Studio Azzurro manda Galileo all’inferno

Il debutto del nuovo lavoro a Norimberga

Pubblicato il 10/03/2006 / di / ateatro n. 096 / 0 commenti /
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STUDIO AZZURRO

GALILEO ALL’INFERNO
cosmodramma

Spettacolo di danza e video in 5 piattaforme interattive
Progetto scenico e multimediale: Studio Azzurro

Regia: Paolo Rosa
Coreografia: Daniela Kurz
Drammaturgia: Paolo Rosa ed Andrea Balzola
Testi: Andrea Balzola
Luci e fotografia: Fabio Cirifino
Scenografia e Costumi: Frank Albert
Sistemi Interattivi: Marco Barsottini e Lorenzo Sarti
Musica originale: Tommaso Leddi

Montaggio: Antonio Augugliaro
Operatore: Rocco Cirifino
Grafica: Daniele de Palma
Computer hardware e software: Alberto Massagli, Emanuele Siboni.
Tracking software: Alessandro Valli

Assistenti: Paola Tognazzi, Mahnas Esmaili, Luigi Boccadamo, Federico Perrone.

Produzione esecutiva: Paola Tognazzi
Relazioni pubbliche: Delphine Tonglet 

Coordinamento progetto: Reiner Bumke, 235 Media, Meike Ludwig. 



Danzatori in scena: 7 ballerini del corpo di ballo “Staatstheater Nuremberg”
Danzatori nel video: Corinna Azzi, Andrea Valfre’, Valter Esposito, Simone Magnani, Fabio Ratti, Salvatore Giacomia, Antonella Marra.

Prodotto da Open Haus Norimberga e Studio Azzurro

Galileo all’Inferno: il viaggio immaginario di uno scienziato
(Testo introduttivo allo spettacolo, a cura di Andrea Balzola)

Questo spettacolo, che si ispira a Galileo Galilei, nasce dalla collaborazione artistica tra il Balletto di Norimberga e lo Studio Azzurro di Milano.
La vita dello scienziato italiano Galileo Galilei (1564-1642) attraversa il tempo come una stella cometa, è emblematica del complesso rapporto tra ricerca scientifica e fede religiosa, tra libertà di pensiero e convenzioni culturali, tra invenzione tecnologica e sviluppo della conoscenza. Galileo detesta l’astrazione e l’arroganza dei dogmi accademici e metafisici, ama l’esperienza diretta del fare come un’artista, scopre i segreti della fisica immergendosi nella sperimentazione, creandosi nuovi strumenti di misurazione, non inventa il cannocchiale ma lo punta per primo con tanto accanimento sul cielo, fino a diventare cieco, scoprendo e dimostrando che l’eretico Copernico aveva ragione: la terra non è al centro dell’universo, la luna e gli altri pianeti non sono sfere immobili e cristalline ma sono masse viventi, mobili e mutanti, il fango è per lui più nobile del diamante perché è fonte di vita. La sua opera diventa simbolo di come il pensiero di un uomo possa esplorare l’ignoto aprendo nuove prospettive per l’umanità, a suo rischio e pericolo, ostinato a prezzo anche della vita e degli affetti. Quando abiura lo fa per paura e per stanchezza o per poter continuare la sua ricerca, affidandosi al giudizio dei posteri?
Pubblica le sue opere in italiano invece che nel latino canonico, perché crede nella condivisione e nella divulgazione del sapere, la sua opera più importante (Sui due massimi sistemi tolemaico e copernicano) è scritta in forma di dialogo come un testo teatrale, Tommaso Campanella la definisce infatti una “commedia filosofica”, argomenta le proprie idee facendo parlare il proprio alter ego con 2 interlocutori e così “mette in scena” per la prima volta il pensiero scientifico, come un regista-drammaturgo dei concetti. L’idea di teatralizzare Galileo non viene quindi da Brecht ma da Galileo stesso. Ma come sintetizzare la complessità del personaggio e delle sue idee in una visione simbolica, veloce, fatta da corpi in movimento, immagini videoproiettate e ambienti interattivi?

C’è anche, nel densissimo percorso di questo fondatore del metodo sperimentale e della scienza moderna, un sorprendente, e poco noto, tentativo di coniugare il rigore matematico con l’immaginazione poetica e artistica. Infatti, nelle DUE LEZIONI ALL’ACCADEMIA FIORENTINA CIRCA LA FIGURA, SITO E GRANDEZZA DELL’INFERNO DI DANTE, del 1588, Galilei ripercorre passo per passo il viaggio dantesco all’inferno cercando, sulla base dei “divini” versi e a commento di due teorie contrapposte di matematici fiorentini dell’epoca, di dare una descrizione razionale, matematica e geometrica dei gironi infernali e dei demoni che li abitano, calcolando misure e proporzioni di quei luoghi, dei giganti e infine dello stesso Lucifero. Così Galileo inaugura un’inedita dialettica tra scienza e fantasia, tra tecnica ed arte, tra matematica e poesia.

