22,2 milioni di euro “per un nuovo riscatto culturale delle periferie italiane”

L'annuncio del ministro Franceschini: "Musica, danza, teatro, performance e concerti guideranno la ripartenza che ci aspettiamo per questa primavera"

Pubblicato il 14/02/2022 / di / ateatro n. 182

Il ministro della Cultura Dario Franceschini ha annunciato un finanziamento straordinario di 22,2 milioni “per un nuovo riscatto culturale delle periferie italiane”.
Il finanziamento è destinato ad attività capaci di assicurare nelle aree periferiche delle 14 città metropolitane progetti di inclusione sociale, di riequilibrio territoriale e tutela occupazionale, nonché di valorizzare il patrimonio culturale materiale e immateriale attraverso le arti performative.
E’ davvero una buona notizia anche se lanciata in collegamento “non casuale” con il centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini e con qualche sfumatura paternalistica: chissà come avrebbe commentato il “corsaro” PPP questo “nuovo riscatto culturale” epocale all’ “alba del terzo millennio”.
L’obiettivo è riconnettere le periferie al tessuto urbano, anche e soprattutto attraverso la cultura:

“Musica, danza, teatro, performance e concerti guideranno la ripartenza che ci aspettiamo per questa primavera, che sarà all’insegna dell’arte e dello spettacolo”.

La ripartizione dei fondi è già stata calcolata sulla base del numero di abitanti: in media ciascuna delle 14 Città metropolitane riceverà 1,6 milioni di euro. Questa è la ripartizione delle risorse:

Bari 1.129.154 €
Bologna 1.226.567 €
Cagliari 909.909 €
Catania 1.107.117 €
Firenze 1.196.136 €
Genova 1.455.086 €
Messina 1.005.067 €
Milano 2.512.085 €
Napoli 1.920.281 €
Palermo 1.548.567 €
Reggio Calabria 940.584 €
Roma 4.337.431 €
Torino 1.836.721 €
Venezia 1.049.213 €

I criteri e le modalità di assegnazione saranno definiti con “Accordi di programma” fra la Direzione generale Spettacolo del MiC e il Comune capoluogo di ciascuna città metropolitana. I progetti saranno selezionati con bando pubblico predisposto dai Comuni.
La forma dell’accordo di programma è probabilmente la modalità più corretta ed efficace per azioni congiunte (come è emerso anche nel recente incontro che Ateatro ha organizzato a Bologna dedicato alle politiche di promozione dello spettacolo dal vivo nazionali e locali). Sarà importante però che una base di accordo uguale per tutti sia in grado di recepire le specificità: il rischio è che, come nell’esperienza dell’accordo Stato-Regioni sulle residenze multidisciplinari – positiva da molti punti di vista – un modello nazionale creato a tavolino non valorizzi specificità territoriali molto marcate.
Qualche preoccupazione desta anche l’indicazione che “i beneficiari saranno individuati tra gli organismi finanziati nell’ambito del FUS ovvero tra gli organismi professionali operanti da almeno tre anni”. La congiunzione “ovvero” può essere ambigua: nel linguaggio normativo dovrebbe essere sinonimo di “oppure”, cioè ha un valore disgiuntivo. Non si capisce quindi perché si citino i beneficiari del FUS (che rientrano fra i soggetti operanti da tre anni). E’ possibile che i destinatari debbano essere esclusivamente o prioritariamente FUS perché le risorse provengono da fondi FUS? Se è così ci auguriamo che il MiC trovi una soluzione per allargare la platea.
Il ministro Franceschini ha dichiarato di muoversi

“sull’onda del successo di progetti sperimentali realizzati in diverse periferie italiane”.

Negli scorsi mesi Ateatro ha avviato con il progetto Oltre la città un’ampia ricognizione delle realtà indipendenti attive nelle periferie delle aree urbane, con una restituzione pubblica negli incontri del 22 marzo 2021 al Teatro Biblioteca Quarticciolo e del 18 ottobre 2021 alla Lavanderia a Vapore di Collegno.
E’ vero che diversi soggetti FUS – anche rilevanti – hanno sviluppato un’importante progettualità sociale e attenta al territorio, o che hanno sede in aree periferiche delle città. Ma a operare sul campo nelle periferie sono in prevalenza soggetti extra FUS, che hanno sviluppato conoscenze, competenze e pratiche che non sono misurabili con i criteri FUS.
Nelle periferie – come emerge dall’analisi di Ateatro – queste organizzazioni e nuclei artistici hanno elaborato linguaggi ed espressioni artistiche originali, nutrite e generate dalla periferie, di certo non subalterne e neppure genericamente contrapposte alle culture elaborate “al centro”: sono esperienze spesso innovative e partecipative, che questa nuova linea di finanziamento consente finalmente di sostenere.
Se è comprensibile il requisito di tre anni di anzianità (che pure può essere di freno a qualche emersione e rendere la vita ancora più difficile ai giovani, che i bandi dovrebbero poter tutelare), essere FUS in questo caso non significa garanzia di maggiore qualità.

Questo nuovo sostegno alla cultura può e dovrebbe stimolare i Comuni e gli operatori a intercettare e collegare altre linee di intervento non direttamente destinate allo spettacolo, ma che indirettamente possono riguardarlo, destinate al territorio, o più nello specifico alle periferie. Potranno essere risorse pubbliche ma anche provenienti da privati e dalle Fondazioni di origine bancaria.
Questo contributo darà modo agli assessori alla Cultura delle Città metropolitane – a cominciare dal quelli nominati dopo le elezioni dell’autunno 2021 – di dare concretezza ai loro programmi elettorali (Ateatro ne ha dato conto con un’ampia inchiesta).
Per quanto riguarda Milano, l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi, che ha ricevuto dal sindaco Sala una delega specifica per la “Cultura nelle periferie”, ha già spiegato che cosa vuol fare di questo fondo:

“Una serie di infrastrutture che poi resteranno. Ad esempio, in ogni Municipio realizzeremo un’arena per cinema all’aperto: un’opera semplice e di poco costo, ma utilissima. E poi sempre in ognuna delle ex Zone nascerà un anfiteatro che le piccole associazioni del posto, con le quali ci muoveremo di concerto, potranno realizzare le proprie iniziative culturali, musicali e artistiche.”
(Luigi Bolognini, Tommaso Sacchi: “Dal PNRR 135 milioni subito così ripartiremo dai musei ai film all’aperto in periferia”, “la Repubblica”, 13 febbraio 2022)




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