Costruire con la musica in Mozambico

Un progetto di cooperazione culturale

Pubblicato il 08/07/2022 / di / ateatro n. 184

Maputo 5 luglio

La musicista Eldevina Materula, Ministra della Cultura e del Turismo del Mozambico

A Maputo è arrivato oggi il Presidente Mattarella. E’ una bella coincidenza che proprio in questi giorni sia partito il progetto di cooperazione Italia/Mozambico Construindo com a mùsica (Costruire con la Musica).
Il progetto è stato presentato alla stampa il 27 luglio alla presenza della Ministra della Cultura e del Turismo del Mozambico, la musicista Eldevina Materula, che non ha nascosto entusiasmo e partecipazione: l’iniziativa, ha dichiarato, «mira a contribuire allo sviluppo delle industrie culturali e creative, grazie al rafforzamento dell’industria musicale in Mozambico», con l’ obiettivo di rivitalizzare e potenziare il settore, considerato strategico per la crescita economica e sociale del paese e per la creazione di nuove opportunità di lavoro per i giovani.

Cecilia Balestra (Milano Musica) e Valentina Gianni (Agape) con Evelina Matarula, Ministra della Cultura e del Turismo del Mozambico

Si tratta di un progetto impegnativo e inedito: non è certo frequente che la nostra cooperazione allo sviluppo intervenga con questa decisione sul fronte culturale.
Non solo di risorse energetiche e materie prime è fatta la ricchezza di un paese come questo, ma anche di musica. In particolare, di meravigliosi strumenti tradizionali come la timbila, iscritta dall’Unesco nel patrimonio immateriale dell’umanità dal 2008, e la geniale mbira – strumento tipico della regione – patrimonio Unesco per Malawi e Zimbabwe dal dicembre 2020.
Gli strumenti musicali sono in effetti all’origine di questa avventura. Il titolo del progetto riprende quello della raccolta di strumenti del 2011 promossa da Milano Musica in collaborazione con il Teatro alla Scala, e in partenariato con Music Fund di Bruxelles e con il Sistema delle orchestre giovanili in Italia: il Mozambico era uno dei paesi coinvolti e negli anni i rapporti sono proseguiti con iniziative di formazione, sostegno al restauro e all’accordatura di strumenti classici occidentali e studio, promozione e costruzione degli strumenti tradizionali del paese e della regione.

La Mbira, Patrimonio Immateriale dell’Umanità Unesco (ph. Ivan Johane Mucavel)

I LINK
Costruire con la musica
La videogallery

Un percorso lungo e partecipato, seguito con determinazione sul fronte italiano dalla direttrice del festival milanese di musica contemporanea, Cecilia Balestra (“una combattente”, come l’ha definita la Ministra), fino alla costruzione di questo progetto comune, che mira alla creazione di posti di lavoro destinati alle fasce più giovani in ambito culturale, e musicale in particolare.
Il programma della durata di 36 mesi sarà realizzato da A.G.A.P.E., associazione impegnata in vari paesi in via di sviluppo per il sostegno all’infanzia e ai giovani (ha dato forma e dirige il progetto Valentina Gianni), con il Ministerio da Cultura e Turismo de Moçambique (soggetto co-proponente), in partenariato con Milano Musica, il Comune di Milano (che ha già una collaborazione sperimentata in altri campi con quello di Maputo), e Diapason Progetti Musicali e sarà realizzato grazie a un finanziamento di 1.386.000 euro dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS).
Si tratta di un percorso di capacity building incentrato sulla musica come fattore di sviluppo socio-economico e intende perseguire nel corso di tre anni tre obiettivi.

SVILUPPO ISTITUZIONALE
Contribuire a rafforzare le istituzioni pubbliche che si occupano di industrie culturali e creative in Mozambico, con particolare attenzione al settore della musica e delle arti dello spettacolo.

FORMAZIONE PROFESSIONALE
Migliorare la formazione e il livello professionale del settore musicale con particolare riguardo alla formazione tecnica e manageriale.

OCCUPAZIONE E IMPRENDITORIALITÀ
Stimolare la nascita di nuove imprese e l’innovazione e la crescita delle organizzazioni esistenti nel settore delle industrie culturali e creative.

In particolare il progetto punta al rilancio delle CASE DELLA CULTURA e alla loro trasformazione in incubatori culturali nelle province di Inhambane, Zambézia e Nampula. Istituzioni storiche, nate come presidi culturali e formativi decentrati, questi luoghi hanno oggi urgente bisogno di attrezzature, personale tecnico e organizzativo qualificato.

