Il mio Living ha quindici anni

Frammenti di un diario teatrale

Pubblicato il 09/12/2005 / di / ateatro n. 088

A Fabrizio Pozzilli,
amico carissimo,
indimenticabile editore del testamento artistico di Julian Beck.
In memoria


Paradise Now.

A Pisa! A Pisa!
Ho cominciato a occuparmi del Living quando avevo vent’anni, alla fine degli anni Ottanta, dopo la morte di Julian Beck. O per meglio dire, a vent’anni ne sentii parlare per la prima volta a lezione all’Università di Pisa da Fernando Mastropasqua quando ancora qualcuno dentro il nostro Dipartimento si preoccupava di spiegare la grande stagione della neoavanguardia teatrale. Con me Giovanni Guerrieri dei Sacchi di sabbia e tra quelli della generazione successiva, Mauro Aprile e Erica Magris che hanno intrapreso o la carriera di registi teatrali e cinematografici o quella dello studio e della ricerca. La mia generazione ha imparato a conoscere il Living dalle repliche di Mysteries, da Utopia, dai laboratori con Judith, Hanon e Tom Walker, quelli di Cathy Marchand e quelli di Gary Brackett. Dai video e dai film degli spettacoli e dai libri. Nel 1995 Mastropasqua ospitò a lezione Judith e Hanon in una giornata che fu davvero memorabile, professori e studenti per la calca si sedettero insieme per terra o sui banchi. Judith spiegò che “viviamo sempre in epoca pre-rivoluzionaria”e raccontò degli incontri nel Teatro della 14a strada con Cage, con i poeti Beat, il suo lavoro con Piscator e l’impegno anarco-pacifista a teatro e nella vita. Ricordo quel bel pranzo preparato al termine della mattinata universitaria dal mascheraio e studioso di teatro greco Ferdinando Falossi nella sua casa pisana. Pranzo rigorosamente vegetariano allestito con una cascata di colori che Judith apprezzò molto.


Paradise Now.

Memorabilia
La passione suscitata dai racconti del loro teatro da Mastropasqua mi convinse a compensare questo ritardo occupando le sale teatrali che ospitavano il nuovo Living o quelle cellule staccatisi negli anni dalla loro costola. Ma non ho mai voluto iscrivermi ai laboratori, pur partecipandoalla loro organizzazione. Osservavo e appuntavo, registravo o tenevo a mente, fotografavo e riprendevo. In maniera caotica, accumulando materiali che diventavano sempre più ingombranti da trasloco a trasloco: cataloghi di Festival, monografie e volumi stranieri, diari, fotocopie di recensioni, tesi di laurea e tutti i video, anche quelli non ufficiali, “non catalogati”.

Bellaria-Theandric
Nel 1994 “Living Picture”, la retrospettiva in film e in video dedicata al Living, di cui fui informata da un trafiletto sul “manifesto”. Era in maggio, a Bellaria, collegata al Festival di Riccione e al Dams di Bologna, da un’idea di Cristina Valenti una delle studiose di teatro più seriamente impegnate sul fronte Living. Sarebbero stati presenti oltre a Judith e Hanon anche l’editore della Socrates, Fabrizio Pozzilli che proprio quell’anno aveva pubblicato in una veste ricchissima di fotografie inedite, l’edizione italiana di Theandric, curata da Gianni Manzella, con un’appendice di immagini dei quadri di Beck. Scattai varie foto nel gazebo all’aperto in occasione della presentazione di Theandric e presi molti appunti; trovai queste stesse note straordinariamente utili per il mio libro sul Frankenstein anni dopo. Da quell’anno Mastropasqua divenne il “presentatore” ufficiale di Theandric a Milano, a Prato, a Modena, a Roma, alla Spezia, oltre che amico carissimo di Pozzilli.
Quella retrospettiva fu l’inizio del mio viaggio verso il Living Theatre. Antonio Costa, responsabile della sezione audiovisivi ci permise di visionare in privato durante la manifestazione, l’Antigone. Credo che fu proprio quella visione “pirata” dentro una piccola sala non oscurata, dell’Antigone televisiva di Bari che sostituiva l’amaro ricordo della versionemalconcia della Biennale di Venezia, a folgorarci e a convincere me e Fernando a inseguire con maggiore ostinazione la meravigliosa storia di questo gruppo.
Un paio di anni dopo mentre tornavo da un concorso di dottorato a Bologna, in treno lessi sull’Unità che Fabrizio Pozzilli, era morto, stroncato da un male incurabile. Compresi il motivo del silenzio a tante nostre lettere. Io e Fernando ci impegnammo per anni a mettere in programma d’esame Theandric e a comprarne copie da regalare ad amici e biblioteche. Fabrizio aveva fatto in tempo a vedere realizzato il suo sogno: quello di pubblicare le biografie degli artisti che amava. Tra questi Julian Beck e John Cage.


Christmas Cake for Hot Hole and Cold Hole (Torta di Natale per buco caldo e buco freddo) in una favela di Rio de Janeiro (1970).

