Dove vanno i 22,2 milioni di euro dei bandi “Periferie”? Una prima analisi del fondo FUS

La mappa con i progetti finanziati nelle 14 città metropolitane

Pubblicato il 07/08/2022 / di / ateatro n. 184

Un’alluvione di spettacoli e concerti nelle grandi città italiane

All’inizio del 2022 il Ministro della Cultura Dario Franceschini ha annunciato un grande progetto “per un nuovo riscatto culturale delle periferie italiane”, utilizzando 22,2 milioni di euro di fondi confluiti nel FUS per “Azioni di sistema” (art. 44 del DM 27 luglio 2017) volte

al sostegno di progetti di attività di spettacolo dal vivo destinati ad assicurare l’inclusione sociale, il riequilibrio territoriale e con essi la tutela occupazionale, nonché a valorizzare il patrimonio culturale materiale e immateriale. (DM 2 dicembre 2021)

I bandi sono stati emanati e gestiti dalle singole città metropolitane, a partire dalle linee guida concordate con il MiC. Per essere ammessi al finanziamento era necessario essere soggetti FUS oppure aver pagato contributi ENPALS nei tre anni precedenti (escludendo di fatto molte piccole realtà attive nei quartieri).
L’enfasi era posta sull’offerta di spettacoli e concerti nei quartieri periferici tra giugno e dicembre 2022. Questo sta già avvenendo in molte città, con un’alluvione di centinaia di eventi nelle maggiori città italiane. In alcuni casi il sostegno va ad attività già programmate, alleggerendo i bilanci dei Comuni in pesante difficoltà. In molti altri casi si tratta invece di iniziative nate ex novo proprio per utilizzare al meglio questa opportunità, anche con pratiche innovative.
Inutile sottolineare che la prossimità dei presidi e degli eventi culturali è un fattore cruciale per favorire l’accesso dei cittadini, come sottolineato anche dal Manifesto dei Diritti e dei Doveri degli Spettatori.
E’ in ogni caso la prima volta che il MiC si impegna in un progetto culturale di questa ampiezza sulle periferie urbane, in uno sforzo che affianca quello per il “Progetto Borghi” del PNRR “per la rigenerazione urbana e sociale”.

Un’occasione importante

Nel quadro delle attività di Ateatro, abbiamo annunciato un incontro sulle politiche nelle città metropolitane, che si terrà nei prossimi mesi a Napoli. L’opportunità offerta dal bando “Periferie” consente in primo luogo di verificare la capacità di attuare una politica culturale da parte delle amministrazioni e degli operatori delle grandi città e di verificare la risposta dei cittadini.
Sono passati decenni dal “decentramento” di Paolo Grassi, che “portava il teatro là dove non c’è”, così come siamo lontani dalla stagione degli anni Settanta, che ha visto la riapertura di molti teatri in tutto il territorio nazionale.
Oggi non basta più portare il “prodotto spettacolo” nelle periferie.
Esperienze come le residenze hanno aperto (o riaperto) nuove prospettive nel rapporto tra la cultura e i territori. Sono sempre più numerosi gli artisti che utilizzano pratiche partecipative, che coinvolgono i cittadini (e creano cittadinanza). Forse questa può essere l’occasione per individuare e valorizzare buone pratiche che vanno in queste direzioni.
Per questo cerchiamo di seguire con la massima attenzione, con l’aiuto dei lettori di Ateatro, l’evoluzione di questa iniziativa, nelle sue luci e nelle sue ombre: sarà davvero utile per tutti capire quello che accade nelle diverse città, nei diversi quartieri. Vi invitiamo dunque a raccogliere e inviarci dalle diverse città italiane informazioni aggiornate, che cercheremo di rilanciare e approfondire.

Le differenti strategie culturali delle città metropolitane

Per avere una prima base di indagine, Ateatro sta pubblicando e mappando gli esiti dei bandi, via via che vengono resi noti sui siti dei Comuni interessati. In questa fase non è possibile esaminare i progetti presentati (e quelli approvati), e nemmeno le attività svolte.
Tuttavia da questa piccola base di dati emergono già alcune notazioni interessanti. Infatti le città hanno fatto scelte diverse su vari aspetti, anche riguarda alla tempistica: per motivi imperscrutabili, Milano ha escluso la finestra di ottobre e novembre. Diversa è anche l’entità del co-finanziamento richiesto.

