La mente da sola: un mosaico di lettere per giovani attori

Il saggio finale del Scuola di perfezionamento per attori del Centro Teatrale Santacristina diretto da Luca Ronconi e Roberta Carlotto

Pubblicato il 18/09/2006 / di / ateatro n. 101 / 0 commenti /
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LA MENTE DA SOLA
Mosaico di lettere

a cura di Luca Ronconi

23 settembre 2006 – ore 19.30
Teatro Morlacchi, Perugia

Si conclude la Scuola di perfezionamento per attori del Centro Teatrale Santacristina diretto da Luca Ronconi e Roberta Carlotto con la presentazione del saggio, La mente da sola. Mosaico di lettere il 23 settembre al Teatro Morlacchi di Perugia nell’’ambito del programma di celebrazioni per l’’Ottantesimo anniversario della fondazione dell’’Università per Stranieri di Perugia. Il saggio, a cura di Luca Ronconi, vede coinvolti i 33 allievi, che per oltre un mese hanno partecipato al corso, su una selezione di lettere scelte da Emanuele Trevi tra gli epistolari di celebri artisti. Si tratta di alcuni fra i più grandi scrittori della modernità: poeti come Emily Dickinson e Keats si alternano a grandi narratori contemporanei come John Fante e Charles Bukowski… Ma con loro ci sono anche Mozart, Vita Sackville-West, Kafka, Pasternak, Marina Cvetaeva, Katherine Mansfield, Georg Trackl e l’epistolario tra Artaud e Rivière.

Dice Ronconi: “Non è una novità fare epistolari a teatro, però quando si fanno succede sempre che l’attore finisce con l’identificarsi con l’autore della lettera. Qui invece la lettera può essere vista da due parti: chi la scrive e chi la riceve, le due attività sono completamente diverse. La lettera può essere scritta e letta. A noi interessano tutti e due gli aspetti. Simultaneamente. A intermittenza. Dialetticamente”.

Accostando alle splendide lettere della poetessa americana Emily Dickinson autori diversi per epoca, carattere, stile, La mente da sola offre quindi agli attori una vasta gamma di toni, situazioni psicologiche, stili d’espressione. Dal “corpo centrale” dell’epistolario della Dickinson, la cui selezione è scandita in due parti, si staccano altre voci, ora tristi ora allegre, ora maschili ora femminili, sincere e bugiarde, amiche e innamorate. Non esiste fra di esse un legame tematico e la loro successione non segue un preciso filo narrativo, ma è tutta giocata sulle assonanze, le divergenze, le possibili simmetrie che gli attori e il pubblico intenderanno cogliervi.

La Scuola di Perfezionamento per Attori del Centro Teatrale Santacristina compie quest’anno il suo terzo anno di vita.
Come nelle precedenti edizioni, molte sono state le domande di partecipazione pervenute, oltre 350, segno questo del grande interesse verso la didattica della scuola. I 25 allievi attori scelti, insieme a 2 registi e a 8 attori professionisti in qualità di uditori, hanno frequentato il corso, che si è svolto dal 17 luglio al 30 agosto nella sede della Scuola a Santa Cristina, nei pressi di Morleschio, nel comune di Gubbio.
Il Corso, della durata complessiva di 350 ore, è impostato secondo un modello di college che prevede un lavoro a tempo pieno nella sede attrezzata per le esigenze della scuola, con alloggi, due ampie sale prove, una biblioteca e altri spazi di studio.
Qui allievi e insegnanti, lavorando in maniera intensiva ma anche trascorrendo insieme i diversi momenti della giornata, hanno dato vita a una sorta di “comunità teatrale”. Accanto a Luca Ronconi hanno lavorato in questa edizione diversi docenti tra cui gli studiosi Pietro Boitani, Giuseppe Aurelio Privitera, Nadia Fusini, Barbara Lanati, Serena Vitale, Emanuele Trevi, il regista Mario Martone e l’attrice Mariangela Melato.
La scelta dei materiali intorno ai quali si è svolto il programma del corso si è orientata anche su un terreno drammaturgico. Così, oltre alle esercitazioni sull’epistolario, si sono succedute quelle sul Gabbiano di Anton Cechov, Itaca di Botho Strauss, e con Massimo De Francovich sugli atti unici di Italo Svevo.