Se è stata cosa difficile e mirabile …. l’aver potuto gli uomini per lunghe osservazioni, con vigilie continue, per perigliose navigazioni, misurare e determinare gl’intervalli de i cieli, i moti veloci ed i tardi e le loro proporzioni, le grandezze delle stelle, non meno delle vicine che delle lontane ancora, i siti della terra e de i mari, cose che, o in tutto o nella maggior parte, sotto il senso ci caggiono; quanto più maravigliosa deviamo noi stimare l’investigazione e descrizione del sito e figura dell’Inferno, il quale, sepolto nelle viscere della terra, nascoso a tutti i sensi, è da nessuno per niuna esperienza conosciuto (…) ché dal mancamento dell’altrui relazione viene sommamente accresciuta la difficultà della sua descrizione. Per lo che era necessario, allo spiegamento di questo infernal teatro, corografo ed architetto di più sublime giudizio, quale finalmente è stato il nostro Dante…”

Qui Galileo applica idealmente (e paradossalmente) il suo metodo scientifico e i suoi calcoli matematici all’”infernal teatro” di cui Dante è stato “architetto e coreografo”. E di qui, da questo intreccio tra arte e scienza, lo spettacolo prende spunto per realizzare un viaggio simbolico con i linguaggi contemporanei della danza e delle immagini interattive. L’uso dei dispositivi interattivi consente ai danzatori di trasformare la scena in tempo reale con i loro movimenti, superando la tradizionale separazione tra corpo e scenografia, e si connette profondamente col principio di Galileo di una tecnologia che può estendere la dimensione percettiva dell’uomo, addirittura fino al punto di misurare un luogo “fantastico” e puramente immaginario come l’inferno di Dante. Lo spettacolo non è quindi un ritratto biografico, ma un itinerario visionario di Galileo all’Inferno, raccontato con i “moti dei corpi” coreografati da Daniela Kurz, con le proiezioni mutanti e interattive di Studio Azzurro, con frammenti verbali elaborati da Andrea Balzola da documenti e scritti galileiani, tutto musicato da Tommaso Leddi.
La scena è concepita come un organismo metamorfico, dove, in un progressivo passaggio tra macrocosmo e microcosmo, i corpi dei danzatori sono come emanazioni del pensiero di Galileo e interagiscono con le videoproiezioni, disegnando una “cosmogonia antropomorfa”.
Galileo inizia il suo viaggio dall’osservazione dell’universo, in cui gli astri danzano in moti celesti e ruota un globo terrestre composto di corpi umani; focalizza il luogo dove Dante colloca l’Inferno (vicino a Gerusalemme), entra nell’anfiteatro infernale attraverso l’ombelico di Lucifero. Misura l’inferno attraverso i movimenti dei danzatori; alle soglie della discesa tra i dannati subisce il giudizio della Chiesa del passato e del presente attraverso le voci di alcuni papi, rompe la grande vetrata del dogma e naufraga nel buio travolto da tempeste, piogge e paludi di fango. Entra su un “tapis roulant” nella Città di Dite e percorre i gironi infernali, costellati di esplosioni come gli inferni terrestri della nostra epoca. Fumi offuscano la vista e scoprono un occhio gigantesco come una Luna, quello di Galileo, che diventa cieco. Nel buio della cecità (caratteristica dei veggenti per gli antichi) lo sguardo muta natura, si rivolge all’interno: un sistema a infrarossi rivela un nuovo universo, interiore, quello del corpo umano radiografato dalle moderne tecnologie della medicina (radiografie, ecografie, etc). Da qui una lentissima zoommata in fuori svela che questo territorio non e’ altro che un corpo gigantesco rannicchiato su se stesso simile alle immagini iniziali, ma costruito con lo sguardo delle nuove tecnologie. E’ una nuova immagine del Lucifero dantesco attorno al quale altri corpi, forse angeli forse uomini, orbitano come satelliti.
La capacità e il coraggio di Galileo di “guardare lontano”, interrogando le leggi della Natura e il mistero dell’Universo con l’esperienza e l’osservazione diretta, potenziando con l’invenzione di nuovi strumenti tecnici le facoltà umane e quindi finalizzando l’innovazione tecnologica al progresso della conoscenza, non segnano soltanto la nascita della scienza moderna e del suo metodo sperimentale, ma generano anche una nuova visione dell’uomo. Un uomo che il cattolico Galileo non voleva sostituire a Dio, ma che stimolava ad assumersi pienamente, nella meraviglia e nella sofferenza, la responsabilità della sua presenza al mondo e la ricerca di una risposta (anche se mai certa e compiuta) ai misteri dell’esistenza. Lo sguardo umano che si sofferma e studiare la natura e l’universo scopre in essi anche lo specchio macrocosmico della condizione umana. E la conoscenza, come qualcuno più tardi avrebbe suggerito, non serve soltanto a descrivere il mondo, ma anche a trasformarlo.
Il fulcro dello spettacolo diventa questo rapporto indissolubile tra conoscenza del mondo ed evoluzione dell’uomo, che si configura nell’intreccio dinamico tra corpo reale e scena virtuale (videoproiezioni interattive), frutto di un percorso che caratterizza la ventennale ricerca espressiva di Studio Azzurro nelle arti visive e nel teatro e che ha visto già una precedente collaborazione con Daniela Kurz (Wor mochte Wohl Kaspar Hauser, 2000).
Nella nostra epoca le innovazioni tecnologiche, e in particolare la rivoluzione digitale, hanno generato profonde trasformazioni nella percezione della realtà e nell’immaginario collettivo, coniugandosi con la ricerca scientifica sono arrivate a intervenire sugli equilibri dell’ecosistema e sui fondamenti della biologia umana, e stanno quindi ridisegnando l’identità stessa dell’uomo e della natura. Raccontare in modo contemporaneo significa anche appropriarsi di queste tecnologie per esplorare nuovi territori evolutivi e le nuove problematiche scientifiche, filosofiche ed etiche che essi suscitano, superando le frontiere tra i linguaggi. Anche questo è un modo per accogliere, attualizzare e rilanciare il messaggio galileiano, che supera le frontiere del tempo per affermare l’inesauribilità dello spirito di ricerca umana, sempre conteso tra esperienza e desiderio, tra astrazione e contatto, tra visione e verifica nella realtà, fra arte e scienza.

Studio_Azzurro

2006-03-10T00:00:00

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