Senza i necessari investimenti in cultura, servirà un Assessorato alla Perdita di Identità regionale (Rete Spettacolo dal Vivo)

L'intervento al convegno "Le politiche culturali nei territori. Interventi diretti e indiretti per lo spettacolo dal vivo" (Venezia, 2 maggio 2022)

Qui di seguito, l’intervento di Gianni Bozza, in rappresentanza di RES, la Rete Spettacolo dal Vivo, all’incontro “Le politiche culturali nei territori. Interventi diretti e indiretti per lo spettacolo dal vivo” (Università di Venezia Cà Foscari, Venezia, 2 maggio 2022).
La Rete Spettacolo dal Vivo è nata nel 2020 “per dare voce e rappresentanza a moltissime realtà (compagnie, spazi, organizzatori, formatori) del settore dello spettacolo dal vivo in Veneto, medie e piccole imprese che compongono un panorama estremamente dinamico e attivo pur non potendo contare stabilmente su contributi pubblici”.

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Gianni Bozza, Venezia, 2 maggio 2022

Cercare connessioni fra cultura e altri settori è assolutamente sensato. L’importante è non cercare “giustificazioni”, quasi dovessimo dimostrare che la cultura ha una sua utilità e non riconoscere alla cultura il suo ruolo. D’altra parte, fino a quando una delle poche leggi regionali che finanziano eventi culturali (Legge 42) mette sullo stesso piano l’allestimento di uno spettacolo con le sagre di paese…
Accogliamo con soddisfazione la nuova legge regionale, nella quale si parla di programmazione triennale (perché non 5 o più anni?), che però avrà pochi finanziamenti, che serviranno a sostenere grandi enti ed eventi e qualche progetto.
I tempi della cultura non sono i tempi della politica e forse questo è uno dei punti chiave. Ma si tratta anche di avere il coraggio di investire sul comparto con amministrativi, manager, direttori artistici veri.
Serve il lavoro di ricerca universitaria (ringrazio gli organizzatori di questo convegno) per mettere in ordine i tasselli, per far capire che il mondo della produzione culturale è riconoscibile e ha le sue dinamiche. Serve il lavoro di studio dell’università, che lavori per dare, e collegare con un linguaggio unico il mondo della produzione culturale con le amministrazioni.
È indispensabile avere a che fare con interlocutori preparati che conoscano i tempi di produzione professionale del teatro e del mondo dello spettacolo in genere.
È indispensabile avere interlocutori che capiscano la differenza tra chi fa il teatro in modo amatoriale e chi fa il teatro come scelta professionale.
Per quanto ci riguarda, cioè guardando al nostro interno, si tratta anche di essere riconoscibili come professionisti, lavoratori, operatori dello spettacolo: riguardo a questo res nasce proprio come momento di consapevolezza del settore.

Il tavolo “Casi ed esperienze di politiche culturali indirette”

Rispetto alla programmazione.
Certamente il bando è una prima proposta che rende trasparente il sistema. Ma si tratta di proporre bandi con tempi e finanziamenti certi. Vanno anche semplificati dal punto di vista amministrativo: alcuni sembrano fatti per sovraccaricare di lavoro amministrativo chi presenta il bando e chi deve controllare. E ci sono numerose esperienze di bandi ministeriali, regionali e comunali a riguardo.
Servono bandi nei quali si possa riproporre una iniziativa già finanziata: se il progetto presentato è buono, perché non poterlo riproporre, o non proporre bandi pluriennali.
Servono bando che possano recepire azioni organiche: ci sono dei bandi dove la parola formazione non può esistere, e altri in cui non compare lo spettacolo.
Per ritornare alla cultura, senza un vero investimento in termini di risorse e competenze la nostra Regione non può concorrere con le Regioni limitrofe. Così succederà quello che succede nei nostri territori di montagna del Veneto, quelli prossimi all’Alto Adige, che chiedano un referendum per cambiare Regione.
Senza veri investimenti, ha senso isitutire, accanto all’Assessorato all’Identità Veneta, anche quello alla Crisi di Identità Veneta.

Il video della giornata del 2 maggio 2022




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