Cattedrale di Cartapesta

Il Bread & Puppet a Firenze

Pubblicato il 14/11/2002 / di / ateatro n. 045 / 0 commenti /
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“Noi coltiviamo il grano, lo maciniamo, impastiamo con lievito naturale la cui origine risale a più di cent’anni fa e poi cuociamo il pane in forni a legna. Quando facciamo spettacoli in giro, costruisco il forno sul posto e poi il pane cotto viene distribuito alla gente per essere mangiato. Soprattutto in America Latina, negli slums, la gente capisce. Pane non è un contorno, è nutrimento. E’ lì che viene usato nel modo giusto. Quando costruiamo i forni, che nelle città in occidente è proibito fare, ci sono magari ragazzi turchi, o sloveni, o nordafricani che si fermano a guardare e dicono: ‘è così che faceva anche mio nonno’. Proibiscono i forni nelle città per obbligarci ad usare la corrente, che è più costosa, e la cui produzione inquina di più” .
 
Dal 1970 il Bread & Puppet ha sede nel Vermont, l’estremo nord-est degli Stati Uniti, dove conduce vita contadina e dove continua a coltivare la terra, a fare il pane, a fare il teatro. Durante l’inverno la compagnia è spesso in tournée per spettacoli, parate e laboratori in Europa, Centro e Sud America, Australia o Africa, mentre durante l’estate avviene la costruzione dei nuovi pupazzi con i volontari provenienti da tutto il mondo che partecipano alla produzione annuale del Circo della Resurrezione Domestica, il gran festival per la “celebrazione della bellezza e per il lamento per le pene dell’esistenza”. Com’è nella cifra di B&P si tratta di una kermesse fatta di spettacoli contadini, allestiti utilizzando materiali naturali come il legno o la cartapesta o addirittura materiale riciclato:
 
“nel nostro lavoro cerchiamo di partire dalla spazzatura, l’arte non ha bisogno di grandi istituzioni, mostriamo alla gente che ci può essere una vita al di fuori del classico way of life” .
 
Spettacoli straordinariamente semplici che rifiutano un’astrazione simbolica sofisticata ma privilegiano un livello primario di ricezione. E’ il caso della Cattedrale di Cartapesta dei Sette Bisogni di Base, la mostra-allestimento ospite a Firenze al Teatro della Pergola, dal 10 ottobre al 2 novembre 2002. Evento d’eccezione all’interno della rassegna “Il debutto di Amleto”, l’intero progetto è a cura di Andrea Mancini del Teatrino dei Fondi che ne ha firmato le scelte artistiche (ricordiamo inoltre la pubblicazione del volume Bread & Puppet. La cattedrale di cartapesta edito da Titivillus, di cui offriamo qui sotto una anticipazione) in collaborazione con la Regione Toscana, l’Ente Teatrale Italiano, il Teatro della Pergola di Firenze, la Biblioteca Teatrale Alfonso Spadoni.
La Cattedrale di cartapesta nasce originariamente per il padiglione dei “bisogni essenziali” all’Esposizione Universale di Hannover e contiene centinaia di sculture, pitture e incisioni su legno che vanno dalle figurine colorate alte 10 cm. ai grandi pupazzi tipici del Bread & Puppet.
Dal pieghevole di sala riportiamo i seguenti “bisogni essenziali” su cui si sofferma il percorso della performance, frutto di un laboratorio tenuto dagli attori della compagnia con allievi di gruppi italiani:

Bisogni essenziali
1) amicizia e bontà
2) confronto con i demoni
3) sussistenza senza essere schiavi dell’economia del denaro
4) estasi
5) tutte le cose buone
6) coraggio
7) insurrezione contro l’ordine stabilito

 
Lo spazio è scandito da una successione di cappelle coloratissime, ognuna delle quali ospita un bisogno essenziale. Anche il suono è studiato nei minimi particolari: una polifonia di carrucole, di corde che stridono, di voci di allievi che intonano canti e controcanti da madrigali, produce un effetto festoso e toccante da allegoria medievale. Le cappelle si animano durante la performance ed i loro fruscii accompagnano quella che ha sempre più l’aspetto di una celebrazione liturgica dal sapore agreste di riti officiati in favore di divinità boschive o ctonie. La grande marionetta volante appesa al soffitto sembra sempre in procinto di prendere il volo e di planare infine sulle nostre teste di spettatori incantati e commossi davanti a tanta magia evocativa. Comincia la “Messa dell’insurrezione con la marcia funebre per un’idea bacata” articolata in dieci movimenti:
 
1) la popolazione produce dei di cartapesta
2) introduzione degli dei
3) preghiera d’apertura
4) inno del giorno
5) oratorio dell’insurrezione
6) lettura delle sacre scritture del giorno
7) trasformazione delle sacre scritture del giorno in inferno
8) invio dell’idea bacata del giorno alla bocca de l’inferno
9) sermone del giorno
10) marcia funebre per l’idea bacata

 
L’idea bacata nel giorno della nostra visita è la dichiarazione del presidente americano George W.Bush: “E’ possibile estinguere l’idea del male”. A commento di tanta boriosa certezza si leggano le parole dello stesso Schumann a proposito della real politik americana:
 
“A Philadelphia, alla convention repubblicana, i nostri compagni sono stati arrestati preventivamente, con violenza, il nostro materiale sequestrato, i pupazzi distrutti, gli attrezzi rubati. Abbiamo perso persino una trentina di bandiere storiche dei Bread & Puppet, cucite e dipinte a mano. Oggi negli Stati Uniti ci troviamo con un presidente non eletto democraticamente, ma nominato dalla corte federale. E’ un presidente di estrema destra, che ha portato persone nel suo governo inaccettabili per chi da anni si è battuto per i diritti delle donne, per l’ecologia, per i diritti delle persone di colore, per i gay, per il diritto all’aborto. Sono molti i diritti che sono stati violati da queste elezioni. Questa è la realtà americana attuale. L’altra realtà che ci tocca è la pubblicazione di “State of the World”, l’indagine annuale pubblicata in collaborazione con altre istituzioni dal MIT (Massachusetts Institute for Technology) e che fa il punto della situazione del mondo dal punto di vista ecologico. Non l’ho letto ancora personalmente, ma l’edizione di quest’anno è la peggiore mai uscita. La terra, per come la stiamo usando adesso, non sopravviverà più a lungo.
Noi in quanto teatro di pupazzi siamo influenzati da queste due realtà. Troviamo impensabile accettare la situazione così com’è. Il nostro urlo è per l’insurrezione culturale. Insurrezione contro il modo di vita presente, contro le nostre abitudini, contro il gregge di pecore che siamo diventati, contro l’educazione organizzata che trasforma le persone in pecore. Chiamiamo le persone all’insurrezione contro l’ordine capitalistico” .

Le frasi di Peter Schumann sono tratte dall’intervista di Maria Mesch comparsa su “A, rivista anarchica” n. 271, anno 2001.

Alessandra_Giuntoni

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