Una recensione in forma di lettera

Un video al Castello. Diario di incontri e di lavoro di Sandra Lischi

Pubblicato il 21/12/2002 / di / ateatro n. 047 / 0 commenti /
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Un video al Castello. Diario di incontri e di lavoro di Sandra Lischi, Nistri-Lischi ed. (collana MEDIAMORFOSI), Pisa, 2002.

Lucca, 10 Dicembre 2002

Cara Sandra,
ho intravisto nella cassetta della posta il tuo libro sul lungo soggiorno al Centro di Creazione Elettronica Pierre Schaeffer, il Castello di Montbéliard nel periodo in cui lavoravi alla videoopera intorno al “pianeta Gianni Toti”. Finalmente! L’ho iniziato a leggere subito e l’ho finito tutto d’un fiato prima che Giacomo tornasse dalle prove; ero così entusiasta a raccontarglielo che è passato subito in mano sua. Ho l’impressione che succederà così per molti di noi che ti conoscono, basterà il passa parola e in breve l’avranno letto tutti!
Ho deciso di scrivere una recensione in forma di lettera perché il libro racconta il tuo percorso di ricerca intorno all’universo di creazione del video in maniera così intima (è un diario!), che mi sono chiesta se forse non dovevo rispondere con una forma altrettanto privata. Mi sono emozionata a leggerlo, il tuo diario di lavoro (ma anche diario di incontri, di discussioni, di pensieri) al castello di Hérimoncourt a Montbéliard. Racconti dettagliati di come hai conosciuto e poi affiancato Gianni Toti nell’ideazione e postproduzione della Video-poem-Opera Planetopolis (il cui montaggio è stato realizzato nello studio digitale del Cicv, che coproduceva il video), di come è diventata sempre più concreta la tua idea di girare un videodocumentario proprio su di lui, l'”artista poetronico” all’indomani di questo suo epico video che, come tu dici spesso, ti ha davvero cambiato la vita; il libro inizia facendo ordine tra gli appunti sparsi dal 1992 al 1997, dal Simposio Internazionale su Dziga Vertov in Russia a cui partecipasti proprio con Toti “co(s)munista non pentito” e una piccola videocamera che registrava pensieri in libertà, poesie a voce alta, commenti politici, e ancora viaggi successivi in America Latina e in Francia, immagini e suoni di metropoli che vanno a riempire cassette su cassette audio e hi 8. Intanto avevamo notizia dei tuoi spostamenti dagli articoli che scrivevi su “il manifesto”. Il libro registra, scandite giorno per giorno, la passione ma anche le ansie, le paure, le riflessioni, i dubbi che ti hanno accompagnato nell’elaborazione tecnica e formale del video Planète-Toti-Notes: preoccupazioni di fronte ad una tecnica che ha bisogno di montatori esperti, professionisti del mestiere e che prima ti ha messo in crisi poi ti ha fatto rimboccare le maniche e ti ha fatto iniziare a schedare diligentemente ogni immagine, ogni sequenza e usare centraline di montaggio. Quello che prende corpo è un’altra forma di scrittura, ma…ancora scrittura! Così è nato il tuo video PlanèToti che inizia dal “vertoviaggio” mettendo insieme ipotesi di sceneggiatura, appunti, frammenti video che mostrano i “luoghi”, le “cose”, le poesie, i disegni di Gianni, e ancora interviste, ricordi di lavoro e di vita; tu che ti metti diligentemente a sentire le spiegazioni dell’amico Daniele Segre su come organizzare le fasi di costruzione del video, su come riversare le immagini scelte in un casalingo premontaggio, tu che ti emozioni a vedere come le cose effettivamente funzionano come ti aveva detto Daniele anche senza il montatore vicino a te. Racconti come, affiancata da collaboratori, tecnici, persone amiche come Simonetta Cargioli, da artisti residenti al CICV, dal direttore Pierre Bongiovanni il progetto prende vita tenendo conto dei loro preziosi consigli, raccomandazioni, suggerimenti, mentre la tecnica inizia ad avere sempre meno segreti; che sei triste per un progetto che sembra avere una vita difficile perché Toti è un mito e come tutti i miti chiunque ce lo racconti sembra che non faccia mai abbastanza. Toti che ha conosciuto il Che e lo ha fotografato, Toti che giocava a golf con Castro, Toti che ha avuto da Lili Brik frammenti originali del film di Majakowsky Incatenata alla pellicola che lui ha riportato in vita con l’elettronica. La vita di Toti impressiona, come la sua monumentale libreria, come la sua conoscenza delle lingue, della letteratura. Il libro parla in prima persona dell’universo concettuale, di memoria ma anche e soprattutto di passione che si raccoglie dietro al tuo video, ma soprattutto racconta quello che nel video non si vede, l’entusiasmo, la fatica dei turni di montaggio, i ripensamenti, i materiali scartati, le critiche, ma anche le passeggiate nel parco intorno al Castello, i silenzi, le cene collettive, le proiezioni di film e video insieme con tutti gli ospiti e infine la gioia del final cut! Il risultato è un entusiasmante omaggio all’ultimo futurista e ad uno dei primi uomini ad essere sbarcati sul planèt vidéo.
Nel diario c’è tutto questo, oltre ad un invito a trovare ciascuno il proprio metodo “di scrittura” che sia il più personale ma anche il più “appassionato e a non dimenticare mai di vedere il video anche “dalla parte del nastro”, perché – ce lo insegna Toti – anche la tecnica è poesia.