Biblioteche e “Lost and Found”.
Ho sempre amato cercare materiali del Living in ogni biblioteca in cui mi trovavo. Alla Biblioteca di Arti dello Spettacolo dell’Arsenal di Parigi, nel quartiere della Bastiglia ho consultato alcuni dattiloscritti dell’epoca della presenza del Living a Parigi nel Sessantotto, mentre la direttrice mi metteva a disposizione un leggìo in legno e un segnalibro in stoffa imbottita. A Montréal, alla Biblioteca Cittadina e in quella universitaria di Québec City fotocopiai alcuni testi tra cui una tesi di laurea degli anni Settanta su Marcuse e il Living.
Gli amici poi, negli anni mi hanno aiutata a racimolare materiali sul Living: Fernando si separò dalla locandina di Paradise Now con il famoso diagramma, Andrea Balzola mi lasciò un’edizione rarissima stampata in numero limitato da una tipografia anarchica di un libretto sul Living datato novembre 1966; un bibliotecario di New York mi lasciò il diario di Judith The enormous despair destinato al macero con ancora annotate le persone che negli anni lo avevano preso in prestito. Giacomo Verde mi fece avere il libretto sulle Sette meditazioni e mi rilegò il copione del Frankenstein che mi ero fatta spedire da New York. Luca Fregoso, fotografo spezzino presente alla Biennale di Venezia negli anni Settanta, mi regalò incorniciata, una stampa in bianco e nero di un suo ritratto inedito di Julian Beck, fotografia che ho portato sempre con me in ogni trasferta. Almeno fino a quando non decisi di regalarla così com’era, con il suo vetro e la sua polvere, a Judith che a sua volta l’appese per due anni nella cucina di Rocchetta e una volta smantellata la sede, la foto è finita nell’archivio torinese dell’Orsa.


Judith Malina celebra il Shabbath al Centro Europeo del Living; al suo fianco Hanon Reznikov.

Viaggi di oggetti! Maurizio Maggiani mi ha regalato la sua copia di Paradise Now comprata quando uscì negli anni Settanta, molto sottolineata e con la copertina tenuta insieme al resto del libro da un elastico. Judith mi ha regalato invece il suo libro di poesie, Love and Politics con una dedica che mi commuove ancora ogni volta che la leggo.


Il Living Theatre a San Francisco alla fine degli anni Sessanta.

Maschera e rivoluzione
Con Mastropasqua abbiamo organizzato conferenze, incontri, proiezioni, retrospettive e pubblicato saggi. A Pisa per due anni di seguito la Biblioteca di storia e cultura anarchica Franco Serantini ci permise di mettere insieme un calendario fitto di appuntamenti sul Living a cui partecipò anche Cristina Valenti (presentando Antigone e Le sette meditazioni sul sadomasochismo politico), che da poco aveva licenziato il libro-intervista a Judith Malina. Il volume Maschera e rivoluzione, testimonia queste conferenze dedicate alla loro storia, anche quella più recente.
Ospitammo poi Judith e Hanon alla Spezia e introducemmo una serie di incontri che coinvolgevano anche le scuole superiori. Organizzai l’evento con una piccola associazione e mi aiutò un assessore che era anche professore di filosofia. Non sapevamo come avrebbe risposto la città. Ci colpì la folla intervenuta in un luogo dove gli eventi culturali e specialmente teatrali sono evitati come la peste! Venne anche mia madre, coetanea di Judith. Tra gli spettatori il professore di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, prof. Fabio Trombetta che alla fine dell’incontro mi chiese di “venire ad affascinare i suoi studenti” con delle lezioni sul Living Theatre. La proposta era allettante e il modo con cui fui “precettata” davvero originale, proprio nello “stile Living”!
E poi la presenza per tre anni del Living a Livorno con laboratori su Mysteries e spettacolo al Nuovo Teatro delle Commedie dentro il progetto di Mastropasqua “La casa del teatro”.
Livorno accoglie tutti gli anni presentazioni del Living o opere a loro ispirate. Il tecnoartista Giacomo Verde ha creato in occasione dell’inaugurazione del Teatro restaurato nel dicembre 2003, l’installazione interattiva Inconsapevole macchina poetica, in cui il visitatore poteva rispondere con la tastiera di un computer ad alcune domande e le risposte si “combinano” sullo schermo alle parole delle poesie di Beck, rendendo così lo spettatore “poeta inconsapevole” perchè “Ognuno è un artista sublime” (J. Beck).


Resistance a Beirut di Marco Santanelli.