1. Numero, tipologia e finanziamento medio dei progetti finanziati in ogni città metropolitana

Si va da un minimo di 3 progetti (la prima tranche di Venezia) a un massimo di 47 progetti (Milano). Concentrarsi su poche iniziative spinge a dirottare le risorse sulle grandi istituzioni, che hanno anche maggiori costi di realizzazione e allestimento. Allargare la rosa dei beneficiari significa aprire a soggetti più piccoli e potenzialmente più vicini ai cittadini e aperti a pratiche partecipative, ma anche aprire a sovvenzioni a pioggia. La seconda scelta, per funzionare, presuppone un ricco e vivace tessuto culturale: ma sappiamo che l’Italia (e in particolare le grandi aree metropolitane) ospita numerose associazioni radicate e attive nei territori.
Anche se poi anche una città vivace come Milano ha scelto di concentrare l’investimento sulle maggiori istituzioni culturali cittadine, lasciando alle piccole associazioni che lavorano nei quartieri solo le briciole.
Un altro indicatore significativo è il finanziamento medio a progetto, nella consapevolezza che nell’economia generale di istituzioni che fatturano diversi milioni di euro all’anno i contributi di questo progetto sono poco rilevanti, mentre per una piccola associazione 15.000 euro possono rappresentare un’importante occasione di consolidamento e crescita.
In alcuni casi, si è optato per finanziamenti più o meno uguali per tutti gli ammessi (a Torino circa 90.000 euro a progetto). Roma ha fissato un massimo di 85.000 euro a proposta. Alcune città (Milano, Firenze, Napoli) hanno offerto una griglia con progetti grandi (da 90.000 euro ciascuno a Milano, 200.000 euro a Firenze), medi (45.000 a Milano e 80.000 a Firenze) e piccoli (15.000 euro nelle due città). Ma la distribuzione sulle tre diverse fasce è stata differente: rispettivamente 18, 15 e 14 a Milano (dove i progetti più grandi hanno assorbito 1.620.000 euro (ovvero il 65% delle risorse); e 3, 6 e 8 a Firenze (dove i progetti più grandi hanno assorbito 600.000 euro, ovvero circa il 50% del totale). Napoli aveva previsto tre sezioni, con importo massimo finanziabile di 150.000 euro e 80.000 euro per le prime due sezioni, e per la terza 8.000 euro (per eventi a ingresso gratuito) e 5.000 euro (per eventi con sbigliettamento). La dotazione iniziale delle 3 sezioni era rispettivamente di 900.000,00 euro, 640.000,00 euro e 380.281,53 euro.

 

Città Numero progetti sostenuti Sostegno previsto Totale sostegno assegnato Sostegno medio a progetto
Bari 11 o 12 1.129.154
Bologna 28 1.226.567 506.000 18.071
Cagliari 6 909.909 850.000 141.667
Catania 1.107.117
Firenze 17 1.196.136 1.196.136 70.361
Genova 18 1.455.086 1.459.194 81.066
Messina 24
(7 soggetti)
1.005.067 1.005.000 14.875
(143.571 a soggetto)
Milano 47 2.512.085 2.505.000 53.298
Napoli 11 1.920.281 1.742.324 75.753
Palermo 30 1.548.567 1.080.740 36.025
Reggio Calabria 940.584
Roma 43 4.337.431 2.887.854,88 67.159
Torino 21 1.836.721 1.810.000 90.500
Venezia 3 1.049.213 750.000 250.000

 

2. Diffusione dei progetti sul territorio della città metropolitana

Alcuni bandi vincolavano o suggerivano le aree dove intervenire, anche se la differenza tra “centro” e “periferia” è discutibile e il confine varia molto da città a città. Il centro di Milano o di Firenze è molto diverso da Bari Vecchia o dai Quartieri Spagnoli a Napoli, per non parlare di Palermo.
Alcune amministrazioni hanno utilizzato precise strategie per indirizzare i progetti. Torino ha provato a distribuirli nelle diverse Circoscrizioni, anche se poi i progetti presentati (e finanziati) hanno seguito una diversa geografia. A Milano, dove i Municipi sono spicchi che dal centro si spingono verso la periferia, è stato scelto di sostenere con il “Milano è viva” attività al di fuori del percorso del filobus 90-91 (ovvero la circonvallazione esterna), anche se poi un cartellone che si chiama “Milano è viva al Castello” (Sforzesco) rischia di generare qualche equivoco.