Il problema del decentramento delle attività culturali – oggi concentrate nella capitale – è uno dei principali di questo vastissimo paese, i gruppi teatrali e musicali non riescono a organizzare e sostenere gli spostamenti, i talenti locali a emergere, gli spazi – tutti, e non solo le Case della Cultura – sono inadeguati e poco attrezzati (anche a Maputo).
Gli altri problemi ricordano molto – amplificati – quelli italiani: la precarietà del lavoro, la burocrazia (si avverte quasi più il bisogno di semplificazione che di contributi), il sistema dei finanziamenti, inevitabilmente scarsi e non proprio trasparenti (ma Governo e uffici ministeriali ne sono consapevoli e stanno studiando una riforma).
Nonostante tutto questo, si registra una considerevole vitalità organizzativa: si compensa l’assenza di istituzioni di spettacolo con una grande quantità di festival e eventi, i promotori, spesso gli stessi artisti, riescono a reperire sponsorizzazioni private (anche la legge su mecenatismo è in ritardo) e intercettare sostegni dalla rete degli istituti culturali, delle ambasciate, dell’Europa naturalmente e dal vasto e articolato mondo della cooperazione internazionale. Anche gli incassi contano, almeno per alcune tipologie di evento e spettacolo, ma il biglietto di ingresso è sicuramente un problema, rischia di discriminare il pubblico e può costituire una barriera all’accesso (il Mozambico è uno dei paesi più poveri del mondo).
Alla vitalità organizzativa corrisponde il fermento artistico, in tutto il paese: e anche qui il covid ha risvegliato una maggiore consapevolezza e il bisogno di contarsi (e quanti sono gli artisti, soprattutto i musicisti in Mozambico è una cosa davvero difficile da censire).

Di questa vivacità è espressione il festival Raiz (Radici) che si è da poco concluso. Il festival è particolarmente dedicato alle espressioni musicali tradizionali, senza disdegnare la contaminazioni con strumenti occidentali e elettronici (anche se nelle conferenze-spettacolo del festival c’è chi parla di “decolonizzazione” della musica), e la vitalità esplode nell’esito finale della residenza artistica internazionale che, al centro franco-mozambicano, ha visto 16 musicisti lavorare assieme per due settimane, 8 uomini e 8 donne da Mozambico, Sudafrica, Zimbawe ma anche Brasile, Francia, Portogallo, Spagna. Una trascinante esplosione di energia.

Maputo, Festival Raiz, residenza artistica “Tradizione e trasformazione”, Centro culturale franco mozambicano, 1 luglio 2022

E’ in questo contesto, vitale e fragile, che “Costruire con la musica” ha scelto di partire con alcuni momenti di confronto e di laboratorio.
Il primo incontro pubblico ha collegato gli obiettivi del progetto – prevalentemente orientato alla musica – con le strategie di sviluppo delle industrie culturali e creative su cui il governo punta moltissimo: turismo soprattutto. Ma la classificazione Unesco include nel settore il patrimonio, le arti visive, l’artigianato, media e audiovisivo, editoria, moda e design e anche lo sport: tutti settori che possono rafforzarsi fra loro con potenzialità enormi, ma forme efficaci di collegamento sono ancora tutte da costruire, o quasi (un po’ come in Italia).
Si è scelta invece la forma del laboratorio per mettere a fuoco i problemi dello spettacolo dal vivo e raccogliere proposte e idee. I due giorni dedicati all’industria e all’organizzazione musicale, introdotti per l’Italia da Corrado Beldì, sono stati molto partecipati e animati: giovani musicisti, promoter, funzionari pubblici, come in un’edizione delle nostre “Buone Pratiche del teatro”. Si è discusso in plenaria e in gruppi di lavoro della modalità di organizzare eventi e festival, del sistema dei finanziamenti pubblici, di mecenatismo, di formazione, di spazi, di decentramento, di registrazioni, di diritto d’autore, di collegamento con le industrie creative…temi che sarà forse interessante approfondire per le specificità che assumono in questo paese ma anche per qualche significativa affinità col sistema italiano.

Maputo, 4 e 5 luglio 2022, progetto Costruire con la musica, il workshop dedicato all’organizzazione musicale

I docenti dell’Istituto d’arte, ISARC che ha anche un corso in gestione e produzione culturale, con Cecilia Balestra e Mimma Gallina per la parte italiana e con la collaborazione dello stesso Ministero, stanno inoltre definendo le tracce di una ricerca che approfondirà alcune specificità del sistema e contribuirà a individuare le linee dei seminari formativi in ambito manageriale che costituiscono una delle azioni del progetto e interesseranno in particolare gli operatori delle case della cultura. I seminari coinvolgeranno fra il 2022 e il 2023 docenti mozambicani e italiani anche in collaborazione con Fondazione Scuole Civiche Corso Organizzatore dello Spettacolo dal Vivo, Scuola di Teatro Paolo Grassi.
Sta patendo anche la formazione tecnica -assolutamente necessaria- a cura di Andrea Rovacchi (per Milano Musica) per quanto riguarda la professionalizzazione dei tecnici del suono, e la formazione di riparatori e costruttori di strumenti musicali (classici e tradizionali mozambicani) e infine -ma con una sperimentazione alle spalle- un percorso dedicato alla musicoterapia, curato da Marinella Maggiori per Diapason (partner del progetto).

Cecilia Balestra, Mimma Gallina con i docenti ISARC Carlos Bavo, Joao Mucavele, Cleulia Gero, Victor Chibanga, Marcos Dossisgos, Anselmo Chissaque

Insomma, una filiera lunga che dall’Italia al Mozambico si propone anche come modello progettuale sperimentale.