Gli Artefatti tornano a Martin Crimp

Attempts on her life- Attentati alla vita di lei – 17 soggetti per il teatro

Pubblicato il 18/01/2006 / di / ateatro n. 094 / 0 commenti /
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Dopo il successo di Tre pezzi facili, l’Accademia degli Artefatti prosegue la sua indagine sulla drammaturgia europea contemporanea con la seconda tappa del progetto su Martin Crimp Attentati alla vita di lei.

L’opera di Martin Crimp, uno dei più interessanti drammaturghi inglesi contemporanei, è caratterizzata dalla visione critica della società attuale come un luogo di decadimento morale, un mondo fatto di paure nascoste, di violenze tanto atroci quanto improvvise, di moti maligni dell’anima. Un quadro di sconfortante desolazione spirituale nascosto sotto l’apparente quotidianità dell’uomo comune, svelato impietosamente dalla grande maestria drammaturgica di Crimp che ricorre ad una scrittura ardita, evasiva ed evocativa, e ad una lucida, tagliente ironia per denunciare la vacuità morale della società contemporanea. Una scrittura caratterizzata da un assoluto rigore geometrico, da dialoghi intessuti di silenzi, di non detti, di negazioni, ripetizioni, specificazioni e che, non di rado, lascia spazio al fiorire di descrizioni particolareggiate, quasi barocche, uno stile che riesce a rendere ancora più inquietante la rivelazione finale di ciò di cui si sta veramente discutendo.
Attentati alla vita di lei, presentato al Royal Court Theatre Upstairs nel marzo 1997, e messo in scena adesso dall’Accademia degli Artefatti, è certamente il testo di Crimp più sperimentale e maturo, un testo difficilissimo, che non presenta alcun tipo di indicazione per la messa in scena, per i ruoli, i personaggi, e in cui l’inizio di ogni battuta è contraddistinta da un trattino. Non esistono, quindi, indicazioni per una realtà individuabile o riconoscibile, né una trama, ma “diciassette soggetti per il teatro”, altrettante micro-storie che ruotano attorno a un personaggio assente, Anne, (ma potrebbe anche chiamarsi Annie, Anya, Anouska), di cui si cerca, invano, di rintracciare l’identità attraverso una pluralità di indizi, indagini, rimandi. Ogni soggetto, diciassette brevi pezzi sull’identità, la guerra, il terrorismo, la televisione, può essere considerato uno spettacolo a sé stante, con un suo titolo e un numero, oppure un tassello di informazione per tentare di costruire il quadro completo dell’identità di Anne, quadro che sarà inevitabilmente smontato all’indizio successivo.

Un mescolarsi di voci e situazioni, racconti e ipotesi per indagare e raccontare diciassette identità possibili oppure diciassette sfaccettature dell’identità di una persona che non compare mai. Chi è Anne, dunque? Crimp non lo dice e il regista dell’Accademia degli Artefatti, Fabrizio Arcuri, si guarda bene dal darci soluzioni, anzi ci lascia un finale aperto, spiazzante, l’unica soluzione per un testo straordinario che riesce a offrirci una decostruzione del modello contemporaneo di dramma, un lavoro senza trama, personaggi o dialoghi convenzionali, che esprime allo stesso tempo un forte impegno morale, un grido di dolore e di indignazione raggelato in un humour glaciale.
Con assoluta coerenza progettuale, Arcuri ripete per Attentati alla vita di lei lo stile scenografico di Tre pezzi facili: un allestimento essenziale, uno spazio vuoto composto da quattro praticabili bianchi collegati fra loro da rampe di scale e illuminati a giorno, una scena – installazione che rispetta il rigore linguistico di Crimp ma che, come nello stile dell’autore, lascia spazio al fiorire di immagini evocative di rara potenza e suggestione. Uno spazio vuoto che si trasforma, quindi, nel palco di un concerto rock per la megastar Anne, nella pedana per lezioni di ginnastica in costume da bagno, mentre su una televisione scorrono scritte pubblicitarie per la nuova automobile Anny, nell’interno per un dramma borghese o per una soap opera sulla famiglia di Annie, in uno spazio museale/set fotografico, adatto per la grande artista d’avanguardia Ann. Spazio espositivo, scena – istallazione non a caso, per un’altra possibile chiave lettura dello spettacolo: non diciassette soggetti per il teatro ma diciassette oggetti museali con il loro numero di esposizione, che possono essere ammirati dal pubblico, libero di osservarli tutti o di sceglierne solo alcuni, da individuare sul programma di sala/guida museale.
Arcuri ci presenta uno spettacolo dalle molteplici sfaccettature, un lavoro destrutturato ma retto da una grande sapienza registica, in cui tutti i frammenti rimangono aperti e costituiscono altrettanti spettacoli godibilissimi, assolutamente diversi uno dall’altro, affrontati da undici attori perfettamente all’altezza di un compito difficile, come può essere solo quello di dover interpretare dei non – ruoli e che ha nel loro grande affiatamento uno dei suo maggiori punti di forza. Come in Tre pezzi facili Arcuri ha deciso, infatti, di rispettare fedelmente sia la “non necessaria identificazione di ruoli e personaggi”, come richiesto dal drammaturgo stesso, sia la versione integrale del testo. Un testo improntato ad un humour nero, che inevitabilmente suscita le risate del pubblico, riuscendo a provocare nello stesso tempo un profondissimo senso di disagio: si ride, ma si ride di cose atroci, e la soave leggerezza con la quale gli attori conversano amabilmente, descrivendo scene di violenza feroce aumenta, nostro malgrado, il divertimento, e l’angoscia che ne consegue.
Uno spettacolo spiazzante, intelligente, graffiante, da non perdere assolutamente nella prossima stagione invernale.

Attempts on her life- Attentati alla vita di lei – 17 soggetti per il teatro
di Martin Crimp
trad. Margherita D’Amico
cons.drammaturgica Luca Scarlini
regia:Fabrizio Arcuri
Con: Miriam Abutori, Matteo Angius, Gabriele Benedetti, Paola Cannizzaro, Fabrizio Croci, Daria Deflorian, Pieraldo Girotto, Sandro Mabellini, Simona Senzacqua, Antonio Tagliarini, Annapaola Vellaccio
Scene e costumi: Rita Bucchi
Disegno luci: Diego Labonia
Sonoro: d.j.ras noiz
Contributi video: Pietro Alessandro

Elena_Lamberti

2006-01-18T00:00:00

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