Teatro Fonderia Leopolda | Dal progetto artistico all’atto amministrativo

L'intervento a "Lo spazio del possibile", Follonica, Teatro Fonderia Leopolda, 26 maggio 2023

Pubblicato il 15/06/2023 / di / ateatro n. 192 | Le funzioni e la gestione dei teatri comunali

Il 26 maggio 2023 il Teatro Fonderia Leopolda di Follonica ha ospitato Lo spazio del possibile. Eugenio Allegri e il teatro come politica culturale dei territori, la giornata di studi promossa dal Comune di Follonica e dal Teatro Fonderia Leopolda, contenuti e curatela a cura di Oliviero Ponte di Pino (Ateatro) e Luana Gramegna (Zaches Teatro), organizzazione, logisica e ecnica a cura di Ad Arte Spettacoli srl.
Quella che segue è la relazione di Nicola Giordano (Responsabile servizi culturali, Comune di Follonica). Nei prossimi giorni pubblicheremo le altre relazioni e il report della giornata.
Info sull’iniziativa alla pagina Lo spazio del possibile. Eugenio Allegri e il teatro come politica culturale dei territori.
Nei prossimi mesi Ateatro rilancerà il progetto con nuovi approfondimenti e incontri.

Prima ancora di essere il direttore artistico del Teatro Fonderia Leopolda, Eugenio Allegri più volte aveva frequentato Follonica con i suoi spettacoli, pur costretto a esibirsi in spazi alternativi a un teatro. Fu nominato direttore nel 2015 e lo è stato fino all’aprile del 2022, quasi sette anni in cui ha guidato la comunità culturale cittadina in un percorso straordinario, affascinante e coinvolgente, fuggendo, come scrive lui stesso nel suo saggio, da un “approccio dirigistico e populistico del fare cultura, dove si privilegi l’aspetto ludico e di evasione verso una bramosia di sguaiata semplicizzazione”, ma declinando la sua direzione artistica verso “i temi di un’educazione pubblica democratica: scolastica, sociale, civica”.

