Vogliamo parlarne?

da Coma Reading 2002 (Mantova, 7 settembre 2002)

Pubblicato il 22/09/2002 / di / ateatro n. 042

: : Vogliamo parlarne? Vogliamo parlare della speranza che dà sempre una bacchetta magica anche se è finta? Della claustrofobia dei mattoni? Di tutta la quantità di grasso che c’è nelle navi? Della fiducia che si ripone nelle protesi? Dell’abnegazione di chi annega? Dello stirare sull’asse del water? Del riuscire a godere con un goniometro? Vogliamo parlarne? Della fatica silenziosa dei ponti? Della fiducia che si ripone nelle protesi? Dell’immenso desiderio di poter tornare indietro dal danno subìto e subito? Stallio e Ollio a parte? Vogliamo parlarne? Della terra che buttata in aria ricade a terra? Del saper pascolare capri espiatori? Della mancanza assoluta di violenza che c’è in una culla ? Vogliamo parlarne delle centinaia di metri del cavo orale? Del viaggio di sola andata di un raggio di sole? Della modesta, silenziosa, sempiterna scelta di starsene defilate delle cartilagini? Del pene parafulmine? Ne vogliamo parlare veramente? Ma ne siamo proprio sicuri di volerne parlare? Vogliamo parlare di chi si toglie il doppio mento poi decide anche di togliersi il doppio occhio, le doppie orecchie, le doppie mani e queste doppie labbra, per parlare la metà? Vogliamo parlare del dolore del nano che vede crescere solo i capelli? Vogliamo parlare della rapidità delle colle? Parlare di chi al posto del cervello ha un piede e se si muove viene considerato passo? Vogliamo parlare del sì e del no dei muti? Ma di che cosa stiamo parlando allora? Dell’essere fuori di testa delle narici? Dell’amare in mare aperto? Dell’odio che cova una gallina violenta? Del concetto anticoncezionale della spirale di violenza? Vogliamo parlarne? Dell’odore dell’odore? Di ogni quanto si lava il lenzuolo il fantasma? Perché se ne vogliamo parlare ne possiamo parlare! Del piede che non sbadiglia ma quando è stanco è stanco? E del rapporto complesso tra compasso e compassione? Del rapporto tra oralità e sesso scritto? Del rapporto tra agonia e agonismo? (Me ne vado io?, No me ne sono andato prima io…) Se ne volete parlare ne parliamo! Della stupidità di prendere una mandria a noleggio?
Vogliamo parlare di chi disse per la prima volta la frase “Fuori i nomi!” e così inventò i campanelli?
 
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Mentre un chierichetto confonde sacrestia con carestia e muore di stenti durante la messa. Mentre il centro esatto del dolore viene mancato almeno per una volta. Mentre durante una operazione molto delicata si formano gocce di sudore sulle ali di un angelo custode, e non si sa se custode del chirurgo o del paziente. Mentre qualcuno sta per farsi pazzo con la stessa velocità con cui si fa giorno.
Mentre alcune statuine del presepe si decidono e prendono la via del mare per una breve vacanza lontana dal muschio. Mentre un pianista prende il coraggio a quattro mani e decide di suonare con un altro pianista. Mentre un pompiere decide di cercare una sua vecchia fiamma. Mentre una evitata collisione viene festeggiata non evitando la collisione di tutti i bicchieri di quanti erano sul treno dell’evitata collisione. Mentre un pinguino così, intervistato a caldo, taglia corto, perché onestamente anche se non fosse intervistato così a caldo per lui sarebbe stato meglio… Mentre alcuni spiriti fanno la riverenza ai propri corpi e viceversa. Mentre l’inutile tentativo di un ingoiatore di cactus si risolve come al solito in un nulla di fatto. Mentre il rinoceronte Casimiro sta sudando sette camice per mettersene una. Mentre un millesimo di secondo prima di un frontale tutti si accorgono anche di aver sbagliato strada
c’è qualcuno che sta uscendo dal coma, quanto basta per essere contenti di quel mentre.

