I progetti speciali: la certezza della discrezionalità

Quasi 4 milioni di euro del FUS ateatro italiano: con quali criteri sono stati assegnati?

Pubblicato il 23/10/2017 / di / ateatro n. 162 , FUS / 0 commenti /
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Il MiBACT ha reso noti gli elenchi dei progetti speciali riconosciuti ai sensi dell’art. 46 del Decreto 1 ° luglio 2014 per il 2017 (atti del 6 settembre e 27 settembre). Sono 52 progetti, per un totale di 3.992.000 €: li poteve vedere in dettaglio qui.

A partire dall’elenco, ciascuno li può valutare secondo propri criteri, sulla base dei soggetti, dei titoli dei progetti e dai fatti (molti di questi progetti sono già stati realizzati) e decidere se e quanto sono davvero speciali.
Perché il numero, l’importo, il quadro normativo e il momento in cui questa decisione si colloca, meritano qualche riflessione.
Il teatro italiano si è giustamente e finalmente scandalizzato per gli 8 milioni di euro destinati al Teatro Eliseo. Da noi è facile scandalizzarsi in privato, molto più difficile scandalizzarsi in pubblico, mettendoci la faccia, soprattutto ai livelli più istituzionali e rappresentativi. Anche se i motivi di scandalo nel tempo sono stati abbastanza frequenti, con tutti i governi e sotto tutte le legislature.
Assegni una tantum, forse meno vistosi, nelle leggine finanziarie ce ne sono stati molti. Un parlamentare pronto a battersi per l’orchestra o il festival o la fondazione che hanno sede nel proprio collegio lo si trova sempre.
Poi c’è stata Arcus spa, la società fondata nel 2004 con il compito di sostenere progetti innovativi nell’ambito dei beni e delle attività culturali, che nel 2016 è stata incorporata dall’ALES, la società del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo “per razionalizzare le società in house del MiBACT per assicurare al meglio l’erogazione di servizi culturali, le attività di valorizzazione del patrimonio e le attività di fund raising” (ultimamente infatti ARCUS promuove l’art bonus).
ARCUS avrebbe potuto essere una buona idea, ma è stata fin dalle origini “uno strumento finanziario che consente di disporre di risorse aggiuntive che ubbidiscono a tanti criteri diversi: qualche volta sono dei veri tappabuchi per scongiurare la chiusura di un’attività… altre volte sono le situazioni cui teniamo di più”, come ha spiegato il ministro Giuliano Urbani in un’intervista al “Giornale dello Spettacolo” dell’8 aprile 2005). Nei suoi primi anni di vita ARCUS è intervenuta in modo abbastanza significativo nel campo dello spettacolo dal vivo – Siracusa Arena del Sud, Orchestra Toscanini di Parma e ancora Parma capitale della musica, la Scala, Ravenna Festival, lo sferisterio di Marcerata – poi sempre meno, ma fra l’altro con interventi a favore del Teatro Franco Parenti e del Teatro Carcano di Milano per operazioni legate alle strutture. Nei suoi dodici anni di vita, ARCUS ha molto spesso sostenuto le tournée all’estero del Piccolo Teatro (che peraltro hanno quasi sempre ricevuto anche contributi FUS dedicati, oltre a quelli ordinari in quanto Teatro d’Europa). Negli ultimi anni le tournée all’estero sono state il terreno principale di intervento nel settore, soprattutto quelle più costose degli enti lirici. Perché proprio le tournée e perché questi enti e non altri, non è dato sapere: non sono le tournée finanziate che scandalizzano, ma l’assenza di finalità chiare, di bandi o regolamenti, la discrezionalità (e discrezione) dei processi e dunque delle assegnazioni.
Anche i “progetti speciali” potrebbero essere una buona idea: non sono sempre esistiti nelle “circolari” e nei regolamenti. Il loro obiettivo dovrebbe essere quello di scoprire, valorizzare e forse sperimentare iniziative che non è facile inquadrare nelle regole rigide della normativa.
Il rischio, anzi la pratica, di usarli con disinvoltura è però emerso subito. Nel tempo – sotto diversi governi – sono stati una voce percentualmente oscillante. Si è alzata significativamente nel periodo berlusconiano, quando sono stati incrementati anche i contributi e le funzioni dell’ETI (si rimanda ai due dossier “Il teatro nell’era Berlusconi” a cura di Mimma Gallina, in “Hystrio” n. 1 e n. 2 2004), salvo poi deciderne la chiusura nel 2010 (o meglio, il passaggio delle sue funzioni allo Stato).
Negli anni, non solo progetti speciali e ARCUS, ma tutti i fondi extra FUS sono stati utilizzati senza una strategia dichiarata e senza regole chiare, anche se i “progetti speciali” risultavano pur sempre nei regolamenti. L’eccesso di discrezionalità balzava agli occhi. Forse per questo nel decreto del 21/12/2005 (art. 22) si prevede che possano essere solo 5, e si indicano tipologie precise e vincolanti. Ma la filosofia cambia nei regolamenti successivi: in quello del 12/11/2007 (che ha regolato i finanziamenti al Teatro Italiano fino al 2014), all’art. 20 si ribadisce che i progetti speciali non possono essere sommati ad altri contributi, che si riferiscono alla “valorizzazione e promozione articolate in progetto organico che abbiano finalità di sperimentare forme originali di divulgazione del teatro”, ma riguardano anche iniziative “disposte direttamente dall’Amministrazione” e “rivolte a particolari celebrazioni o eventi.” E’ la strada che porta al Decreto 1° luglio 2014, che inserisce i Progetti Speciali fra le “Azioni trasversali” e all’Articolo 46 (44 nel nuovo decreto), prevede che

