Niente Teatro Lirico per Dell’Utri e Longoni

Il Tar della Lombardia dice no

Pubblicato il 11/09/2003 / di / ateatro n. 057

Tre mesi fa, il Comune di Milano aveva affidato la ristrutturazione e la gestione del Teatro Lirico di Milano alla cordata Ati (composta da Milano Festival e Gestioni Teatrale e guidata dall’’impresario Gian Mario Longoni), che aveva affidato la direzione artistica della sala al manager di Mediaset nonché senatore di Forza Italia Marcello Dell’’Utri, suscitando discussioni e polemiche (ne trovate traccia nel forum sul teatro di guerra in questo sito).
Il Tar della Lombardia, con una sentenza depositata il 9 settembre, ha accolto il ricorso del secondo classificato, i fiorentini di Bobotheatre (che gestiscono tra l’’altro il Teatro Puccini).
Il problema sarebbe nato nell’ultima fase del concorso, quando sono stati precisati i costi della ristrutturazione della sala: l’’ATI avrebbe previsto “un importo pari a oltre 13 milioni di euro, rispetto ai 3,5 milioni inizialmente previsti”, mentre i rivali non si sarebbero discostati dalla cifra inizialmente proposta. Ma secondo Lorenzo Luzzetti (Bobotheatre) le irregolarità sarebbero state più d’’una: una esperienza teatrale minore di quella richiesta dal bando, una eccessiva presenza del musical nella programmazione e, appunto, un diverso e più costoso progetto di ristrutturazione.
A questo punto, si vedrà se per riaprire il Teatro Lirico, chiuso ormai da anni, sarà necessario passare per un nuovo ricorso, questa volta al Consiglio di Stato.

Redazione_ateatro

2003-09-11T00:00:00




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