#BP2013 @ValoreCultura Un meccanismo che tutela solo chi è già tutelato

La legge regionale abruzzese per il teatro

Pubblicato il 30/10/2013 / di / ateatro n. #BP2013_ValoreCultura , 145 / 0 commenti /
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Signor Ministro,
la rete Teatri d’Abruzzo vuole portare alla Sua conoscenza la condizione legislativa nella quale si trovano da circa 15 anni gli operatori abruzzesi dello spettacolo e a tal proposito porle delle domande. Nella nostra regione l’attività teatrale si caratterizza per una buona diffusione dello spettacolo attraverso numerose compagnie che realizzano produzione, organizzazione, distribuzione e formazione del pubblico in maniera capillare sul territorio. Ma tale mole di attività non trova un riscontro nella legge regionale che norma l’attività teatrale, la Legge Regionale 5 del 1999, che di fatto risulta profondamente “viziata” dai seguenti aspetti:

E’ una legge nominativa, vale a dire che gli organismi sono elencati nel testo stesso della legge e finanziati nominalmente
Sono finanziati solo gli organismi già riconosciuti dal Ministero
Non prevede alcuna possibilità di accesso pur descrivendone i criteri

Questo determina un circolo vizioso in base al quale chi è già riconosciuto dal Ministero può essere finanziato dalla Regione, chi invece non è riconosciuto non può accedere neppure a questa opportunità e non avrà pertanto mai la possibilità di crescere e sperare quindi in un riconoscimento ministeriale. La Legge regionale non rispecchia quindi la reale situazione attuale dello spettacolo in Abruzzo, contravvenendo al principio di organicità contenuto nel titolo. Inoltre contiene dei principi che non sono mai attuati e quasi completamente disattesi.
Tale situazione non ha consentito e non consente un organico sviluppo delle professionalità ed un’equa concorrenza sul territorio regionale, penalizzando la crescita economica dei professionisti e delle imprese sul territorio.
Infine si ventila da qualche tempo l’ipotesi di una imminente rivisitazione delle norme del settore, nell’esclusiva intenzione di salvare – attraverso percorsi di fusione tra stabilità e circuito – enti che, pur finanziati dal FUS, presentano quadri di bilancio gravemente compromessi: un quadro che determinerebbe di fatto una situazione di monopolio ancor più rigida dell’attuale.
Pertanto le chiediamo

1) in questo squilibro normativo regionale teso a tutelare solo chi è già tutelato, rafforzando la concentrazione di fondi a svantaggio di chi compie una reale e tangibile azione di diffusione della cultura teatrale e della crescita delle professionalità, come intende garantire, nei limiti delle sue possibilità, il principio di equità e del ricambio?
2) nell’ottica di una riscrittura delle norme che regolano l’attività dello spettacolo in Italia, pur nel rispetto dell’autonomia regionale, come intende far sì che processi virtuosi in atto possano poi non essere del tutto vanificati dalle situazioni, a dir poco contorte, presenti in alcune regioni come la nostra?

Ringraziandola del tempo che vorrà dedicarci, e ringraziando ateatro che ci ha permesso di illustrarle la nostra situazione, le comunichiamo la nostra stima per quanto sta facendo per la cultura in Italia e le auguriamo buon lavoro per il futuro.

Teatri_d_Abruzzo

2013-10-22T00:00:00

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