I vincitori del Premio Riccione

Edizione 2003

Pubblicato il 28/09/2003 / di / ateatro n. 058 / 0 commenti /
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La 47° edizione del Premio Riccione per il Teatro ha visto l’assegnazione, nel corso della serata svoltasi al Teatro del Mare di Riccione sabato 27 settembre, dei riconoscimenti relativi ad un’edizione particolarmente ricca del Premio: 471 i testi partecipanti, scritti da autori di età compresa fra i 19 e gli 84 anni, testimonianza di una ritrovata vivacità della scrittura teatrale italiana che, ogni anno, per la quantità di copioni inviati, fa infrangere il record di partecipazione alle edizioni precedenti, sismografo dei tanti teatri e delle problematiche umane più sentite e più attuali in Italia.
La giornata è stata aperta dalla sessione conclusiva del laboratorio L’esperienza del testo, condotto da Renata Molinari con Claudio Longhi e Renato Gabrielli e i giovani attori provenienti dalla Scuola di Teatro del Piccolo di Milano, dall’Accademia d’Arte Drammatica di Roma e dalla Scuola di Teatro di Bologna impegnati per una settimana sui testi premiati.
L’edizione 2003 è stata anche l’occasione per celebrare il fecondo rapporto di collaborazione ventennale tra Franco Quadri e il Premio, iniziato nel 1983 con l’incontro di Riccione per il rilancio del Premio e della drammaturgia italiana.

I VINCITORI
La giuria, composta da Franco Quadri (presidente), Roberto Andò, Sergio Colomba, Elena De Angeli, Luca Doninelli, Edoardo Erba, Mario Fortunato, Maria Grazia Gregori, Renata Molinari, Enzo Moscato, Giorgio Pressburger, Luca Ronconi e Renzo Tian, ha proclamato vincitore della quarantasettesima edizione 2003, all’unanimità
Andrea Malpeli per Io ti guardo negli occhi: “Un’opera che sa raccontare il mondo degli altri con straordinaria forza poetica e profonda partecipazione umana, ambientata tra il Marocco e l’Italia, in cui, per una volta, le vicende dell’emigrazione sono viste dalla parte di chi resta, forte della vitalità del proprio mondo, senza compiacimenti e situazioni di maniera, in un racconto giovane e diretto come i suoi personaggi”.
Il Premio Pier Vittorio Tondelli per il testo di un giovane autore sotto i trent’anni è stato attribuito all’unanimità a Scanna di Davide Enia, voce giovane del nuovo teatro italiano, già affermatasi con testi noti al pubblico come “Italia-Brasile 3 a 2” e il recente “Maggio ’43”. “L’autore, restando nella sua Palermo e facendone felicemente risuonare la lingua, nel suo primo testo a molte voci che ha l’ambizione della tragedia, ambienta in un rifugio antiaereo – nel quadro storico immaginario ma riconoscibile di una lotta di resistenza – il trapasso generazionale di una famiglia patriarcale, in un contesto addirittura biblico”.
Il Premio speciale della Giuria, intitolato a Paolo Bignami e Gianni Quondamatteo, fondatori del Premio, è stato assegnato all’unanimità a:
Mari di Agatino Caspanello: “Delizioso duetto musicale in dialetto messinese, dedicato dall’autore a coloro che “amano senza parole”.
Con i vincitori dei Premi Tondelli e Bignami-Quondamatteo si affermano i dialetti del Sud e della Sicilia: è il meridione, d’Italia e del mondo, con le sue lingue storte e i riti e i problemi sempre lontani dalla risoluzione, a fare specchio dell’arte-teatro al palcoscenico-mondo.
Un ricordo particolarmente commosso, per una grande attrice e amica del Premio Riccione e del teatro italiano tutto, ha accompagnato l’assegnazione del Premio Marisa Fabbri, istituito quest’anno per ricordare la grande attrice scomparsa, e destinato a indicare un’opera particolarmente impegnata nella ricerca di un linguaggio aperto e poetico. Il Premio è stato attribuito a Le ombre di Enrico Fink: “una “storia ferrarese” lieve lieve, dove la poesia si contrappone alla narrazione drammatica e da questa trascorre al dialogo tra figure e temi, realtà e poesia”.
La Giuria ha segnalato all’unanimità due testi:
Come Camus di Paolo Trotti “per la potenza visionaria delle immagini e del linguaggio con cui affronta, col limite di un frettoloso finale d’effetto, una storia di violenza, schiavitù e morte in un’Africa purtroppo ben radicata nell’attualità”.
Breve luce di Livia Giampalmo “per l’autoanalisi di una vita, travestita da monologo di una donna di mezz’età in attesa di un tardivo e per lei inusuale appuntamento amoroso, che rivela la sua necessità in un’attenzione quasi morbosa verso una raffinatezza di scrittura caparbiamente costruita”.
La Giuria ha manifestato inoltre il suo apprezzamento per la continuità della ricerca dimostrata da Massimo Sgorbani anche nella sua nuova prova, Le cose sottili nell’aria, “monologo di una madre e di un figlio avviati sulle strade maniacali di “normali” diversità”.

PREMIO ALDO TRIONFO
Particolare importanza ha rivestito l’assegnazione dell’ottavo Premio Aldo Trionfo, al regista Egisto Marcucci “per la ricchezza nervosa e originale di un’opera di ricerca che, in un quarantennio di attività, non ha mai smesso di essere disuguale da se stessa, pur mantenendo una ferma fedeltà a precisi principi, a partire dalla scelta di testi non ovvi da interpretare nel profondo, applicando i moduli non tradizionali dei grandi maestri della rivolta teatrale”.
Il lavoro di Marcucci si è concretizzato in memorabili spettacoli come “Le sedie” di Ionesco e “La dodicesima notte”, il suo ultimo allestimento prima dell’incidente che gli ha privato la possibilità di continuare a lavorare in ambito teatrale. Il Premio Aldo Trionfo assume il significato di un riconoscimento alla carriera ma anche la speranza di poter rivedere presto il regista al lavoro.

Redazione_ateatro

2003-09-28T00:00:00

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