3. Sede dei soggetti finanziati

Quanto sono vicini ai cittadini a cui dovrebbero rivolgersi i soggetti che propongono questi progetti? La sede (legale od operativa) può forse essere un indicatore di massima per calcolare un possibile “indice di colonizzazione” delle periferie da parte delle istituzioni “storiche” del centro cittadino. Tenendo anche contro che in alcuni casi le realtà attive nei quartieri sono state invitate a mettersi sotto l’ala di soggetti più forti (e si suppone più strutturati e attrezzati. Alcune progetti sono opera di realtà che non hanno sede nella città interessata dall’attività.
La questione non è irrilevante. Possono verificarsi reazioni come l’accoglienza all’Orchestra del Teatro Petruzzelli, bersagliata dal lancio di pietre di due ragazzini del quartiere San Paolo di Bari. Il concerto, nell’ambito della quarta edizione della rassegna “Municipi sonori”, organizzata dal Comune, è iniziato con un’ora di ritardo, e solo con il presidio dei vigili urbani e della polizia, alla presenza del Sindaco e del Questore.
Al termine del concerto, l’assessora alla Cultura Ines Pierucci ha preso la parola: “Grazie a tutti per essere rimasti. Oggi è una giornata di resistenza. Insisteremo. Torneremo lì perché l’orchestra si possa esibire con il repertorio completo per tutte quelle persone che erano presenti dalle 20. Non avremmo mai pensato di presidiare questi eventi. Il San Paolo è un quartiere di persone per bene. Bisogna tornare anche per quei ragazzini autori del gesto. Bisogna continuare a fare cultura”.
Al di là di un episodio che speriamo resti isolato, edmerge il problema della partecipazione culturale nei territori, soprattutto da parte di fasce della popolazione che ne sono escluse. E sappiamo che non basta moltiplicare l’offerta di cultura “alta” per risolvere il problema.

4. Numero di soggetti “ammessi e finanziati”, “ammessi e non finanziati per esaurimento delle risorse” e “non ammessi”

Un ulteriore elemento da valutare riguarda la risposta alla call, che dipende ovviamente anche dai requisti e dalle richieste del bando. Nel caso di Venezia, per esempio, sembrava riservato alle grandi istituzioni della Regione (e infatti lo hanno vinto la Fondazione Lirico-Sinfonica e il Teatro Nazionale della città, cui si è aggiunto il Circuito Regionale). A Torino invece le maggiori istituzioni culturali hanno lasciato spazio ad altri.
Ma in altre città (Milano, Firenze) sono numerosi i soggetti “non ammessi” oppure “ammessi ma non finanziati per esaurimento dei fondi”, a testimonianza di una forte progettualità diffusa nel territorio ma anche di una difficioltà dell’amministrazione a sostenere un’attività culturale in zone spesso disagiate.
Queste scelte non risultavano però sempre esplicite né nei testi dei bandi, né nelle dichiarazioni, interviste e occasioni di incontro che li hanno accompagnati. Ci si può chiedere quanto fossero programmatiche e politiche (in particolare se alcune amministrazioni ritengano che siano soprattutto le grandi istituzioni a dover operare in periferia a garanzia di qualità ed efficacia, e che abbiano bisogno di risorse integrative per farlo) o quanto derivino dalla difficoltà (appunto) di individuare criteri di selezione e commissioni in grado di leggere le iniziative diffuse, “dal basso”. Un indicatore di queste difficoltà sono stati fra l’altro gli stessi schemi predisposti per la risposta ai bandi e in particolare le schede di bilancio, incoerenti rispetto alle finalità: nuove politiche richiederebbe anche nuovi approcci tecnici.

I bandi “Periferie” nelle città metropolitane: la mappa

FONTI

#PNRR 22,2 milioni di euro “per un nuovo riscatto culturale delle periferie italiane”

Bari

Bologna

Cagliari

Firenze

Genova

Messina

Milano

Napoli

Palermo

Roma

Le risorse stanziate per l’Avviso Pubblico pari a € 2.891.620,99 sono state destinate dal Ministero della Cultura a Roma Capitale in qualità di Comune capoluogo della Città metropolitana.
Sono ammessi a partecipare organismi finanziati nell’ambito del Fondo Unico per lo Spettacolo nell’anno 2021 o organismi professionali operanti nel settore dello spettacolo dal vivo da almeno tre anni, come risultanti dagli oneri versati al Fondo Pensioni lavoratori dello spettacolo.
La partecipazione all’Avviso Pubblico darà corso ad una procedura di valutazione delle proposte progettuali presentate che condurrà alla formazione di una graduatoria di merito che consentirà l’accesso a contributi ai sensi dell’art. 12 della Legge n.241/90, a valere sul Fondo Unico per lo Spettacolo dal Vivo. I contributi saranno erogati nella misura massima dell’85% della spesa preventivata dal soggetto proponente e comunque per un importo non superiore a € 85.000,00 per ciascuna proposta progettuale selezionata.

Torino (Graduatoria finale)

Venezia




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