Ottimizzare le risorse per diffondere la Conoscenza attraverso il Consumo di Arte e Cultura

Le Buone Pratiche

Pubblicato il 09/11/2005 / di / ateatro n. #BP2005 , 090 / 0 commenti /
Share

Idea all’origine
Attivare una gestione economica del’organizzazione culturale che sviluppi quella visione alternativa che definisce le condizioni di efficienza artistica, come ottimizzazione delle risorse con lo scopo di aumentare la diffusione della Conoscenza attraverso il Consumo di Arte e Cultura.

Background
Le teorie del metodo tradizionale usano parificare il prodotto culturale ad un qualsiasi altro bene di consumo. Ne studia il mercato applicando le leggi della domanda e dell’offerta e della formazione del prezzo.
Concentra buona parte delle sue attività privilegiando esclusivamente gli aspetti economici di produzione del prodotto, lasciando a margine quelli relativi alla distribuzione e al consumo e riconduce, sistematicamente, i problemi alla mancanza di introiti pubblici.
A rafforzo di questa teoria sulla obbligatorietà dei fondi statali chiama in causa la “legge della crescita sbilanciata” di Baumol.
Essa sostiene che le organizzazioni culturali e artistiche per loro natura, sono incapaci di sostenere i costi di produzione, che nemmeno si compensano con un incremento pari della produttività. La causa principale degli elevati costi di produzione spetta all’impossibilità di sostituire il fattore lavoro con la tecnologia. Solamente l’intervento pubblico è in grado di curare questo “morbo”.

Pur tenendo presente l’importanza della produzione di cultura, sembra che a questi economisti tradizionali, non interessi l’analisi della Domanda di Arte e Cultura e dei processi che ne determinano la formazione e diffusione.
Due rimangono gli elementi in ombra, che l’approccio tradizionale non analizza:
• Arte e Cultura sono una risorsa di conoscenza che genera valore e stimola la creatività delle persone.
• Arte e Cultura sono delle risorse che si formano e si trasferiscono con metodi complessi e spesso non lineari a causa della complessità dell’operare degli agenti della Filiera.

Il metodo alternativo basa e accresce le proprie teorie su questi due elementi appena descritti.
Questo approccio si preoccupa di studiare gli effetti diretti e indiretti che il consumo dell’arte ha sul benessere collettivo che altro non è che l’accesso e consumo di arte e cultura da parte del maggior numero di consumatori non specialisti, e si impone di massimizzarlo.
Ha come scopo l’efficienza industriale artistica intesa come ottimizzazione dell’impiego delle risorse, pubbliche e private, con riferimento alla diffusione della conoscenza artistica.
Metodo che attualmente non ha una soluzione di continuità, vista la complessità dell’industria culturale e l’inefficienza della Filiera Artistica

Le persone riempiono i teatri, visitano mostre, accedono ai musei, frequentano ogni tipo di festival, percorrono chilometri per vedere uno spettacolo.
Ma cosa consumano queste persone?
Una domanda alla quale nessuno si è mai posto la necessità di dare una risposta.
Manifestando, così, un disinteresse a ciò che accade nel momento in cui il consumatore accede ad un prodotto artistico.
Si evidenziano i dati di aumento nel numero degli abbonati nei teatri, si sottolineano si gli incrementi di vendita dei libri ecc. ecc., ma non ci si chiede dove è la differenza tra consumo e acquisto.
Si permette al consumatore di fare dell’arte ciò che più gli aggrada lasciando libera l’interpretazione slegata da ogni vincolo. Una sorta di relativismo che permette a chiunque di fare di arte e cultura ciò che più gli aggrada.
Nessuno protesta, tutti gli agenti della filiera stanno a guardare senza opporsi ad uno stato di cose che sminuisce il vero valore dell’arte e della cultura cioè formulare una teoria reale per poi trasmetterla esplicandola senza l’uso del ragionamento.

Per comprendere che il relativismo non è il metodo di approccio basta semplicemente analizzare la natura dell’arte per renderci conto che il suo meccanismo di interpretazione è univoco.

“L’arte esiste per trasmettere conoscenza.”

Il consumatore riesce a percepire una teoria reale attraverso un meccanismo che esclude un ragionamento e che si esplica con altri mezzi e simboli. Chi usufruisce dell’opera d’arte entra in essa e da essa si fa guidare fino a percepire una sensazione “il bello” nel momento in cui arriva alla conoscenza per vie che sono quelle misteriose e magiche della fantasia. Si può certamente affermare che una volta dentro l’arte lo si è per sempre.

Esattamente come la scienza che indaga, scruta, percepisce, sbaglia, si interroga, evolve e trasmette conoscenze con linguaggi tangibili e razionali, così l’arte trasmette conoscenza utilizzando altri linguaggi e strumenti che non sono tangibili, ma non per questo inesistenti

Lucia_Mazzucato

2005-11-09T00:00:00

Share



Scrivi un commento