Le riviste di teatro tra passato e futuro

La giornata di studio ìLe riviste e il teatro, culture in trasformazioneî a cura della Consulta Universitaria del Teatro, Bologna, 18 maggio 2013

Pubblicato il 20/05/2013 / di / ateatro n. 144 / 0 commenti /
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Nel Salone Marescotti di via Barberia, sabato 18 maggio l’Università di Bologna ha ospitato uníimportante giornata di studi sulle riviste teatrali. Un aggiornamento necessario, in primo luogo perchÈ sono moltissime le nuove testate collegate ai Dipartimenti di Arti Musica e Spettacolo; inoltre diverse tra le riviste accademiche storiche (come “Biblioteca Teatrale” e “Culture teatrali”) hanno sentito la necessit‡ di rinnovarsi, o approdando in rete o creando “avatar” digitali in forma di e-book.

Fare il punto sulla situazione delle riviste (undici anni dopo l’incontro di Ferrara, Le riviste come oggetto di studio e come creatrici di cultura) Ë assai opportuno, in un momento il cui la valutazione del valore scientifico delle diverse testate (“Storia del Teatro” rientra nell’Area 10 Scienze dell’antichità, filologico-letterarie, e storico artistiche) voluta dall’Agenzia per la Valutazione Universitaria (Anvur) è un elemento cruciale nelle valutazioni del concorso nazionale per l’abilitazione scientifica attualmente in atto, e lo sarà ancora di più in futuro: pubblicare in una rivista riconosciuta, e meglio ancora se di prima fascia, permetterà di ottenere punteggi più alti nelle graduatorie di bandi e concorsi (con alcune potenziali conseguenze negative: per esempio, l’abizione di tutti a pubblicare solo e unicamente nelle riviste ìtopî, svuotando le altre). Secondo il documento di accompagnamento alle mediane non bibliometriche dellíAnvur, una rivista puÚ essere definita scientifica se:

– la descrizione della rivista o la politica editoriale prevedono esplicitamente il riferimento alla natura scientifica e alla pubblicazione di risultati originali;

– esiste un comitato scientifico della rivista;

– il comitato editoriale ha una composizione in cui la componente accademica è rilevante e/o il direttore della rivista ha affiliazione accademica.

Accanto a questi elementi di novità, che riguardano l’abito specifico delle riviste universitarie di teatro, ce ne sono altri di carattere più generale.
Un primo dato di fatto che rende utile una riflessione sulle riviste di settore è il profondo cambiamento determinato dal passaggio al digitale. Un secondo aspetto – che per ora è virtuale, ma che dovrà essere preso in considerazione nel prossimo futuro – riguarda le trasformazioni che sta vivendo il teatro (ma in generale le arti e la comunicazione), anche sulla scia su quanto sta accadendo con il web 2.0 e con la diffusione di stumenti come i social networks: in generale, maggiori possibilità di partecipazione e condivisione, ma anche allargamento (e trasformazione) dell’orizzonte del ìqui e oraî che caratterizzata l’evento teatrale (un esempio: la partecipazione di spettatori-critici a uno spettacolo attraverso la trasmissione e la condivisione di messaggi su twitter).
Dopo i saluti del direttore del Dipartimento delle Arti, Giuseppina La Face è Marco De Marinis a fare gli onori di casa e introdurre i prestigiosi ospiti stranieri, Marvin Carlson e Christopher Balme.
Marvin Carlson, pioniere dei theatre and performance studies, non ha bisogno di presentazioni, essendo líautore del volume su cui tutti abbiamo studiato, ovvero Teorie del teatro e, nel 2004, di Performance: a critical introduction, non ancora tradotto in Italia. Il suo intervento dal titolo “An Overview of Professional and Academic Theatre Journals in the United States today” ha mostrato la vitalità (ma anche la varietà) delle riviste teatrali statunitensi: da un lato testate destinate ai professionisti del settore (come “Variety”); dall’altra una galassia di riviste legate alle università, con diverse specializzazioni; con l’eccellenza della celebre ìTDRî. Particolarmente godibile (e istruttiva) la divagazione sulle due diverse grafie “theatre” e “theater”, con le loro diverse connotazioni: più british e colta la prima, pi˘ tipicamente americana e democratica la seconda. La menzione finale della sua relazione è però andata a una rivista online di grande successo, Liminalities. A Journal of Performance Studies, fondata nel 2005 con l’obiettivo di

1) espandere le possibilità di diffusione di opere sottoposte a peer-review;

2) creare uno spazio per la pubblicazione di testi multimediali, che non è possibile pubblicare sulle tradizionali forme a stampa;

3) accessibilità internazionale.

