Totonomine Roma, Milano e Cascina

Ma ci sono anche Piero Pelù e Caterina Caselli

Pubblicato il 27/01/2007 / di / ateatro n. 106 / 0 commenti /
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Antonio Calbi se ne torna a Milano dopo cinque anni all’’Eliseo di Roma, di cui tre come direttore artistico. Il sindaco Letizia Moratti e l’’assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi l’’hanno voluto dirigente a capo del settore spettacolo del Comune, in una città che negli ultimi anni ha considerato la cultura un costoso lusso (o semplicemente una costosa seccatura) e non una risorsa. Eppure a Milano ci sono due brand di livello mondiale come Scala e Piccolo, che sono oltretutto elementi essenziali dell’’identità milanese (a proposito, la prossima settimana il nuovo cda del Piccolo Teatro dovrebbe riconfermare Sergio Escobar alla direzione – ma all’unanimità, oppure no?).
Tornando all’Eliseo, partito Calbi il nuovo direttore artistico sarà Massimo Monaci, che in questi anni l’aveva affiancato.
Calbi dovrà rilanciare la progettualità (e la socialità) di una metropoli che appare ingessata, mal gestita, senza progettualità. E’ stata governata per otto anni da un sindaco come Albertini, che dichiarava di voler fare l’’amministratore di condominio e non ci è riuscito nemmeno tanto bene, mentre le alte città si reinventavano… Con due nodi spinosi: il Teatro degli Arcimboldi, nato come secondo palcoscenico della Scala e ora rimpallato come una patata bollente tra teatri e assessorati; e il Teatro Lirico, affidato (con mille polemiche registrate nel sito e nel forum) a una cordata capitanata da Marcello Dell’Utri e attualmente in ristrutturazione (per riscaldare l’ambiente il neo-assessore Vittorio Sgarbi ha subito mandato una frecciata a Dell’Utri).
Invece il giovane Monaci dovrà dimostrare di saper gestire una macchina complessa e di grande tradizione come l’’Eliseo, in una città dove il teatro è da sempre al centro di feroci lotte e voraci appetiti. Adesso, dice Perfida de Perfidis, la situazione pare più appassionante che mai, con lo stallo bipartisan del Teatro di Roma con lo svuotamento dell’’India, l’’incerto destino dei teatri ETI Quirino e Valle, le ambizioni del sindaco Veltroni rendono la scacchiera ancora più complicata. Ma Roma offre anche altre novità, dopo il ritorno di Cutaia all’ETI: Tommaso Paolucci approda dallo Stabile delle Marche alla direzione del Teatro Sistina, mentre Gianni Borgna va a fare il Presidente di Musica per Roma.
Anche a Milano qualcosa si muove, anzi trasloca: perché sono in corso gli sfratti del Filodrammatici (vedi il forum dove si fronteggiano compagnia e accademia) e del Teatro dell’’Arte, che dovrebbe passare dal Crt alla Triennale. Insomma, quelle di Antonio e Massimo sono sfide che avranno senz’’altro ricadute sul sistema teatrale delle due metropoli.

Un’’altra sfida è da sempre quella della Città del Teatro, che sembra arrivata a un importante punto di svolta. In effetti, a parte qualche frecciata sul forum, non si parla molto di quel che sta succedendo a Cascina. In compenso girano fin troppe indiscrezioni e pettegolezzi: fare chiarezza non è facile, ma ci proviamo, sempre disposti ad accogliere ulteriori contributi (ed eventuali rettifiche).
La Città del Teatro di Cascina è uno spazio interessante e multidisciplinare, aperto al nuovo, in crisi di crescita e in parte ancora alla ricerca della propria identità, in una regione teatralmente ricchissima come la Toscana (ma anche viziata dalle lotte intestine al partito egemone, i DS, come testimonia il “caso Prato”; a proposto, il totonomine sulla stampa locale dà in pole position Massini, ritenuto più malleabile dal consiglio d’amministrazione, poi Tiezzi e Villoresi).
Ad aggravare la situazione, la lentezza nel nominare il nuovo cda della Fondazione Sipario Toscana ha determinato uno stallo alla Città del Teatro; per reagire all’impasse e richiamare gli amministratori alle loro responsabilità, il direttore Alessandro Garzella ha messo sul piatto una lettera di dimissioni. Ai primi di dicembre è stato finalmente nominato il nuovo cda: presidente è Maurizio Martini, sindaco di Calci dal 1975 al 1981 e attualmente ai vertici di Coop Italia; gli altri consiglieri sono Alessia Di Bugno, Massimo Donati, Piero Nannipieri, Sonia Pieraccioni, Ylenia Zambito, Maria Francesca Zini, Fabrizio Cassanelli (membro della Cooperativa Sipario).
Martini con una lettera ha di recente garantito che i problemi amministrativi (a cominciare dagli stipendi arretrati ai dipendenti e dai cachet alle compagnie) verranno risolti, ma le dimissioni di Garzella, pare, restano lì sul piatto. Mentre le cronache locali candidano alla direzione i “vicini di casa” Pierazzini e Boldrini, inizia a circolare (si dice) una lettera di solidarietà a Garzella firmata prima di tutto da alcuni colleghi-direttori.
La situazione non è semplice: perché Garzella della Città del Teatro è stato in questi anni il fondatore e l’anima. Una regola non scritta del nostro teatro “semipubblico” non prevede una sostituzione del direttore-fondatore o del gruppo di direttori-fondatori, che garantiscono l’identità e la progettualità artistica del teatro ma al tempo stesso rischiano di creare piccoli feudi (a complicare la situazione è il rapporto tra le compagnie che ricevono i finanziamenti FUS e i teatri che le ospitano, tra la produzione e la gestione degli spazi).
Insomma, il problema non è di facile soluzione: nell’equazione rientrano anche i rapporti tra un teatro e il suo territorio, l’identità e le prospettive di uno spazio che si è connotato sul versante dell’innovazione e del teatro ragazzi, i bracci di ferro all’intero del mondo politico, gli appetiti di amministratori (che spesso di teatro capiscono poco o nulla) e di colleghi teatranti più o meno disoccupati. La tendenza a tenere la discussione all’interno degli addetti ai lavori porta prima a serrati patteggiamenti e poi a nomine senza reale mandato, ovvero senza obiettivi chiari e verificabili. Con il risultato che le direzioni restano sotto il perenne ricatto di consigli d’amministrazione di nomina essenzialmente politica.
Cercheremo di seguire quello che sta succedendo a Cascina e dintorni, anche se non è facile. Speriamo che la validità del progetto artistico conti di più delle pressioni politiche. Se no c’è sempre la terza via, quello della politica delle celebrità: dopo lo sterminio degli assessori alla cultura a Firenze, Piero Pelù è stato nominato nuovo direttore artistico di Firenzestate 2007.
(A Milano sono messi un po’ meglio: l’assessore leghista alla cultura della Regione Lombardia Massimo Zanello, si dice, ha chiamato tra suoi consulenti Caterina Caselli e Gabriele Salvatores…)

Redazione_ateatro

2007-01-27T00:00:00

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