25 anni d’Inequilibrio

Gli spettacoli di Nerval Teatro, Oscar De Summa, Ambra Senatore, Lorenzo Morandini, Silvia Gribaudi

Pubblicato il 14/07/2022 / di / ateatro n. 184

Si è svolta dal 21 giugno al 4 luglio la venticinquesima edizione di Inequilibrio, il festival della Fondazione Armunia di Castello Pasquini, tra Castiglioncello e Rosignano Marittimo, diretto da Angela Fumarola e Fabio Masi. Lo storico festival rinnova la sua qualità artistica e ripropone la multidisciplinarietà che lo contraddistingue, con 14 prime nazionali e 34 spettacoli.

Il gruppo di attori di Nerval Teatro, sulla destra la Grilla Parlante e frontale Maurizio Lupinelli

Chi la fa l’aspetti è uno studio di Nerval Teatro, reso possibile dall’investimento di Armunia: quando sembrava impossibile continuare il laboratorio performativo, il festival si è fatto carico della realizzazione di uno spettacolo commovente e veritiero. Le avventure di Pinocchio sono snocciolate con sapienza e intelligenza da Maurizio Lupinelli ed Elisa Pol; con Fabio Capaldi, Roberto Capaldi, Mirko Fabbri, Paolo Faccenda, Elsa Francesconi, Gianluca Mannari, Francesco Mastrocinque, Barbara Osmani, Federica Rinaldi, Virginia Rodero, Valentina Scarpellini, Cesare Tedesco, Mirco Tuveri, Matteo Salza e con la partecipazione straordinaria di Franco Marcheselli, Luciana Righini, Anna Tocchi, Nicola Mauro Salza. Frammenti della storia di Pinocchio sono presentati dagli attori diversamente abili della compagnia, grazie a uno studio su Beckett che ha inizio nel 2018. Gag, malefatte, comicità tutto contribuisce a restituire uno scambio identitario importante tra pubblico e attori. Un “essere o non essere” conclude questo primo studio con una immagine di Pinocchio crocifisso al suolo.

Ambra Senatore presenta Col tempo , una coreografia apparentemente interattiva. Agli spettatori viene chiesto di scrivere un brano sul quale vorrebbero vedere danzare la compagnia. Mentre entriamo in sala, i danzatori – la stessa Senatore con Matteo Ceccarelli, una magnifica Claudia Catarzi e Caterina Basso – stanno componendo una scritta che sarà la data del giorno in cui ci troviamo, salvo poi essere riadattata e posticipata o anticipata. Vengono estratti a sorte i bigliettini compilati dal pubblico e sembrerebbe che i quattro danzatori ci stiano danzando sopra. Le luci sottolineano i momenti di pathos musicale. Non sembra stiano improvvisando su brani a loro sconosciuti: e alla fine dichiarano di avere danzato sui pezzi che più odiano e di non avere rispettato il patto iniziale. I corpi danzano sul silenzio, si pongono quesiti e il fondale aperto si spalanca sull’anno 7022, con inquietante retaggio futuristico e una comicità prorompente.
Oscar De Summa parte dal dramma personale rendendolo universale e concreto. Il viaggio per raggiungere il padre malato, le visioni e le impressioni di città diversissime il lungo peregrinare in cerca di ricordi, la mano stretta al padre moribondo e il sonno liberatorio che segue alla morte, lo avvicinano alla figura che gli ha lasciato L’ultima eredità.

Lorenzo Morandini con il suo Idillio rapisce gli astanti con raffinata eleganza. Rumore di acque accoglie il pubblico mentre il performer è già in scena e si guarda intorno seduto. Ambientazione bucolica per i suoni emessi e trasmessi dal palcoscenico dell’anfiteatro del parco di Castello Pasquini. Suoni dell’universo e musica barocca stagliano sul corpo del danzatore movimenti agili e delicati come in un ondeggiamento dentro una sfera immaginaria che lo contiene. Un indice è puntato verso l’alto a segnare la verticalità di un Sanctus tra sberleffi di un fool e voci oltremondane e metalliche. Dopo una danza in senso antiorario giunge la danza del silenzio ed è tutto un vorticoso e puntuale spettacolo che inneggia alla vita.

Salvatore cappello, MonJour

MonJour con Salvatore Cappello, Nicola Simone Cisternino, Silvia Gribaudi, Riccardo Guratti, Fabio Magnani e Timothée-Aïna Meiffren è uno show dal sapore cabarettistico d’altri tempi, con l’attualità di tematiche affrontate mediante una conferenza-spettacolo. Gribaudi anima il dispositivo performativo dalla platea e coinvolge gli astanti in esercizi di performance. Il suo piglio da regista coreografa è riconoscibile in una poetica fatta di ironia, comicità e sapiente coinvolgimento del pubblico. I performer sono dannatamente generosi e raggiungono l’apice performativo in una coreografia dedicata ai brani più noti delle Spice Girls. Acrobazie, danza, il corpo usato come uno strumento circense per giochi di prestigio coreografici, tutto concorre a dare un senso di esaltante totalità a una esibizione che intende far riflettere sui cliché, anche mediante l’uso dei disegni animati di Francesca Ghermandi.




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InformazioniVincenza Di Vita

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