L’edizione 2006 della Scuola che si conclude con il saggio La mente da sola. Mosaico di lettere nasce grazie alla collaborazione dell’Università per Stranieri di Perugia e con il sostegno della Regione Umbria, Provincia e Comune di Perugia, Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e Teatro Stabile dell’Umbria, e con la sponsorizzazione del Gioco del Lotto – Lottomatica.

Teatro Morlacchi
Piazza Francesco Morlacchi, 19
Perugia

La mente da sola.
Mosaico di lettere.
a cura di Luca Ronconi

lettere di
Emily Dickinson, Franz Kafka, Wolfgang Amadeus Mozart,
John Keats, Katherine Mansfield, Antonin Artaud, Vita Sackville-West,
Georg Trackl, Dylan Thomas, Charles Bukowski, Marina Cvetaeva,
Susette Gontard, Boris Pasternak, John Fante
selezione a cura di Emanuele Trevi

gli attori in scena
Lorenzo Bartoli, Tommaso Cardarelli, Elena Cepollaro, Fortunato Cerlino,
Francesca Ciocchetti, Claudia Coli, Anna Della Rosa, Giovanna Di Rauso,
Ilaria Falini, Elisabetta Ferrari, Riccardo Festa, Ilaria Genatiempo,
Vincenzo Giordano, Mariangela Granelli, Tatiana Lepore, Alessandro Loi, Michele Maccagno, Leonardo Maddalena, Vinicio Marchioni,
Silvia Masotti, Cristiano Nocera, Alberto Onofrietti, Pilar Pérez Aspa,
Irene Petris, Lorenzo Piccolo, Matteo Romoli,
Benedetto Sicca, Giovanni Vaccaro, Marco Vergani,
Greta Zamparini, Giulia Zeetti, Camilla Zorzi

e con Fabrizio Arcuri e Roberto Latini

i collaboratori
Carmelo Rifici, Maria Consagra, Antonio Bertusi, Alessio Maria Romano,
Claudia Di Giacomo – PAV, Flaminia Caroli

La mente da sola
Mosaico di lettere

Prima parte

Emily Dickinson a Samuel Bowles – 1858 Francesca Ciocchetti
Emily Dickinson
a Martha Dickinson – 1882 Pilar Pérez Aspa
Emily Dickinson
a Louise Norcross – 1872 Irene Petris
Franz Kafka Lettera a Milena – 1920/1922 Vincenzo Giordano
Emily Dickinson
a Thomas W. Higginson –1885 Pilar Pérez Aspa
Wolfgang Amadeus Mozart
Lettere alla cugina – 1778 Tommaso Cardarelli
Wolfgang Amadeus Mozart Lettere alla cugina – 1777 Marco Vergani
John Keats a Fanny Brawn – 1820 Matteo Romoli
Katherine Mansfield
a John Middleton Murry – 1915 Mariangela Granelli
Emily Dickinson a Thomas W. Higginson – 1862 Claudia Coli
Emily Dickinson a Thomas W. Higginson – 1862 Greta Zamparini
Emily Dickinson a Thomas W. Higginson – 1862 Elisabetta Ferrari
Emily Dickinson a Thomas W. Higginson – 1862 Anna della Rosa

Carteggio Artaud – Rivière
Jacques Rivière
a Antonin Artaud – 1923, 1924 Michele Maccagno,
Antonin Artaud a Jacques Rivière – 1923, 1924 Vinicio Marchioni,
Benedetto Sicca, Fortunato Cerlino

