Il migliore dei mondi possibili

ALDES - Roberto Castello

Pubblicato il 10/07/2002 / di / ateatro n. 038

coreografia > Roberto Castello
con > Roberto Castello Silvia Cattoi Valerie Erken
Francesca Foscarini Alessandra Moretti Stefano Questorio Danilo Rubeca
disegno luci > Gianni Pollini
costumi > Rose e Sassi di A. Marchi
video > ALDES
una produzione
ALDES
LA BIENNALE DI VENEZIA
ARMUNIA – FESTIVAL COSTA DEGLI ETRUSCHI
ABANO DANZA
NAPOLIOFFESTIVAL
MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI
REGIONE TOSCANA

 
Un grande orologio videoproiettato sullo sfondo è l’unica inesorabile “scenografia” del nuovo spettacolo di teatro-danza della compagnia ALDES diretta da Roberto Castello. Il migliore dei mondi possibili (questo il titolo dello spettacolo) ha felicemente debuttato il 4 Luglio a Castiglioncello (LI) al Castello Pasquini per il Festival “Inequilibrio” organizzato da Armunia.
Nella presentazione dello spettacolo si leggeva: Ma come può la danza raccontare questo mondo “perfetto e meraviglioso”, dove tutto ha un prezzo e più nulla valore? e in effetti la domanda era legittima e la risposta è stata davvero una bella risposta: il racconto è stato possibile con una “drammaturgia” che superando i canoni della danza si evolve attraverso “piccoli frammenti; una somma di piccole azioni, di piccole opere quasi autonome, che a seconda dell’argomento mutuano di volta in volta il loro linguaggio da fonti diverse: dalla danza, dalla performance art, dal teatro dalle marionette, dall’happening, dal teatro, dalla provocazione politica, dalla narrazione, dal video.”
Un vero zapping tra generi e modi della “comunicazione teatrale”, un modo per riappropriarsi positivamente di quel “linguaggio televisivo” – lo zapping appunto – a cui siamo costretti nel tentativo di farci un’idea del mondo attraverso la rappresentazione che ne fanno i media. Una serie di frammenti che alla fine diventano un “grande affresco” che pur non avendo la pretesa di raccontare tutto il mondo riesce comunque ad esprimerne gli aspetti più significativi ed inquietanti: un vero spettacolo politico, nel senso più alto del termine.
Apprezzabile, oltre alle coreografie e alle non-coreografie, l’uso della proiezione video che appunto diventa strumento drammaturgico portante di tutta l’operazione, e non semplice accessorio visivo, senza mai essere “invasivo”.
Prima che inizi la performance – dopo che agli spettatori e’ stato chiesto di lasciare le proprie impronte digitali all’ingresso in sala – lo schermo sul fondo del grande palco proietta le trasmissioni televisive in onda il quel momento: il paradosso del tempo reale dato dalla diretta televisiva, come a sottolineare che non siamo semplicemente “qui e ora” in questa sala teatrale ma “qui e ora” in questo mondo attraversato da segnali mediatici. Segnali che continuano ad essere e a scandire il “nostro tempo” proprio come il grande cronometro che infine si sostituisce alle immagini della TV – all’inizio della performance, che in realtà è già iniziata – e che scandirà lo scorrere di tutti i minuti dello spettacolo mettendo continuamente a confronto lo scorrere del tempo “tele-oggettivo” con la percezione soggettiva dello scorrere delle azioni. Inoltre, durante alcune scene, al video-cronometro si sovrappongono immagini elaborate in modo da evidenziare il “contesto” in cui si svolgono: l’elaborazione del traffico urbano o la “radiografia” di una camminata. Di grande effetto il momento in cui il cronometro passa dallo sfondo bianco a quello nero, inizia a girare al contrario – anche se in numeri dei minuti continuano a progredire – e gli si sovrappone la sequenza del crollo delle Torri Gemelle di New York mandata a ritroso: nel vano tentativo di tornare indietro nel tempo …
E’ importante che una compagnia di danza riesca a fare un buon uso delle macchine e delle immagini video in scena: è un modo per contraddire e sdrammatizzare la pretesa “purezza” della comunicazione scenica attraverso il solo corpo dell’attore. Soprattutto in questo caso dove l’alta qualità delle “azioni teatrali” non entrano mai in contraddizione con l’uso della videoproiezione. Le due componenti – apparentemenete antitetiche – qui si integrano in maniera così “naturale” da far capire come sia possibile usare in maniera creativa, positiva e antagonista al linguaggio dominante, la mutazione tecno-antropologica che stiamo attraversando in occidente.
Per Roberto Castello e la sua compagnia Il migliore dei mondi possibili è un progetto pluriennale che continuerà a crescere arricchendosi di nuove parti, fino a diventare uno spettacolo fiume composto di molte sezioni tematiche autonome, ciascuna delle quali costituita da innumerevoli frammenti. Un modalità che bene spiega l’intenzione di realizzare un’opera strettamente connessa al “nostro spazio-tempo” e capace di evolversi ed adattarsi in modo da mantenere sempre efficace il proprio potenziale critico ed essere “vitale” come un orgasnismo vivente o un virus informatico mutante di ultima generazione.

Giacomo_Verde




Scrivi un commento