L’intervento di Nicola Giordano

Sono Nicola Giordano, funzionario pubblico, dipendente comunale, responsabile dei servizi culturali cittadini, e racconterò brevemente di come siamo giunti oggi a dare al teatro una forma e un contenuto che obbligatoriamente prescindesse dalla presenza di Eugenio Allegri.
Molto spesso i funzionari pubblici rappresentano quella che normalmente definiamo “burocrazia”, termine spesso usato con una accezione negativa. Ritengo invece che diventi invece “valore aggiunto” quando si riesce a far andare di pari passo tanto la “forma” quanto la “sostanza” perché, più che mai in un’istituzione pubblica, ciò che viene scritto e formalizzato resta agli atti, negli anni diventa archivio e nel tempo diventa memoria. Noi in questo processo di forma e sostanza abbiamo cercato di costruire, nell’ultimo anno, qualcosa di interessante, almeno credo.
Tutto è partito dalla concezione artistica, creativa e gestionale che Allegri aveva sul futuro di questo teatro. Il suo contratto con il Comune era scaduto ad aprile del 2022, con la fine di una stagione teatrale che ancora aveva dovuto fare i conti con le restrizioni dovute alla pandemia, tanto che non è stato possibile presentare al pubblico il suo ultimo grande progetto con le scuole superiori di Follonica (Il Festival dei Canti realizzato nell’anno delle celebrazioni dantesche), ma solo mostrarlo agli studenti in un’unica rappresentazione mattutina. Prima che terminasse il contratto con Eugenio, però, ci eravamo seduti intorno a un tavolo per immaginare con lui un futuro per il teatro cittadino.
Quello che abbiamo fatto dopo, quindi, è cercare di tradurre in atto amministrativo, attraverso un bando pubblico, una concezione artistica, creativa e formativa pensata da uno dei più sensibili artisti del nostro tempo.
Allegri sosteneva che, accanto a un operatore gestionale, fosse necessaria la presenza di soggetti creativi (per esempio una compagnia teatrale che potesse avere residenza in teatro) che coadiuvassero la gestione e avessero competenza in materia di produzione teatrale, oltre che capacità di attivare – attraverso attività didattiche e formative – relazioni costanti con il territorio, inteso come scuole, associazioni culturali e del volontariato o semplici cittadini. Soprattutto Eugenio era preoccupato del fatto che le associazioni locali dell’ambito dello spettacolo non finissero nella pericolosa trappola dell’autoreferenzialità. Sentiva forte, in questo senso, l’esigenza di un progetto a loro dedicato. Ecco perché era necessario che arrivasse qualcuno da fuori città, riconosciuto e qualificato, capace di guardarci con occhi nuovi e diversi da come spesso ognuno di noi guarda sé stesso e, qualche volta, si piace un po’ troppo.
Esco brevemente dall’argomento: questo è forse il motivo principale per cui le produzioni che prevedano la presenza di artisti follonichesi non entrano quasi mai nel cartellone della stagione teatrale (quella degli abbonamenti, per intenderci). Ci sono tanti bravi artisti di Follonica, alcuni affermati anche a livello internazionale. Ci piace con loro proporre progetti speciali, particolari, che poi inevitabilmente incontrano un meritato consenso di pubblico.
Tornando al bando, a partire dalle intuizioni di Allegri abbiamo prodotto un bando per la ricerca di un operatore economico con competenze gestionali e artistiche (nel senso che in ogni caso avrebbe dovuto essere qualcuno che avesse a che fare con spettacoli e stagioni teatrali) e che si prendesse la responsabilità della gestione delle attività teatrali nell’ambito di una strategia culturale stabilita comunque dall’ente pubblico (il Teatro Fonderia Leopolda è e rimane un teatro comunale) e individuasse nella proposta progettuale una compagnia residente capace di offrire, come dicevo prima, competenze artistiche, educative e formative.
In realtà all’inizio eravamo indecisi se prevedere nel bando anche la figura del direttore artistico. Però, siccome speravamo di poter continuare il percorso con Allegri, eravamo orientati comunque a non inserire questa figura, altrimenti il bando poteva apparire poco trasparente. Con la scomparsa improvvisa di Eugenio, ci siamo detti che non avevamo nessuna voglia di rincorrere qualcuno per questo ruolo e avremmo provato, per quanto possibile, a mettere a frutto i suoi insegnamenti. Avremmo proceduto con il bando stabilendo che la commissione artistica sarebbe stata composta dal soggetto gestore, dalla direzione artistica della compagnia residente e dall’amministrazione comunale, con l’assessore alla cultura e il relativo ufficio.
Nel frattempo, mentre si procedeva alla costruzione del bando, al fine di coinvolgere subito l’associazionismo cittadino, grazie all’ausilio dell’associazione Cantiere Cultura, la rete delle associazioni culturali del territorio, abbiamo progettato nel mese di settembre 2022 una rassegna che mettesse a confronto la creatività locale e il territorio. L’abbiamo chiamata “Parade!”, alla francese: non solo spettacoli, ma anche performance, studi per possibili produzioni future, stages, laboratori, addirittura un festival di poesia.
Così, quasi a conclusione del primo anno teatrale di attività del dopo Eugenio (per la verità la prima annualità scadrà alla fine di settembre 2023), oggi siamo questo:
# il Comune di Follonica investe annualmente, direttamente da fondi di Bilancio, circa 300.000 euro per le attività teatrali (spettacoli, formazione e residenza). Altri 70.000 euro annui sono destinati ai due festival musicali che si svolgono in teatro: Il “Festival Mantovani”, rassegna e concorso internazionale di chitarra classica; e una parte dello storico festival jazz “Grey Cat”, di cui Follonica è capofila. L’investimento complessivo sulle attività di spettacolo (in cui sono inclusi gli importi sopra detti), è di oltre 650.000 euro annui (compresa l’IVA, che molto spesso per l’ente pubblico è una voce di spesa), di cui 140.000 euro per “Follonica Summer Nights”, il festival pop che si tiene ad agosto in una grande arena all’aperto (il Parco Centrale); altri 140.000 euro per le attività con le associazioni, sempre in materia di spettacolo (tra cui il contributo annuo destinato alla Scuola Comunale di Musica). Nota dolente, circa 130.000 euro annui sono le spese per i consumi energetici di questo edificio che – per fortuna – sono assorbite da voci del bilancio comunale non afferenti alla cultura (e che abbiamo escluso dal bando del teatro. Le spese energetiche per il teatro sono sostenute direttamente dall’ente, a conferma della caratteristica pubblica dell’impianto, ma anche perché le tariffe Consip praticate al Comune sono più vantaggiose rispetto a quelle applicate ai privati).
Lascio a voi il giudizio se questi soldi sono tanti o pochi. Certo è che quando c’è chi si lamenta che si sta spendendo troppo per la cultura, è segno inequivocabile che si sta spendendo ancora troppo poco.
Dal punto di vista organizzativo, il bando si è concluso con l’assegnazione per un periodo di anni tre (con possibilità di un ulteriore rinnovo di tre anni) alla società Ad Arte Spettacoli di Grosseto, che ha presentato un progetto assieme all’associazione–compagnia teatrale Zaches Teatro di Scandicci, che è oggi la compagnia residente.
La società Ad Arte si occupa della gestione del teatro, propone il cartellone degli spettacoli, cura i rapporti con le compagnie, gli aspetti fiscali, tecnici e logistici del teatro. La manutenzione ordinaria e le spese per i consumi energetici restano in capo all’amministrazione comunale. Vogliamo riaffermare, in tal senso, che la titolarità del teatro resta comunque dell’ente pubblico, il quale non ha dato il teatro “in concessione”, bensì ha affidato la gestione delle attività, mantenendone – come già detto – la strategia culturale.
La compagnia residente Zaches Teatro, oltre alla propria attività di produzione, propone la stagione per le famiglie a teatro (teatro per bambini e famiglie), le relazioni con la scuola e il territorio, oltre a progetti specifici di formazione e didattica anche indirizzata a docenti e artisti.
L’associazione Cantiere Cultura, che collabora con l’amministrazione comunale fin dal suo insediamento, oltre a una progettualità culturale a tutto campo, in teatro si occupa di alcuni aspetti logistici e di formazione per adulti e bambini (in coordinamento con la Compagnia Residente e la stessa gestione), anche con progetti dedicati a soggetti deboli, come persone con problematiche fisiche e psichiche, attraverso le associazioni locali afferenti alle attività di spettacolo e educazione. Tutte queste situazioni sono in realtà persone in carne e ossa: meriterebbero tutte di essere nominate per la straordinaria dedizione che mettono nel teatro cittadino, assieme agli instancabili tecnici e al paziente personale di sala. Di tutti questi, meglio non far nomi per non dimenticare qualcuno.
È ancora presto, è certo, per essere considerati “un modello”: abbiamo cominciato da troppo poco tempo e noi per primi non vogliamo cadere nell’errore dell’autoreferenzialità così tipica della provincia.
Abbiamo cercato solo di rispettare le idee del Maestro, quando scrive,

di un sistema culturale che regoli le esigenze e le aspirazioni, ma non dell’umanità intera: basterebbe soddisfare le esigenze di riscatto di una piccola comunità.

“Trascorri la vita in una goccia d’acqua e vedi il mondo”, come diceva Lecoq.




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