Guerriere noir partorite come stelle dal caos

Con Le Baccanti si chiude la direzione di Laura Sicignano allo Stabile di Catania

Pubblicato il 18/01/2022 / di / ateatro n. 180

Inconsueto sipario chiuso come da vecchia tradizione per le Baccanti di Laura Sicignano.

Dioniso/Manuela Ventura, issata su una scala cimiteriale, è un nero supereroe da cartoon in un’ambientazione noir da interno borghese, come evidenziato dalle luci di Gaetano La Mela, che danno il senso di un luogo chiuso e intimo come il ventre di una donna. Le Baccanti indossano neri abiti da sera, guanti, vi è una grande eleganza; Dioniso porta la cravatta e muove le Baccanti come marionette. I movimenti di scena sono organici e ispirati a pose animalesche ma raffinate, soprattutto nel corpo di Alessandra Fazzino: composto è il rinsavimento della sua Agave dopo la scoperta dell’assassinio del figlio per mano sua.
Le stelle partorite dal caos di nietzschiana memoria avvisano lo spettatore che il lavoro sul testo si rifà ad autori quali Giordano Bruno, Thomas Eliot, Eraclito, Dino Campana e Samuel Beckett. Traduzione e adattamento sono di Alessandra Vannucci e della stessa Sicignano, che hanno lavorato profondamente sul testo originario:

Interventi significativi sono la fusione del Secondo Stasimo con il Terzo Episodio, del Terzo Stasimo con il Quarto Episodio. Il testo del Coro è stato affidato a tre voci di Baccanti. Nel Quinto Episodio Penteo ha preso il testo del Secondo Messaggero e le sue battute sono state volte in prima persona. Le battute finali di Cadmo sono state riscritte a partire dal Libro di Giobbe dell’Antico Testamento.

Tiresia è un mago vagabondo con movenze da cabaret, portatore di Tirso con Cadmo punk, danza buffo a tempo di flauti. Incoronati di edera entrambi, a differenza delle Baccanti, mostrano il contagio del divino. Penteo dissacrante cita il monologo di Tiresia facendogli il verso. Tiresia toglie dagli occhi la benda che lo rende cieco e dice “Ti vedo”, profanando egli stesso una cecità che si trasfigura in saggia follia.

Le Baccanti regia di Laura Sicignano per il Teatro Stabile di Catania

Penteo è il prototipo del tipo borghese e si rivolge allo spettatore: il pubblico è Tebe. Mentre le Baccanti sono donne soldato con elmetto, passamontagna da pussy riot e anfibi e bombetta da teatro dell’assurdo: circuiscono il sovrano con grande facilità. Nel frattempo giungono le prove-oggetti di Silvio Laviano, il messaggero che proferisce una profetica verità: “Femmine contro maschi e vincono loro con l’aiuto di un dio.”
Non c’è equilibrio: è tutto o bianco o nero, colorati sono solo la trottola e il dado con cui gioca il dio.
Penteo perde il potere dei suoi abiti regali e veste da donna circondato da Baccanti-cameriere e Dioniso è il guardarobiere. Viva è la musica dal vivo di Edmondo Romano e denota i momenti salienti accompagnando con forza il dramma. Issato su un armadio, quello che ha imprigionato e liberato Dioniso, Penteo narra in prima persona della sua uccisione, mentre pezzi di Penteo sono proiettati durante il racconto della sua morte nella atroce compostezza nel lutto.
Penteo è infine chiuso in formaldeide per un Dioniso scienziato chee proferisce formule alchemiche, magiche o matematiche. Di sicuro è oscura la lingua del dio.
Dall’11 al 23 gennaio al Teatro Stabile di Catania con una platea numerosa, nonostante il dilagare pressante della pandemia, e partecipatissima. Il pubblico inneggia simbolicamente in piedi alla regista: è l’ultima sera di Laura Sicignano da direttore artistico dello Stabile di Catania, in sala il nuovo direttore Luca De Fusco.

IL LINK: Il saluto della direttrice Laura Sicignano




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InformazioniVincenza Di Vita

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