Polvanera Summer Fest a Gioia del Colle | I sapori e i profumi forti e potenti di un sound sovversivo

Pubblicato il 13/09/2023 / di / ateatro n. 193 | TourFest 2023

Una line up forte e potente

Polvagnora in dialetto pugliese sta a indicare il vino scuro, forte e potente di questa terra. Il termine sintetizza ciò che Polvanera Summer Fest presenta nella sua prima edizione: un festival elevato ed energico, capace di delineare la sua ossatura e la sua visione fin dai primi passi.
In un vasto terreno ricoperto di vitigni e muretti a secco, nella terra tra Acquaviva delle Fonti e Gioia del Colle, nasce nel 2000 Cantine Polvanera, la location dell’evento. All’ingresso i grandi silos in acciaio in cui riposa il vino di produzione aprono le porte di un paradiso: una masseria storica rimodernata, da cui si scende nella preziosa cantina, uno spazio aperto che è un mix di tradizione e innovazione, con la vineria dalle lucenti vetrate e la struttura in legno per la vendita delle bottiglie che ricorda un alveare. Una volta all’interno, con un calice di vino in mano lo sguardo si volge alla luna in vetroresina che si lascia cullare dal vento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non solo vino, ma una proposta musicale di alto livello, diversificata e spalmata nell’arco di un mese, il tempo giusto per lasciar decantare emozioni e sensazioni. Come accade con le vigne appena piantate, le cui uve non vengono utilizzate nei primi anni per l’imbottigliamento ma lasciate nella vigna in attesa della loro completa maturazione, anche il lavoro su Polvanera Summer Fest ha attraversato una prima fase di preparazione e maturazione. Lo scorso anno il format Disconera era centrato sull’italo-disco-funky anni Settanta, con ospiti del calibro di Tonico 70 e Maledetta Discoteca. Un trial utile e necessario, che porta alla prima edizione del festival targato Polvanera.
Quattro serate musicali con una line up diversificata per tutti i gusti: dal primo appuntamento con l’Istituto Italiano di Cumbia, seguito dallo special guest Davide Toffolo, cantautore e chitarrista, frontman dei Tre Allegri Ragazzi Morti, e a chiudere in grande stile un dj set animato da Disco Bizzarro.

Davide Toffolo – ph. Donato Cosmo

Format vincente riproposto anche nella seconda serata, dal carattere deciso seppur sperimentale e di impronta differente: a smuovere le sinapsi ci hanno pensato i fantastici TUN Torino Unlimited Noise, trio formato da Gianni Denitto (sax), Fabio Giachino (synth) e Mattia Barbieri (batteria/drum pads), un ritmo sincopato che fonde la techno con il jazz. A chiudere l’appuntamento, il dj set di Dj Kilfa, artista che cavalca la scena elettronica già a metà degli anni Novanta, influenzato dalla Detroit Techno e da artisti quali Derrick May e Robert Armani, con contaminazioni provenienti dalla sua partecipazione attiva agli anni d’oro del movimento illegal rave, quando aveva collaborato alla realizzazione di vary party a livello nazionale ed europeo.
Il terzo evento è stato un intimo regalo al pubblico di Polvanera: Cristiano Godano, chitarrista dei Marlene Kuntz, porta in scena il suo solo show. Dal suo esordio da solista nel 2019 con Mi ero perso il cuore al palco di Polvanera Summer Fest: l’incontro è un viaggio nella fragile vulnerabilità dell’essere umano. Non solo le canzoni di Godano, ma omaggi ai Marlene Kuntz, da Nuotando nell’aria a La canzone che scrivo per te, per chiudere con Musa, in una serata in cui l’emozione e i ricordi riaffiorano, un intimo godimento, come afferma lo stesso Godano.