Emily Dickinson a Thomas W. Higginson – 1869 Francesca Ciocchetti

Seconda parte

Emily Dickinson a Elizabeth Holland – 1866 Elisabetta Ferrari
Emily Dickinson a Elizabeth Holland – 1870 Claudia Coli
Emily Dickinson al Dottore e alla Signora Holland – 1858 Anna Della Rosa
Georg Trackl a Hermine Von Rauterberg – 1908 Irene Petris
Vita Sackville-West a Virginia Woolf – Cartolina illustrata – 1926 Elena Cepollaro
Vita Sackville-West a Virginia Woolf – 29 gennaio – 1926 Elena Cepollaro
Dylan Thomas Lettera d’amore a Caitlin – 1950 Lorenzo Piccolo, Leonardo Maddalena
Charles Bukowski ad Ann Barman – 1963 Cristiano Nocera
Emily Dickinson a Otis P. Lord – 1878 Giulia Zeetti
Emily Dickinson a Otis P. Lord – 1878 Giovanna Di Rauso
Emily Dickinson a Otis P. Lord – 1878 Silvia Masotti
Emily Dickinson a Otis P. Lord – 1878 Ilaria Falini
Marina Cvetaeva
a Boris Pasternak – 1929 Camilla Zorzi
Susette Gontard Diotima a Hölderlin – 1798 Ilaria Genatiempo, Tatiana Lepore
Boris Pasternak a Eugenija – 1931 Fortunato Cerlino
Franz Kafka Lettera a Milena Riccardo Festa
Emily Dickinson a Otis P. Lord – 1883 Pilar Perez Aspa
John Fante, Lettera a Stan e Howard – febbraio 1954 Alessandro Loi, Giovanni Vaccaro, Alberto Onofrietti, Lorenzo Bartoli