Cicv, 27 settembre 1997.

L’imprévu desiré. L’imprevisto desiderato. In fondo potrebbe essere questo il titolo del diario che ho tenuto questi anni. La frase riguarderebbe non solo l’atteggiamento nei confronti del montaggio ma anche lo stesso mio trovarmi a fare il video. Un imprevisto atteso, desiderato.
Mi rendo conto, anche che se si hanno le idee chiare si lavora molto meglio col montatore. Certo, Marie-Laure, con cui stavolta sono tornata a lavorare, è diversa da Marko, sta più attenta che “tutto tenga”, si lascia andare meno al gioco (in realtà, al momento giusto, si diverte anche lei con gli imprevisti); ma vedo che se so quel che cerco e che voglio, le cose filano più lisce, arriviamo alle stesse conclusioni, c’è un dialogo reale fra la mia volontà e le sue competenze e creatività… Mi piace molto la forma sferica che abbiamo deciso di inserire in alcune immagini della casa di Gianni a Roma: prima di tutto ricorda Planetopolis, con la sua insistenza sul globo, il pianeta; poi racchiude e insieme dilata l’universo totiano, le copertine dei libri, l’arco che divide la camera dal salotto. E mi piace anche che ci siano, come punteggiatura, immagini del viaggio (dei tanti viaggi), del mondo, e immagini della casa tappezzata di manifesti e libri… (Sandra Lischi)

Un poème est une sorte de machine… scriveva Valery. Il film pure, è una specie di macchina. E il video, dentro o fuori il monitor, dovrebbe pur essere già diventato la più speciale specie di macchina mentale (…) I videopoeti, dentro e fuori i monitors e le loro stesse espansioni articolate e disarticolanti negli spazi-ambienti frequentanti liberamente dagli spettatori interagenti “finitori”del semilavorato artistico, ricercano/sperimentano proprio questi cammini verso il caos e ritorno, nella provocazione reciproca della loro linguisteria e dei computer più o meno “dedicati” a contraddirsi, delle combinatorie macchiniche così umanamente “corrotte” proprio perché sfuggano alle loro determinazioni rappresentazionistiche. E’ “l’attrazione strana” della poiesis, della tèchne, della musa intesa come arte-scienza. I videopoeti sono le ultime figure degli shelleyani e “prometeici” (avan-vedenti) “legislatori irriconosciuti del mondo“, gli specchi di quelle ombre gigantesche che il futuro proietta sul presente, le visioni che esprimono ciò che non intendono, non sentono ciò che ispirano, commuovono ma non sono commosse; le visioni liberate, insomma, le visioni in quanto tali, che non avanguardano ma ormani avan-vedono…”
(Gianni Toti, Immaginificanti e immaginificati. Pensiero elettronico e poematica. Appunti-en poète per una poeteorica dei modelli imagopoietici, in S. Lischi, R. Albertini, Metamorfosi della visione. Saggi di pensiero elettronico, Pisa, Ets, 1988)

Sandra Lischi (Pisa, 1951) è docente di Audiovisivi all’Università di Pisa. Ha pubblicato numerosi articoli, saggi e volumi sulla produzione sperimentale indipendente. Dirige a Pisa dal 1985 “Ondavideo”, codirige a Milano “Invideo- Mostra internazionale di video d’arte e di ricerca”.

Gianni Toti (Roma 1924). Poeta, scrittore, traduttore, autore di film e pièces teatrali è uno dei più importanti artisti video a livello internazionale. Ha cominciato il proprio percorso video realizzando videopoesie e videopoemetti, seguiti poi dalla “Trilogia Majakovskiana” (per la Ricerca e Sperimentazione Programma della Rai). Del 1988 è Squeezangezaum dedicato a Chlébnikov e alle utopie poetico-politiche del Novecento, mentre Terminale Intelligenza (realizzato all’Università di Pisa) e un VideoPoema sul sapere e sui rischi di un asservimento del pensiero alle esigenze del mercato.E ancora, Tenez-Tennis, Planetopolis, L’OrigInédite.Con Tupac Amauta Toti inaugura una trilogia sugli olocausti planetari (co-prodotta dal Cicv) che ha al centro passato e presente dell’America Latina.

Il video PlateToti Notes è distibuito da:
Heure exquise
Le fort avenue de Normandie BP 113
F 59379 Mons-en Baroeul
Francia
http://www.exquise.org
exquise@nordnet.fr

Anna_Maria_Monteverdi

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