Una prospettiva condivisa per le arti e lo spettacolo

Il documento conclusivo dell'incontro di Firenze del 3-4 dicembre 2005

Pubblicato il 20/12/2005 / di / ateatro n. 094 / 0 commenti /
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Questo documento non contiene una proposta organica ma suggerisce alcuni temi di riflessione generale e raccoglie alcune delle proposte di lavoro emerse nell’incontro organizzato da ADAC Toscana e realizzato con il contributo della Regione Toscana, il 3 e 4 dicembre 2005 a Firenze: UNA PROSPETTIVA CONDIVISA PER LE ARTI E LO SPETTACOLO CONTEMPORANEI.

1. Cultura come bene comune
Un sistema della attività culturali vivace, libero, indipendente e pluralista è una garanzia indispensabile per la tutela della libertà di pensiero e della democrazia. E’ da affermare il valore della cultura, dell’arte, dello spettacolo e dell’istruzione come beni comuni che arricchiscono, anche senza ritorni immediati, la vita di una comunità e di una nazione. Hanno un valore di beni pubblici da coltivare e incrementare con interventi seri e approfonditi che rifuggano le sciagurate deformazioni di una “comunicazione” facile, volta a conquistare il consenso immediato. La cultura, lo spettacolo, l’istruzione lavorano sul profondo e sul lungo periodo; sono una delle fondamenta su cui si costruisce il futuro di una collettività e devono essere oggetto di un consistente intervento pubblico, lasciando a quello privato il ruolo di necessaria integrazione, senza trascurare – per lo spettacolo in particolare – una razionalizzazione e riorganizzazione delle attività, delle strutture, della produzione e una necessaria ridistribuzione delle risorse che consentano al sistema di adeguarsi agli irreversibili mutamenti che la società sta subendo in questi anni e gli consenta di mantenere nel tempo una grande capacità flessibilità e adattamento.

2. Indipendenza della cultura
E’ necessario garantire l’indipendenza degli organismi preposti, a tutti i livelli, a gestire la cultura. E’ opportuno sottrarre la cultura e lo spettacolo allo spoil system, alla lottizzazione politica, alla discrezionalità e al personalismo e iniziare a creare una rete di “funzionari” dotati di competenze tecniche e culturali, con incarichi e possibilità di lavoro non condizionati dai cambi di personale e di indirizzo politico.

3. Sui criteri di finanziamento e i confini di genere
In attesa di un regolamento e di una legge per lo spettacolo, che gli schieramenti politici devono impegnarsi a rendere operanti al più presto, e comunque non oltre due anni dalle prossime elezioni, è opportuno rivedere la formazione delle commissioni ministeriali secondo criteri di competenza e indipendenza. E’ necessario, altresì, ridisegnare i criteri di gestione dei finanziamenti non più secondo divisioni in categorie (stabili, stabili privati, di innovazione eccetera), quanto premiando l’effettiva progettualità e ridisegnando i confini di genere secondo criteri più aderenti alla realtà dell’arte e dello spettacolo contemporaneo. Naturalmente questa idea di indirizzo vale per gli organi centrali e per quelli periferici.
All’interno di questo quadro vanno studiate misure particolari e urgenti per la danza, vera cenerentola del nostro sistema dello spettacolo, in particolare per la danza contemporanea, che cerca nuovi confini allontanandosi da quelli conosciuti, mettendo in discussione la stessa nozione di ambito disciplinare. Gli interventi devono garantire risorse, spazi, circuiti, occasioni di formazione per un incremento della qualità e per un necessario ricambio generazionale. Devono favorire dinamiche collaborative di rete.

4. La missione delle iniziative e delle strutture culturali
Ogni struttura e iniziativa culturale, stabile e no, deve definire la propria “missione” con carte d’intenti e quadri progettuali che possano diventare criteri di verifica dell’operato svolto.

5. Spazi
Improcrastinabile diventa una politica di creazione e gestione di spazi che comportino costi di esercizio più contenuti rispetto ai luoghi tradizionali, dove possano incontrarsi diverse arti, pratiche e idee, che attuino una politica di creazione di servizi al territorio e che permettano l’attivazione di economie di scala con l’effettiva costituzione di una rete di distribuzione decentrata ben articolata, capace di inventare e rendere stabili manifestazioni.

6. Arti contemporanee
Queste proposte si muovono in una prospettiva che pone al centro il concetto di arte contemporanea e le pratiche diverse che in questa direzione si sviluppano. Diventa quindi urgente, in tale prospettiva, una discussione approfondita intorno al significato preciso del termine contemporaneità, anche in relazione con l’idea di tradizione, per una ridefinizione degli interventi e degli spazi.
Questo è un punto nodale e controverso; non servono dunque scorciatoie o banalizzazioni ma un impegno di studio, di definizione, di discussione, per aprire strade per il domani delle arti.

7. La questione del pubblico
Un ulteriore, approfondito studio, interesse, impegno dovrà essere posto alla questione del pubblico, interrogandosi su come rendere accessibile la migliore offerta culturale possibile alla maggior parte possibile di cittadini. Altre questioni collegate sono come incontrare il pubblico, come farlo crescere, come permettergli di confrontarsi con linguaggi spesso complessi; come i linguaggi stessi possano o debbano misurarsi con i nuovi interlocutori e le loro urgenze sociali, individuali, estetiche, conoscitive. In questa direzione si pensa che possa essere risolutiva un’articolata apertura del territorio a una presenza costante degli artisti, con progetti di residenza capaci di operare in modo capillare e continuativo.

8. Per una diffusione della cultura delle arti sceniche
In queste prospettive, un particolare rilievo va assegnato a tutte quelle attività che mirano ad accrescere la cultura delle arti performativa (pubblicazioni, incontri, attività di formazione, di conoscenza, di scambio di informazioni, di studio). Centrale diventa la relazione con la scuola, dove le la cultura, le arti e lo spettacolo e i loro modi di affrontare l’espressione umana possono diventare modelli pedagogici. Importante anche la relazione con l’università e con altri centri di studio e di ricerca. Bisogna, inoltre, ridare un ruolo attivo (e rinnovato) all’informazione e alla critica, oggi avvilite da un sistema che da una parte nega spazi e dall’altra riduce tali importanti funzioni alla semplice promozione in vista di un immediato consenso. Non è un bene, non è socialmente sano, che i mezzi di comunicazione riservino i loro spazi unicamente ai prodotti più smerciabili dell’industria culturale.

9. Il rapporto con il territorio
Una particolare attenzione va dedicata al rapporto tra lavoro degli artisti e territorio. Quest’ultimo deve fornire agli artisti risorse, strumenti di lavoro, luoghi e strutture di residenza. Gli artisti, dal canto loro, devono aprirsi e mettere a disposizione del territorio un “saper fare” e una “creatività” capaci di innescare progetti – anche gestionali – innovativi e virtuosi.

10. Reti
Le reti di collaborazione devono diventare una realtà operativa, incoraggiata variamente, capace di scambiare opere, conoscenze, esperienze, di inventare occasioni, di promuovere, di formare, di incontrare nuovi pubblici, di avviare strutture di studio, di informazione, di circolazione di opere e esperienze anche con l’estero.

11. Osservare e promuovere il nuovo
E’ necessario favorire il ricambio generazionale. Particolare attenzione deve quindi essere rivolta all’osservazione e alla promozione del nuovo, organizzando, senza dirigismi né favoritismi, percorsi per far maturare i segnali interessanti di giovani creatività e progettualità.

ADAC_Toscana

2005-12-20T00:00:00

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