1. L’Amministrazione pianifica, concerta e programma azioni per un’efficace attuazione dei compiti e delle funzioni di promozione nazionale e internazionale (…) [anche con riferimento alle funzioni ex ETI, n.d.r.] sviluppando progetti e iniziative annuali o triennali, sulla base di rapporti di partenariato con le altre Amministrazioni centrali, con le Regioni e gli altri enti territoriali e locali, nonché con istituzioni ed organismi di settore nazionali ed esteri, nonché dell’Unione europea.
2. Su esclusiva iniziativa del Ministro, sentite le Commissioni consultive competenti per materia, possono, altresì, essere sostenuti finanziariamente progetti speciali, a carattere annuale o triennale.

Come nel decreto del 2007, le iniziative direttamente promosse e i progetti speciali sono riuniti: si poteva sperare (nella logica del D.M. 1° luglio 2014) in una strategia di intervento precisa, orientata alle finalità generali (l’internazionalizzazione, il riequilibrio nord/sud…) o almeno a una razionalizzazione, ma l’elenco degli interventi di questi tre anni – compreso questo ultimo – ci precipita di nuovo nella solita vecchia logica, schiacciati dal peso intramontabile delle clientele.
Questa volta però è più grave, perché le regole sembravamo un po’ più logiche e precise, perché di “speciale” molti dei progetti premiati non sembrano avere assolutamente nulla, perché anche il principio di non sostenere con questa linea di intervento organizzazioni già finanziate sembra saltato (molti contributi si sommano sfacciatamente ad altri contributi e per finalità che non sembrano – almeno dai titoli – molto diverse da quelle istituzionali).
Gli algoritmi? Si possono aggiustare Gli anniversari? Qualcuno merita festeggiamenti speciali, qualcuno no. Sei una super star della musica? Le regole non ti riguardano. La promozione: non dovevano essere solo 15 soggetti? Si può rimediare. Si tratta di regali, alcuni piccoli altri più grandi, dai 600.000 € al Comune di San Gregorio (Catania) per il Premio Europa per il Teatro, ai 10.000 all’Associazione Nazionale Bersaglieri di Roma Capitale per “luci della storia su Porta Pia”. Ci sono beneficiari che ricorrono negli anni: alcuni di loro sono veri e propri abbonati al progetto speciale. E ci sono le new entry.
Ma è sempre il solito vecchio teatro italiano, quello che ha passato la vita nelle anticamere dei ministeri, quello che spesso ha rivendicato e usato appartenenze politiche, quello che ha subito in trent’ anni il dimezzamento del FUS senza battere ciglio. La strategia resta la stessa: ciascuno cerca di salvarsi da solo, magari attraverso la telefonata al politico di riferimento o coltivando le relazioni coi funzionari amici. Perdendo un po’ di dignità, ma mai la speranza: se oggi il regalo tocca ancora a te, domani –chi sa?- potrebbe toccare a me. Le scelte politiche –o dei politici- non si discutono, e eventuali tentativi di esprimere visioni di politica culturale o strategie condivise sono incompatibili con queste modalità operative (con questa visione del mondo).
Che vergogna per il teatro… E che occasione perduta per il Governo e per il MiBACT. Una politica culturale di qualche respiro non dovrebbe aver bisogno di vassalli, valvassori e valvassini. Anche il ministro Franceschini, che si è giustamente scandalizzato per gli 8 milioni di euro all’Eliseo, con la lotteria di questi 4 milioni destinati ai progetti speciali rischia di compromettere qualunque intenzione di riforma.

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