ph. Donato Cosmo

Gran finale con un viaggio tra suoni incalzanti e tamburi ritmati per ballare tra frequenze primordiali e vibrazioni inedite grazie a Gabriel Poso e le sue percussioni afrocubane, i Mundial, gruppo pugliese capace di mixare i suoni antichi della propria terra alle nuove frontiere della musica elettronica. A chiudere, un live dal carattere sperimentale a cura di Zod Dablackoma, i cui set spaziano dall’electro-house alla techno, conditi con un tocco tropicale e un orientamento alla bass music.
Cantine Polvanera e Polvanera Summer Fest condividono la stessa matrice: la loro forza risiede nel valore dei legami “familiari”. Famiglia di “sangue” e famiglia acquisita. La Direzione Artistica del Festival è partecipativa, Donato Cosmo e Gianni Masci, amici dall’infanzia, dopo una carriera lavorativa in giro per l’Italia, approdano a Cantine Polvanera dove, assieme ad Alessia e Adriana Cassano iniziano a progettare la struttura dell’evento festivaliero. Una manifestazione che nasce per dare una prospettiva differente all’azienda: non solo cantina e azienda vinicola ma la scommessa di diventare location madre di un format musicale di rilievo sul territorio.

Tutti giù in cantina

Dall’antica masseria, arredata con cura in chiave moderna, si apre il percorso che conduce alla cantina, riaperta dopo un lavoro di scavo e ristrutturazione durato circa due anni. Sulla destra lunghi corridoi di cilindri d’acciaio dove riposano indisturbati i gioielli Polvanera, per arrivare a una scala che scende nel sotterraneo. Il rosso della roccia calcarea fa da cornice, se si guarda con attenzione si scorge la polvere di sale naturale che fiorisce sulle pareti. Sotto lo sguardo attento di Gianni e degli altri ragazz* dello staff, si ascolta la storia di queste uve, il procedimento di vinificazione e si apprezzano gli spazi.
Le bottiglie pronte per la degustazione attirano l’attenzione, così come una curiosa stanza rettangolare che con una funzionale struttura architettonica di legno e ferro battuto segue lateralmente e sospesa la superficie della cantina. In quello spazio circoscritto è possibile apprezzare una degustazione verticale, nella quale vengono comparati vini della stessa tipologia, dello stesso vitigno, della stessa denominazione o zona, dello stesso produttore, ma di annate differenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

Primativus dal cuore pulsante: l’intuizione delle Cantine Polvanera

Il cuore pulsante di Cantine Polvanera sono le sue uve, di origine antica e pregiata. Siamo nel cuore delle Murge. Si narra che qui, in un passato che si perde nella notte dei tempi, una famiglia croata scappando dalla sua terra natia abbia trovato rifugio e ristoro: nella fuga migratoria, aveva portato con sé una pianta dalle bacche piccole e blu, la Plavac Mali.
Con il passare degli anni, precisamente alla metà del Settecento, don Francesco Filippo Indellicati, nell’osservare la crescita dei tanti vitigni diffusi nella zona, si soffermò proprio su questa pianta, dalla crescita prematura, il primativus, che maturava prima del tempo e dunque richideva una vendemmia anticipata già in agosto. Ne apprezzava il colore, il sapore e l’inebriante sentore nettarino: decise di chiamare il vitigno primitivo e di concentrarne la coltivazione.
Anticamente la masseria era utilizzata per la produzione di carbone ed era di proprietà della famiglia Polvaner, un soprannome che allude alla pelle annerita dal lavoro di estrazione del carbone. Dalla profonda conoscenza del territorio e delle sue dinamiche, arriva l’intuizione dell’enologo Filippo Cassano, che nel 2000 acquista la vecchia masseria e il terreno annesso. Mantiene il nome Cantine Polvanera, con la sua duplice allusione al nero del carbone e al vino di questa terra.
Con la moglie Maria e le due figlie Alessia e Adriana, Cassano procede nello sviluppo di Polvanera. Inizia un lavoro di scavo manuale della cantina, sotto le fondamenta della vecchia carbonaia. Non utilizza la dinamite, come di consueto: vuole preservare la naturalità della roccia calcarea delle Murge, preziosa per la conservazione e il riposo delle bottiglie. Sceglie una vinificazione autentica: quelle uve cariche di sentori non necessitano dell’arricchimento dato dalle anfore o dalle botti.




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