E’ il caso del Sig. Green, vogliamo parlarne perché se non ne vogliamo parlare non ne parliamo.
Il sig. Green detto Mr. Tibody che tutti però chiamavano Mr. Paul dato che il suo vero nome era Mr. Frank. Vogliamo parlare anche del fatto che aveva uno strano rapporto tra amore e morte e con la moglie faceva l’amore ma con la morte niente? Parliamone! Fisicamente era un uomo eroso più che scavato, schivo più che schivoso. Un tipo uncinato cioè in ogni punto facilmente attaccabile. Protervo, calzone e mascalzone, calzino e mascalzino che so di poca entità ma mi serve per arrivare a scarpone e mascarpone: cioè dolce. Lidvina era il nome della moglie ma non solo della moglie ma di un sacco di altra gente che si chiamava Lidvina ma non era sua moglie; o meglio non lo era ancora perché non è detto che non potesse diventarlo! (Possibilismo estremo) Vogliamo porgere l’altra guancia? Vogliamo mettere il carro davanti ai buoi? No, a noi ci serve soltanto non mettere limiti alla Lidvina Provvidenza o Sopravvivenza! Ma questa è un’altra storia! Volete parlare di un’altra storia o di questa? Quante storie! Timmy era il figlio di Green e di Lidvina. Ma non solo…era anche il cugino di Teddy l’amico più caro di Robby, lo scolaro preferito del professor Timoty, il fidanzatino di Kelly, il miglior cliente del negozio da “Bully”, Ma questa è un’altra storia. Blobby era il cane di Lidvina di Green e di Timmy che viveva una vita monacale dentro all’unica cuccia con campanile. Era medico e lo si può dire perché trovava sempre la scusa che era di guardia. Ma questa è ancora un’altra storia. A proposito di un’altra storia Norton non aveva figli, non aveva mogli, non aveva sonno non aveva niente da guardare perché questa storia non ha niente a che vedere. Lavorava al porto di Neaples: lo si poteva vedere tutte le mattine cappello calato sulla testa, testa calata sul collo, collo calato su spalle, spalle su busto, busto su gambe, gambe su piedi, piedi su terra, terra su scarpe: gliene era entrata un po’. Lui amava la terra. Amava la terra, amava circondarsene come un albero. Infatti soleva dire “Mi sento come un albero. Lo dico così perché se serve calza con l’esempio…” Era spinto a vivere da un’insopprimibile voglia di non morire, una voglia da morire. Oh deciditi! Ah mi dimenticavo ne vogliamo poi parlare, perché ne possiamo parlare e non parlare! Se posso usare qualcosa che c’è tra gonna e gamba: secondo me calza. Se sì, sì, se no boh! Per me dobbiamo parlarne! Ogni volta che passava con l’auto vicino a un passante pensava: “E anche questo non l’ho ucciso…” Ogni volta che tagliava qualcosa in cucina pensava: “E anche questa volta non me lo sono piantato in pancia…” Ogni volta che scendeva di corsa da una scala pensava: “ Per fortuna non sono caduto battendo la testa e non sono entrato in coma. Non sono ancora entrato in coma, però non è detto che non ci possa ancora entrare; non è che hanno chiuso il coma, c’è ancora una possibilità… (Non è che il coma abbia dei periodi: aperto dalle alle… o chiuso da a… Però per fortuna adesso non ci sono ancora entrato…) Fortuna poi….
Vogliamo parlare del concetto di fortuna? Del concetto di adesso? Del caso? Di quella montagna del caso che qualcuno può chiamare la catena del Caucaso? Non vorrei essere Pireneo e parlare solo di montagne, di insormontabilità, di destino, vogliamo parlare del cinismo del destino? Vogliamo parlare del fato? Ne avete voglia? Ne ho voglia? Vogliamo parlare dell’oggi a te, domani a te? Vogliamo parlare di altruismo? Certo: perché devo soffrire solo io? Che soffrano anche gli altri! Binomio dolore-valore? Miglioramento-crescita-espiazione? Karma? Vita precedente? Cambiamento-miglioramento? Ci interessa veramente? Quello che ci interessa veramente è sapere perché Timmy il figlio di Green e di Lidvina lasciò scritto su una porta (ogni riferimento all’entrare e all’uscire e puramente voluto) quanto segue:
Questo è un anti testamento cioè non è quello che lascio se non torno ma quello che voglio quando torno…
Quando torno voglio cambiare vita così posso mettermi pantaloni di una taglia più piccola. Voglio un letto a due piazze ed un monumento: il mio. Voglio un aereo con due enormi orecchie al posto delle ali: praticamente un Dumbojet. Voglio un fratello sole e una sorella luna, per divertirmi giorno e notte come San Francesco che parlava agli uccelli, stava zitto con i pesci e ripeteva tutto con i pappagalli. E a proposito voglio anche un pappagallo che dica Loreto e anche un altro pappagallo che dica Assisi. Quando torno voglio un motoscafo guidato da un idraulico per andare a trovare mia moglie quando le si rompono le acque. Voglio costruire un ospedale dove ci va chi non si è mai fatto niente e lo voglio chiamare “Ospedale Grandi Illesi”. Poi ne voglio costruire un altro dove ci và soltanto chi crede di essere amato e non lo è; chi crede di essere il migliore e non lo è; di avere un sacco di soldi e non li ha: l’“Ospedale Grandi Illusi”. Quando torno voglio un cane da punta che disegni con me ma soprattutto che mi temperi le matite. Voglio un bel paio di sì nuovi per annuire anche sulla neve. Voglio diventare a tutti i costi amico di Alvaro per andare all’inaugurazione di una nave e poter dire, così tanto per dire, : “Sono stato al varo con Alvaro…” così per il gusto di fare. (Voglio conoscere meglio i Sumeri e già che ci sono gli Stranz, gl’Ignurant, i Sfighè.) Voglio mettermi una benda sugli occhi e poter comprare e vedere tutte le cassette pirata che voglio. Voglio fare l’’autostop con il medio senza risultare volgare. Voglio un pacemaker senza fili per telefonare tra me e me a chi mi sta veramente a cuore. Voglio fare piangere il mare calmo fino a farlo diventare un mare commosso. Voglio sporcare il coro delle voci bianche. Ma soprattutto permettetemi dal coma voglio ricavare ben nove forse:
 
1. Forse è meglio non fare un fascio di tutta un’erba medica.
2. Forse è meglio considerare il proprio caso come se fosse il primo, come se fosse l’’ultimo o almeno come se fosse il più speciale.
3. Forse è meglio non obbedire, è meglio credere, l’’importante è combattere.
4. Forse il coma è un’’ouverture, al massimo un intermezzo , forse non deve essere mai considerato un finale andante.
5. Forse il tuo caso non è mai un caso, quindi è meglio non lasciare mai niente al caso.
6. Forse il coma è come un come: un modo per capire?
7. L’’unica cosa che deve morire nel coma forse è il coma.
8. Credere che chi è in coma sia morto sarebbe come credere che chi dorme sia svenuto.
9. Se entri in coma appena puoi fatti vivo.

Alessandro_Bergonzoni




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