Frankenstein, 1995
Per l’Accademia di Carrara decisi di occuparmi del Frankenstein. Hanon mi fece avere una copia della cassetta e passai mesi a decifrare il testo dello spettacolo e a tradurlo. Era il 1995, anno della morte di mio padre e la notte del 14 settembre di quello stesso anno, ad Amman mentre ero ospite in un albergo nel quartiere delle ambasciate, sognai Beck (erano 10 anni esatti dalla sua morte).
La difficoltà più grande nel mio studio fu riuscire a fare un’analisi del Frankenstein completa e storicamente coerente ma ero consapevole che sarebbe stata “filologicamente scorretta” perché prendeva spunto da tutte le versioni differenti di questo spettacolo elaborato dal gruppo collettivamente. Avevo creato un “mostro” Frankenstein che osservavo continuare a crescere e ad alimentarsi di quella “vita inevitabile” a cui un materiale drammaturgico e scenico così intenso era stato sottoposto. Non era scorrettezza filogica. Era la vita organica che si imponeva sul rigore libresco… Quando Gary dice che una delle imprese più straordinarie del Living è stata la “creazione collettiva” rende onore a una modalità tra le più irripetibili inventate dal Living ma anche tra le più difficilmente comunicabili! Ne ho fatto esperienza proprio con il Frankenstein. Una volta avuto il direction book cominciarono i guai: le diverse mani, i ripensamenti documentati dacancellature, riscritture successive e soprattutto le firme collettive impedivano di capire a fondo il procedimento creativo. Che, ho l’impressione, potrà diventare patrimonio di conoscenza reale solo per chi è parte integrante del processo artistico. Qualche anno dopo ho pubblicato un libro che radunava queste ricerche e che per me vale più di ogni altra cosa che ho scritto fino ad oggi perché lo ha stampato non una casa editrice teatrale ma una cooperativa anarchica (la BFS di Pisa) e soprattutto perché porta un’illuminante nota introduttiva scritta da Judith. Conservo ancora la lettera spedita da New York con un post it giallo di saluti e il simbolo della pace: “Ad Anna, Per amore e Pace”.

Seguite il Living ovunque esso sia
Andai a salutare il gruppo alla fine dello spettacolo Capital changes a Empoli nel 2001 alla sala teatrale del Giallo Mare minimal teatro di Renzo Boldrini e Vania Pucci. Ero con Giacomo Verde, chiesi cosa potevamo fare per loro, ci dissero: “Venite a teatro ovunque siamo”. E così la lunga catena del Living si rigenera e si alimenta con le nuove generazioni di spettatori come un fuoco inestinguibile. Siamo decine di migliaia in tutto il mondo che hanno questo compito di “andare a vedere il Living, ovunque esso sia” ed è una promessa “capitale”!

Rocchetta Ligure, 30 novembre 2000
Per il lavoro sul Frankenstein andai a trovare Judith e Hanon a Rocchetta Ligure, in un autunno di alluvioni del 2000. Mio figlio Tommaso aveva già compiuto un anno. Mi domandavo cosa ci trovavano in questo posto così sperduto tra i monti. Ma mi dovetti ricredere: lo spazio affidato al Living era grande, caldo e accogliente, con varie stanze e sala prove, tutto ricavato all’interno dello storico Palazzo Spinola. Un panorama incantevole. Hanon prepara il caffé, Judith prima di venire nella sala si sistema addosso una giacca molto colorata. Mi canta l’Inno alla gioia che faceva parte del Frankenstein. Spero che Giacomo la stia riprendendo. Un momento di grazia. Molta tranquillità. Il pomeriggio si preparano ad accogliere bambini delle scuole per il laboratorio su Resistance. Mi dice che lo porteranno in forma di oratorio col titolo Resist Now! a Genova 2001.


The Moloch Machine a Genova.

Né io né Judith né Giacomo potevamo immaginare in quel momento quale carneficina ci sarebbe stata, la morte di Carlo Giuliani, il ferimento da parte della polizia di tanti attivisti pacifisti.

Il laboratorio del Living Theatre a Livorno

Qualche foto.

Resist! e la sincerità di Dirk
Ho conosciuto Dirk Szousies, che mi ha molto colpito per la sua forza e la sua sincerità. Uscito dal Living alla morte di Beck, ne lascia forse il ricordo più straziante nel suo film Resist!, uno deidocumentari più belli che siano mai usciti non solo sul Living ma sulla storia di una compagnia teatrale. Le immagini di Judith sulla tomba di Beck. Non riesco a non abbassare lo sguardo rivedendo quei passaggi così drammatici. Dirk spiega il suo allontanamento dal gruppo: “Pensavamo che il Living fosse finito con Julian”. Una grande sincerità e poesia guida questo film. La povertà del Living non rendeva possibile mantenere una compagnia così numerosa e i tentativi di rifare il repertorio fallirono miseramente. Molti, dice Dirk, abbandonarono il gruppo e tornarono nei loro Paesi; il Living non poteva neanche assicurar loro un biglietto aereo…


The Rite a Genova.

Sign 0 the time
Ora ricomincio da Mysteries. Ormai l’ho capito. Quanto più mi allontano dal Living tanto più forte sento la necessità di tornare a loro. Ha ragione Gary. Quanti geni nascono con quella capacità di spezzare la forma artistica tradizionale? Oltre a Beck, Kandinsky, dice Judith.

Anna_Maria_Monteverdi

2005-09-12T00:00:00




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