Federica Fracassi, per Teatro i. Cin cin con Blondi

Attrici e attori ateatro

Pubblicato il 08/10/2014 / di / ateatro n. 151 / 0 commenti /
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Teatro i sta festeggiando i suoi primi dieci anni. Sono molte le ragioni di soddisfazione per Renzo Martinelli e Federica Fracassi che gli hanno dato vita e che firmano insieme a Francesca Garolla il non-manifesto del decennale: serissimo, tant’è che come primo punto prevede “il saper guardare”, ma anche ironico (cos’è l’identità, che significa oggi?) e tutto proiettato verso l’undicesimo anno.

Teatro i

Teatro i

Ma il coronamento avverrà dopo la festa vera e propria, animata dagli spettacoli di tanti artisti: il 30 ottobre, col debutto di Magda e lo spavento, ultima tappa della fortunata trilogia di Massimo Sgorbani Innamorate dello spavento, regia di Martinelli, protagonista Fracassi come nei precedenti spettacoli, Blondi e Eva.
Federica Fracassi infatti ha cominciato con Martinelli e insieme a lui dirige Teatro i ma è un’attrice “infedele” per amore dell’arte e col consenso del suo primo regista, poliedrica, quasi insaziabile. Ultimamente l’abbiamo vista in spettacoli di Antonio Latella (Arlecchino servitore di due padroni) e di Roberto Latini (I giganti della montagna), in una lettura estiva dedicata a Etty Hillesum insieme a Maddalena Crippa e Laura Marinoni; nella prossima stagione riproporrà Corsia degli incurabili di Patrizia Valduga, regia di Valter Malosti, insieme alle tre Innamorate dello spavento.

I giganti della montagna (ph.Simone Cecchetti)

I giganti della montagna (ph.Simone Cecchetti)

I giganti della montagna (ph.Simone Cecchetti)

I giganti della montagna (ph.Simone Cecchetti)

E al cinema, non da protagonista ma con una presenza sempre connotata, in Un giorno devi andare di Giorgio Diritti, Il capitale umano di Paolo Virzì, che rappresenterà l’Italia agli Oscar, e ora in La vita oscena di Renato De Maria, dal romanzo di Aldo Nove. Si è formata alla scuola Paolo Grassi. Li ho conosciuti giovanissimi, lei e Martinelli, grazie a Renata Molinari, maestra storica di quella scuola, in occasione degli incontri teorici che organizzavano quando si chiamavano Teatro Aperto: sul dramaturg e poi sul “teatro nascosto nel romanzo”, secondo la felice formula coniata da Claudio Meldolesi.

Blondi (ph.AttilioMarasco)

Blondi (ph.AttilioMarasco-low)

Per onorare il decennale voglio scrivere di Blondi, che ho visto alla sua ultima replica nella sala Melato del Piccolo Teatro milanese, prima che Federica si fratturasse una caviglia recitando durante il Festival delle Colline torinesi. Qui splendono la freschezza e l’energia di questa attrice, nell’ampia gamma delle sue qualità: la nota del dolore che raggiunge toni espressionisti; il senso di una teatralità d’antan, ricca, romantica, gioiosamente narcisista; la passione per i cambiamenti e i travestimenti; la curiosità di testi nuovi. Ha recitato anche in Un giorno d’estate di Jon Fosse, diretta da Valerio Binasco: meraviglioso esempio del mondo aperto da questo autore norvegese in odore di Nobel, nel segno di un drammatico contemporaneo che delle parole più semplici e degli accadimenti normali fa poesia e grande teatro.
La trilogia Innamorate dello spavento di Massimo Sgorbani ruota intorno a tre figure femminili (come chiamarle?) che sono state vicine a Hitler: Eva Braun, Magda Goebbels e il cane Blondi. Federica Fracassi ha iniziato da Blondi, il personaggio che la interessava di più come attrice. Sono andata a teatro un po’ curiosa e un po’ scettica. Ne abbiamo visti altri di animali in scena ma qui si tratta di un personaggio vero e proprio che parla tanto. Il libretto di sala sottolinea la drammaticità della storia di Blondi e la sua rilevanza in rapporto al nazismo. “Blondi, una straordinaria Federica Fracassi, Renzo Martinelli, capovolgono l’alto e il basso della Storia, restituendoci la vita”, scrive Sergio Escobar, e Martinelli: “E’ la Storia, non la storia di un cane”. Sgorbani nel suo commento intreccia maiuscola e minuscola: ha in mente l’ultimo sguardo del suo cane, morto in un ambulatorio veterinario. Gli urla dentro il destino di Blondi, “uccisa in perfetta salute per testare la fiala” con cui si sarebbe ucciso il suo padrone.

Blondi (ph.AttilioMarasco)

La scena della sala Melato è amplissima, sul fondo vediamo dei filari d’erba. Capiremo poi che sono attaccati a spalliere di letti d’ospedale, creano un bell’effetto. Arriva Federica Fracassi, pantaloni neri di pelle un po’ sbracati, un’ampia camicia maschile di colore bianco con le maniche lunghe e i polsini slacciati (tutte cose che serviranno), scarponcini comodi e una parrucca biondiccia un po’ stopposa. Attraversa lo spazio correndo, si ferma un attimo poggiando su una gamba con il piede un po’ storto, salta sull’erba… La prima cosa che mi sono detta: “le credo”. Non ho più pensato all’identità canina di Blondi e alla sua relazione con il nazismo, ma ho iniziato una intensa esperienza spettatoriale seguendo la sua umanità animale, le sue parole, i suoi movimenti, i suoi sentimenti.

Blondi (ph.AttilioMarasco)

Blondi (ph.AttilioMarasco)

Cane e non cane insieme, l’attrice percorre instancabilmente lo spazio, tanto da aver bisogno due volte di bottigliette di acqua minerale e asciugamani. Due straordinari servi di scena un paio di volte le gettano addosso acqua. Un enorme ventilatore d’epoca, simile a una pala d’aereo, manda vento. Attrice del sudore davvero! E intanto recita il suo lunghissimo monologo, ringhia e sospira mentre un servo di scena allunga vicino alla sua bocca una lunga asta con un microfono. Parla di piaceri e dispiaceri canini, di gelosia per Eva e di amore per Adolf, di biscotti e di frustini, sperimenta la libertà nei campi e la prigionia nel bunker sotterraneo, il verde dell’erba e il calare della nebbia, osserva il modo in cui gli umani fanno sesso, partorisce, vede e ascolta terrorizzata le bombe che cadono, muore senza clamori. L’intensità è massima ma la misura non viene mai smarrita.
“Il cane incontra diversi ambienti: la neve, la terra, il pavimento del bunker”, dice Martinelli: la distesa d’erba iniziale, dove Blondi corre felice, diventa “rete, letto, corridoio, luogo di detenzione”. Come precisa Federica, “solo il pubblico può fare una sintesi tra la leggerezza, la purezza dello sguardo del cane e l’atrocità del contesto, restituita dallo spazio e dalla sonorizzazione”. Ma così deideologizzato l’impatto col nazismo risulta ancor più sconvolgente: come se si materializzasse il nostro presente personale, più o meno felice e non senza bellezze, che ha sullo sfondo i nuovi orrori dell’Isis, pericolosamente vicini.

Bologna, 8 ottobre 2014

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