Teatro Fonderia Leopolda | Chiarezza, onestà, responsabilià: l’eredità di Eugenio Allegri per Follonica

L'intervento a "Lo spazio del possibile", Follonica, Teatro Fonderia Leopolda, 26 maggio 2023

Pubblicato il 08/06/2023 / di / ateatro n. 192 | Le funzioni e la gestione dei teatri comunali

Il 26 maggio 2023 il Teatro Fonderia Leopolda di Follonica ha ospitato Lo spazio del possibile. Eugenio Allegri e il teatro come politica culturale dei territori, la giornata di studi promossa dal Comune di Follonica e dal Teatro Fonderia Leopolda, contenuti e curatela a cura di Oliviero Ponte di Pino (Ateatro) e Luana Gramegna (Zaches Teatro), organizzazione, logistica e tecnica a cura di Ad Arte Spettacoli srl.
Quella che segue è la relazione inaugurale di Barbara Catalani (Assessore allo sviluppo delle poliiche culturali, Comune di Follonica). Nei prossimi giorni pubblicheremo le altre relazioni e il report della giornata.
Info sull’iniziativa alla pagina Lo spazio del possibile. Eugenio Allegri e il teatro come politica culturale dei territori.
Nei prossimi mesi Ateatro rilancerà il progetto con nuovi approfondimenti e incontri.

Buongiorno a tutti e a tutte

Grazie per essere qui così numerosi e per aver accolto in questi mesi il nostro appello a ritrovarsi qui oggi a parlare di cultura. Lo faremo attraverso lo sguardo e il lavoro del teatro perché Eugenio Allegri ci ha insegnato in questi anni di stretta collaborazione che da questa disciplina si possono determinare le sorti di una comunità, di un paese, di una nazione.

Barbara Catalani ed Elena Pianea

Il nostro discorso è partito proprio da queste poltrone nell’agosto del 2014, a poche settimane dalla mia nomina ad assessore allo sviluppo delle politiche culturali della città di Follonica. La responsabilità per un incarico così importante erano e sono significative, andavano e vanno a insistere su un tessuto esistente consolidato e complesso (Eugenio stesso diceva che Follonica non è una città facile); si portavano dietro sia ingenti impegni economici (il museo, il teatro, l’Ilva erano e sono sfide mastodontiche per una realtà di provincia come la nostra) sia uno sguardo lungimirante e ambizioso che non poteva e non può essere affrontato con leggerezza. Si trattava e si tratta di una sfida impegnativa alla quale dovevamo e dobbiamo dedicare conoscenza, competenza, cura e pazienza. E’ dovere morale verso la propria città, verso i suoi cittadini e cittadine. Il principio di governo doveva mettere insieme il tessuto esistente con l’idea di una nuova guida capace di realizzare in questo luogo un processo di crescita, di formazione, di discussione e di dibattito aperto e democratico, sentito da tutti come il luogo dove esprimersi, imparare, conoscere e crescere umanamente, culturalmente e socialmente.

Così mi scriveva il 13 agosto 2014:

…in sostanza tu dici, non è sufficiente costruire un teatro per pensare di avere creato un’operazione o un evento culturale se poi non si supporta tale evento con un immediato progetto che faccia di un edificio non soltanto un luogo e uno spazio, bensì un cantiere permanente di studio, di ricerca, approfondimento educazione e formazione: di un centro di attività culturale popolato e frequentato dalle diverse realtà culturali, artistiche e perché no, sociali, che animano la vita di una città e del territorio che la circonda. Prendo anche molto sul serio il fatto che il teatro della Leopolda restituisce alla città un luogo di spettacolo e di arte dopo decenni di assenza, quindi con l’esigenza di rieducane i cittadini all’uso. Compito non facile e che non può essere considerato secondario.
Il teatro è, per eccellenza, un luogo di spettacolo dove l’espressione artistica e ludica non dovrebbe mai essere mortificata; un posto dove tradizionalmente il pubblico consuma serate, più o meno felici, di svago, di divertimento, di cosiddetta ‘evasione’, di riflessione, di scoperta, di conoscenza e quant’altro. Ebbene: io credo che tutto questo abbia diritto di cittadinanza in un teatro, ma che la differenza stia sempre e dovunque nella qualità delle cose che lì accadono, delle offerte che il pubblico riceve, accoglie e consuma, e che uno degli strumenti principali per non svilire il compito del teatro nella società sia quello del consumo consapevole, accompagnato sempre dalla guida responsabile degli operatori culturali i quali sanno come organizzare l’offerta, ma anche come orientare la domanda. Purtroppo molto spesso la gente pensa di andare ‘a teatro’, in realtà va soltanto ‘in teatro’. Si dirà allora: la differenza tra cosa? Dico io: tra un generico punto di ritrovo e di celebrazione di eventi, più o meno mondani e più o meno sporadici, da un lato e un centro permanente di educazione, di scambio, di evoluzione artistica e civile dall’altro. In entrambi i casi non è escluso il divertimento, ma nel secondo caso questo si trasforma anche in opportunità per arricchire il patrimonio culturale e storico di una comunità, cosa per la quale credo si fondino le ragioni stese di una scelta politica importante quale quella di riconsegnare alla comunità stessa un tale luogo.

