Alla Mostra di Venezia tra teatro e cinema

Roberto Andò, Renato Carpentieri, Pippo Delbono, Luigi Lo Cascio, Mario Martone, Motus, Toni Servillo e le loro carriere anfibie

Pubblicato il 08/09/2018 / di / ateatro n. #BP2015 , #BP2018 , 165 / 0 commenti /
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Angelo Curti, Rosalba Ruggeri, Daniela Nicolò, Enrico Casagrande, Oliviero Ponte di Pino, Marina Fabbri e Giorgio Gosetti

Siamo andati al Venezia, ospiti delle Giornate degli Autori, per raccontare il percorso che ha portato alla pubblicazione di Teatro e cinema: un amore non sempre corrisposto con alcuni amici, a cominciare da Giorgio Gosetti e Marina Fabbri, da Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, che hanno presentato in prima assoluta una frammento di Chroma Keys, visto quest’estate a Santarcangelo in piazza Ganganelli [https://www.motusonline.com/chroma-keys/].

Chroma Keys [Motus©TaniSimberg]

Molti dei protagonisti del libro, che documenta e approfondisce oltre due anni di lavoro sulle Buone Pratiche dedicate al tema, costruite a partire da una intuizione di Angelo Curti, li abbiamo incontrati a Venezia, dove la questione del rapporto tra le due arti si è dimostrata più attuale che mai.
Intanto ecco alcuni frammenti delle testimonianze raccolte per il volume.

Foto di Fabio Esposito.

Toni Servillo, protagonista di Elvira e attore #anfibio in Teatro e cinema: un amore non sempre corrisposto
“Muovendosi all’interno di un testo, le condizioni in cui poi lo spettacolo si manifesta possono essere turbate da qualsiasi interferenza: un vuoto di memoria, un’interruzione, anche un cellulare che suona, un temporale, un colpo di tosse, insomma qualunque cosa accada in una sala dal vivo e che tu utilizzi portando una accelerazione dalla drammatizzazione dell’evento. Al cinema al contrario si è drammatizzati dall’evento: è tutto il contesto dell’evento che deve drammatizzarti. In questo senso l’attore a teatro è in una condizione di dono, mentre al cinema deve essere disposto a essere derubato di qualcosa, rapito da qualcuno.” [pag. 174]

Donatella Finocchiaro, Marianna Fontana, Mario Martone e Reinout Scholten van Aschat. Ph. ANSA/CLAUDIO ONORATI

Mario Martone, regista di Capri-Revolution e regita #anfibio in Teatro e cinema: un amore non sempre corrisposto
“Ho sempre fatto teatro indipendente e anche i miei primi film li ho fatti da indipendente. Ho sempre pensato che lo sviluppo produttivo di un film faccia parte anche dell’aspetto artistico. La costruzione del lavoro è essenziale, non si può separare dall’aspetto estetico. Noi credevamo è stata una produzione complessa che ha richiesto molti anni di lavorazione, soprattutto perché nessuno credeva che con il budget a disposizione si riuscisse a fare un film così lungo e complesso: ho potuto sviluppare il piano di lavorazione anche grazie alla mia esperienza di lavoro indipendente a teatro. [pag. 137]

Roberto Andò, regista di Una storia senza nome e inventore di format #anfibi in Teatro e cinema: un amore non sempre corrisposto
“Tornando a Kantor e Wilson come progenitori e liberatori di un’idea di teatro che contempla il teatro e che cerca il luogo della vita”, riprende Andò, “come può il cinema diventare un luogo interessante? Non dobbiamo parlare necessariamente del cinema nella forma di uno schermo o di una proiezione.” [pag. 166-167]

Per Renato Caripentieri, protagonista di Una storia senza nome e anfibio tra cinema tv e teatro in Teatro e cinema: un amore non sempre corrisposto, il segreto dell’attore è “stare contemporaneamente da una parte, mantenere l’integrità dell’attore, e raggiungere lo straordinario. E’ questa esperienza che mi ha permesso di fare cinema”. [pag. 184-185]

