Tra arte, video e teatro, un’opera ispirata al massacro del Teatro Dubrovka di Mosca

Ice Floes of Franz Joseph Land di Catherine Sullivan

Pubblicato il 15/04/2004 / di / ateatro n. 067 / 0 commenti /
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Arriva a Milano, alla Galleria Giò Marconi dal 5 maggio la nuova opera dell’artista americana Catherine Sullivan, Ice Floes of Franz Joseph Land, ispirata all’assalto del commando di guerriglieri ceceni, con cinture imbottite di esplosivo, contro il Teatro Dubrovka di Mosca nell’ottobre del 2002. Vennero prese in ostaggio circa 700 persone, tra spettatori e interpreti del musical Nord Ost; dopo 56 ore un blitz delle teste di cuoio russe neutralizzò i guerriglieri ceceni riempiendo l’edificio di gas.

L’artista americana ha isolato alcuni frammenti del musical (una vicenda d’amore e d’avventura tratta dalla novella I due capitani e ambientato tra la rivoluzione bolscevica e la Seconda guerra mondiale) per creare circa brevi 50 pantomime, riprese in video (e proiettate su 5 schermi) e in una serie di immagini fotografiche. La sua è dunque una riflessione sulla guerra, sul terrorismo e sul progresso.
Catherine Sullivan ha già presentato la sua opera a Chicago, New York (alla Biennale Witney) e alla Biennale di Lione.

Catherine Sullivan (Los Angeles, 1968), dopo aver conseguito un BFA in recitazione all’Istituto d’Arte della California partecipa a diverse produzioni teatrali, tra cui al Teatro Trapdoor di Chicago. Nel 1997 consegue un Master in Belle Arti presso l’Art Center College of Design di Los Angeles.
Raggiunta una completa formazione professionale grazie ai suoi studi a livello artistico ed apprendistati in recitazione, la Sullivan lavora simultaneamente nel teatro e nello spazio della galleria. Da una parte, forte degli studi di recitazione, crea delle vere e proprie piecés teatrali che scrive, progetta e dirige; dall’altra, gli studi d’arte la portano a realizzare e ad incorporare video e fotografia. Gli influssi della sua militanza nell’ambiente teatrale si riconoscono nelle performances che spesso accompagnano le sue mostre in gallerie e musei.
Nonostante abbia lavorato interagendo con svariati mezzi di comunicazione l’interesse primario della Sullivan è sempre stato quello di dar vita a dei lavori originali focalizzando la sua attenzione in particolare sulla sinergia teatro-video mettendo a nudo quelle che sono le convenzioni drammaturgiche e le tecniche di espressione. I suoi veri media sono i performers, siano essi attori, ballerini, musicisti.
La affascina l’idea di investigare l’essenza formale del teatro: cosa rende il teatro teatrale? Sceglie di presentare il teatro rigorosamente come una forma d’arte conferendogli quella stessa criticità ed auto-riflessività attribuite alla pittura e alla scultura moderna.

Redazione_ateatro

2004-04-15T00:00:00

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