Come leggere ad alta voce in maniera efficace

Leggere con il corpo. Per una tecnica di lettura ad alta voce di Giorgina Cantalini

Pubblicato il 13/03/2016 / di / ateatro n. 157 / 0 commenti /
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Leggere con il corpo. Per una tecnica di lettura ad alta voce è un manuale per attori o allievi attori. Si presenta quindi come un libro con una sua specifica destinazione ed evoca con ogni probabilità contenuti che riguardano il dire bene, la declamazione, o al più questioni legate alle difficoltà della comunicazione pubblica.
Invece vi si tratta di una metodologia basata sull’utilizzo del corpo e non dell’orecchio e di sviluppo e allenamento di competenze grammaticali e testuali, disattendendo le aspettative più comuni sull’argomento e forse anche spiazzandole.
Leggere ad alta voce è in effetti una competenza fondamentale del lavoro di un attore e gode oggi di larghissimo e rinnovato consenso da parte del pubblico: le performance al leggio, le letture integrali di opere letterarie dal vivo e per radio, gli audiolibri, sono manifestazioni seguite ed apprezzate, al punto da stare generando una domanda specifica al settore della prosa. Qualsiasi ne sia la ragione (facilità produttive, abolizione definitiva della quarta parete, cifra stilistica dei metteur en scène o motivazioni drammaturgiche), leggere ad una collettività pagine scritte, o addirittura leggerle collettivamente, è un fenomeno crescente nel teatro di parola, quasi un’evoluzione obbligata del codice della scena, segnale di una sua possibile sospensione, dopo decenni di sperimentazione, tra straniamento e immedesimazione.
La lettura ad alta voce tuttavia pone questioni delicate che travalicano lo stile e la cifra spettacolistica, questioni che hanno a che vedere piuttosto con la relazione che abbiamo oggi con la lingua scritta e più ancora con l’oggetto ‘testo’ depositato in un libro cartaceo di sempre più faticosa fruizione. Del resto non stiamo dicendo una novità: il fatto incontrovertibile che guardare sia sicuramente più facile che leggere, complice la diffusione tecnologica, fa sì che tutto intorno a noi sia narrato prevalentemente da immagini e non certo da sole parole. In aggiunta, studi accreditati affermano che addirittura un numero maggiore del 70% circa della popolazione italiana oggi non comprenda più l’informazione scritta. Ecco allora che parlare di lettura ad alta voce diventa necessariamente qualcosa di più di un semplice discorso sul dire bene: diventa un’interrogazione sul processo del leggere, a cui la didattica della recitazione, occupata com’è a rendere ‘naturali’ percorsi altamente artificiali, finisce con il fornire chiavi didattiche che si rivelano cognitivamente efficaci, oltre che, com’è prevedibile trattandosi di ’scena’, comunicativamente più funzionali.
La lettura ad alta voce è processo di per sé complesso, più complesso di quanto forse non si sia consapevoli e al di là delle difficoltà tutte attuali appena menzionate. Si tratta di far sembrare ‘parlata’ una porzione di testo che ‘parlata’ non è e di far sembrare ‘pensata in diretta’ una stringa di linguaggio che pensata non è, né in diretta, né tanto meno da chi la stia pronunciando. Il lettore ad alta voce si trova nella doppia veste di destinatario nei confronti dell’autore (e la lingua è scritta) e di emittente nei confronti del suo ascoltatore (e la lingua è parlata). Utilizza dunque in contemporanea due sistemi diversi essendo di fatto estraneo al testo e niente più che un tramite: un medium di un medium, o se vogliamo una specie di device periferico di un software titolabile ‘pagina scritta’ che attraverso di lui deve uscire dalla carta inerte e diventare accadimento sensibile nella mente degli ascoltatori.
Leggere ad alta voce è dunque paragonabile ad un triplo salto mortale fatto sul vuoto: se non riusciamo a farlo o a farlo fare facilmente, ne abbiamo in realtà motivate ragioni.