L’intervento di Christopher Balme, docente di Studi teatrali all’Università di Monaco e presidente dal 2011 dello IFTR/FIRT (International Federation for Theatre Research), riguardava fin dal titolo (Theatre Studies between International and Globalization) la necessità di una internazionalizzazione del lavoro editoriale sulle riviste e in generale degli studi teatrali. Balme Ë stato anche Senior Editor of Theatre Research International dal 2004 al 2006 e si occupa in particolare delle relazioni tra il teatro e i new media. Dopo una premessa sull’assenza dell’Italia e dei suoi studiosi nelle ultimi anni dal dibattito internazionale, Balme ha concentrato la sua analisi sulla dialettica tra “internazionale”, “globale” e “locale” anche nei termini della valutazione del lavoro scientifico e sulle metodologie per valutare i progetti di ricerca di eccellenza anche nel campo degli studi teatrali.
Oliviero Ponte di Pino e Massimo Marino, a nome di Rete Critica, hanno sintetizzato líesperienza die blog e dei siti di teatro, evidenziando in primo luogo la ricchezza e la variet‡ dellíesperienza, e l’occasione di visibilità e consapevolezza offerta dal Premio Rete Critica (annunciando la terza edizione, con l’appuntamento per la fase finale di nuovo a Vicenza, al Teatro Olimpico, il 26 e 27 ottobre). Hanno poi sottolineato le possibilità offerte (e quasi imposte) dal passaggio di una rivista dalla carta alla rete: creazione di una comunità; possibile pubblicazione di un flusso continuo di informazioni; sedimentazione di un archivio sempre consultabile e ricercabile; possibilità di ordinamento enciclopedico dei materiali. Partendo da questo presupposto, ma anche dallíesistenza di altre risorse già disponibili (il repertorio delle produzioni teatrali italiane realizzato per i Premi Ubu dall’Associazione Ubu per Franco Quadri in collaborazione con ateatro, rassegna stampa web compilata dal Tamburo di Kattrin, un sistema di tag che porta alla un nucleo enciclopedico come la ate@tropedia), sono stati delineati possibili sviluppi, come quello di un aggregatore-quotidiano-encilopedia-repertorio online che metta in rete líenorme quantit‡ di risorse gi‡ online, ma difficilmente reperibili (la ìpotenzialit‡ enciclopedicaî Ë stata peraltro ripresa anche nellíambito delle riviste teatrali).
Nella quarta relazione, Per una storia delle riviste teatrali, periodizzazioni e ricerche, Marco Consolini, “cervello in fuga” dall’Italia a Paris3, ha approfondito, a partire dal proprio ambito di studi, la prospettiva storica nello studio delle riviste. C’è una costante dialettica nella storia di ogni rivista, ha notato Consolini: da un lato le aspirazioni degli uomini di teatro che le animano, e gli strumenti di cui si dotano attarverso le riviste; e dall’altro il comportamento del pubblico, della “civiltà del teatro” di cui fanno parte. Rifacendosi alle suggestioni lanciate dal AndrÈ Veinstein negli anni Cinquanta (a lui si devono le prime tre voci dell’elenco riportato qui sotto), ha individuato le possibili linee guida di chi vuole affrontare lo studio delle riviste teatrali. Si tratta di ricostruire e analizzare:

1. le idee, ovvero le teorie teatrali;

2. i fatti, perché le riviste sono fonti ricche di dati, senza dimenticare la storia della singola rivista;

3. la loro storia, dal punto di vista della militanza teatrale e del progetto editoriale e culturale;

4. il rapporto con il pubblico, sia i lettori della rivista sia gli spettatori teatrali;

5. il rapporto con la realtà esterna, in primo luogo le altre arti ma anche il contesto storico, politico, sociale;

6. l’identità che stabiliscono attraveso l’uso dell’iconografia;

7. la linea critica (ma con prudenza, avverte Consolini, perché concentrarsi su questa prospettiva rischia di appiattire gli altri approcci).

Nel corso del pomeriggio il convegno, coordinato da Gerardo Guccini e Raimondo Guarino, è stato dedicato alla presentazione delle riviste accademiche italiane, con gli interventi di Lorenzo Mango (“Acting archives”); Anna Barsotti (“Ariel”, prima serie); Matteo Casari (“Antropologia e teatro”); Aleksandra Jovicevic (“Biblioteca Teatrale”); Franco Perrelli (“Il Castello di Elsinore”); Eugenia Casini Ropa (“Danza e ricerca”); Siro Ferrone-Stefano Mazzoni (“Drammaturgia”); Vito Minoia (“Catarsi. Teatri delle diversit‡”); Laura Peja (“Comunicazioni sociali”); Enrico Pitozzi (“Culture teatrali”); Dario Tomasello (“Mantichora”); Leonardo Mello (“il Patalogo”) Gerardo Guccini (“Prove di drammaturgia”) Roberta Gandolfi-Stefania Rimini (“Ricerche di S/confine” e “Arabeschi”); Anna Scannapieco (“Studi goldoniani”) Raimondo Guarino (“Teatro e Storia”).

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