#sanremo2017 per noi? Una Woodstock con il visone!

In esclusiva dall'inviato di ateatro.it: il Festival della Canzone Italiana come non lo avete mai sentito!

Pubblicato il 07/02/2017 / di / ateatro n. 160 / 0 commenti /
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Luca Monti inviato a #sanremo2017

Duck Face! Luca Monti inviato a #sanremo2017

Luca Monti sta seguendo #sanremo2017 per ateatro.it e per trovafestival | la cultura in movimento

Che cosa è Sanremo, “per noi che abbiamo il sole in piazza rare volte e tutto il resto è pioggia che ci bagna, i gamberoni rossi sono un sogno e il sole è un lampo giallo al parabreeeze”? Che cosa è per noi che amiamo il teatro e ce ne occupiamo tutto l’anno di teatro, e proprio ieri stavamo discutendo del Pinocchio di Latella, di Afghanistan di Bruni-De Capitani o del Falstaff di Michieletto? Per noi Sanremo è un lampo giallo, una specie di Woodstock in pelliccia di visone, un bagno nel centro commerciale abitato dall’italiano medio, affogato in salsa ligure.
Un trionfo dell’italianità tra santità e ruberie, un lampo del mondo dorato del cinema: ci aspettimao di incontrare dietro ogni un angolo di strada Vittorio De Sica, il Conte Max, o i fratelli Caponi, ovvero Totò e Peppino, che escono dal Grand Hotel.
“Penso che un sogno così non ritorni mai più”: sono l’inviato speciale di ateatro.it al 67° Festival della Canzone Italiana di Sanremo, il numero 200 di trovafestival.com!
Il Festival di Sanremo è una festa teatrale: non è solo il Teatro Ariston e nemmeno il teatrino della tv. Il Gran Teatro del Mondo del festival, la grande festa popolare, il vero palcoscenico, è tutta la città.

Prologo
Martedì pomeriggio, ovvero “Il mare d’inverno”. Un tramonto romantico sulla Riviera dei Fiori. Appena il tempo di prendere possesso del mio bilocale vistamare, scendo, a piedi, verso il centro. I vicoli e le strade sulla lunga discesa verso il lungomare sono tappezzati di manifesti: sento l’aroma dello splendore sintetico televisivo, un’illusione di leggerezza lontano da terremoti, morti, nevi, torture. Un sole caldo che evoca una prossima (maledetta?) primavera. A Milano, neanche a dirlo, pioveva da una settimana.
Mi sento osservato, la gente mi guarda con attenzione. Sarà la cravatta? O il cappotto blu?
I cartonati targati TV Sorrisi e Canzoni hanno anche un buco per infilarci la faccia. Tutti fanno selfie con tutti. Strane silhouette a grandezza naturale permettono di abbracciare l’effigie del tuo divo preferito.
L’euforia fotografica mi seduce. Quasi quasi abbraccio il cartonato di Ron… Meglio la Mannoia? O mi butto via con Gigi d’Alessio? L’inquietudine mi assale. Poi arriva l’ansia, non ho studiato, non so la lezione. Chi saranno mai Raige o Giulia Luzi? E Michele Bravi, Sergio Silvestre? Mai sentiti nominare. Davanti all’effigie di Elodie vengo travolto da un flusso di coscienza: sarà un refuso per (M)Elodie? Ho imparato che nei talent show spesso la prima cosa che si perde è il cognome.

Atto primo, scena prima
Capannelli sotto gli hotel. Emozione palpabile. Benissimo, ci sono! Mi godo ogni passo, piano piano arrivo in corso Matteotti, dove c’è il tempio, il mitico Teatro Ariston che è… piccolo. Sembra l’ingresso di un cinema parrocchiale, le storiche letterine legate da un filo invisibile, lì accanto il baretto anni Cinquanta con il Cynar e le noccioline.
Sono qui nel centro del mondo, ma qui non si può passare.
Tutto il corso e piazza Marconi sono un enorme studio televisivo en plein air, qui comincia la grande conversazione mediatica, un fantasmagorico tappeto rosso popolato di dj che fanno cantare gli astanti con brani di cinquant’anni fa e una postazione fissa per collegamenti RAI a ogni ora. Tutti vogliono partecipare, tutti voglio apparire, tutti vogliono applaudire tutti.
È una parata di radio, di gazebo, di pullman… I TIR sono veri e propri studi mobili. Ci sono le emittenti nazionali, come la RAI e le radio private più grandi, ma poi ce ne sono a decine: immaginatevi una radio per ogni provincia italiana, sono tutte qui!
Mi rifugio in un bar. Anche qui c’è musica dal vivo, non si perde mai il filo di un “canzonettamento” continuo, una sonorità diffusa che ha l’effetto di uno stupefacente. Drogato di riff e ritornelli!
Si accalca un intero popolo da transenna, persone in fila dalle prime ore del mattino per collezionare autografi, farsi regalare ( o regalare?) prodotti tipici, soprattutto delle regioni del Sud. Gli scambi di persona sono all’ordine del giorno: due anni fa in un bar alcuni giovani amici furono scambiati per il trio Il Volo. Inutile negare, ripetere che non eravamo i “trenorini”: assecondammo l’illusione, ci prestammo sorridenti allo scatto e le signorine se ne andarono felici.
Lo schieramento di polizia e le uniformi splendenti di ogni ordine e grado, più che agli attentati fanno pensare alla parata francese del 4 luglio. Mi viene il sospetto che fuori da Sanremo i criminali possano scorrazzare indisturbati, a cominciare dai topi d’appartamento: “Beh, tanto in Riviera sono tutte seconde case: che possono ribare?”, obietta un collega.
Perso nella folla pressante su piazza Marconi, vengo quasi soffocato da piumini, giacche a vento, pellicce che odorano di naftalina, ragazze truccatissime, gente che balla e chiede l’elemosina.
Nel centro del mondo non si canta soltanto: sembra che tutti siano qui per fare affari, a cominciare da Carlo Conti, che ha fatto aumentare lo share del festival RAI del 10%, e quest’anno la “rivale” Maria De Filippi ha portato in dote anche il pubblico Mediaset. Altro che Montecchi e Capuleti: qui si sposano ragion di Stato e affari di famiglia.
Anche io mi conquisto l’oscuro e ambito oggetto del desiderio: il pass da giornalista web! Mi spingo fino al Palafiori, entro nella Sala Stampa Lucio Dalla, trovo la mia postazione.
Saluto qualche vecchia conoscenza, sento che aria tira, ritiro un quintale di comunicati stampa! Guardo il maxischermo. Tra un paio d’ore inizia il TG delle 20. Non lo vedevo da anni, qui sembra ancora il Telegiornale di Stato, è come se fossi a Carosello o a Studio Uno, il tempo non è passato, la RAI è padrona e noi siamo al riparo dalla bolgia infernale della piazza Marconi.
Piano piano là fuori la città si zittirà. Si accenderanno le luci dell’Ariston. Eurovisione e diretta.
Si apre il sipario, va in scena la prima puntata.

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