polis Teatro Festival: flusso di emozioni, sensazioni, vibrazioni, ma anche di ricordi e temporalità. Un attraversamento continuo tra memoria, presente e desiderio futuro, impossibile da concretizzare in qualcosa di lontanamente fisico.
Tivoli di Siim Tõniste, artista estone la cui ricerca ruota attorno al teatro collaborativo, mette in dialogo gli spazi del MAR con i racconti di alcuni studenti liceali e universitari del ravennate coinvolti in un processo di residenza unico. La relazione tra i ricordi immateriali della pietra, della carta e dell’argilla acquista profondità nel confronto con i colori dell’infanzia, il rumore delle risate e il vociare della comunità. Un “luna park temporaneo” costruito su nostalgie individuali e desideri collettivi proiettati verso il futuro.

Siim Tõniste, Tivoli, Polis Teatro Festival, ph. Dario Bonazza
A chiusura del festival, due opere che incarnano il dialogo tra drammaturgia nordica e rappresentazione mediterranea. Due compagnie del territorio – Eugenio Sideri/MaMiMò e Studio Doiz – si confrontano con due testi emblematici della scena teatrale contemporanea. Entrambi, in forma di reading, affrontano un tema centrale del presente: la “solitudine rumorosa”, quella sensazione che persiste nonostante il continuo bombardamento di stimoli esterni.
Due parole su Ulla – regia di Eugenio Sideri, interpretazione di Alice Giroldini, produzione Centro Teatrale MaMiMò in collaborazione con PAV/Fabulamundi Playwriting Europe – mette al centro di un enorme letto vuoto l’isolamento dal mondo esterno. La scrittrice finlandese Eeva Turunen si fa portavoce di una distanza emotiva sempre più diffusa in un mondo guidato dal digitale. Tra finte telefonate e conversazioni mai avvenute, Ulla diventa l’oggetto del desiderio degli spettatori, complici della stessa ricerca della protagonista.

Eeva Turunen, Ulla, regia Eugenio Sideri, Polis Teatro Festival, ph. Dario Bonazza
L’atmosfera sospesa della regia di Sideri viene spezzata dal lavoro successivo, che trascina lo spettatore su un piano più fisico e crudele. Qualcosa di reale dell’autore Martin Algus, messo in scena da Studio Doiz – Lorenzo Carpinelli e Alessandro Renda in scena, Jacopo Gardelli alla regia – mostra il volto più feroce dell’isolamento: la violenza che può nascere dalla solitudine. In un’escalation di eventi sempre più negativi, i due protagonisti intraprendono una sfida senza vincitori, destinata a concludersi soltanto quando riusciranno ad affrontare il proprio vuoto relazionale.

Martin Algus, Qualcosa di reale, regia di Jacopo Gardelli, Polis Teatro Festival, ph. Dario Bonazza
Con oltre trenta eventi, questa edizione di Polis Teatro Festival ha portato in scena una porzione d’Europa raramente protagonista della programmazione teatrale italiana, all’insegna della creazione femminile e di una riflessione sul piacere, la cura, il patriarcato, la politicità dei corpi, ma anche sulla nostalgia e sulla relazione con l’altro. Un festival che ha scelto di guardare al Nord non per distanza geografica, ma per trovare nuovi modi di raccontare il presente. Attraversare i vari appuntamenti – tra tavole rotonde, spettacoli, talk e performance partecipate – è stato come camminare nella neve appena caduta per la prima volta: piacevole, ma surreale.