LA MENTE DA SOLA. UN MOSAICO DI LETTERE

di Emanuele Trevi

Più di una volta, nel corso della sua corrispondenza, la grande poetessa americana Emily Dickinson ha paragonato la scrittura di una lettera all’ «immortalità». Non si tratta infatti, ragiona Emily, di una forma di comunicazione in cui si esprime «la mente da sola, senza compagno corporeo?». Questa circostanza non indica certo un minor potere della lettera rispetto ad altre possibilità di scambio linguistico. Fin da Platone, che dedica il Fedro all’analisi di questo argomento fondamentale, la scrittura è diversa dall’oralità proprio perché è una lingua che si allontana dalla potestà, e dal controllo, di chi la parla. Non c’è più un corpo, una presenza reale a garanzia di ciò che viene detto.
Così, secondo la “platonica” Emily Dickinson funziona lo scambio epistolare, fondando una specie di quarta dimensione, di spazio intermedio tra la presenza fisica e l’assenza assoluta. Ed è proprio un sondaggio delle possibilità drammaturgiche insite in questo spazio intermedio – una “scena” mentale che potrà anche essere intesa come metafora possibile dello spazio teatrale – che questo progetto si propone di compiere, accostando alle splendide lettere della Dickinson autori diversi per epoca, carattere, stile, atteggiamento verso il destinatario. Il ruolo di quest’ultimo non può minimamente essere sottovalutato proprio da chi indaghi sulle potenzialità drammaturgiche degli epistolari. Non solo perché a una lettera segue il più delle volte una riposta, alla quale a sua volta seguirà una nuova lettera, fino a che l’intero carteggio assumerà l’aspetto di un dialogo “differito” nello spazio e nel tempo. A questa prima, e ovvia considerazione, ne va subito aggiunta un’altra, forse ancora più decisiva. La presenza del destinatario è infatti evidente anche nella singola lettera, anche nella lettera che non ha mai avuto una risposta. Come il recipiente dà forma al liquido che vi viene versato, così ogni lettera, in maniera più o meno esplicita a seconda dei casi, è un ritratto del destinatario. Tanto più veridico, paradossalmente, quanto più è arbitrario, dettato da interessi personali, deformato dall’urgenza degli affetti, delle passioni, dei timori. Il più “informe” dei generi di scrittura, il più svincolato (almeno nella modernità) da regole stilistiche e retoriche precise, si rivela insomma capace, nelle mani dei grandi scrittori, di un grado insospettabile di realismo psicologico, senso della realtà, capacità di “fotografare” in immagini credibili il continuo e inarrestabile fluire del tempo e dei sentimenti.
Una ulteriore e affascinante possibilità di spremere il massimo di senso dai testi prescelti è data agli attori dal fatto che, nella loro “esecuzione” della lettera, essi non sono affatto obbligati a identificarsi esclusivamente con chi scrive. Questa è solo una possibilità, visto che la lettera, in quanto evento reale di una comunicazione, viene ricevuta, e il primo a “recitarla” è sempre il suo destinatario. Il ricorso ad una celebre opera figurativa potrà forse aiutare a chiarire ulteriormente questo concetto: si tratta della tela di Vermeer dedicata a un’anonima lettrice, che tiene in mano i fogli di una lettera appena arrivata, creando attorno a sé un’atmosfera, mirabilmente eseguita dal grande pittore, di solitudine e intensa concentrazione. Questo spazio fisico e mentale ha il suo baricentro nello sguardo che la ragazza, quasi volesse penetrarne l’intima essenza, affonda nella scrittura dei fogli che tiene in mano. Allo spettatore non è dato capire se le notizie della lettera siano buone o cattive, e questa accortezza degna di Vermeer arricchisce incredibilmente la pregnanza psicologica della rappresentazione. Non solo gli occhi della giovane donna e le mani che reggono i fogli della lettera sono coinvolti in questa esperienza, perché tutto il suo corpo, immobile e circondato di luce, collabora in qualche modo all’avventura, al silenzioso dramma che si sta svolgendo. Un dramma di cui non sapremo mai nulla, e di cui possiamo immaginare tutto. Senza pensarci, Vermeer ha costruito un vero e proprio spazio scenico, un luogo di continuo scambio e contaminazione tra ciò che appartiene al regno invisibile dei sentimenti e delle emozioni e ciò che è invece visibile, gli spazi e i gesti di un certo momento dell’esistenza.
La scelta di lettere di cui si compone La mente da sola offre agli attori una grande gamma di toni, situazioni psicologiche, stili d’espressione. Dal “corpo centrale” dell’epistolario di Emily Dickinson, si staccano altre voci, ora tristi ora allegre, ora maschili ora femminili, sincere e bugiarde, amiche e innamorate. Si tratta di alcuni fra i più grandi scrittori della modernità, a volte accompagnati (come nel caso di Antonin Artaud) dai loro interlocutori. Poeti come Keats e Rilke si alternano a grandi narratori contemporanei come Charles Bukowski…Una vera e propria “drammaturgia epistolare” è inserita inoltre all’interno del “mosaico”: si tratta del famoso carteggio tra Artaud e il critico Jacques Rivière, che comprende l’autenticità e il valore umano e intellettuale del suo giovane interlocutore, pur rimanendo diffidente sul punto centrale della “follia”. Tra i materiali selezionati, è stata utilizzata anche una lunga lettera di John Fante, datata 1954, che è un vero e proprio “romanzo condensato” in forma epistolare.
La successione dei testi non segue un preciso filo narrativo, ma è tutta giocata sulle assonanze, le divergenze, le possibili simmetrie che gli attori e il pubblico intenderanno cogliervi. Al termine di ognuno di questi piccoli “labirinti epistolari”, sarà sempre un nuovo gruppo di lettere di Emily Dickinson a riannodare e rilanciare il filo del discorso.

Centro_Teatrale_Santa_Cristina

2006-09-18T00:00:00

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