Pippo Delbono, protagonista del film di Amos Gitai A Tramway in Jerusalem e attore e regista forse no troppo anfibio in Teatro e cinema: un amore non sempre corrisposto
“La tragedia greca, il teatro shakespeariano, in fondo di cosa parlano? Della morte, del potere, della paura della morte, della madre, della procreazione, di come si nasce, di chi ti crea, ma girando attorno a queste domande con diversi linguaggi. E’ l’unico modo per provare a cambiare il punto di vista. Oggi vediamo tutto e ci siamo abituati a tutto, ma in televisione vedo solo quell’inquadratura. Ormai siamo abituati a vedere di tutto, anche persone che vengono uccise, legate, decapitate, e il nostro punto di vista non cambia mai. Anche in teatro c’è un’accettazione dell’esistente ormai stantia. Vecchia, non antica… E il vecchio ci fa perdere il senso dell’antico. Vediamo un teatro che piace agli intellettuali, perché li fa sentire colti, ma stiamo dimenticando l’essere umano e la sua molteplicità. Per me cambiare linguaggio significa anche avvicinarsi agli altri e cambiare il punto di vista.“ [pag.126]

Luigi Lo Cascio, premiato nel 2001 con la Coppa Volpi come miglior attore e poi presente a Venezia in veste di regista per il suo film d’esordio La città ideale, protagonista dell’incontro anfibio delle buone pratiche proprio alle giornate degli autori nel 2015
“Credo che oggi in Italia prevalga la diffidenza da parte dei registi di cinema nei confronti del teatro: in parte perché viene vissuto come un anacronismo, in parte perché i testi teatrali sembrano vecchi. Bisognerebbe invece chiedersi se oggi le parole del cinema possano reggere in teatro, se hanno lo stesso spessore. Il cinema spesso cerca l’attualità a tutti i costi, quasi come se fosse marketing, e anche il teatro sbaglia a volte nell’’attualizzare i classici’. Ma forse il cinema potrebbe invece imparare a ‘classicizzare’ l’attualità, con una visione di lunga gittata.“ [pag.198]

Il libro

L’immagine della copertina del volume è di Lino Fiorito.

Ci sono artisti che si trovano a loro agio solo al cinema o solo a teatro. Ci sono invece registi e attori “anfibi”, che riescono a eccellere sia sulla scena sia sullo schermo. Questo volume dà la parola a questi artisti, per comprendere il loro atteggiamento e la loro progettualità, per rubare qualche segreto del mestiere e ricostruire meglio, anche dal punto di vista storico, il rapporto tra arti così vicine e così diverse.

Quello tra teatro e cinema è un amore che dura da oltre un secolo, una danza fatta di allontanamenti e avvicinamenti, prestiti e furti, innamoramenti e abbandoni. Le due arti, senza mai rinunciare alla loro identità, anzi cercando costantemente di trovare la loro natura più autentica, hanno tratto da questo confronto indicazioni preziose ma anche ispirazione, energia, talenti artistici e tecniche.
Per capire la fecondità di questo rapporto, che investe aspetti sia estetici e sia produttivi, è utile concentrarsi sui registi e sugli attori “anfibi”, cioè quelli che riescono a eccellere sia sulla scena sia sullo schermo, secondo la definizione di Angelo Curti. Senza rinunciare alla loro identità, questi artisti sanno utilizzare al meglio i due linguaggi e le due diverse modalità produttive.
Teatro e cinema: un amore non (sempre) corrisposto esplora questa complessa e affascinante vicenda, a cominciare da una panoramica storica e da una variegata esemplificazione del concetto di anfibio. Segue il contributo di numerosi artisti che hanno operato con modalità diverse personali sul confine tra i due territori, con le interviste e la testimonianza delle Buone Pratiche del Teatro.
Prendono la parola tra gli altri, Roberto Andò, Eugenio Barba e Julia Varley, Michela Cescon, Eleonora Danco, Emma Dante, Pippo Delbono, Fanny & Alexander, Fabrizio Gifuni, Enrico Ianniello e Renato Carpentieri, Antonio Latella, Luigi Lo Cascio, Mario Martone, Glauco Mauri, Giuseppe Piccioni, ricci/forte, Toni Servillo e Paolo Sorrentino, Scimone-Sframeli, Serena Sinigaglia e Stephen Amidon, Teatro delle Albe, Zapruder.
Sguardi e prospettive si intrecciano e ci aiutano a capire che è possibile fare un cinema che abbia la stessa presenza e intensità del teatro e un teatro che abbia la stessa capacità narrativa e visionaria del cinema.

Se lo vuoi acquistare…

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