Il lavoro proposto nel libro si colloca allora in questo scenario in bilico tra l’aumentata domanda di lettura e la diminuita capacità di farlo e si basa essenzialmente sui seguenti presupposti: che per arrivare a un’interpretazione brillante bisogna reimparare a leggere, sia che lo si sappia fare che se non lo si sappia fare tanto bene, e che prima di applicare degli abbellimenti espressivi ‘sul testo’ (particolare uso della voce, compitezza del dettato vocale, intensità melodica di certi passaggi, vibratilità emotiva, caratterizzazione dei personaggi, ammesso e non concesso che tutto ciò vada fatto) si tratti di capire e comunicare qualcosa che è ‘nel’ testo e che lo costituisce in quanto tale.
Ipotizza cioè che tra il virtuosismo interpretativo di un attore e l’analfabetismo denunciato oggi da più parti esista una zona linguistica pre-interpretativa (rispetto a virtuosismo e abbellimenti) e neutralmente informativa (rispetto al contenuto), di cui non si sa nulla o si sanno molte cose sbagliate. Sostiene che senza attivare questa zona il leggere non possa funzionare veramente, e che per farlo sia necessario utilizzare tutto il corpo e non solo la voce, attraverso movimenti fisici, bloccando i quali o in assenza dei quali, le parole vengono dette, ma l’atto linguistico in esse contenuto non ‘riesce’. Propone invece di coniugare alcuni aspetti grammaticali (per esempio: il livello sintagmatico, la struttura dell’informazione, la classe azionale dei verbi e altro, aspetti cioè legati a doppio filo a questioni percettive e a vincoli fisiologici) con il comportamento fisico, attraverso un processo che si avvale di movimenti e gesti esercitabili con le metodologie teatrali basate sull’espressività corporea, l’organicità degli impulsi e il concetto di azione (capisaldi di tanta formazione attorale, ma, è bene specificarlo, non di tutta). Mostra come l’approccio teatrale funzioni sia per l’output (dire), ma anche per l’input (capire) e tutto ciò non a partire dal ‘contenuto’ da un punto di vista referenziale, ma dal funzionamento proprio della ‘grammatica’, senza dichiararla mai né spiegarla a priori, bensì facendone fare esclusiva esperienza fisica.
Il link tra manuale settoriale e riflessione organizzata sul leggere sta qui: nel legame tra gesto e discorso, tra movimenti del corpo e intonazioni.
In conclusione non è un libro di dizione o espressività vocale, è una tecnica di lettura ad alta voce attraverso un sistema di riapprendimento della lingua e di approccio al testo scritto che allena a pensare con il corpo, a dialogare con la grammatica e a interrogare il testo come passaggi necessari per la loro messa in voce.
Naturalmente il taglio di manualistica teatrale e il fatto che il libro sia percorso da una didattica empiricamente basata ne limitano la possibilità che si segnali nel dibattito sul leggere e sulle difficoltà cognitive ad esso connesse. E’ difficile argomentare infatti quanto i grandi maestri della scena dai primi del ‘900 in poi e le loro scuole abbiano felicemente intuito sul funzionamento dello strumento ‘essere umano’, nello loro sforzo di rappresentarlo e svelarlo. Tuttavia può mostrarsi sorprendente rintracciare dietro le ipotesi di lavoro del libro proprio l’impronta di quelle intuizioni e scoprire che le metodologie recitative hanno al loro attivo strumenti efficaci al di là dello specifico performativo, per esempio appunto per l’apprendimento tout-court. In questo senso il libro offre a latere un’interessante finestra sulla ‘sapienza’ della didattica per la scena, oltre la specifica tematica del leggere.

Leggere con il corpo

Leggere con il corpo – per una tecnica di lettura ad alta voce
Giorgina Cantalini
Dino Audino Editore
http://www.audinoeditore.it/libro/M/169

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