Eugenio Allegri

Eugenio aveva perfettamente compreso il valore della nostra collaborazione dove la sua profonda sapienza di intellettuale dava risposte al mio indirizzo politico.
Così è nato il Teatro Fonderia Leopolda come lo conosciamo adesso: un luogo fatto di serate dove oltre allo spettacolo in cartellone ci sono gli incontri con gli artisti, dove le cene a teatro sono un modo per i ristoratori del territorio di condividere le loro scelte gastronomiche. Un luogo dove ogni anno un artista viene chiamato a curare una mostra nel Foyer, dove si fanno laboratori per bambini prima degli spettacoli dedicati. Un luogo dove è cresciuto il progetto del giornale di bordo, ora Fila Q ha la sua redazione, il suo gruppo che cura gli approfondimenti, le interviste con gli artisti e le pagine social. Un luogo dove hanno trovato spazio i corsi di teatro amatoriale, insieme con le masterclass dei professionisti, dove finalmente anche le maestranze hanno iniziato a raccontarci tutto il resto del mondo del teatro, dalla produzione alla critica fino alla comunicazione e alla fotografia. Un luogo dove ha residenza il progetto di Teatro Scuola e Società che ci ha portato a discutere sui diritti umani, su quelli civili, sui drammi della nostra epoca come il caso Regeni o la perdita di identità. Un luogo che ha aperto le sue porte allo sport, al carnevale e a tutto quel mondo del sociale che rappresentano il cardine della nostra comunità. Un luogo che poi uscito fuori, entrato nelle scuole, condiviso con i programmi scolastici, ragionato con le dirigenti per supportare il mondo dell’educazione nell’uso del linguaggio teatrale e narrativo, collaborando con la biblioteca e infine anche con il museo.
Tutte queste declinazioni erano già raccolte in quella lettera di agosto e hanno avuto necessità di maturare con il tempo, di confrontarsi con le associazioni, il cantiere cultura, con la gente. Eugenio faceva questo: ascoltava il respiro delle persone e condivideva il suo pensiero con noi, andando a comporre il complesso mosaico che oggi abbiamo davanti e che abbiamo il dovere di promuovere.
Posso pensare che con questo processo abbiamo forse ricucito quel legame importante che la politica deve avere con la città, colmando quella lacuna che lo stesso Presidente Mattarella esprimeva nel suo discorso di nomina e che Eugenio ha riportato in apertura del suo scritto:

…senza partiti coinvolgenti, così come senza copri sociali intermedi, il cittadino si scopre solo e più indifeso. Deve poter fare affidamento sulla politica come modalità civile per esprimere le proprie idee e, insieme, la propria appartenenza alla Repubblica.

La politica ha perso da tempo la visione, indirizzando il proprio cammino sull’amministrazione del quotidiano, che per carità, è importantissimo ma non definisce più i contorni di una ideologia, di un programma, di una visione, appunto. Nel suo scritto Eugenio denuncia questo lassismo, questa assenza profonda che sta minando l’assetto identitario di un Paese, di una Nazione, finanche di una civiltà. In questo scritto Eugenio traccia una rotta, segna un percorso, fotografa lo stato di fatto, la consistenza della nostra società e lo stato di salute della nostra democrazia intellettuale e culturale.
E’ a questa chiarezza che dobbiamo guardare, a questa onestà che dobbiamo propendere per comprendere le scelte sbagliate e interrompere l’involuzione accelerata verso la quale abbiamo scelto di andare.
In questo scritto gli strumenti ci sono, sono chiaramente elencati. A noi, ora la responsabilità di usarli

Mi preme ringraziare Susanna, che ci ha regalato questo scritto prima di tutti gli altri
Simona che insieme ha contribuito alla costruzione di questo processo
A Luana e tutti gli Zaches per aver compreso e deciso di adottare questo modello
Ad AdArte che ha impegnato il suo staff per contribuire al cambiamento
Ai miei uffici che hanno lavorato per immaginare un progetto diverso
Al Cantiere Cultura che ha condiviso con me questa strada
Alla Scuola che, tra mille difficoltà ha compreso il valore di questo cambiamento
Al sindaco che mi ha dato l’opportunità di provarci –

Grazie

25 maggio 2023: Barbara Catalani racconta la storia della Fonderia Leopolda di Follonica